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domenica 25 luglio 2021

Articoli e news Daniel Auteuil

71 anni, 24 Gennaio 1950 (Acquario), Algeri (Algeria)

L'attrice è la splendida Marianne de La belle époque, sorprendente commedia romantica (e nostalgica) di Nicolas Bedos. Applaudito a Cannes e ora al cinema.

Il fascino senza tempo di Fanny Ardant: «è perchè amo quello che faccio»

Il fascino senza tempo di Fanny Ardant: «è perchè amo quello che faccio» Camicia bianca, gonna lunga aderente, stivaletti, capelli raccolti e mani tempestate di gioielli. Non c'è niente da fare: dal vivo Fanny Ardant mantiene intatto il suo fascino, proprio come sul grande schermo. Lo dimostra per l'ennesima volta nel film di Nicolas Bedos La belle époque, in cui interpreta la grintosa Marianne, che di se stessa dice: «Bevo, vivo, vado avanti», per poi schiaffeggiarsi selvaggiamente e darsi della 'cattiva' quando, in una delle scene più memorabili del film, caccia di casa il marito affaticato dagli anni (un dolente e magnifico Daniel Auteuil). Un personaggio che, racconta l'attrice, l'ha stregata come pochi: «La ricchezza di un personaggio è la sua contraddizione». 

Custodisce un segreto per mantenere intatto il fascino negli anni?
Mi basta amare fino in fondo quello che faccio. Ogni giorno come fosse il primo. Adoro il mio mestiere come una pazza, quando non lo amerò più mi ritirerò in una grotta sperduta. Oui, lo giuro. Finora è stata una gioia stare sul set e ricominciare sempre. Ogni film è il primo, devo azzerare tutto, resettare, aspettare che scatti una nuova magia. Non so mai cosa potrà accadere, lo trovo stupendo.

Ha mai avuto un'icona, un modello, una donna che l'ha ispirata più di chiunque altra al mondo?
Anna Magnani, senza ombra di dubbio. Giocava duro, recitava forte e ha saputo diventare indimenticabile.

C'è invece un personaggio, tra i tanti interpretati, che le è rimasto dentro?
Direi Maria Callas. Chi avrebbe mai sognato di poterla interpretare? Era una donna pazzesca, alla ricerca dell'assoluto. Eppure mai riusciva ad arrivare alle cose. Ma ho amato moltissimo anche l'esperienza che ha segnato tutta la mia carriera, e anche la mia vita personale. La signora della porta accanto di Francois Truffaut. Tutto era perfetto: era un grande film, fu un grande amore... l'allineamento astrale dei pianeti.
? Lavorare con Nicolas Bedos è come lavorare con un direttore di orchestra, ha detto. Perché?
È un regista appassionato e preciso, ha scritto le scene e i dialoghi con un ritmo e una musicalità che diventano una gioia per un'attrice. Lavorare con lo sguardo di un regista che sa esattamente dove andare è tutto. Un bravo regista è un grande giardiniere che lascia crescere le sue piante, ma sa bene che è meglio piantarle qui o là...

Proseguendo sul territorio delle similitudini, come dev'essere un'attrice?
Come una coppa di champagne: non devi essere mai troppo seria, nella vita ci vuole leggerezza.

Se dovesse indicare i suoi registi del cuore, oggi, quali nomi farebbe?
Purtroppo non sono così esperta di cinema, di certo non sono un critico, ma confesso di aver avuto sempre un debole per il cinema di Martin Scorsese e di Roman Polanski.

Dal cinema alla vita: qualche anno fa è diventata nonna. Che effetto le fa?
Amo il caos, l'amore e il furore che abitano una famiglia. Le grida, i pianti, le discussioni. Cerco di trasmettere il mio amore per il cinema: ho visto ventisette volte Ballando Ballando di Scola con mio nipote di 8 anni.


Nell'atteso film di Bedos l'attore francese fa letteralmente scintille e dimostra ancora una volta di essere un irriducibile animale da palcoscenico. Dal 7 novembre al cinema.

La nuova primavera di Daniel Auteuil, attore faro de La belle époque

La nuova primavera di Daniel Auteuil, attore faro de La belle époque Nella cornice del Festival Lumière di Lione, Daniel Auteuil ha tenuto la settimana scorsa una masterclass davanti a un pubblico entusiasta e numeroso. Dosando sapientemente ricordi, pragmatismo e humour, si è assunto la responsabilità dei film fatti, soprattutto i 'peggiori', da cui giura di aver appreso di più sul mestiere dell'attore. Distillando la sua lezione di cinema ha rivendicato le sue scelte, guidate sempre dal piacere e mai dalla carriera. Gli crediamo sulla parola ma è soprattutto per Un cuore in inverno, il film più crudele, più bergmaniano e più bello di Claude Sautet, che è conosciuto e amato dal pubblico italiano. Personaggio antiromantico e antitriffautiano che offre le sue carezze solo agli oggetti e che solo la musica emoziona perché lo allontana dalla vita, il liutaio di Daniel Auteuil è uno di quei personaggi che restano per sempre aggrappati all'immaginario dello spettatore. Personaggio assente, che non ha accesso ai sentimenti, che è chiuso dal di dentro. Un profilo introverso che l'attore francese, nato ad Algeri, ha declinato negli anni, alternandolo a ruoli comici, perché Daniel Auteuil resta ostinatamente simpatico.

Lo sa bene Nicolas Bedos che con La belle époque (guarda la video recensione) regala all'attore una nuova primavera. Un'esperienza totalmente inedita in una commedia drammatica in cui Auteuil interpreta un disegnatore depresso a cui offrono la possibilità di rivivere il maggio del '74 e l'incontro con la donna della sua vita. Se da Sautet ha appreso il rigore e la semplicità, da Bedos impara a lasciare andare e a lasciarsi andare.
Figlio di cantanti di operetta, Daniel Auteuil non nasce per poco in un teatro d'opera ma cresce nelle quinte di un teatro lirico. La musica e le arie cullano la sua infanzia e gli regalano quella relazione naturale con la scena, dove è sicuro che niente di male può accadere perché tutto è già stato previsto. A quattro anni era il figlio di Madame Butterfly, a sei anni marciava a testa alta con le sigaraie della Carmen sulla scena, dove incontra Yves Montand e Michel Simon, Annie Cordy e Luis Mariano, e coltiva il mestiere che da grande farà con eccellenza diretto da autori maggiori. Il soldato agricoltore per Claude Berri (Jean de Florette), l'edonista Enrico di Navarra per Patrice Chéreau (La regina Margot), l'inaccessibile liutaio per Claude Sautet (Un cuore in inverno), il fratello troppo tenero di Catherine Deneuve per André Téchiné (La mia stagione preferita), il borghese parigino per Michael Haneke (Niente da nascondere), Daniel Auteuil ha una carriera ragguardevole (e fluida) ma resta umile, muovendosi tra il registro dell'interiorizzazione, l'empatia pudica e la riservatezza divertita.

Come il bel personaggio che gli serve Nicolas Bedos, l'attore ha visibilmente lavorato su stesso per risolvere i suoi dilemmi. Meno angosciato e più filosofo ne La belle époque approfitta della vita e del piacere di recitare accanto alla più bella, Fanny Ardant, l'ultimo grande amore di François Truffaut e l'unico grande amore di Victor. A fianco della leggenda bruna del cinema francese e nella commedia gioiosa del fils prodige di Guy Bedos, Auteuil passa a una velocità superiore facendosi perdonare l'arcaismo fallocratico della sua ultima regia (Sogno di una notte di mezza età).

Attore imprescindibile del cinema popolare francese (Quasi nemici - L'importante è avere ragione, negli ultimi anni ha avviato un significativo ritiro qualitativo e quantitativo sul fronte della scena cinematografica. È con soddisfazione allora che lo ritroviamo in un film che abita a pennello e in cui dimostra ancora una volta di essere un irriducibile animale da palcoscenico. Un ruolo in cui fa letteralmente scintille, un personaggio che è come un vecchio amico che accompagna sul set. Un plateau che ricostruisce un'epoca e ripara una vita sentimentale.

Daniel Auteuil è oggi il simbolo dell'attore di qualità francese che ha imparato a mettersi in pericolo, recitando come respira. Un attore dégagé in un mondo di attori engagé che recita una cosa alla volta, una vita alla volta. Un attore istintivo col naso tordu, il cui fascino viene dallo sguardo, dal suo barlume, da una fissità e una concentrazione che sentono bene l'inquietudine. Ci sono attori che aderiscono a un gruppo, a un'immagine, a una causa. Daniel Auteuil non sposa niente. "Non prendetevi per quello che dicono che siete", confessa al pubblico, chiudendo qualsiasi discorso sulla stigmatizzazione di un attore.

Il protagonista di 36 Quai des Orfèvres compie 60 anni.

Daniel Auteuil, 60 anni a servizio del cinema

Daniel Auteuil, 60 anni a servizio del cinema Uno dei maggiori attori francesi odierni giunge oggi al traguardo dei 60 anni e guardando indietro alla sua filmografia non possiamo che apprezzarne la versatilità tra ruoli che spaziano da un genere all'altro e il talento internazionale che gli ha permesso di dedicarsi di tanto in tanto anche al cinema nostrano.
Figlio di due cantanti di operetta, Daniel Auteuil è nato ad Algeri il 24 gennaio 1950; nello stesso anno gli Auteuil si trasferiscono ad Avignone e Daniel trascorre la sua infanzia vagando da un teatro all'altro; fin da bambino intuisce che quello dei genitori sarebbe diventato anche il suo lavoro. A diciassette anni, Auteuil lascia Avignone e si trasferisce a Parigi, dove inizia a studiare canto e recitazione; ma il '68 è alle porte e il giovane Daniel si lascia travolgere dalle occupazioni del movimento studentesco. In questo periodo un drammatico incidente fa sprofondare in coma Daniel; incidente del quale porta ancora oggi i segni sul suo tanto apprezzato volto cinematografico.
All'inizio degli anni settanta fa il suo debutto sul palcoscenico del Teatro Nazionale di Parigi e, nel 1972 entra a far parte del cast della commedia musicale Gospel.
Per vederlo debuttare sul grande schermo dobbiamo attendere il 1975, quando Gérard Pirès lo vuole nel suo Appuntamento con l'assassino al fianco di Catherine Deneuve e Jean-Louis Trintignant. Da questo momento sono molti i ruoli che Auteuil è chiamato a rivestire sia al cinema che in televisione; tra questi anche un teppista nel film di Claude Lelouch A noi due, ruolo che mostra quanto sia ancora difficile per Daniel imporsi definitivamente come interprete. L'affermazione giunge infatti solo nel 1986, grazie al grande successo di pubblico Jean de Florette di Claude Berri, dove spicca l'Ugolin di Auteuil.
Quest'ultimo film frutterà all'attore in ascesa un César come migliore attore protagonista e la conoscenza di quella che sarà la sua compagna per 11 anni e gli darà una figlia, Emmanuelle Béart.
Nel 1992 è di nuovo al fianco della sua compagna nel film di Claude Sautet, Un cuore in inverno, uno dei film più premiati in Europa l'anno seguente; per questo ruolo Auteuil si guadagna il David di Donatello come miglior attore straniero.
Dopo aver lavorato con André Téchiné in La mia stagione preferita, Auteuil lascia la sua amata Francia nel 1995 per recitare per Roberto Faenza nel film tratto dall'omonimo romanzo di Antonio Tabucchi, Sostiene Pereira; nel 2001 torna in Italia per prestare il volto a uno degli ingegneri ideatori della diga del Vajont nel drammatico film diretto da Renzo Martinelli, Vajont – La diga del disonore. L'ultima fatica girata al di fuori dei confini francesi risale al 2006 ed è la commedia storica del toscano Paolo Virzì, N (Io e Napoleone), al fianco della collega italiana adottata dalla Francia, Monica Bellucci e del giovane Elio Germano.

   
   
   


Adieu Monsieur Haffmann

Daniel Auteil gioielliere ebreo
Regia di Fred Cavayé. Genere Drammatico, produzione Francia, 2021.

La storia di un gioielliere ebreo di grande talento la cui esistenza sarà stravolta dall'occupazione nazista.
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