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mercoledì 17 luglio 2019

Articoli e news Wim Wenders

Nome: Ernst Wilhelm Wenders
73 anni, 14 Agosto 1945 (Leone), Düsseldorf (Germania)

Wim Wenders a Berlino con un film su Pina Bausch, genio della danza contemporanea.

Omaggio in 3D a un'amicizia durata 40 anni

Omaggio in 3D a un'amicizia durata 40 anni BERLINO. Ecco Wenders. Il guru del cinema d'autore. Berlinese di elezione, americano per amore di John Ford e di Easy Rider, cittadino del cinema, e del mondo. Il regista degli angeli sopra Berlino, dei viaggi dello sguardo fino alla fine di ogni orizzonte. Sessantasei anni, e la voce di sempre. Quieta, precisa, con una dolcezza nitida, straordinaria in un tedesco. Racconta il suo primo film in 3D, Pina. Un film nato per amore e per amicizia. Il film che avrebbe dovuto fare insieme a Pina Bausch, il genio della danza contemporanea, sua amica da quarant'anni. Il film che si è trovato a fare, invece, “su” di lei. In sua memoria. Con i ballerini e le ballerine della sua compagnia, il Tanztheater a Wuppertal. Wuppertal, cittadina di provincia tedesca, sospesa tra la Ruhr e la foresta. Anche il film è bagnato da scenari di archeologia industriale. Affonda in distese di foglie, erba, radici. Per poi ritornare tra palcoscenici spogli, polvere, rumori, legno.

Applausi, alla proiezione stampa oggi alla Berlinale, dove il film è stato presentato, fuori concorso, in prima mondiale. Entusiasmo e applausi per un film senza divi. Un documentario, si sarebbe detto una volta. Sempre, nella sua carriera, dopo un film di finzione Wenders ha trovato rifugio, ha cercato la freschezza dello sguardo nel reale. Un film senza parole. Parlano solo i gesti, la musica, i corpi. Le parole affiorano dopo, nell'incontro stampa con Wenders. Lui, camicia blu, giacca nera, capelli color bosco di betulle d'inverno, occhiali grossi e tondi, modula la voce da violoncello.

Wenders, lei pensava a questo film da anni. Che cosa è accaduto, con la scomparsa di Pina Bausch?
“Tenevo moltissimo a questo progetto insieme: ma proprio perché volevamo farlo in 3D, era necessario attendere che si perfezionasse la tecnologia. Ce l'avevamo fatta. Ci separavano due giorni dall'inizio delle riprese, nel giugno 2009, quando Pina è mancata. Ho pensato immediatamente di non fare più il film. Che non avesse senso, privo di lei. Poi, proprio il pensiero di Pina mi ha spinto a continuare. Per lei, per tutti coloro che hanno lavorato con lei. Ma sarebbe stato un film diverso”.

Il progetto iniziale vi vedeva seguire le tournée della compagnia?
“Sì: saremmo andati in Sudamerica e in Asia. Pina sarebbe apparsa nel film, durante le prove, mentre accompagnava i ballerini. Sarebbe stata il personaggio centrale. A me piace viaggiare. Mi sarebbe piaciuto attraversare i continenti per questo progetto, farne in qualche modo un road movie”.

Invece, ha ritrovato Wuppertal, dove aveva girato Alice nelle città. La stessa metropolitana sospesa, i luoghi di “Alice” quasi quarant'anni dopo.
“È un luogo cardine per tutto il film, Wuppertal. È a Wuppertal che Pina ha lavorato per quarant'anni. Il suo lavoro nasce proprio dalla gente di Wuppertal, tutta la sua ispirazione viene da lì. Quando giravamo, peraltro, è successo un miracolo: è venuto il sole! Chi conosce Wuppertal sa che è un fenomeno quasi sconosciuto, da quelle parti...”. Negli anni, Wim degli angeli ha trovato, strada facendo, anche l'ironia.

Come è stato girare in 3D? Come è riuscito a entrare nell'intimità delle coreografie?
“La cinepresa per il 3D è tutto fuorché 'invisibile'. E ce n'erano due, in scena. La gru era un dinosauro. Non era possibile ignorarla. Ma conoscevo bene quelle coreografie, e siamo riusciti se non altro a non intralciare i movimenti dei danzatori. Loro hanno imparato a danzare come se la cinepresa non esistesse”.

Quale è stato, per lei, l'insegnamento ricevuto dal film, l'arricchimento che ne ha avuto?
“Dopo quarantacinque anni di cinema, si ha l'impressione di saper fare il proprio lavoro. Beh, girando il film ho capito che non ero mai stato capace di decifrare il movimento, di comprenderlo, come Pina riusciva a fare. Lei mi ha fatto sentire un debuttante. E questo è stato un regalo immenso. Mi sono rinnovato, completamente”.

Tra coloro che hanno danzato nel film, e che hanno lavorato a lungo con Pina Bausch, c'è Barbara Kaufmann.

Miss Kaufmann, che cosa ha significato, per lei, lavorare con la Bausch?
Pina mi ha detto: apriti. Sempre. Non aver paura di mostrare te stessa. Quello che veramente mi ha dato, più di ogni altra cosa, è il coraggio di mostrarmi senza sentirmi giudicata. Si parla spesso di amore, quando si parla di lei. Ed è vero. Il suo primo, e più importante messaggio, è un messaggio di amore”.

Il cinema autoriale contro l'industria americana e i suoi fragorosi blockbuster.

Quante sorprese sugli schermi europei!

martedì 1 febbraio 2011 - Marzia Gandolfi da APPROFONDIMENTI

Quante sorprese sugli schermi europei! Capitani coraggiosi d’America, autobot allunati, pirati oltre i confini del mare, vampiri all’ultimo atto, piranha e panda in 3D, cowboys e alieni sbarcano sul Vecchio Continente e ‘dichiarano guerra’ al cinema europeo. Quello che nel 2011 imbocca la strada squisitamente autoriale e si fa fortino difensivo contro l’industria americana e i suoi fragorosi blockbuster. A guidarlo con orgoglio e fino all’ultimo respiro sarà Jean-Luc Godard che con Film Socialisme, sinfonia in tre movimenti presentato a Cannes nel 2010 e prossimamente in sala, continua ad interrogarsi su ciò che avviene sullo schermo.

Sir Mike Leigh contro il conformismo americano
L’autorialismo, promosso ieri dalla Nouvelle Vague e incoraggiato oggi da uno dei suoi più celebri e (in)discussi rappresentanti, resiste in Europa contro il conformismo feroce dei prodotti americani e debutta in sala il 4 febbraio con Another Year di sir Mike Leigh. Interpretata da un cast in stato di grazia e capace di esprimere una visione del mondo riconoscibile e commossa, la commedia umana del regista inglese riprende ‘le bugie’, quelle dietro alle quali si nasconde da sempre Mary, segretaria in una clinica, e da cui prova a emanciparla Gerri, psicologa amorevole sposata a un premuroso geologo. Gli affetti speciali di Leigh colmano la solitudine con l’amore e replicano gli effetti speciali di Hollywood, mettendo in schermo relazioni interpersonali con pochi soldi e tanta classe.

L'autorialismo di Almodóvar, Lars von Trier e Wim Wenders
A tornare è poi il (melo)dramma di Almodóvar, che con La piel que habito ritrova Banderas e i suoi topoi (colori, ambienti, personaggi e attori). Liberamente tratto dal romanzo francese “Mygale”, il nuovo film del regista madrileno è, come Volver, una storia tragica e grottesca, abitata e governata questa volta da un eminente chirurgo deciso a vendicare lo stupro della figlia. Archiviato per un attimo lungo un film il potere rigenerativo del femminile, spetterà a un uomo lenire, elaborare, nutrire e ricucire. A minacciare la terra e i filmetti è pure la Melancholia di Lars von Trier, thriller psicologico e catastrofico interpretato da un cast stellare che riconferma Charlotte Gainsbourg e assolda la lunare Kirsten Dunst e l’eroe ‘in tempo reale’ di Kiefer Sutherland. Ostinato da sempre a trasgredire le regole autoimpostesi, l’autore danese immagina un pianeta in rotta di collisione con la terra, che non mancherà di influenzare gli animi dei suoi abitanti. Chiude ‘il sipario’ e debutta sotto il cielo di Berlino (Fuori concorso) Pina di Wim Wenders, film in 3D dedicato alla coreografa tedesca Pina Bausch. A passo di danza, Wenders prova a contrastare i coloni di un cinema dilettantesco e balbettante, riconfermando la produzione europea come luogo di elaborazione complessa del linguaggio cinematografico.

Uno sguardo sul cinema più lieve e popolare
Non di solo autorialismo vive però il cinema europeo che nel rispetto della ‘santità autoriale’ produce un cinema più accessibile, magari senza punte e senza scoperte, magari più lieve e popolare, che non mancherà di trovare un’audience appassionata. Si comincia l’undici febbraio con la commedia sentimentale e francese di Pascal Chaumeil (Il truffacuori), che in una sola settimana dovrà innamorare l’incantevole Vanessa Paradis, sabotando il suo imminente matrimonio. Truffatore di cuori è pure il Bel ami di Robert Pattinson, arrampicatore sociale nel dramma di Declan Donnellan e Nick Ormerod, ispirato al romanzo realista di Guy de Maupassant.

Un'inesauribile riflessione sugli affanni umani
Molte allora le sorprese sugli schermi europei e nel cinema europeo, che inesauribile continua a riflettere sulla malinconica transitorietà degli affanni umani e invece di complicarsi la vita comprando i diritti dell’ultima novità editoriale va direttamente all’origine delle storie e della sua Storia. Vedere per credere.

Si muove da Düsseldorf a Palermo il nuovo road movie di Wim Wenders, riflettendo sul legame tra fotografia e morte.

Palermo shooting: così lontano

martedì 25 novembre 2008 - Marzia Gandolfi da APPROFONDIMENTI

Palermo shooting: così lontano Ha il volto americano e gli occhi azzurri di Dennis Hopper la morte che "bracca" un fotografo tedesco da Düsseldorf a Palermo per farsi ritrarre più gentile e cortese di quanto gli uomini la immaginino. Un po' Bergman, un po' Antonioni, ai quali il film è dedicato, Palermo Shooting insegue on the road un'ossessione, la filma, la fotografa e la mette in scena. È l'ossessione centrale del cinema di Wenders: quella del volo, del tuffo, del salto nel vuoto.
Questa volta a raccoglierlo e ad accoglierlo lungo l'autostrada, dentro al mare di Palermo o dentro i sogni c'è l'angelo della morte, messaggero e custode della deriva dell'immagine e dell'incoscienza del nostro essere mortali. Si dice che Wenders non sappia raccontare una storia, che finisca irrimediabilmente per perdersi e girare a vuoto. Vero e non manca di farlo anche a Palermo. Il suo celebre fotografo se ne va a zonzo dove capita, finendo per girare in tondo su stesso accompagnato da un i-pod che suona rock, folk e blues. Ventuno brani che costituiscono una colonna sonora autoriale e autorevole, che comprende un De André "indiano" ("Quello che non ho") accanto a un Lou Reed interlocutorio in carne, note e pellicola ("Some Kinda Love").
La struttura dispersiva del film produce allora partiture di visioni in cui vorremmo ancora poter credere, a cui vorremmo potere cedere ma che subiscono il destino dell'immagine fine a se stessa. Palermo shooting sembra l'opera di chi ha perso l'empatia con la realtà. Di Wenders è rimasto il colpo d'occhio, nella forza con cui sa afferrare l'anima del mondo anche solo per un attimo, il resto è una riflessione datata e ripetitiva di tematiche già elaborate, che hanno ormai esaurito il loro contenuto. A restare, ancora, è la pura e semplice fascinazione, è una play list tra amici con ritornelli struggenti e rarefazioni improvvise. Palermo Shooting è puro ascolto. Da ascoltare, appunto, senza guardare.

Wim Wenders e soci, la giuria di Venezia.

Mostra di Venezia: foto della Giuria

mercoledì 27 agosto 2008 - Pietro Coccia da GALLERY

Mostra di Venezia: foto della Giuria Il presidente di Giuria Wim Wenders sfila tra i fotografi con la sua immancabile macchina fotografica in mano. Insieme a Lui, Marco Müller e il resto della giuria.

Una clip del film di Wim Wenders.

Il cielo sopra Berlino, voglio conquistarmi una storia

mercoledì 18 febbraio 2015 - a cura della redazione da VIDEO

Il cielo sopra Berlino, voglio conquistarmi una storia In occasione dell'assegnazione dell'Orso d'Oro alla Carriera e dell'omaggio della Berlinale a Wim Wender, esce oggi al cinema in versione digitale restaurata Il cielo sopra Berlino.
A pochi mesi dall'anniversario della caduta del Muro di Berlino, ritroviamo in sala Marion (Solveig Dommartin), gli angeli Damiel e Cassiel (Bruno Ganz e Otto Sander) e Peter Falk nei panni di se stesso (nonché di un ex angelo), tutti indimenticabili protagonisti del capolavoro di Wenders datato 1987. Un sincero inno alla vita terrena e alla bellezza della capitale tedesca.

   

In esclusiva la video intervista a Wim Wenders.

Pina 3D, la conquista dello spazio

giovedì 6 ottobre 2011 - Lisa Meacci da VIDEO

Pina 3D, la conquista dello spazio Era il 1985 quando Wim Wenders vide lo spettacolo del Tanztheater "Café Müller" e con esso conobbe per la prima volta il teatro danza. Affascinato e sedotto da questa forma d'arte che mette in scena il linguaggio del corpo in tutte le sue espressioni, Wenders convinse la celebre coreografa Pina Bausch a collaborare per la realizzazione di un film sul teatro danza. Nonostante la perfetta intesa tra i due, fu solo dopo il perfezionamento della tecnica 3D che l'idea cominciò a prendere corpo e fu possibile rendere giustizia alla magia di quei movimenti impossibili da catturare fino a quel momento da una macchina da presa.
In questa video intervista esclusiva il regista tedesco ripercorre le tappe del progetto Pina 3D, un film documentario che dopo la morte della Bausch si è trasformato in un commovente omaggio all'amica.

   

   
   
   


Submergence

Un amore a distanza
Data uscita: 22/08/2019
Regia di Wim Wenders. Genere Drammatico, produzione USA, 2017.

L'amore di una coppia di innamorati è messa a dura prova quando lui parte per la Somalia ma viene rapito dai jihadisti.
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