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lunedì 10 agosto 2020

Articoli e news Stanley Kubrick

Data nascita: 26 Luglio 1928 (Leone), New York City (New York - USA)
Data morte: 7 Marzo 1999 (70 anni), Harpenden (Gran Bretagna)

L'intervista al cast del noir L'erede di Michael Zampino.

Appennini dark, anche l'Italia gira in nero

Appennini dark, anche l'Italia gira in nero Un thriller all’italiana, girato sugli Appennini da un regista italo francese e interpretato da una squadra di attori che più varia non si può: una brava signora del teatro che al cinema aveva quasi rinunciato, una giovane acrobata da circo, il volto simbolo della Roma criminale (per fiction) e un coniglio meticcio, Vasco, con tanto di addestratore al seguito. Opera prima di Michael Zampino, scritto a quattro mani con il blasonato Ugo Chiti, L’erede sarà dall’8 luglio in venti sale per dimostrare che il cinema di genere, anche quello più oscuro, nel nostro paese non è morto. Distribuito a quasi tre anni dalle riprese, costato 700.000 euro e realizzato con la collaborazione del Ministero dei Beni Culturali, della Regione Marche e della Provincia di Macerata, ne L’erede recitano l’allieva di Strehler Guia Jelo, la trapezista Tresy Taddei Takimiri e il Dandi Alessandro Roja, per la prima volta alle prese con il vero cinema indipendente. E cioè: per un mese chiusi in un albergo nascosto tra i monti, «con il primo giornalaio a 40 minuti di passeggiata nel bosco», esposti alle intemperie senza l’agio dei ricchi camerini alla Romanzo Criminale, alle prese con una storia in bilico tra thriller e horror noir ma soprattutto senza avere la certezza, fino all’ultimo ciak, di vedere il film, un giorno, in sala.



   

A diciotto anni da Vittime di guerra il regista torna a mettere in scena una violenza carnale sullo sfondo della guerra.

Redacted: l'espiazione di Brian De Palma

Redacted: l'espiazione di Brian De Palma Per espiare la colpa di essere caduto nel meccanismo cinematografico a doppio taglio narrando del Vietnam nel suo Vittime di guerra, diciotto anni dopo la realizzazione di quel film Brian De Palma torna a mettere in scena una violenza carnale sullo sfondo della guerra, spostando il suo obiettivo dalla terra vietnamita a quella attualissima dell'Iraq, con un film documento privo di orpelli narrativi. Protagonisti di Redacted sono un gruppo di giovani soldati che vivono tra la noia e il calore mediorientale e che per uscirne (vivi) registrano le loro giornate su minidv. Il film, durissimo ma anche molto coraggioso, nasce da una lunga ricerca in rete fatta dal regista alla scoperta di un videogiornalismo che racconta ciò che gli organi di stampa ci nascondono: la verità.

Tutta la filmografia del regista è basata sull'idea che il cinema possa costituire un'esperienza artistica capace di ricercare il sublime e far coincidere racconto e pensiero. Il 4 e 5 giugno al cinema.

2001: Odissea nello spazio e la fiducia di Kubrick nell'arte cinematografica

lunedì 4 giugno 2018 - Roy Menarini da FOCUS

2001: Odissea nello spazio e la fiducia di Kubrick nell'arte cinematografica Non si sa da dove cominciare, quando si scrive - cinquant'anni dopo la sua uscita in sala e in occasione della nuova distribuzione - di 2001: Odissea nello spazio. Dal significato del monolite che compare misteriosamente durante il film? Dall'alba dell'uomo e dalla dissolvenza più famosa della storia del cinema, da osso ad astronave? Dagli effetti speciali, non solo stupefacenti per l'anno in cui furono pensati ma ancora in grado di reggere l'usura del tempo? Dal valzer di Strauss sulle immagini dello spazio? O dall'intelligenza artificiale, HAL 9000, che ha prefigurato un intero filone della fantascienza sull'umanizzazione della macchina? Insomma, Stanley Kubrick creò un tale prototipo, un'opera così densa di significati espliciti e nascosti, da fornire il carburante interpretativo alla sua pellicola, e da renderla in grado di giungere quasi intatta fino ai giorni nostri. La sua ricchezza è dimostrata anche dalla copiosa serie di iniziative critiche e editoriali che ne hanno tenuta viva la memoria nel tempo, di cui basta citare il dizionario ragionato che Giuseppe Lippi scrisse nel 2008 - con ben 200 lemmi - per capire quanta materia viva, filosofica, letteraria e culturale si trova nel capolavoro del cineasta americano. All'epoca 2001: Odissea nello spazio non piacque a tutti. Affatto. Una delle più influenti critiche cinematografiche americane, Pauline Kael, per esempio lo attaccò con durezza, definendolo una cattedrale pseudo-intellettuale poggiata sul nulla. Allo stesso modo, l'allora critico Paul Schrader - in seguito sceneggiatore di Martin Scorsese e regista di American Gigolo - lo stroncò, salvo poi pentirsene in alcune occasioni pubbliche, anni dopo. Irritavano, dell'atteggiamento di Kubrick, l'afflato universalistico, l'ambizione concettuale, la voglia di spiegare la vita e il mondo con un'opera totale di stampo wagneriano, l'assenza di ironia e la precisione maniacale del dettaglio. Poi la passione dei cinefili e la permanenza nell'immaginario collettivo hanno spazzato via ogni dubbio residuo.

L'intenzione dell'autore.

Il cinema in movimento

lunedì 29 luglio 2013 - Roy Menarini da FOCUS

Il cinema in movimento Che cosa è Il cinema in movimento? Una rubrica dedicata alle trasformazioni del cinema nell'epoca dei new media e alle riflessioni che si possono trarre dalle novità in atto.
Come un fulmine a ciel sereno, e in epoca di trionfo del cinema del passato nelle sale di prima visione grazie alla cosiddetta multiprogrammazione, ricompare l'invisibile Fear and Desire per tutti i kubrickiani curiosi. Come noto, si tratta del primo lungometraggio del regista americano, dopo alcuni corti e l'attività di fotografo. Inutile mentire: del film erano già da tempo disponibili versioni più o meno legittime, ma stavolta si fa sul serio, e la versione approntata per gli schermi, e poi per la distribuzione DVD di RaroVideo, è stata restaurata e masterizzata. La domanda che ci si pone, tuttavia, è un'altra: nella nostra epoca dove enormi archivi di immagini sembrano realizzare il sogno di non smarrire mai più alcuna memoria, è giusto salvare dall'oblio un'opera d'arte che il suo autore voleva distruggere? Continua »

   

Dieci buoni motivi per ricordare il più grande maestro del cinema.

Stanley Kubrick: omaggio a 10 anni dalla scomparsa

Stanley Kubrick: omaggio a 10 anni dalla scomparsa Queste parole di Stanley Kubrick, a dieci anni esatti dalla sua scomparsa, fanno quasi sorridere, pensando all'eredità che ci ha lasciato.
Lui che ha sperimentato più di qualunque altro, aprendo alla rivoluzione tecnologica del cinema degli anni Settanta. Archimede cinematografico delle lenti ad alta velocità della NASA, della Zeiss di Barry Lyndon, e della steady-cam di Shining.
Lui che ha coperto tutti i generi cinematografici, mandandone in aria le convenzioni per fare sempre qualcosa di nuovo: la rivoluzione nel campo della fantascienza con 2001: Odissea nello spazio, la creazione dell'horror metafisico con Shining, un tipo di vietnam-movie sopra le righe con Full Metal Jacket e la prima black-comedy della storia del cinema con Il Dottor Stranamore.
Lui che è stato capace di dare voce a tutte le epoche: dal 73 a.C. con Spartacus al 2001 di Odissea nello spazio, passando per la guerra fredda del Dottor Stranamore e se Sergei Bondarchuk non avesse girato Waterloo e Steven Spielberg il suo Schindler's List ci avrebbe deliziato col suo personalissimo sguardo sulla figura di Napoleone e sul dramma storico della Shoa.
Lui che è la massima espressione di un cinema di fotogrammi: ha amato la fotografia, primo amore in gioventù, tanto da studiare con assoluta dedizione ogni inquadratura e ogni suo singolo particolare, ossessivamente.
Lui che ha fatto del suo secondo amore, la filosofia, la colonna portante delle sue opere: la teoria che il genere umano sarà un giorno sorpassato dal superuomo di Nietzsche è sullo sfondo de Il Dottor Stranamore, Arancia meccanica e soprattutto il tema centrale di 2001.
Lui che ha saputo raccontare l'Uomo del Novecento in ogni sua devianza: la tendenza all'autodistruzione con Il Bacio dell'assassino e Rapina a mano armata agli esordi; l'ossessione erotica in Lolita e Eyes Wide Shut; la malattia mentale in Shining, l'educazione istituzionale alla violenza nel discusso Arancia meccanica e l'attitudine umana all'annientamento in tutti i suoi film di guerra.
Lui che ha sempre saputo attingere dalla letteratura minore, vedendo le potenzialità di ogni racconto: "Doppio sogno" di Arthur Schnitzler, "Le memorie di Barry Lyndon" di William Makepeace Thackeray, "La sentinella" di Arthur C. Clarke.
Lui che è rimasto l'unico regista moderno ad aver avuto il controllo totale su tutte le fasi di produzione delle sue creature: scriveva, dirigeva, montava.
Lui che ha sempre avvolto di mistero i suoi lavori, contribuendo a farne un caso per ogni realizzazione: basti pensare alla polemica suscitata dal taglio di una scena omosessuale tra Marco Crasso e Antonino in Spartacus e allo scalpore che suscitò la realizzazione di Lolita nel perbenismo dell'industria cinematografica americana. E ancora il ritiro, voluto dallo stesso Kubrick, di Arancia Meccanica dalle sale inglesi, dopo le dichiarazioni dei teppisti che dichiaravano di ispirarsi al suo film per compiere i loro crimini.
Lui che ha scelto di vivere una vita segregata, nell'isolamento trentennale della campagna inglese, lui che non ha mai ritirato un premio personalmente, lasciandoci solo qualche scatto che ritrae il suo volto, contribuendo per primo al processo di mitizzazione del suo personaggio, forse non avrebbe apprezzato le commemorazioni in suo onore.
Ma lui è il Signor Stanley Kubrick, il maestro del cinema del XX secolo. A dieci anni esatti dalla sua morte, questi sono dieci buoni motivi per ricordarlo.

   

   
   
   


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