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mercoledì 15 luglio 2020

Articoli e news Nadine Labaki

46 anni, 18 Febbraio 1974 (Acquario), Baabdat (Libano)

La regista spiega la sua visione del Cinema, la drammatica realtà dei bambini in Libano e cosa l'ha spinta a realizzare il film. Premiato al Festival di Cannes e dall'11 aprile al cinema.

Nadine Labaki: «Cafarnao? Spero possa aprire le menti»

Nadine Labaki: «Cafarnao? Spero possa aprire le menti» «Vengo da un Paese che è un punto invisibile sulla mappa, dove non esiste alcuna industria cinematografica». A parlare è la regista e attrice Nadine Labaki, gli occhi scuri e profondi, lo sguardo sicuro da pioniera. Prima autrice libanese, futura Presidentessa di Giuria di Un Certain Regard a Cannes, intanto il suo nuovo film Cafarnao ha compiuto il suo trionfale cammino - dallo scorso Festival di Cannes fino ai Golden Globes e agli Oscar - portando a casa premi, applausi e candidature. Labaki ha fatto della lotta all'invisibilità la sua cifra artistica, e nel suo ultimo film ha scelto proprio i più invisibili di tutti per protagonisti: i bambini delle baraccopoli libanesi, come Zain Al Rafeea, nato nel 2004 in Siria. Considera il cinema come mezzo di riflessione sociale e politica. Perché?
È per me ormai una missione e una responsabilità: il cinema può, se non cambiare le menti delle persone, sicuramente alimentare il dibattito, creare domande. Sa dare un volto a termini che sentiamo ripetere, come "guerre", e guardare chi le vive e le attraversa con empatia, comprendere le loro emozioni, le loro paure. Il cinema serve a questo, a capire meglio la natura umana. Tutti conoscono la realtà, è sotto gli occhi di tutti. Ma guardarla attraverso gli occhi di un bambino stra-ordinario come Zain è un'altra cosa.

Non dev'essere stato facile girare una storia come questa, in primis per gli stessi bambini.
No, infatti. Il protagonista Zain era in una situazione complicatissima nella vita reale, solo il set era un posto sicuro, ma fino al giorno successivo tutti stavamo in pensiero per lui. Situazioni fragili e pericolose che mettevano ansia a ognuno di noi. La nostra soddisfazione oggi è che tutti i bambini che hanno partecipato al film sono salvi e vanno a scuola... Anche solo per questo fare il film ha avuto senso.

È per questo che si è ritagliata il ruolo di avvocatessa, per stare vicino al suo protagonista e difenderlo anche sullo schermo?
Ho tagliato moltissimo di quel personaggio perché mi sembrava l'unico finto, rischiava di togliere forza e verità al film, che doveva avere e ha per protagonisti esclusivamente i bambini.

Con loro ha girato in maniera tutt'altro che classica, archiviando centinaia di ore di materiale, lasciandoli piena libertà di espressione...
Avevano bisogno di totale libertà. Non potevo permettermi una lavorazione classica, o avrei paralizzato la storia. Poi i bambini ovviamente non avevano un copione in mano: li abbiamo seguiti per mesi, chiedendo loro di reagire, non di agire, creando intanto attorno a loro il giusto contesto per esprimersi. Ecco perché ho chiesto a mio marito di produrre il film, o non avrei avuto la libertà che mi serviva.

Una libertà che ha pagato, guardando tutto il percorso che ha fatto il film finora, i premi e i riconoscimenti ricevuti. È soddisfatta?
Molto, anche se per me l'importante era portare all'attenzione di tutti la problematica di questi bambini, ce ne sono davvero tanti come i nostri Zain e Sahara. A Cannes, come agli Oscar, sapevo di essere di fronte a una platea che poteva e può davvero fare la differenza e cambiare le cose. Solo questo era importante, ci pensavo ad ogni singolo incontro. Steven Spielberg per dire ha visto due volte Cafarnao e mi ha invitato a cena con pochi altri filmaker per parlare del film, di come l'avessi fatto, di come fossi riuscita a renderlo così, parole sue, emozionante.


Donne, amori, guerra e invasione occidentale, nel Libano di Nadine Labaki.

Dolore e dolcezza a Beirut

Dolore e dolcezza a Beirut Trentenne e visionaria, vestita come le occidentali, eppure con un retaggio mediorientale fortissimo: Nadine Labaki è il simbolo del Libano femminile che vorrebbe cambiare ma fatica a spingersi oltre le guerre, i tradizionalismi e l’ipocrisia. Una contraddizione che vive nel personaggio interpretato in Caramel, Layale, cristiana, che mostra i simboli della fede eppure è amante di un uomo sposato. Non vuole deludere la famiglia, eppure cerca la trasgressione. Una regista audace che risponde con coraggio a ogni domanda…

Tra il Libano e l'India, senza dimenticare l'Italia, sono innumerevoli le sacche metropolitane di marginalità dove i bambini sono privati della loro infanzia. Cafarnao, premiato a Cannes e dall'11 aprile al cinema.

Zain, Jamal, Saroo e gli altri. I Cafarnao del mondo tra cinema e realtà

domenica 7 aprile 2019 - Ilaria Ravarino da FOCUS

Zain, Jamal, Saroo e gli altri. I Cafarnao del mondo tra cinema e realtà Zain, il protagonista di Cafarnao - Caos e miracoli di Nadine Labaki, è libanese e ha solo 12 anni. È un bambino, ma ha il coraggio di un guerriero quando, accusato di un grave reato, intenta un causa contro i suoi stessi genitori per averlo generato senza essere in grado di crescerlo. Quella di Cafarnao è una storia che non può lasciare indifferenti, come accade sempre quando il cinema racconta il mondo - in particolare le brutture del mondo - con gli occhi dei più piccoli. Da un ambiente simile, ma a qualche migliaia di chilometri di distanza da Beirut, proveniva il Jamal Malik di The Millionaire di Danny Boyle, tratto dal romanzo 'Le dodici domande' di Vikas Swarup, 10 candidature all'Oscar e 8 statuette guadagnate: un ragazzino di diciotto anni (Dev Patel) che dopo una vita trascorsa nelle baraccopoli di Mumbai tenta la fortuna con un quiz tv, nonostante tutto il mondo sembri remargli contro.

E sempre dall'India viene Saroo, il piccolo protagonista di Lion - La strada verso casa di Garth Davis, adattamento delle memorie di Saroo Brierley. Qui un bambino di sei anni, Saroo appunto (nella versione adulta interpretato, ancora, da Dev Patel), viene lasciato da uno dei suoi fratelli sulla panchina di una stazione ferroviaria. Nel tentativo di ricongiungersi con la famiglia arriverà a Calcutta, dove dovrà arrangiarsi e sopravvivere da solo. E ancora in My name is Adil di Adil Azzab, la storia è quella (vera) di un giovane pastore che dal Marocco arriva a Milano, a 13 anni, per ritrovare il padre emigrato e fare l'elettricista. Finirà per diventare regista e raccontare, a tutto il mondo, la sua esperienza di vita.

I Cafarnao del mondo
In Italia si chiamano baraccopoli, in Inghilterra e nelle ex colonie slum, in Francia e nei paesi francofoni bidonville, in Brasile favelas e in Sudafrica township: sono le periferie delle periferie del mondo, agglomerati di abitazioni precarie in cui abita e sopravvive, secondo una stima delle Nazioni Unite, circa un miliardo di persone. Tra cui molti, troppi, bambini.

La regista ha ottenuto con il suo ultimo film due importanti riconoscimenti al Festival di Cannes e le nomination a Oscar e Golden Globe. Da giovedì 11 aprile al cinema.

Nadine Labaki, l'autrice politica e impegnata di Cafarnao

Nadine Labaki, l'autrice politica e impegnata di Cafarnao Fin dai suoi inizi, e parliamo degli Anni Venti, il cinema libanese ha attraversato molte fasi. Dopo l'indipendenza dai francesi nel 1943 e fino ai primi Anni Settanta, ha spopolato con produzioni nazionali, soprattutto musical, che gareggiavano con l'Egitto per dominare il mercato cinematografico arabo. Poi, con l'arrivo della guerra civile, una nuova generazione di registi, maschi e femmine in egual numero, ha inaugurato un'epoca di produzioni filmiche moderne, che non mancano di presenziare ad alcuni dei più importanti festival del mondo. Storiche personalità che oggi non sono più tra noi come Maroun Bagdadi, Jocelyn Saab e Randa Chahal Sabag, mentre altre continuano a lavorare senza sosta come Philippe Aractingi, Ziad Doueiri e, soprattutto, Nadine Labaki. Nadine Labaki si stava già godendo la meritata fama d'attrice, prima di passare dietro la macchina da presa e, con sole due regie, diventare rapidamente la più famosa autrice del mondo arabo. L'esordio alla regia è avvenuto con Caramel (2007), una commedia su cinque donne che si riuniscono in un salone di bellezza per parlare d'amore, sessualità e delusioni quotidiane. Un vero successo commerciale. Poi è arrivato E ora dove andiamo? (2011), un altro record al box office e che ha consolidato la sua reputazione di narratrice della cinepresa, capace di trascendere i limiti della "località". Da quel momento in poi, la Labaki è stata considerata una figura in grado di unificare la frammentaria scena politica e religiosa nazionale, in un'industria che, a differenza di quella occidentale, è attualmente dominata dalle donne (Danielle Arbid, Maria Abdel Karim, Joana Hadjithomas, solo per citarne alcune).

La candidatura all'Oscar con Cafarnao
Occhi fumosi e capelli neri, ha alle sue spalle non solo una gavetta in veste d'attrice, ma anche di regista di videoclip per le migliori star del pop arabo, in un periodo in cui mai avrebbe immaginato di vedere il suo nome fra i candidati all'Oscar. È successo con Cafarnao - Caos e miracoli, nel 2019, suo terzo lungometraggio, che non solo si è guadagnato una nomination all'Academy Awards come miglior film straniero (gli verrà preferito l'impeccabile Roma di Alfonso Cuarón), ma le ha permesso di diventare la prima donna araba a essere candidata a un Golden Globe. Tutto merito di questo magistrale dramma neorealista su un piccolo rifugiato siriano che vive per le strade di Beirut. Ben quindici i minuti di standing ovation al Festival di Cannes, che le ha conferito anche i Premi della Giuria e della Giuria Ecumenica. Una platea visibilmente toccata dalla storia di un bambino invisibile, che rappresenta un'intera generazione di nuovi bimbi sperduti. Senza istruzione, senza prospettive. Lancette di un momenzo zero in cui l'infanzia non ha nulla a causa dei troppi disordini politici.

Ma non è solo quella platea a rimanerne affascinata. Le Nazioni Unite lo hanno definito "ispiratore". Oprah Winfrey l'ha lodato e raccomandato ai suoi followers su Twitter. Il Ministro degli Esteri libanese, Gebran Bassil, ha dichiarato che Cafarnao si è fatto portatore di un "tocco" che è vera poesia nell'industria cinematografica internazionale. In più, la competizione agli Oscar è stata decisiva anche per una ragione che va al di fuori dei record nazionali (va ricordato che la Labaki è il secondo nome, dopo quello di Ziad Doueiri e del suo L'insulto, a entrare nella rosa dei designati al prestigioso premio). È stata infatti una delle uniche talentuose registe donne a concorrere nel 2018. Un anno che viene ricordato per una presenza di autori prettamente maschili.

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La regista libanese Nadine Labaki si aggiudica il premio del pubblico.

A Toronto 2011 vince il dramma Where Do We Go Now?

lunedì 19 settembre 2011 - Nicoletta Dose da NEWS

A Toronto 2011 vince il dramma Where Do We Go Now? Il Cadillac People's Choice Award della 36a edizione del Toronto International Film Festival, che si è concluso ieri dopo dieci giorni di kermesse cinematografica, è andato al dramma Where Do We Go Now? della regista libanese Nadine Labaki, finora conosciuta soprattutto per l'elegante Caramel. Il film si concentra sulle vicende di un villaggio devastato dalla violenza integralista di cattolici e musulmani: il loro destino viene risollevato dalla forza delle donne che decidono di contrastare il dolore, unendosi insieme, al di là delle fedi divergenti. A Toronto le proiezioni del film sono state accompagnate da lunghi applausi calorosi che promettono una distribuzione felice della pellicola anche nel resto del mondo.
Il premio del pubblico per il miglior documentario è stato consegnato a Jon Shenk per The Island President, mentre nella sezione Midnight Madness ha vinto l'horror The Raid di Gareth Evans. Infine il riconoscimento per il miglior film canadese è andato a Bachir Lazhar, che si era già fatto notare a Locarno, dove aveva conquistato il Premio del Pubblico. Si conclude così anche quest'anno una delle più importanti rassegne cinematografiche al mondo, tra qualche novità sul red carpet (la nuova fidanzata di George Clooney?), delusioni e conferme in sala (Twixt di Francis Ford Coppola il film più dibattuto della manifestazione) e una vincitrice donna, Nadine Labaki, che si conferma una delle registe più interessanti degli ultimi anni.

   

La ribellione del piccolo Zain passa dai tribunali: vuole denunciare i propri genitori per averlo messo al mondo. Non accetta la vita che gli è stata donata. Da giovedì 11 aprile al cinema.

Cafarnao, il trailer. Un film che sprigiona bellezza e potenza

mercoledì 20 marzo 2019 - a cura della redazione da TRAILER

Cafarnao, il trailer. Un film che sprigiona bellezza e potenza Zain ha dodici anni, ha una famiglia numerosa e dal suo sguardo trapela il dramma vissuto da un intero Paese. Siamo a Beirut, nei quartieri più disagiati della città. Zain non ha però perso la speranza ed è pronto a ribellarsi al sistema, portando in tribunale i suoi stessi genitori... «Cafarnao è un film di finzione costruito a partire da cose che ho visto e vissuto nel corso delle mie ricerche sul campo. Nulla è frutto di fantasia o immaginazione, al contrario, tutto quello che vediamo è il risultato delle mie visite nei quartieri svantaggiati, nei centri di detenzione, nelle carceri minorili, dove mi sono recata da sola, nascosta sotto il mio berretto e gli occhiali scuri». Nadine Labaki, regista Terzo lungometraggio della regista libanese Nadine Labaki e vincitore del Premio della Giuria al 71esimo Festival di Cannes, Cafarnao - di cui presentiamo trailer e poster - sarà al cinema da giovedì 11 aprile, distribuito da Lucky Red.

Il piccolo protagonista, Zain Al Rafeea, ora ha 15 anni. Era il 2016 quando venne individuato insieme ad altri bambini nel suo quartiere a Beirut dalla direttrice del casting. A convincerla fu la complessità del suo carattere: una sintesi di umorismo e straziante carisma che fa di lui quella "perla rara" che la regista stava cercando.

Nel cast, oltre a Zain e alla stessa Labaki, troviamo tra gli altri anche Yordanos Shiferaw, Boluwatife Treasure Bankole, Fadi Youssef e Cedra Izam. La sceneggiatura è di Labaki insieme a Jihad Hojeily e Michelle Kesrouani.

   
   
   


Homemade

Il mondo in quarantena
Regia di Ladj Ly, Paolo Sorrentino, Rachel Morrison, Pablo Larraín, Rungano Nyoni, Natalia Beristáin, Sebastian Schipper, Naomi Kawase, David Mackenzie, Maggie Gyllenhaal, Nadine Labaki, Khaled Mouzanar, Antonio Campos, Johnny Ma, Kristen Stewart, Gurinder Chadha, Sebastián Lelio, Ana Lily Amirpour. Genere Drammatico, produzione USA, 2020.

Vari registi di tutto il mondo raccontano la loro quarantena durante l'emergenza Covid.
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