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lunedì 13 luglio 2020

Articoli e news Ari Folman

57 anni, 17 Dicembre 1962 (Sagittario), Haifa (Israele)
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Virtualità e animazione in The Congress.

L'altrove della fantascienza

domenica 15 giugno 2014 - Roy Menarini da APPROFONDIMENTI

L'altrove della fantascienza Non sarà facile, per il travolgente ma spesso caotico film di Ari Folman, diventare il cult che alcuni pronosticavano alcuni mesi addietro. Alla sua uscita italiana, in piena estate, esiste il rischio che attiri solo i pretoriani della fantascienza e dell'animazione adulta. Eppure The Congress è il tipico caso di declinazione dei temi noti della fantascienza attraverso nuove ibridazioni. Animazione più cyberpunk più melodramma in live action si fondono quasi senza precedenti (viene in mente Avalon di Mamoru Oshii, ma solo come suggestione, viste le differenze tecniche).
La coraggiosa Robin Wright - che per di più accetta di essere rappresentata da un avatar che non rende nemmeno pallidamente giustizia al suo fascino - e gli altri "alias" del film sono immersi in una vicenda apocalittica che nasce dal cinema per poi estendersi a tutti i viventi. La sostituzione virtuale del proprio sé diviene dapprima un paradosso per ciò che riguarda la vendita dell'immagine e del copyright e poi si estende a divorare gli esseri umani, con una logica (esistere in un altrove riccamente illustrato piuttosto che in una realtà opaca) che da Philip K. Dick a Matrix è stata ampiamente esplorata. La novità è che Folman scarta totalmente la classica opzione gothic e cyber dell'animazione contemporanea, e pur facendo riferimento e saccheggiando la narrativa estremo orientale, vira verso un disegno disneyano e classicista. Il senso di spiazzamento è dunque ancora più forte che in A Scanner Darkly - Un oscuro scrutare di Linklater dove, grazie al rotoscopio, gli attori erano letteralmente ridisegnati sullo schermo. Evidentemente le potenzialità del dialogo tra riproduzione dal vero e animazione, insufflate di nuova vita dal digitale che - per sua stessa natura - elimina le barriere dei due dispositivi, sono ancora da esplorare. Ed è allora curioso che, al di là dell'originalità della storia e della banalità del tema di fondo (la presunta genuinità dell'esperienza umana), sia proprio la fantasia a porre i problemi più complessi nel film di Folman. È stato giustamente notato da più parti che The Congress rischia di assopire lo spettatore proprio nel momento in cui si passa dal mondo reale a quello animato, e mano a mano che l'immaginazione dell'autore si scatena. Questo dimostra che la fantascienza non è solamente trasgressione della norma(lità) bensì un più ampio gioco di negoziazioni tra la capacità di stupire, trascendere e la solidità degli universi rappresentati.
Folman è certamente più vicino a Terry Gilliam o Michel Gondry che a registi come Andrew Niccol o Duncan Jones, per citare nomi contemporanei. Questo non è un difetto, ovviamente, ma sembra quasi che al regista israeliano la fantascienza interessi quasi solo come mezzo per giungere all'allegoria, o come contenitore di spunti (talora geniali) e bizzarrie assortite, mentre si tratta di un genere che non ama essere sedotto per una sola notte. Bisogna amarlo, conoscerlo, appropriarsene con coraggio, altrimenti si rischia di esserne puniti.

La graphic novel di Ari Folman svela un passato sempre meno personale e sempre più collettivo.

Valzer con Bashir, il libro

venerdì 16 gennaio 2009 - Pierpaolo Simone da LIBRI

Valzer con Bashir, il libro L’anomalia di questo fumetto – o per meglio dire di questa graphic novel – risiede tutta nella sperimentazione degli autori (soprattutto grazie agli sforzi del disegnatore David Polonsky) nel fissare sulla carta ciò che in principio fu pensato per il cinema. Ed è proprio a partire dal film che Valzer con Bashir – acclamato al Festival di Cannes nel 2008 ed “esportato” poi in tutto il mondo – trasmette nelle immagini del libro sensazioni altrettanto evocative sull’impatto che la guerra ha nel gioco della memoria. Tratto, come è intuibile, dai ricordi stessi del regista, protagonista nella sanguinosa rappresaglia consumatasi nei campi profughi di Sabra e Chatila nel 1982, il libro di Folman e Polonky è altresì un modo per definire al meglio le differenze “tecniche” dei due mezzi espressivi, per una volta ribaltati rispetto alla consequenzialità classica che vede il cinema trarre ispirazione dal fumetto. A differenza dei vuoti di memoria dei protagonisti, le immagini restano invece vive, raccontando con la propria nitidezza una guerra che non ha ragione d’essere, se non nell’aberrante e inconsapevole follia dei suoi protagonisti. Il tempo della narrazione – che prosegue per flashback – svela un passato che diventa sempre meno personale e via via più collettivo, moltiplicando gli enormi sforzi per ricordare ciò che la ragione e l’umana sopravvivenza avevano sepolto. Da non perdere, alla fine del libro, l’intervista al disegnatore Polonsky, che racconta la genesi del fumetto a partire dallo storyboard del film, svelando pian piano i meccanismi e le differenze fra due arti che, alla fine della fiera, sembrano essere più contrapposte che complementari. Valzer con Bashir, una storia di guerra. (Tre stelle)

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La strage dell'82 vista da Ari Folman.

Valzer con Bashir, la fotogallery

giovedì 8 gennaio 2009 - Lisa Meacci da GALLERY

Valzer con Bashir, la fotogallery Tra le uscite di questo fine settimana c'è l'atteso film israeliano Valzer con Bashir che purtroppo ben coincide con i tragici eventi di questi giorni sulla Striscia di Gaza.
Il regista Ari Folman racconta in un film animato la tremenda strage che si consumò nell'agosto dell'82 nei campi profughi palestinesi di Sabra e Shatila, vicino Beirut.
"La storia narra la mia esperienza" spiega il regista, che poi aggiunge "Racconta quello che ho passato dal momento in cui mi sono reso conto che alcune grosse parti della mia vita erano completamente sparite dalla mia memoria. Ho affrontato un grosso sconvolgimento psicologico durante i quattro anni in cui ho lavorato a Valzer con Bashir. Ho scoperto molte cose importanti del mio passato proprio mentre, durante quel periodo, mia moglie ed io mettevamo al mondo tre bambini. Questo ti fa riflettere, ti fa pensare che forse lo stai facendo per i tuoi figli. Quando saranno cresciuti guardare il film potrebbe aiutarli a prendere le decisioni giuste, ossia a non prendere parte a nessuna guerra, di nessun genere".
Come Gomorra, Valzer con Bashir è candidato ai Golden Globe come miglior film straniero, ed è in corsa anche per gli Oscar.

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