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domenica 20 settembre 2020

Articoli e news Martin McDonagh

50 anni, 26 Marzo 1970 (Ariete), Camberwell (Gran Bretagna)
   

Tra le rivelazioni di questa stagione, il film di Martin McDonagh potrebbe essere ricordato come l'Antigone necessaria per l'America di oggi.

Tre manifesti a Ebbing, Missouri, temi antichi in una cornice attuale

sabato 13 gennaio 2018 - Marco Castelli, vincitore del Premio Scrivere di Cinema da SCRIVERE DI CINEMA

Tre manifesti a Ebbing, Missouri, temi antichi in una cornice attuale Premiato a Venezia, acclamato ai Golden Globe, Tre manifesti a Ebbing, Missouri (guarda la video recensione), terzo lavoro del regista anglo-irlandese Martin McDonagh, si presenta come uno dei film che segnerà la stagione. «La storia che ho voluto raccontare - ha spiegato il regista - è quella di una guerra tra due persone che sono entrambe, in una certa misura, nella parte giusta»: è infatti il dramma di non riuscire a scegliere da che parte emotivamente "stare" che segna più di ogni altro elemento il coinvolgimento dello spettatore. Ciò che colpisce maggiormente dell'opera è l'incardinamento di temi e problemi antichi in una cornice assolutamente - e forse oltre ogni previsione, visto che la sceneggiatura è stata scritta qualche anno prima della produzione - attuale. Il riferimento immediato è il parallelismo con il dramma sofocleo di Antigone, costretta a contrapporsi a Creonte, re di Tebe, per aver dato, contro il decreto di quest'ultimo, sepoltura al fratello. Antigone è in questo caso Mildred, madre che chiede vendetta per la brutale uccisione della figlia, ed il potere è qui lo Sceriffo Willoughby, il quale (ormai bonariamente) prova a mantenere l'ordine nella piccola cittadina immaginaria di Ebbing.

Tuttavia queste due prospettive disegnano un conflitto ancora più visceralmente stretto rispetto a quello messo in scena dal tragediografo greco: se lo scontro tra Antigone e Creonte si muoveva infatti sul piano del dibattito tra legge naturale e legge positiva, tra "leggi non scritte" e volontà del governante, lo scontro tra Mildred e Willoughby non vede un estremo che si richiama alla mera e fredda presenza di codici e leggi ma si realizza nell'incompatibilità tra una giustizia naturalmente assoluta, indiscutibile nel suo fanatismo, ed una giustizia naturalmente razionale, che accetta i limiti procedurali ed inquisitori, tanto conscia della sua inadeguatezza quanto convinta della sua necessità.
Se per Mildred non c'è limite all'estensione della colpevolezza verso tutti coloro i quali, essendo vicini ad un crimine dal quale hanno pur preso le distanze (l'omicidio della figlia ma anche la pedofilia nella Chiesa) non abbiano lottato fino alla consunzione contro lo stesso, per lo sceriffo la questione della giustizia sembra invece consistere in un equilibrio delle cose, che egli realizza distribuendo sanzioni e colloqui che spesso hanno poco a che fare con il fatto di volta in volta rimproverato, ma provano a raggiungere un'equità adatta alle situazioni che di volta in volta si presentano.

Si dice che ogni epoca abbia avuto una "sua" rielaborazione dell'Antigone. Così è stato, solo per gli esempi più recenti, per le rielaborazioni di Anouilh, ambientata nella Resistenza francese, di Brecht, sulla quale pesa l'ombra del Reich, oppure di Salvador Espriu, costruita sulle rovine della guerra civile spagnola. Il lungometraggio di Martin McDonagh potrebbe essere ricordato come l'Antigone necessaria per l'America di oggi. Un'Antigone che, a differenza delle rielaborazioni precedenti ma di concerto con l'originale, rimane indomita ad ogni interpretazione apodittica, che separi buoni e cattivi secondo una geometria manichea. Un'Antigone che, a differenza dell'originale, sembra trovare nonostante tutto, grazie all'esperienza ed alle sofferenze dei personaggi, un nuovo equilibrio, una strada d'uscita positiva, non più circondata dalle inquietanti parole scandite da tre manifesti.


   



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