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sabato 30 maggio 2020

Articoli e news Ladj Ly

Data nascita: 1978, Montfermeil (Francia)
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Un esordio che viene da lontano e che, dopo un anno di successi, può dimostrare molto anche nel nostro Paese. Premiato al Festival di Cannes e ora in streaming su MioCinema. GUARDALO SUBITO SU MIOCINEMA

I Miserabili, un film dalla tante vite e dalla potente carica sovversiva

mercoledý 20 maggio 2020 - Tommaso Tocci da FOCUS

I Miserabili, un film dalla tante vite e dalla potente carica sovversiva È passato ormai un anno dall’apparizione incendiaria di I miserabili (guarda la video recensione) al Festival di Cannes del 2019, quando il film di Ladj Ly animò il concorso con un’energia particolare nel contesto di un festival, fatta di scintille di genere e politiche che si attivano a vicenda. Nei mesi successivi, questo thriller di droni e di banlieue, questo incrocio di massa critica contemporanea e stratificazione storica, si è inserito con profitto all’interno del sistema. 

Prima i buoni risultati al botteghino, poi il riconoscimento della selezione come rappresentante del cinema francese agli Oscar (la prima volta che la Francia sceglie l’opera di un regista di colore) e l’inclusione nelle nomination come Miglior titolo internazionale. Infine il sigillo definitivo sul percorso condotto in patria, con la nomination ai premi César e la vittoria tra gli altri come miglior film, che però è stata un po’ oscurata da fattori esterni.

Già, perché è curioso come la carica sovversiva di I miserabili - problematica, provocatoria, e attaccata all’oggi - sia per un anno intero finita invischiata nelle battaglie socio-cinematografiche altrui. A Cannes e poi agli Oscar ha trovato sul suo cammino il fenomeno inarrestabile Parasite (guarda la video recensione), che ha dominato non soltanto la categoria internazionale dell’Academy ma addirittura i premi principali, con la sua indagine di classe in una Corea globalizzata. Domestico laddove I miserabili è pienamente urbano, allegorico invece che collettivo, verticale come alternativa al topografico; Parasite è per molti versi l’opposto del film di Ly

E per quanto riguarda i César, il miglior film francese dell’anno non ha potuto far altro che assistere a un’altra resa dei conti politica, più bianca e privilegiata ma non meno urgente né complessa: quella interna all’industria culturale d’oltralpe, ormai avviluppata in una matassa che lega insieme parità di genere, violenza sessuale e come gestire l’eredità artistica degli uomini coinvolti, oltre a una più ampia frattura generazionale tra progressisti e conservatori. 

Adèle Haenel (voce principale non soltanto per le esperienze personali ma in quanto protagonista di un film simbolo del cambiamento come Ritratto della giovane in fiamme (guarda la video recensione) di Céline Sciamma) e Roman Polanski (vincitore in absentia per la Miglior regia e figura ormai ultra-compromessa) non sono che punte di un iceberg, ma hanno certamente dominato la serata e il momento storico, spingendo di nuovo I miserabili verso la periferia mediatica, e riaffermando il dominio di quell’élite che spesso tiene a distanza registi dalla pelle e dal curriculum come quelli di Ladj Ly.

Nulla può comunque togliere a questo figlio di immigrati del Mali il merito di aver colto nel segno dello zeitgeist con il suo film d’esordio, riuscendo nell’impresa di aggiornare e rendere rilevante il “film di banlieue” in modo organico e per nulla didattico, non attraverso una distante opera a tesi ma mediante un tessuto eterogeneo e radicato nel territorio del suo Montfermeil, che soprattutto appare un naturale prodotto del suo tempo e non un oggetto di cronaca tarda.

Ciò che a I miserabili è stato tolto dall’attenzione mediatica è stato poi restituito sotto forma di risonanza nel reale, essendo questo un film sulla violenza della polizia, sul disagio di una moltitudine sociale capace di far collassare le istituzioni, e sulle disparità economico-culturali che specialmente in Francia sono giunte a un punto di non-ritorno - tanto da segnarne l’intero periodo storico, dai gilet gialli agli scioperi che hanno fermato Parigi a fine 2019. 

Tutti sono punti dolenti, tutti sono riflessi cinematografici che rimandano a eventi della cronaca recente del paese, senza contare la più profonda e strutturale questione razziale, da cui nasce tutto il resto. È qui, dunque, la resilienza di I miserabili, film dalle tante vite che sembra dover continuare a vincere le stesse battaglie più e più volte; un esordio che viene da lontano e che, dopo un anno di successi, può dimostrare molto anche nel nostro paese.


Il regista, nato e cresciuto nel sobborgo che racconta ne I miserabili, ha già vinto molti premi, tra cui il Premio della Giuria a Cannes. Dal 18 maggio in streaming su MioCinema.

Ladj Ly e la corsa verso gli Oscar con I Miserabili

Ladj Ly e la corsa verso gli Oscar con I Miserabili Prima di elettrizzare la stampa di Cannes con I miserabili, Ladj Ly era diventato famoso, nel 2005, per il documentario 365 Jours à Clichy-Montfermeil, incentrato sui disordini avvenuti a Clichy-Montfermeil. A comporre l'opera erano principalmente interviste a testimoni e protagonisti di quei fatti, colti tra coinvolgimento e distanza, ma sempre con ingegno. Elementi più che mai necessari per comprendere la difficile situazione sociale francese.

Solo dopo, arriva il film che condivide il suo titolo con il capolavoro della letteratura mondiale di Victor Hugo, dove un poliziotto (Damien Bonnard), nei suoi primi giorni di lavoro in un nuovo quartiere, viene messo alle strette da una coppia di veterani (Alexis Manenti e Djibril Zonga), tra decisioni e azioni che costeranno care alla squadra.

Una manciata di titoli, in fin dei conti, ma abbastanza forti per la costruzione di una violenta filmografia per adulti. Tesa. Sofferta. Con storie di adolescenti ai quali viene chiesto di diventare uomini troppo presto e, invece, a chi è già tale di rimanerci in un sistema che inquadra l'umanità per stereotipi. Ma attenzione, senza alcuna canonizzazione.

Con uno stile registico grintoso e moderno, oseremo quasi dire tra Spike Lee e il neorealismo, le vite di chi vive ai margini nella periferia parigina, ma soprattutto nella mente e negli occhi di Ladj Ly, sono descritte come ingranaggi di un meccanismo di solo attrito tra loro stesse e tra loro e l'esterno.

E chiunque entri all'interno di questo enorme circolo umano si sposta di continuo tra bene e male, scegliendo di volta in volta il suo posto, la sua responsabilità, le sue differenze con il prossimo. Senza possibilità di respiro, salvezza, totale ripulitura morale.
Fabio Secchi Frau
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