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giovedì 24 giugno 2021

Articoli e news Luc Besson

62 anni, 18 Marzo 1959 (Pesci), Parigi (Francia)

Ecco cinque elementi che hanno reso un cult questo film visionario e originale del panorama sci-fi degli anni '90.

Il quinto elemento, compie 20 anni la scommessa vinta di Luc Besson

martedì 9 maggio 2017 - Letizia Rogolino da FOCUS

Il quinto elemento, compie 20 anni la scommessa vinta di Luc Besson "Voi umani agite in modo strano. Quello che create lo usate per distruggere". Le parole di Leelo, il personaggio di Milla Jovovich nel film Il quinto elemento di Luc Besson suonano ancora così attuali venti anni dopo l'uscita di questo film al cinema, che è diventato un cult di riferimento per il genere di fantascienza. Era il 9 Maggio 1997 quando il regista francese è riuscito a portare nelle sale americane un progetto ambizioso di produzione europea in grado di sfidare il mercato hollywoodiano. Era l'anno di Gattaca, Alien. La Clonazione, Men in Black, Mimic, tutti sci-fi che hanno avuto un discreto successo al box office, mentre ha sorpreso l'effetto dirompente su critica e pubblico della storia futuristica e romantica ambientata nel nuovo mondo fantastico e iper-cromatico di Besson. Il regista di Leòn e Nikita ha una carriera di alti e bassi difficile da interpretare, ma Il quinto elemento si può considerare una scommessa vinta, grazie ad una passione sincera che lo ha spinto a scrivere un'avventura spaziale con uno stile anarchico ma efficace.

Per secoli i sacerdoti egizi hanno custodito l'unica arma in grado di combattere il male, chiamata il "quinto elemento", seguendo i consigli degli alieni Mondoshawan. Nel 2259, tuttavia, la Terra viene minacciata nuovamente dal Male Supremo che ha la forma di un oscuro pianeta magmatico in cerca di una collisione letale. Così il quinto elemento si incarna in una ragazza di nome Leelo che viene creata in laboratorio per cercare di eliminare la minaccia e salvare il mondo. Quest'ultima però si spaventa della realtà in cui viene catapultata e trova un alleato in Korben Dallas, un ex membro delle forze speciali che guida un aereo taxi per sopravvivere. Vista la situazione particolarmente grave, egli viene reclutato nuovamente per una missione fondamentale, ovvero recuperare le quattro pietre sacre che possono aiutare Leelo a vincere la battaglia contro il Male.

Per celebrare i venti anni de Il quinto elemento, vi diamo cinque buoni motivi per rivedere questo film visionario e originale nel panorama sci-fi degli anni '90.


De Niro - Pfeiffer: la vecchia guardia non cede.

ONDA&FUORIONDA

domenica 27 ottobre 2013 - Pino Farinotti da FOCUS

ONDA&FUORIONDA Piace alla gente, e non solo, Cose nostre - Malavita: il titolo originale sarebbe The Family, ma noi dobbiamo sempre metterci qualcosa in più di "mercato". Il regista è il francese/americano (per stile) Luc Besson, uno che sa girare. Ma i nomi più interessanti sono quelli di Robert De Niro, protagonista, e di Martin Scorsese, produttore. I due devono essersi divertiti un mondo a impegnarsi in questo mafia movie, doppio, triplo richiamo alla loro vicenda personale. Non si può infatti non partire da un classico di Scorsese, Quei bravi ragazzi, storia di tre mafiosi. Al centro del racconto c'era il più giovane Henry Hill, cui dava corpo e volto Ray Liotta - gli altri due erano De Niro e Pesci- che dopo una discreta carriera, decideva di collaborare con la giustizia e raccontava tutto della "famiglia". Naturalmente era costretto a sparire, ad affidarsi al cosiddetto "programma protezione testimoni". Henry concludeva il suo lungo racconto rivelando un'irresistibile nostalgia di quando era un "bravo ragazzo", cioè qualcuno, mentre adesso "non sono più nessuno".
De Niro riprende, di fatto, quel personaggio, gli anni sono passati, ma i padrini traditi non dimenticano, mai. E così di Paese in Paese, di città in città, Giovanni Manzoni, De Niro appunto, arriva in una cittadina della Normandia. Ma il carattere è il carattere, la storia è la storia, e il mafioso continua ad esserlo. Così come i componenti della famiglia, il maschietto quattordicenne, che si sente già in ritardo rispetto al padre, assassino a tredici anni, e la ragazza diciassettenne, una "dark" romantica ma violentissima. E poi la madre, Michelle Pfeiffer, perfettamente omologa per carattere famigliare: sente il proprietario di un supermercato parlar male degli americani e ... il supermercato brucia. Besson usa toni estremi, ironici, surreali, divertenti. Lo scontro finale è in perfetto stile tarantiniano. Un eccesso talmente eccesso che finisce per annullarsi, divertendo, appunto. Giovanni/Robert trova una vecchia macchina da scrivere e comincia a scrivere la sua storia. Roba pericolosa, per sé e per tutti. Ma regista, produttore e attore, portano il loro divertimento sul filo sottile e intelligente della citazione, che è proprio Quei bravi ragazzi. La comunità che ospita la famiglia è affascinata dallo scrittore americano, lo invita a un cineforum dove viene proposto quel film di Scorsese con De Niro. Doppio, triplo gioco appunto. E Manzoni/De Niro, che conosce l'argomento come nessun altro, incanta tutti. Ovazione. Per la disperazione del loro angelo custode, l'agente FBI Tommy Lee Jones, altro eroe veterano, parente, forse con minore mitologia ma stretto, dell'eroe eponimo protagonista. Gente della vecchia guardia dunque. Come lei, la Pfeiffer, cinquantacinquenne moderatamente disturbata dal dimostrarlo. Con quelle sue naturali, affascinanti piccole rughe sotto gli occhi: lontana dalle nostre attrici, o conduttrici, che non ti fanno capire se hanno quindici anni oppure settanta.
E poi lui, De Niro, che ormai deve, ad ogni film, vedersela con la propria leggenda a e il proprio monumento. Ha settant'anni, portati come... un settantenne. Non è ricorso a nessun chirurgo e se ne compiace, con quei primi piani sul volto che richiamano la sua lunga storia, e qualcosa di più dell'America. Quell'effige, quella faccia di roccia, potrebbe figurare fra quelle di Washington, Jefferson, Roosevelt e Lincoln, sul monte Rushmore, magari fra Roosevelt e Lincoln, là dove l'immane scultura fa una curva. Quelli, grandi presidenti, questo, grande modello della vita e, perché no, della cultura americana. Nel film guardi Giovanni Manzoni, ma non riesci a non vederci De Niro. Il quale ha un'età in cui, solitamente, si rallenta o si cambia, per tutte le naturali ragioni, storiche, fisiche , estetiche. Invece "Giovanni" possiede l'energia anzi la violenza dei tempi belli. Oltre alla maggiore autorevolezza. È corretto dire che Robert vale Giovanni, se è vero che nel suo lavoro non ha affatto rallentato, anzi ha accelerato, con ..violenza.
Un dato assoluto, persino aritmetico: De Niro nel 2013 ha fatto 6 film (per i supercinefili: The big Wedding, Killing Season, Cose nostre - Malavita, Last Vegas, American Hustle, Grudge Match). Credo sia il suo record personale, e forse non solo suo, a questi livelli, da protagonista. Ed è automatico il richiamo a un altro eroe dello schermo e oltre lo schermo, Al Pacino, che nel recente Uomini di parola, faceva un personaggio simile a quello di De Niro. Pacino-De Niro, promemoria di veterani di gran classe. Quasi eterni, per fortuna.

Vita e opera del premio Nobel per la pace che ha ispirato Luc Besson.

Aung San Suu Kyi, la voce della speranza

lunedì 26 marzo 2012 - Tirza Bonifazi da APPROFONDIMENTI

Aung San Suu Kyi, la voce della speranza Rangoon, 13 novembre 2010 - Aung San Suu Kyi è libera. La leader dell'opposizione birmana è stata rilasciata intorno alle 17.15 di oggi... La notizia faceva il giro del mondo e con lei le prime parole pronunciate in pubblico dalla leader del movimento nonviolento e premio Nobel per la pace Suu Kyi: "Dobbiamo lavorare insieme, all'unisono, per raggiungere il nostro obiettivo... C'è un tempo per il silenzio e un tempo per parlare. Non vi vedo da così tanto, abbiamo molte cose da dirci. Quando è tempo di parlare, non rimanete in silenzio". Continua »

Da Léon ai Minimei, un regista punk che non si può etichettare.

La politica degli autori: Luc Besson

mercoledì 21 dicembre 2011 - Mauro Gervasini da APPROFONDIMENTI

La politica degli autori: Luc Besson Dovessero gareggiare i registi più detestati dalla critica in proporzione al loro successo, Luc Besson (Parigi, 18 marzo 1958) arriverebbe primo. Con la parziale eccezione del titolo d'esordio, Le dernier combat (1983), guardato con interesse forse perché sperimentale (un violento post-apocalittico in bianco e nero e in cinemascope), di solito i suoi film vengono accolti con fastidio misto a sufficienza, se non platealmente ignorati come i più recenti (qualcuno si è accorto dell'uscita dell'avventuroso Adèle e l'enigma del faraone, nel 2010?). Ebbene, il regista non merita tutto ciò, anche solo per aver regalato alla storia del cinema un gioiello come Léon (1994), certamente il suo capolavoro. Per carità, al suo attivo anche nefandezze clamorose, soprattutto come produttore, ma è stato tra i pochi uomini di spettacolo europei a realizzare il sogno irraggiungibile per definizione: fare concorrenza a Hollywood giocando sullo stesso terreno. Quello dei blockbuster. La sua grandeur è molto francese.

Il più hollywoodiano dei registi francesi.

5x1: Luc Besson, un "americano" a Parigi

5x1: Luc Besson, un Un incidente può salvarti la vita? Luc Besson passa i primi anni della sua esistenza seguendo i genitori istruttori di nuoto subacqueo in giro per l'Europa, tra Italia, Jugoslavia e Grecia. Il suo sogno di bambino è studiare il "grande blu profondo". Un infortunio gli impedirà per sempre di immergersi, costringendolo ad abbandonare la sua ambizione di diventare un biologo marino ma a scoprire il mondo dei documentari, la televisione e il cinema. E un giorno a girare Le Grand Bleu. È così che, dopo alcune esperienze nell'ambiente, si trasferisce per tre anni negli Stati Uniti. Ritornerà in patria, determinato a seguire la propria strada e, soprattutto, padrone di uno stile che lo porrà al centro dell'attenzione a causa del successo delle sue pellicole ma sostanzialmente odiate dalla critica.
Qualcuno lo ha definito "cinema du look" e non è certo una nouvelle vogue, al contrario: è il trionfo della forma sulla sostanza, un approccio vicino alla pubblicità, certo non a Godard. Besson non lo ha mai rinnegato, anzi: sebbene mortificato dalle cattive recensioni, ha sempre sottolineato che i Maestri della cinematografia francese si confrontarono con la necessità di scrivere le regole di un'arte in formazione; per i loro eredi, si tratta di fare un cinema che possa essere accettato, soprattutto da chi finanzia i film. Ed è così che Besson, nel suo percorso dentro la macchina-fattura soldi di celluloide si ritrova a fare tutto e di tutto: scrivere, produrre, girare ma, soprattutto, rimorchiare. Infatti, se non fosse diventato il regista di successo che è, difficilmente avrebbe attratto splendide donne come Anne Parillaud (per cui scrisse Nikita) e Milla Jovovich (che divenne la sua Giovanna d'Arco).
Oggi, nel gran calderone di progetti, belli e brutti, di Luc Besson c'è la trilogia del cartone animato su Arthur che sta tornando nelle sale con Arthur e la vendetta di Maltazard.

Ma la distanza con Cattivissimo Me 3 rimane enorme.

Cars 3, vittoria facile al box office e terzo miglior film di stagione

lunedì 25 settembre 2017 - Andrea Chirichelli da BOX OFFICE

Cars 3, vittoria facile al box office e terzo miglior film di stagione Cars 3 (guarda la video recensione) vince facilmente il weekend e vola ad un totale di 5,8 milioni di euro complessivo, terzo miglior incasso della stagione, anche se la distanza da Cattivissimo Me 3 (guarda la video recensione) resta enorme (il film Universal è a quota 17,2 milioni). Al secondo posto c'è Noi siamo Tutto, che raccoglie più di un milione di euro in quattro giorni, con poco meno di 200mila spettatori, un'ottima partenza. Sul podio sale anche Luc Besson col suo Valerian E La Città Dei Mille Pianeti (guarda la video recensione), che sfiora il milione di euro complessivo. A centro classifica si fermano le altre new entry settimanali, L'Inganno (guarda la video recensione) e Kingsman - Il Cerchio D'oro (guarda la video recensione), che chiudono la settimana con poco meno di 900mila euro. Seconda metà della classifica popolata da soliti noti, con Barry Seal che resiste ancora bene, Cattivissimo Me 3 che come previsto chiude un'ottima domenica da quasi 300mila euro, Dunkirk (guarda la video recensione) e La Fratellanza. Unico italiano nella top ten resta Il Colore nascosto delle cose (guarda la video recensione). Questa settimana i film forti in arrivo sono il discusso Mother! (guarda la video recensione), L'incredibile vita di Norman, l'animato Emoji - Accendi le emozioni (favorito per prendere il posto di Cars 3 in prima posizione), il francese Alibi.com e il nostrano Chi m'ha visto. Attenzione oggi al documentario Franca: Chaos and Creation, dedicato alla figura di Franca Sozzani.




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