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venerdì 24 gennaio 2020

Articoli e news Checco Zalone

Nome: Luca Medici
42 anni, 3 Giugno 1977 (Gemelli), Bari (Italia)
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Un uomo di spettacolo dai molteplici talenti che ricorda Jerry Lewis.
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Fenomenologia di Checco Zalone

domenica 10 gennaio 2016 - Pino Farinotti da FOCUS

Fenomenologia di Checco Zalone Il titolo completo potrebbe essere fenomenologia socio-cine-culturale di Checco Zalone. Ci si potrebbe scrivere un libro. Per cominciare la sua straordinaria personalità completa, con una base di cultura corretta, che è una laurea in giurisprudenza. E poi i talenti, praticamente tutti quelli dello spettacolo fra i quali rileverei quello musicale, anche di strumentista. Non così comune fra gli "attori-eccetera" italiani. Non ricordo che qualcuno abbia accostato Zalone alla cultura hollywoodiana, quella che imponeva ai suoi attori una preparazione completa, con delle preferenze certo: dovevi saper recitare, cantare, suonare uno strumento, andare a cavallo, ballare almeno il tip tap. C'erano scuole impegnative e non ti potevi sottrarre. E voglio fare un nome di riferimento che non è mai stato fatto, ma ci sta. È Jerry Lewis. Talento superdotato, grande maschera e grande inventore. Dopo la fase leggera, chiamiamola così, quella con Dean Martin, divenne regista e legislatore di comicità. Capace letteralmente di trasformarsi, da brutto a bello, da (finto) scemo a intelligente, da ricco a povero, da vittima a oppressore. E, soprattutto, abrasivo fustigatore del costume americano. Il tutto in chiave grottesca. E poi cantante e musicista. Non c'è dubbio che in Checco ci sia del Jerry. Sulla sua azione globale-sociale si sta dicendo tutto e lo dicono tutti: le istantanee dell'italiano medio ... alto o basso, le categorie, la politica, il lavoro, i media, le repubbliche, il Paese. Per trasmettere tutto questo Zalone doveva accreditarsi super partes, ci è riuscito, ha acquisito una franchigia che fa di lui e di Nunziante- molto di quanto ho attribuito a Zalone va esteso a Gennaro Nunziante, compagno di comicità e regista- un unicum. Un modello potente in Quo vado, in questo senso, sta nell'episodio "artico", in Norvegia dove Checco è stato confinato dalla burocrazia. Conosce Valeria, ricercatrice, giovane, dedita al proprio lavoro. Ma quando lei lo ospita a casa e racconta del suo girovagare per il mondo, saltano fuori dei bambini avuti da un africano, da un vichingo e da un filippino, dunque un nero un bianco e un giallo.
Il vichingo, enorme, vive in casa e gira nudo, e sta per sposarsi, con un uomo, di colore. Quando Valeria ha occasione di rimproverarlo, Checco dice "ah, qui sarei io quello strano." Il modello Valeria, che pure estremizzato rappresenterebbe integrazione, vedute larghe e progressiste, omologazione felice, superamento delle barriere etniche, morali e civili, alla fine viene ricondotto nella dimensione "strana". Forse solo Zalone poteva permetterselo, sorpassando il "correntone corretto" che ti fa parlare e pensare come fanno quelli della televisione, di tutte le categorie, dai politici agli opinionisti a chi passa di lì per caso. Sappiamo. E forse chi parla (in televisione) ha un'idea diversa, magari opposta rispetto a quello che dice. Ma se la dici allora sei razzista, misoneista, o peggio leghista. Zalone si è conquistato l'immunità dal politicamente scorretto.

Da TeleNorba al successo al cinema, la viscerale vis comica di Zalone conquista il pubblico. Da oggi torna in sala con Quo Vado?.
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Che cozzalone politicamente scorretto!

Che cozzalone politicamente scorretto! Antenna 3. Al di fuori della Lombardia può sembrare sigla oscura, in verità fu una televisione libera, ma libera veramente, che tra gli anni 70 e i primi 80 del secolo scorso si diede come mission la ricerca di talenti comici. Il rabdomante si chiamava Renzo Villa, "allievo" di Enzo Tortora, mise su una squadra clamorosa, almeno in parte ancora oggi mattatrice sul piccolo o grande schermo, magari con qualche acciacco. Ad Antenna 3 si formò la coppia Teocoli-Boldi (venivano dal Derby, mitico cabaret milanese), trovò rifugio Walter Chiari, dominò con i suoi show strampalati Lucio Flauto. Una cosa simile, ma in tempi molto più recenti, ha fatto in Puglia TeleNorba, emittente piccola ma solo per statuto, in verità con una storia grande. Ha applicato la "formula Villa": giro dei locali e delle feste di paese, carpendo umori, emozioni, talenti... Per poi diventare laboratorio artistico per Emilio Solfrizzi, Gennaro Nunziante, Antonio Stornaiolo e soprattutto Luca Pasquale Medici, classe 1977, in arte Checco Zalone (ovvero, «che cozzalone», epitteto barese non proprio lusinghiero).

Il caso Checco Zalone e il rapporto tra critica e cinema popolare.

Lo sguardo ostinato

martedì 5 novembre 2013 - Dario Zonta da FOCUS

Lo sguardo ostinato Torniamo sul caso di Checco Zalone perché il clamoroso risultato, che fosse prevedibile o meno è poco importante, richiede una qualche riflessione, soprattutto riguardo il rapporto tra la critica e il cinema popolare.
Sin da subito si sono creati due partiti, entrambi partigiani: i "fidelizzati" della prima ora, quelli che annunciarono illo tempore il genio di Zalone e che ora raccolgono la loro profezia con entusiasmo ancor più dichiarato; i "non riconciliati", quelli che pur riconoscendo il talento comico di Zalone non si arrendono al suo potere cinematografico, casomai avanzando paragoni storico-critici non sempre efficaci. In mezzo a queste due categorie, non c'è molta varietà di approcci (limitatezza e miopia della critica) e tra fan e detrattori alla fine quello che ci rimette è proprio Zalone, il cui talento e la cui bravura avrebbero semmai bisogno di una critica che ci vede bene e al passo con i tempi.
All'uscita di Sole a catinelle in molti hanno notato lo scarto d'ambizione, ma subito hanno bacchettato il duo Nunziante-Zalone proprio per aver osato scartare, guardare più in alto, dicendo che questo suo terzo film non era all'altezza dei precedenti. Ancora, i detrattori, sempre riconoscendo le doti comiche del nostro comico, hanno voluto lanciarsi in alcuni paragoni chiamando in causa i soliti nomi da Sordi in giù (mai in su), fino a Totò, certo stabilendo ordini di grandezza necessariamente diversi. Ancora, si è avuto da ridire sulla coerenza e verosimiglianza narrativa, cercando una logica tra eventi presunti connessi e scoperti sconnessi, e sulla tenuta del corpo attori, quelli di spalla, ritenuti sfumati di fronte al giganteggiare del personaggio Zalone. Queste sono in breve alcune delle critiche. Ora, così come non amiamo l'atteggiamento settario dei suoi sostenitori, allo stesso tempo scorgiamo un qualche limite in quello dei detrattori. Continua »

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Tolo Tolo

Il quinto film di Checco Zalone, il primo di cui l'artista pugliese ha curato anche la regia
Data uscita: 01/01/2020
Regia di Checco Zalone. Genere Commedia, produzione Italia, 2020.

Non compreso da madre patria, Checco trova accoglienza in Africa. Ma una guerra lo costringerà a far ritorno percorrendo la tortuosa rotta dei migranti.

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