"Gomorra" come "Apocalypse Now", può rinascere all'infinito perché è storia
Teresa Marchesi [14/04/2021] Huffington Post

Rinasce "Gomorra", il film di Matteo Garrone dal best seller di Roberto Saviano, Grand Prix di Cannes 2008 e imperdonabile 'svista' dell' Academy, che lo escluse dalla short list degli Oscar 2009. Torna in una new version voluta da Garrone per chiarire con 'cartelli' esplicativi i passaggi che potevano risultare oscuri, con sette scene rimontate, inquadrature aggiunte per precisare geograficamente l'hinterland partenopeo delle diverse vicende, qualche sforbiciata e interventi di doppiaggio opportuni. Il risultato è un "Gomorra" molto più accessibile al grande pubblico di ogni cultura e latitudine. I titoli che hanno fatto la grande Storia del cinema possono rinascere all'infinito, basta pensare ad "Apocalypse Now".
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Mauro Gervasini [20/04/2021] Film TV
Matteo Garrone rivede Gomorra dopo anni con suo figlio adolescente che trova qualche passaggio misterioso e qualche scena (come quella dell'asta delle sartorie) poco comprensibile. Il padre ci pensa un po' su e decide di rimettere mano al film. Un rimontaggio all'apparenza innocuo, ma in verità non tanto se il risultato finale, Gomorra: New Edition, dura dieci minuti in meno e ha sette sequenze rimontate. Mettere mano ai film del passato per ripresentarli sotto una luce nuova non è così eccezionale, a volte è una riappropriazione dell'autore sceso a compromessi con la produzione (il caso più eclatante è Blade Runner che ha un director's cut e un final cut), a volte uno stravolgimento teorico, come Irréversible di Gaspar Noé nel 2002 montato "al contrario" e nel 2019 rieditato "dritto".
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Claudio Carabba Corriere della Sera Magazine
La forte denuncia anticamorra del libro di Saviano non è attenuata. Ma Garrone punta specialmente su una sorta di geografia degradata e sull'avvelenato squallore delle discariche. Su malaffare dei rifiuti in Campania è impressionante anche il documentario Biùtiful cauntri. Ma l'apologo più bello sulla spazzatura resta Wall-E, il poetico cartoon dell'ultima Disney.
Da Corriere della Sera Magazine, 22 aprile 2009
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Gritty Cities
Anthony Lane The New Yorker

The first thing you should know about "Gomorrah" is that no fewer than three members of its cast have been arrested on suspicion of illegal activities. There could be no more unimpeachable testament, surely, to the integrity of Matteo Garrone's film, which is about organized crime in Naples. Many of the actors were recruited from the area, presumably on the basis that they already knew the ropes, not to mention the Kalashnikovs.
You might say that the project smelled of trouble from the start. It began as a nonfiction book by the journalist Roberto Saviano, published in 2006, entitled "Gomorra"; one letter less gave more weight to the pun, yoking the Camorra, or Neapolitan Mafia, with a place of Biblical folly.
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Lesser-Known Mobsters, as Brutal as the Old Ones
Manohla Dargis The New York Times

There are no colorful characters in “Gomorrah,” Matteo Garrone’s corrosive and ferociously unsentimental fictional look at Italian organized crime; no white-haired mamas lovingly stirring the spaghetti sauce; no opera arias swelling on the soundtrack; no homilies about family, honor or tradition; no dark jokes; no catchy pop songs; no film allusions; no winking fun; no thrilling violence. Instead, there is waste, grotesque human waste, some of which ends up illegally buried in the same ground where trees now bear bad fruit, some of which, like the teenager scooped up by a bulldozer on a desolate beach, is cast away like trash.
A snapshot of hell, the film takes its biblically inflected punning title from the Camorra, or Neapolitan Mafia, the largest of Italy’s crime gangs, with 100 barely organized, incessantly warring clans and some 7,000 members.
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Kenneth Turan The Los Angeles Times
"Gomorrah" is a gangster film that departs from the glamorizing norm. The acclaimed winner of the Grand Jury Prize at Cannes and Italy's entry in the Oscar race, it is a vividly panoramic film about a pitiless world of criminality. A world where no human impulse or attempt at decency goes unpunished, a world where it's worth your life to get out alive.
"Gomorrah's" title is not only a reference to the reviled biblical city, it's a play on the word "Camorra," the name of the Mafia-type organization that rules Naples and environs like an alternate government.
That's why Italian journalist Roberto Saviano chose "Gomorrah" as the title for the book he wrote exposing in dramatic detail the workings of the Camorra, a book that caused so much of a sensation when it was published in Italy in 2006 that the author remains under round-the-clock security protection to this day.
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Paolo Boschi Scanner
Il sistema occulto (ma non troppo) in base al quale vanno avanti le cose nelle zone controllate dalla Camorra in Campania è al centro del fortunato bestseller di Roberto Saviano, un libro sospeso tra romanzo e inchiesta, che Matteo Garrone è riuscito a traslare con efficacia sul grande schermo nell’unico modo possibile: una struttura corale ad incastro che certo per il piglio di denuncia il vecchio Altman avrebbe apprezzato. Dal punto di vista narrativo Gomorra ricostruisce complessivamente i vari aspetti della galassia Camorra, resi attraverso le maschere umane del variegato cast. Le tappe del tortuoso viaggio ordito dal rigoroso autore de L’imbalsamatore e di Primo amore mostrano all’opera le varie tipologie camorristiche: si comincia con delle esecuzioni sommarie in un beauty center, si prosegue illustrando l’aspetto ‘previdenziale’ della Camorra seguendo i movimenti di un contabile che settimanalmente porta alle famiglie degli affiliati finiti dietro le sbarre quanto basta per tirare avanti (che ovviamente non coincide mai con le loro attese), in mezzo troviamo la triste storia di un talentuoso sarto napoletano esperto nel duplicare capi d’alta moda tentato dall’offerta di insegnare la sua arte ai concorrenti cinesi – più per la soddisfazione d’essere riconosciuto coma un maestro del settore che per i soldi –, quindi le gesta estemporanee di due giovani cani sciolti che cercheranno di mettersi in proprio come nei film di gangster americani (finendo inevitabilmente cadaveri, ça va sans dire), poi il violento e simbolico reclutamento di un minorenne da parte da un capo camorrista, infine un allucinante quadro dal sistema illegale che ha reso i territori della Campania un immenso deposito di scorie tossiche del Nord industrializzato, uno scambio criminoso di servizi presentati come legali a clienti comunque consenzienti di smaltire semplicemente a danno della regione con più discariche illegali di tutta Italia.
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Crudo e angosciante, ripreso dal vero e musicato dalle grida e dagli spari di Scampia
Jacques Mandelbaum Le Monde

Misère de la Mafia

Il n'est pas improbable que les historiens du futur citent, au détour d'une étude sur la représentation de la Mafia au cinéma, Gomorra comme une tardive mais implacable antithèse du célébrissime Parrain de Francis Ford Coppola. Non que les deux films n'aboutissent, peu ou prou, au même tableau de désolation. La grande différence, par-delà celle qui sépare l'Italie de l'Amérique, c'est que le film de Matteo Garrone en fait un préalable moral et esthétique, s'interdisant la moindre fascination, la plus petite enjolivure, ne serait-ce que le début d'une tentation lyrique. Autant dire que Gomorra est un grand film noir, au sens d'une plongée documentée dans la médiocrité et le sordide de la condition mafieuse plutôt que dans l'acception romanesque et palpitante qu'on confère ordinairement au genre.
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Sandro Rezoagli Ciak
Gomorra inizia con una carneficina ai raggi UVA in cui il sangue si fa cobalto e il rito kitsch dell'abbronzatura totale una macelleria. Subito dopo, al rumore secco degli spari e alle risate beffarde dei killer subentra un dolce fruscio di soldi. Il ragioniere della camorra, quello che ha l'incarico di distribuire gli stipendi a chi ha un parente morto ammazzato o in galera, conta velocemente mazzette di euro spiegazzati. Non quelli croccanti delle banche, quelli sporchi e puzzolenti di chi ha pagato la sua dose. In poche, magistrali sequenze Matteo Garrone mette le carte in tavola. Qui si parla di Sangue, Soldi e Potere. Qui si parla di camorra, anche se nel film la parola non viene mai pronunciata e si dice, piuttosto, "il sistema".
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Camorra, apocalisse d'oggi
Piera Detassis Panorama

Fra le tante storie del romanzo Gomorra Matteo Garrone ne sceglie cinque, pedinando con cinepresa nervosa ragazzi e uomini della camorra napoletana e dell'esercito nemico dei casalesi. E la pasta densa della scrittura di Roberto Saviano, sciolta in acido, diventa un film duro, implacabile, sordo come il tonfo di uno sparo. L'apocalisse oggi, senza requie, sgranata tutta in dialetto stretto, senza volti noti tranne quello del bravissimo Toni Servillo. Con geometrica evidenza, tra gli infernali gironi delle Vele di Secondigliano o sugli arenili desolati del Volturno, si muove l'antistato, afasico, autarchico. L'altro mondo semplicemente non c'è, non interferisce. Ragazzini cresciuti nella legge dei clan, fabbriche clandestine dove il controllo della camorra è minacciato dai cinesi, riciclaggio dei rifiuti; in questa Italia separata da tutto, e in tutto implicata, si muore anche solo perché un adolescente deve dare prova di essere «con noi o contro di noi».
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Quel viaggio al termine dell'orrore
Valerio Caprara Il Mattino

«Gomorra», istruzioni per l'uso. Grazie anche all'eco del passaggio festivaliero, una babele di riflessioni, connessioni e contaminazioni rischia di confondere la qualità di un giudizio che deve restare prerogativa dello spettatore. Per aiutarlo a resistere allo tsunami mediatico, proviamo a raccogliere alcuni canoni di fruizione.
Primo. Non farsi crocifiggere dal falso dilemma «C'è o non c'è la vera Napoli?». Perché è evidente che della nostra metropoli nessun artista può fornire la chiave esaustiva, unica e definitiva. «Gomorra» è un capolavoro perché si concentra su un grumo inestricabile di sociologia, tragedia e follia con le pure armi del cinema: volti, voci, forme e colori.
Secondo.
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Una terribile bellezza
Lietta Tornabuoni La Stampa

Bellissimo film in concorso, Gomorra di Matteo Garrone è parlato in dialetto con sottotitoli italiani: questo dà una sensazione remota. Come si sa, racconta la camorra nelle province di Napoli e di Caserta, ma la parola «camorra» nessuno la usa più: dicono piuttosto «il sistema» oppure dicono nulla, non servono definizioni. Le mafie italiane (informa Roberto Saviano, dal cui libro, edito da Mondadori con straordinario successo, è tratto il film) hanno un giro d'affari di 150 miliardi di euro l'anno: ad esempio, la Fiat ne fattura 58. La camorra ha ucciso 4 mila persone in trent'anni, più di ogni altra organizzazione criminale o terroristica. La camorra, nell'immensa ricchezza dei suoi investimenti diversificati, ha perfino acquistato azioni per la ricostruzione delle Torri Gemelle a New York e fa lavorare in nero per l'alta moda italiana tanto glamour.
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Azione, stile e reportage «Gomorra» c'è
Alberto Crespi L'Unità

Sul valore politico di Gomorra, sul suo coraggio nel portare al cinema un'Italia spaventosa, ci siamo già sbilanciati qualche giorno fa. Ora che il film è al giudizio degli spettatori, vale la pena di ritornare sul film in sé, dal punto di vista estetico. Scopriremo, magari, che l'estetica e la politica non sono così distanti. Gomorra estrae dall'omonimo libro di Roberto Saviano cinque storie. Una, quella del «sarto di Angelina Jolie», rimane quasi uguale, anche se la diva che compare in tv nel sottofinale è Scarlett Johansson. Le altre quattro sviluppano liberamente altrettante tracce del libro. La «storia di Totò» è quella di un bambino di 13 anni, che vive nelle Vele di Scampia e sogna di diventare camorrista; la «storia di Don Giro» vede in scena un «sottomarino», un contabile della camorra che porta gli «stipendi» alle famiglie dei carcerati; la «storia di Franco e Roberto» segue due camorristi in guanti bianchi al Nord, a vendere appalti per smaltimenti di rifiuti tossici; e infine la «storia di Marco e Giro» racconta l'atroce destino di due ragazzi infamati di Scarface e illusi di potersi far strada, nel mondo del crimine, solo con le proprie forze.
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Violenza e orrori narrati con decisione
Gian Luigi Rondi Il Tempo

«Gomorra» di Roberto Saviano era un romanzo-inchiesta che documentava dal vivo le malefatte della camorra non solo a Napoli e in Campania ma anche nelle più impensate sedi internazionali. Oggi Matteo Garrone vi si è rivolto per un film, dopo i successi de "L'inbalsamatore" e di Primo Amore", e ne ha ricavato cinque storie, tutte autentiche, ma pur ambientandole sui luoghi stessi dove si erano verificate, fra Scampia, il casertano, Castel Volturno, non ne cita esplicitamente nessuno, quasi a volér indicare, con durissima denuncia, l'ubiquità e addirittura l'universalità di quel Male rappresentato da anni dal sistema. E . questo anche se tutti i suoi personaggi parlano un napoletano così stretto -di città, di provincia, di paese- da aver bisogno dei sottotitoli per essere del tutto inteso.
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Non è un film d'impegno civile e Saviano è nei titoli di coda
Luca Mastrantonio Il Riformista

Gomorra di Matteo Garrone - da oggi nelle sale - non è un film d'impegno nel senso didascalico, e dunque deteriore, del termine. È epico, ma non ha eroi, semmai una folla di anti-eroi, comunque senza dio, tranne il denaro, dio laico e laido. Qui, non ci sono i cattivi, i cattivi tradizionali, quelli che si contrappongono ai buoni. Il film non dice quello che si deve o non si deve fare, quello che va e quello che non va fatto. Non ci sono i caimani da una parte e le palombelle dall'altra, i travagli e gli schifani, i mafiosi o camorristi contro i paladini dello stato. Non c'è inferno o paradiso, ma gironi, ossia rioni concentrazionari, in cui uomini dall'anima in cattività vivono e muoiono. E Garrone ci offre un giro, al prezzo del biglietto.
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Il patto di ferro fra mafia e politica
Roberto Silvestri Il Manifesto

«E l'uomo si ricordi che molte superbe e ricche città, proprio quando l'uomo si crederà padrone del cosmo, faranno la fine di Sodoma e Gomorra». Così Giordano Bruno anticipava di 500 anni il primo volo sulla luna e l'autodistruttiva globalizzazione. Ma oggi leggiamo alla fine di Gomorra di Matteo Garrone, che la Camorra, apocalitticamente corretta, ha già acquistato azioni per la ricostruzione delle Torri Gemelle di Manhattan... La potenza visiva del best seller scioccante di Roberto Saviano, analisi accurata e denuncia accorata della crescita criminale, economica e politica della camorra come multinazionale, non più come sola autovalorizzazione feudale del territorio, è da ieri racchiusa nelle 2 ore e 18 minuti di questo film d'immediato successo che, attraverso 5 intrecciati affreschi necrorealisti, su manovalanza, apprendistato, controllo capillare del territorio marginale, ipersfruttamento tessile (a istigazione cinese) e incarognimento degli strati intermedi, subimprenditoriali e «di fuoco», restituisce l'esperienza emotiva e la scultura interiore di almeno un pezzo del mosaico.
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I soldi come rumore di fondo
Luca Pellegrini L'Osservatore Romano

Il rumore dei soldi. L'odore del sangue. Lo sguardo dei cadaveri. Nel regno della camorra, nella Gomorra partenopea, immagine esasperata della città-simbolo incenerita nel libro della Genesi, è il denaro il veleno infernale che muove interessi, decisioni, volontà. In quella terra non conta il sangue, la vita non vale nulla: con i cadaveri inizia, appunto, il film che Matteo Garrone trae dall'omonimo libro di Roberto Saviano, successo editoriale nato in sordina, con sceneggiatura dello stesso scrittore, del regista medesimo insieme con Maurizio Bracci, Ugo Chiti e Gianni Di Gregorio, in concorso al Festival del Cinema di Cannes. Nell'algida luce di un centro benessere, all'inizio, mentre ci si cura il fisico e si lascia morire l'anima, vite vengono spezzate per quella «necessità di uccidere i nemici e i traditori vista come una trasgressione lecita», come scrive Saviano nel più dolente degli undici episodi che compongono la sua cantica infernale, quello dedicato a don Peppino Diana, ovviamente eliminato nel 1994 per avere avuto una parola troppo affilata.
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Potere, soldi e sangue
Maricla Tagliaferri Il Secolo XIX

Si apre sul buio. Vira nel blu ultravioletto. Diventa subito rosso sangue. Comincia così "Gomorra", il film di Matteo Garrone, tratto dall'omonimo, celeberrimo, libro di Roberto Saviano. Sarà nelle sale italiane da venerdì, prima di passare al Festival di Cannes, domenica prossima, dove s'incontrerà con un altro attesissimo lavoro, "Il Divo" di Paolo Sorrentino su Giulio Andreotti, anch'esso interpretato da Toni Servillo. Due squarci sull'Italia problematica di questi anni, a ribadire che le radici non si perdono mai e quelle del cinema civile continuano a germogliare. Prodotto dalla Fandango in collaborazione con Raicinema, "Gomorra" è interpretato da un cast che vede attori professionisti e non, facce straordinarie rigorosamente partenopee, a cominciare dal tredicenne Salvatore Abruzzese.
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Silvana Silvestri Alias
Esce nelle sale quasi in contemporanea con la sua presentazione a Cannes, il film evento tratto dall'omonimo libro epocale di Roberto Saviano, film altrettanto epocale. Garrone ha scelto di raccontare alcuni episodi chiave della guerra di camorra e degli affari che ha sviluppato negli anni, non soltanto la droga, ma il ben più lucroso trasporto e occultazione dei rifiuti tossici dalle fabbriche dei nord in Campania, tutte operazioni «clean» (come dicono in America e a Milano). Un episodio è collegato all'altro in un crescendo che non lascia tregua, dove incontriamo personaggi di tutte le età e condizioni, dai ragazzini, ai laureati, dalla manovalanza ai boss, uniti da un'organizzazione che non dà spazio ai cani sciolti e che ha dato origine a guerre sanguinose; «pilastro, dice Saviano, dell'economia europea con un giro di affari di 50 miliardi di euro all'anno».
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Non è più tempo di Sophia Loren e di Eduardo, delle canzoni melodiche e delle belle mattinate napoletane. È tempo di morire. Tra le Vele (di)spiegate di Scampia, in un Nuovomondo senza vita e senza speranze
Aldo Fittante Film TV

Un film di fantascienza. e non solo perchÉ l'incipit (indirettamente e inconsapevolmente surreale, spaventevole, bellissimo) ci mostra alcuni camorristi sotto docce solari che paiono capsule spaziali provenienti da chissà quali altri mondi (im)possibili, e perché - nell'episodio che racconta le schifose complicità tra imprenditori del Nord e riciclatori di rifiuti tossici del Sud - per "sistemare" le sostanze mortali gli uomini di Franco (Toni Servillo) e Franco stesso sono costretti a indossare tute da astronauti, e perché gli scenari, gli sfondi - fabbriche dismesse, campagne aride e "lunari", colori che evocano memorie metafisiche - ci catapultano in universi che sembrano uscire dagli sguardi isterici di certi film di Herzog.
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Pierluigi Ronchetti ItaliaOggi
L'autore del libro da cui è tratto questo film, Roberto Saviano, vive sotto scorta. Matteo Garrone, giovane regista (forse avete visto L'iinbalsamatore) fa onore al cinema del nostro paese con questo pluripremiato lungometraggio dove con una narrazione apparentemente casuale e distratta ma in realtà puntigliosamente ricca di particolari studiatissimi, ci racconta la devastazione che la camorra ha compiuto e continua a compiere nel napoletano. Son cose che si sanno? Non sempre. I tele- giornali rischiano di vanificare nei ritmi soporiferi della litania la cronaca quotidiana dei morti ammazzati. Il film di Garrone spiega, è preciso, ti fa capire e ti prende allo stomaco. Non è retorico dire che ci apre gli occhi.
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Vedi Napoli e poi (sicuramente) muori
Claudio G. Fava Emme - Modena Mondo

Vedendo “Gomorra” di Matteo Garrone, si provano reazioni molto complesse e in parte contraddittorie. Ci si rende subito conto di essere in presenza di un grande film dove il regista e uno stuolo di sceneggiatori riescono a portare sullo schermo il magma ribollente che agita come una forza biologica parallela il tessuto della società napoletana. Fra gli sceneggiatori ci sono lo stesso Garrone e Roberto Saviano, l’autore del libro da cui il film è tratto e che, per intervento dell’allora Ministro Amato e per vergogna d’Italia, deve vivere con una scorta delle forze dell’ordine.
Molti film d’ambiente mafioso fanno baluginare i confini impercettibili ma ferrei di un mondo dove chi è estraneo alla malavita è per sua natura un diverso ed, in certo senso, un malato.
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L'Italia di "Gomorra" pronta ad attaccare Cannes
Roberta Ronconi Liberazione

In attesa che la cronaca prenda il sopravvento sulle intuizioni, diamo il via alla corsa cannense con una libera riflessione su uno dei film che rappresenteranno in concorso l'Italia a questo Festival di Cannes. Parliamo di Gomorra di Matteo Garrone che del resto il pubblico italiano potrà vedere (da venerdì prossimo in sala, per Fandango) prima dei festivalieri della costa azzurra, facendosene l'idea che crederà.
Prima ancora che film, come è noto, Gomorra è libro-saggio, poi teatro, ora cinema. Ma anche televisione (una delle ultime migliori puntate di Santoro), saggio letterario, parola-simbolo, faccia-icona. Gomorra è fenomeno, ma non di moda. E' un brivido, non solo di paura. E' un luogo, segreto.
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La camorra come mai l'avete vista
Mattia Nicoletti Metro

La camorra si insinua nelle esistenze delle persone, le accompagna nel quotidiano, decide se devono vivere o morire. Saviano e Garrone hanno raccontato la camorra come non era mai stata rappresentata prima, senza retorica, essenzialmente seguendo lo sviluppo di piccole storie che parlano da sole. Durissime e umane. E gli attori eccelsi esprimono una naturalezza disarmante (al limite del documentaristico) che non abbandona mai lo spettatore al pensiero della finzione. Più vero del vero o, semplicemente, drammaticamente reale.
Da Metro, 4 giugno 2008
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Ciak! E comincia la mattanza. Garrone dà il via a «Gomorra» con una sparatoria in provincia. Parte così il movie sul libro di Saviano
Claudio Carabba Corriere della Sera Magazine

Sotto il sole artificiale delle lampade abbronzanti, gli uomini della camorra espongono felici i loro corpi muscolosi. La banda rivale arriva all'improvviso. Il film comincia così, con una mattanza a sangue freddo. Avendo letto il duro libro di Saviano, mi aspettavo un altro incipit, una lenta carrellata sul porto, con i container pieni di cadaveri congelati. Ma anche la strage nel periferico salone di bellezza è un bel prologo. Pian piano, per flash e sentieri paralleli, affiorano diverse storie di miseria e violenza. Come sempre nel cinema di Garrone, contano lo sguardo e la contemplazione dei desolati esterni (le Vele di Scampia), in una sorta di "psicogeografia" sociale che inchioda i personaggi al loro destino.
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Gli applausi a Gomorra
Maurizio Cabona Il Giornale

Autentico negli sfondi, verosimile nelle facce e nel lessico (nei cinema italiani circola sottotitolato), Gomorra di Matteo Garrone è un film serio, a differenza di quelli che, per via delle Film Commission, ambientano qualsiasi storia in qualsiasi posto. Trattandosi di opera al Festival di Cannes, quel che conta è però che Gomorra sia premiato domenica prossima. Con quel che si è visto in concorso finora, un premio per la regia o per la sceneggiatura o per il complesso degli attori (il film è corale) sarebbe normale, perché le giurie prediligono i film scarni, amari, deprimenti. Gomorra ne ha ben donde, perché racconta l'esproprio camorristico del territorio campano. Sono panni sporchi da lavare in casa? Il quesito è stato posto ieri, alla conferenza stampa, confermando il principio che l'estetica per certi film, in certe occasioni, cede al significato politico.
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57%
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Thomas Sotinel Le Monde
La storia si snoda attraverso vari itinerari individuali di persone che abitano nelle periferie di Napoli. Si potrebbe parlare di un film corale, ma difficilmente un coro potrebbe produrre una cacofonia così atroce. I destini dei vari personaggi non si incrociano né si condizionano mai. L'unico motore della società in cui vivono è il traffico di droga e il controllo del potere da parte dei clan. Nella Babele di terrazze e corridoi della città, come nelle campagne infestate di rifiuti, vite diverse obbediscono agli imperativi più assurdi. La sceneggiatura descrive con precisione i meccanismi di dominio, di corruzione e di autodistruzione. È un film fantastico: la regia è fluida, non nasconde niente della violenza, ma rifiuta di aderire a qualsiasi cliché.
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Alberto Pezzotta ViviMilano
La camorra è un destino? Si può uscirne? Sulla scia di Saviano, Garrone intreccia cinque storie, tra saggio antropologico e trasfigurazione visionaria e iperrealista. Perde qualcosa in sociologia, un po' si compiace di mostrare l'apocalisse con occhi da artista visivo. È il suo pregio, è anche il suo limite.
BELLO - PER CHI HA AMATO IL LIBRO
Da VIviMilano, maggio 2008
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Una durezza insolita e gradita
Goffredo Fofi

Il Festival di Cannes 2008 può rappresentare un segnale importante per il cinema italiano. Due film nel concorso maggiore, Gomorra di Matteo Garrone (dal romanzo-inchiesta di Roberto Saviano) e Il divo di Paolo Sorrentino (ispirato alla figura di Andreotti), e un terzo film, Il resto della notte di Francesco Munzi (opera seconda, dopo Saimir) che mette a confronto tre realtà (una famiglia di ricchi italiani, un sfasciata famiglia proletaria italiana, un gruppo di immigrati romeni) i cui destini si incrociano in un finale angoscioso. Non ho visto il film di Sorrentino - un autore ragguardevole e coraggioso - ma il tema, il Potere con la maiuscola, è formidabile e raramente il nostro cinema ha osato affrontarlo, dopo lo scialo degli anni Settanta di Rosi e Petri e dei loro emuli.
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82%
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Vivere e morire a Gomorra
Lietta Tornabuoni L'Espresso

Tra i poveri, ci sono soldi dappertutto: chi li conta, chi li distribuisce, chi h incassa, chi li promette, chi li usa per pagare ai bambini i piccoli servizi criminali resi. I camorristi sparano come se allontanassero le mosche, con frequenza e impassibilità, senza pensiero: i colpi sono secchi, senza eco. Nel “Mese d'o sole" il ciclo è nebbioso, pesante. Le scenografie ferrigne delle case, fatte di scale, passaggi, pianerottoli, corridoi, piccole stanze senza aria e senza spazio, spiegano il nervosismo perenne. Due ragazzetti in costume da bagno sparano raffiche verso il mare, verso ìl nulla: per il piacere di sentirsi vivere in un film. Un sarto che lavora agli appalti dell'alta moda guarda la tv, indosso a Scarlett Johansson sul tappeto rosso del Festival di Cannes, un vestito fatto da lui, i giovanotti camorristi con la catena d'oro al collo inseguono l'estetica pubblicitaria: cabina abbronzante, depilazione delle sopracciglia, manicure.
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"Gomorra" et "Linha de passe" : Naples, Sao Paulo, deux visages de l'enfer
Thomas Sotinel Le Monde

Le Festival se transforme en revue des enfers. Après les prisons, la famille, voici la cité. Naples et Sao Paulo, vues respectivement par l'Italien Matteo Garrone dans Gomorra et par le Brésilien Walter Salles dans Linha de passe. Deux films aussi éloignés que les villes qu'ils habitent, mais réunis par la violence et la colère.
"Gomorra" (Gomorrhe), c'est une assonance entre la cité biblique détruite pour son iniquité et la Camorra, le crime organisé napolitain. Matteo Garrone, 40 ans, une poignée de films derrière lui (Eté romain, L'Etrange Monsieur Peppino) s'est inspiré du roman de Roberto Saviano (publié en France chez Gallimard, sous le même titre) et a écrit le scénario avec l'auteur.
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Dietro Gomorra
Camilla Bernacchioni Left

«Che cosa mi aspetto da Cannes? Di uscirne illeso ». Matteo Garrone a pochi giorni dalla partenza per il festival, aspetta «sereno, tranquillo e con la coscienza a posto» la reazione del pubblico che vedrà Gomorra, il suo ultimo, impegnativo e, a giudicare da come ne parla, sofferto lavoro tratto dall'omonimo best seller di Roberto Saviano. Il film è, assieme a Il divo di Paolo Sorrentino, in concorso alla 61ma edizione della kermesse francese. Capace di raccontare con la macchina da presa realtà e personaggi spesso ai margini, senza retorica né ammonimenti ma con sguardo lucido e sincero, il quarantenne regista romano è uno degli autori più interessanti del nostro cinema: «A Cannes per la prima volta vedrò il film in sala con un pubblico - racconta - .
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Alessandro De Pascale Left
Un libro di oltre trecento pagine in un film di 135 minuti. Cinque episodi trasportati dalle pagine di Gomorra al grande schermo. Una pellicola girata spesso con la telecamera a spalla e con luci d'ambiente. Due scelte che rendono molto realistica l'operazione di Garrone, che ha lavorato per due anni al film in gran segreto tanto da mettere un titolo falso - Tre storie brevi - al ciak. Un modo per evitare pericoli per produzione e attori. Tra i capitoli del libro che non conosceranno la ribalta cinematografica c'è il racconto melò di Christian e Serena, quello del prete che nessuno vuole ammazzare Don Peppino Diana, e l'omicidio a Forcella di Annalisa Durante. In polemica con Saviano, accusato di aver inventato di sana pianta la descrizione dell'uccisione della figlia, la famiglia Durante ne ha impedito la messa in scena.
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42%
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58%
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A. O. Scott The New York Times
CANNES – Also, Matteo Garrone’s “Gomorrah,” the best movie I’ve seen at this year’s festival, as well as a furious and brilliant engagement with the times in which we live.
“Gomorrah” is also something of a rebuke to fans of “The Sopranos” and the countless other television programs, movies and books that traffic in the mythology of organized crime. The problem is not just that the gangs of the Camorra — Naples’s equivalent of the Mafia — are ruthless and violent. Mr. Garrone, following a sensational book by Roberto Saviano, traces the malignant extent of their influence, from drug dealing in housing projects into the worlds of haute couture and industrial waste disposal. And while this complicated, multistranded story is saturated with local detail, its implications resonate further.
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73%
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27%
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Una cruda storia del Sud Ma ci sono i sottotitoli
Maurizio Cabona Il Giornale

Trent'anni dopo L'albero degli zoccoli di Ermanno Olmi, esce sottotitolato un altro film italiano in concorso al Festival. Parlato in dialetto, Gomorra di Matteo Garrone è un notevole film corale. Toni Servillo, nel ruolo di un procacciatore d'affari della camorra, non appare sullo schermo più degli altri, per lo più esordienti. Tutti i personaggi sono senza fascino: solo due sognano di averne come il bandito cubano di Scarface, il film di Brian De Palma; ne avranno solo la fine. In Gomorra tutto è realistico, quindi tutto è squallido. L'unico che rifiuterà la militanza nel crimine se ne allontanerà senza contrastarlo. Fra figure così uniformi d'aspetto e attività, lo spettatore dovrà aver memoria per distinguerle.
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24%
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76%
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La normalità del male. I protagonisti di «Gomorra» sono persone che vivono nei quartieri più degradati di Napoli e conducono una vita qualunque, fatta di avidità e violenza, da cui non c'è via d'uscita
Roberto Escobar Il Sole-24 Ore

«L'importante è che sia clean, come dicono in America», pretende un manager ( Massimo Emilio Gobbi) prima di concludere il suo affare con Franco (Toni Servillo). E intende che Franco può fare quel che vuole con le scorie industriali che gli ha appena affidato. Può portarle dove gli pare, inquinare come gli pare, uccidere chi gli pare. L'importante è che i documenti ci siano, chei permessi non manchino.Non c'è violenza materiale, nelle sue parole. Ma nella sua richiesta di «pulizia» sta il senso terribile del grande film di Matteo Garrone. Tratto dal libro di Roberto Saviano, e scritto appunto da Saviano e Garrone insieme con Maurizio Bracci, Ugo Chiti, Gianni Di Gregorio e Massimo Gaudioso, Gomorra(Italia, 2008, 137') racconta una catastrofe.
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59%
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41%
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Napoli sanguinaria
Lietta Tornabuoni La Stampa

In Francia, dove Gomorra di Matteo Garrone viene presentato in concorso al festival di Cannes il prossimo 18 maggio, si domandano se si tratti di un caso o della resurrezione d'una tradizione cinematografica molto italiana. Francesco Rosi, maestro del cinema italiano di denuncia sociale, dice che «non si tratta di resurrezione ma di continuità d'una generazione diversa dalla mia che vuol tradurre la realtà sociale e politica del proprio tempo».
Si tratta soprattutto d'un bellissimo film sulla camorra tratto dal libro di Roberto Saviano (1 milione e 200 mila copie vendute in Italia da Mondadori, traduzioni in 33 Paesi: un successo mai visto). Un film terribile e magnifico. Il regista intreccia «con estrema semplicità» cinque storie nella provincia di Napoli e Caserta, su cinque temi differenti: come i sei episodi di Paisà di Rossellini sull'Italia in guerra.
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75%
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Benvenuti a Gomorra, l'inferno in terra
Paolo D'Agostini La Repubblica

Un film che si farà ricordare, questo che è il sesto di Matteo Garrone, autore partito in sordina con i suoi primi tre film schivi e appartati (come è lui, in persona) ma già portatori di un punto di vista originale, e poi decisamente decollato con gli altri due "L'imbalsamatore" e "Primo amore". Un film, Gomorra, che sarà difficile dimenticare e che non può lasciare indifferenti, proprio come il libro dal quale è tratto, il docu-romanzo di Roberto Saviano.
Dalla sterminata materia che percorre il libro secondo un ordine non narrativo e non lineare, il regista (quarantenne romano, mentre Saviano è napoletano e molto meno che trentenne al momento della pubblicazione) ha tirato fuori solo alcuni suggerimenti e segmenti.
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72%
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Gratta l'Italia e trovi "Gomorra"
Fabio Ferzetti Il Messaggero

Benvenuti in Campania, terra di bufale e kalashnikov, acquitrini e clan criminali, sarti geniali e rifiuti tossici. Benvenuti nella regione che meglio riassume il resto d'Italia e forse del mondo con il suo miscuglio di talento e delinquenza, legale e sommerso, ragione e follia. Benvenuti nel film che dopo tanti tentativi imperfetti o prematuri dà volto, voce, forma, colore a questo magma che chiamiamo che chiamavamo camorra.
Come si capisce se un bel film italiano è un grande film in assoluto? C'è un test infallibile. Basta chiedersi se lo consiglieremmo a un amico straniero. Gomorra passa a pieni voti per varie ragioni. Perché mostra un mondo mai visto con tanta forza e coerenza. Perché a forza di cesellare immagini e parole rende incredibilmente vero quel mondo incredibile, cancellando ogni traccia di messa in scena.
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75%
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25%
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L'orrore di una società complice della mafia: un film per andare oltre
Boris Sollazzo DNews

Le mafie hanno fatto 10mila morti in 30 anni, 4mila solo la camorra. Più dell'Ira, l'Eta, il terrorismo islamico. Hanno giri d'affari da 150 miliardi di dollari e si iscrivono di diritto tra le multinazionali più ricche e potenti del mondo. È la matematica della criminalità organizzata, fredda e impressionante. Da qui è partito Roberto Saviano di Casal di Principe (terra del famigerato clan dei Casalesi), romanziere d'inchiesta, raffinato scrittore e implacabile mastino, ora sotto protezione. Gomorra è un capolavoro che ci inchioda all'orrore di una società complice di una mafia brutta, sporca e cattiva e dei suoi colletti bianchi, delle discariche illegali e della piazza di spaccio a cielo aperto più grande del mondo (Scampia).
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62%
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38%
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Alessio Guzzano City
Roberto Saviano, non ancora 30enne, ha venduto da noi 1.200.000 copie di "Gomorra". Tradotto in tutto il mondo, vive sotto scorta e dibatte di censure killer con Salman Rushdie per aver mappato indirizzi e affari di camorra. Un set blindato partorisce un film che disinnesca il grilletto delle denunce del libro per farne nitida topografia umana: atmosfere da cruda fiction di malavita (nulla a che fare con la malafiction tv), romanzo criminale lucido ed efficace. Cinque storie di esecuzioni, riscossioni, apprendistati e carriere di automatica dannazione, inquinamento di vicinati e ambienti, smaltimento di rifiuti e coscienze. Nel sommerso casertano, ai cinesi serve un maestro sarto per sfornare abiti doc; due scugnizzi incoscienti capiranno atrocemente che nei casermoni di Scampia non si nasce (né si muore) col rango di Scarface.
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50%
No
50%
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Benvenuti a Gomorra dove il crimine è padrone
Silvio Danese Quotidiano Nazionale

Con un abito di canapa e il suv nero da manager, Franco (Toni Servillo) affitta i terreni dove poi i suoi camion vanno a scaricare liquami, scavi di tufo profondi e tetri, dissezioni anatomiche di un Paese che, ci si chiede, è il nostro? Quando i conducenti, feriti dai rifiuti tossici, si rifiutano, Franco risolve all'istante: una decina di ragazzini che, con i cuscini sotto il sedere, piano piano pilotano i camion giù dove devono scaricare, nelle feritoie della terra.
Vista dall'alto, è una processione circolare scabrosa, un rosario della delittuosa religione del profitto, il luogo cimiteriale che congiunge l'assonanza tra camorra, il sistema, la holding criminale, e Gomorra, una delle cinque città punite da Dio.
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47%
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53%
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«Gomorra», spiacenti ma è l'Italia
Alberto Crespi L'Unità

Inutile far finta: Cannes inizia solo domani, ma avendo visto tre film italiani sui quattro in partenza per la Croisette, vorremmo anticiparvi che la squadra azzurra stupirà il mondo. Non tanto perché i film siano belli (e sono belli), quanto perché raccontano un'Italia insospettata, che lascerà tutti di stucco. Certo, né Gomorra di Matteo Garrone (concorso), né Sangue pazzo di Marco Tullio Giordana (fuori concorso), né il resto della notte di Francesco Munzi (Quinzaine) sono film- dépliant, non siamo di fronte a cartoline dal Bel Paese che attireranno i turisti. Non sappiamo cosa ne penserà il ministro-poeta Bondi, ci auguriamo che non ricicli la vecchia litania dei «panni sporchi», ma certo dai film - soprattutto da Munzi e Garrone - emerge un paese devastato, corrotto, violento, volgare, ignorante, sporco: che assomiglia, confessiamolo, a quel che vediamo intorno a noi, anche se abbiamo la fortuna di non vivere né a Scampia (il più grande supermarket all'aperto di droga del mondo) né alle barriere di Torino.
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83%
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17%
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Gomorra, ecco il film sull'inferno di Scampia
Paolo D'Agostini La Repubblica

Il libro di Roberto Saviano ci ha spiegato che la parola "camorra" è un ferro vecchio, non la usa più nessuno tra i diretti interessati e non significa niente. Ci ha fatto gelare il sangue parlandoci, con la competenza e la conoscenza di chi ha visto le cose da vicino, di qualcosa che è molto più che un gravissimo, esteso, radicato; impunito e duraturo fenomeno criminale, ma è un "sistema" aziendale che guida e governa l'economia e la vita di interi quartieri, intere città e province, intere regioni d'Italia. Il film di Matteo Garrone, anche se sceglie solo alcune tracce del libro e circoscrive il suo percorso a cinque storie, ricalca del libro l'andatura a quadri slegati e indipendenti gli uni dagli altri.
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57%
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43%
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Gomorra, la Campania soffocata dall'illegalità
Alessandra De Luca Avvenire

La sfida era impegnativa: portare sullo schermo il complicatissimo affresco tracciato da Roberto Saviano nel best seller Gomorra (un milione e duecentomila copie vendute in 42 Paesi) che Incrocia decine e decine di storie e personaggi per raccontare lo spietato mondo della camorra. Si potevano girare 10 film, una sorta di Decalogo della malavita campana fondata su soldi, sangue e potere. Invece Matteo Garrone, in gara a Cannes domenica 18, ma da venerdì 16 nelle sale italiane distribuito da 01, ha deciso di selezionare cinque storie di ordinaria violenza profondamente radicate nel microcosmo di Scampia dove una falda scoppiata nel 2004 all'interno di uno dei clan egemoni ha provocato decine e decine di morti in poche settimane.
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E se al cinema Gomorra fosse un flop?
Michele Anselmi Il Riformista

"Piazze piene urne vuote", s'è detto dopo la batosta del centrosinistra. Potrebbe valere anche per il cinema di impegno civile. Tanti articoli di prima pagina, commenti, interventi, testimonianze, insomma un martellamento mediatico che fa presagire l'exploit ai botteghini; ma poi il pubblico, scettico, guarda da un'altra parte. Chi non ricorda la bagarre resistenziale attorno a Porzus, il film di Martinelli sui partigiani bianchi trucidati dai partigiani rossi? Ferrara, allora direttore di Panorama, ci costruì una titanica campagna. Al cinema non andò nessuno. Pure il Caimano di Moretti, fonte di infinite curiosità e polemiche, pareva destinato a fare il pieno nella primavera 2006: alla fine si fermò attorno ai sei milioni di euro, poco, considerando l'attesa spasmodica.
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9%
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Ecco il film che fa paura alla camorra
Alberto Anile Tv Sorrisi e Canzoni

Ciro ha vent'anni, e da quando ne aveva 15 lavora col padre, fruttivendolo. Marco ha due anni di più, ha moglie e figlio, e si guadagna la vita come muratore. Vivono a Montesanto, quartiere popolare di Napoli, e stanno per diventare famosi. Il regista Matteo Garrone li ha voluti nel cast di «Gomorra», il film tratto dal libro di Saviano, in concorso a Cannes e che Sorrisi ha visto in assoluta anteprima. Nella pellicola sì chiamano come nella vita, Ciro e Marco: interpretano due adolescenti intossicati dalla camorra, che sognano di vivere dentro lo «Scarface» di Al Pacino, è che, mettendosi in «affari» per conto proprio, disturbano i boss della zona. Del-le cinque storie di cui si compone il film, forse la loro è quella che rimarrà più impressa nella memoria, non fosse altro perché la sua conclusione è anche l'epilogo del film.
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68%
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Gomorra. Così hanno girato il film a Scampia, con i pass forniti dalla Camorra.
Emilio Marrese Il Venerdì di Repubblica

Tratta dal bestseller di Saviano, la nuova opera di Matteo Garrone esce nelle sale e domenica è a Cannes. È stato difficile lavorare nel regno dei boss? «No», racconta il regista (che da ragazzo giocava a tennis con la Seles). «Anzi, ci hanno aiutato anche loro. II cinema è magia Per tutti».
Sognava il Roland Garros, è finito a Cannes. Se nella vita deve andar male, che vada sempre così. Certo, se Matteo Garrone, in corsa per la Palma d'oro con Gomorra, avesse sfondato a colpi di dritto mancino ora non avrebbe solo un bel loft a Piazza Vittorio ma parecchi altri tra Miami, Montecarlo e New York. Però molto probabilmente è l'unico regista al mondo che - prima di incrociare Eastwood, Wenders o Soderbergh - può dire di aver affrontato Monica Seles.
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Non è del cinema che questa Italia deve vergognarsi
Lietta Tornabuoni La Stampa

Un silenzio impressionato ha accolto, alla prima proiezione destinata alla stampa, Gomorra, il film che Matteo Garrone ha tratto dal libro sulla camorra di Roberto Saviano (venduto in Italia da Mondadori in un milione e 200 mila copie, tradotto in 33 lingue, un successo straordinario). Il film, parlato in napoletano con sottotitoli, esce in 400 sale italiane venerdì e passa in concorso al Festival di Cannes il 18: è magnifico e terribile.
All'inizio, un giovane sta nella luce azzurra d'una cabina abbronzante, un altro seduto porge la sinistra alla manicurer, esempi dell'aspirazione all'estetica pubblicitaria dell'ultima generazione camorrista. Dopo un attimo, sono cadaveri; gli spari secchi li colpiscono spietati in fronte, in testa, in faccia.
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Romanzi criminali
Fabio Ferzetti Il Messaggero

Duemilaotto, Odissea nell'iperspazio. Niente astronavi, grazie, non servono. Per fare fantascienza in Campania, Italia, basta un solarium con le sue luci verdi abbacinanti, poi un tramestìo soffocato, il sangue scarlatto sotto i corpi abbronzati, i gesti svelti e precisi con cui gli assassini entrano, sparano, lasciano le armi nel sacchetto tenuto dalla complice, si dileguano.
Gomorra comincia così, con una scena esatta e mortalmente priva di pathos, come un referto medico, che ci trasporta subito in un'altra dimensione. Ma non è fantascienza, è la realtà quotidiana di un mondo vicinissimo e insieme invisibile, che Matteo Garrone ricrea con allucinato rigore rielaborando pagine dal docu-romanzo di Roberto Saviano.
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Con «Gomorra» per una sinfonia di cupa violenza
Valerio Caprara Il Mattino

Napoli, ieri e oggi. C'è da restare prigionieri di un castello di stereotipi o da inebriarsi dei soliti cavilli politicanti. Roberto Saviano, che non sarà il solo, ma è comunque un eroe civile, ha scrutato negli abissi della realtà criminale con la sua folgorante scrittura sospesa tra romanzo e inchiesta; Matteo Garrone, uno dei pochissimi registi italiani degni della qualifica, ha trasposto «Gomorra» con una fedeltà non formale e, anzi, ha avuto la forza e il fegato di conferirgli un'autonoma quanto necessaria cifra per immagini. Quel fiore spampanato che è Napoli - con la sua corolla di primati e contraddizioni, culture ed emergenze, vitalità distorte e violenze - tende a fare paura a chi vuole coglierlo definitivamente: invece di avviare il giochino del «chi è con lei e chi è contro di lei», insomma, che vuole spiegare il tutto e finisce col precipitare nel niente, prima Saviano e poi Garrone ci aiutano a entrarci dentro cercando di vincere proprio quella paura maledetta e fuorviante.
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Picciotti, faccendieri, spacciatori: per la camorra è "tutto a posto"
Maurizio Cabona Il Giornale

È passato oltre mezzo secolo da quando uscì La sfida di Francesco Rosi, ma quella Napoli e quei dintorni continuano a essere il regno della camorra, a giudicare - oltre che dalle cronache - da un altro film, Gomorra di Matteo Garrone, tratto dal libro di Roberto Saviano (Mondadori), che uscirà nelle sale venerdì e sarà in concorso al Festival di Cannes domenica.
La Campania tutta guapperia di Rosi aveva giustificazioni: alla miseria endemica del dopo-annessione all'Italia, erano seguite miseria acuta e collasso morale favoriti dalle «Am-lire» dell'occupazione alleata; le tensioni politiche del dopoguerra, nell'area più monarchica dell'Italia repubblicana, avevano fatto il resto.
Dopo infiniti interventi pubblici, la Campania di oggi però è sprofondata ancora.
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I criminali di «Gomorra»: forza del grande cinema
Paolo Mereghetti Il Corriere della Sera

Ci sono spesso delle zone nere che «cancellano» una parte dell' inquadratura in Gomorra. Gallerie cieche, stanze in penombra, cantine e seminterrati male illuminati, muri e pareti che bloccano la vista, ambienti senza luce: buchi che risucchiano i personaggi e la macchina da presa. Oppure rettangoli che impediscono la visione, come i timbri della censura. Non si può vedere tutto di quel mondo ci suggeriscono quelle immagini, perché ogni persona è un mondo a sé, risponde a una regola personale. Che è quella del profitto, ma non solo. È anche quella del proprio codice d' onore, o del proprio tornaconto, o del proprio bisogno, o delle proprie illusioni. Persino dei propri sogni, come quelli di poter impersonare quello che il cinema ha raccontato con più forza e bellezza.
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Maxischermo Gomorra
Gianluca di Feo Il Venerdì di Repubblica

Abbiamo visto in anteprima con il pm che indagò sulle stragi di camorra, il film tratto dal romanzo di Saviano del regista Garrone. Una apocalisse tutta in dialetto. Un inferno di violenza e degrado. Girato nei fortini dei clan.
La statua di padre Pio che cala dai piani alti delle Vele di Secondigliano, il mostro urbanistica diventato teatro della faida di camorra più sanguinosa. Un santo che viene fatto traslocare, cacciato via perché è venuta l'ora dei killer e bisogna decidere tra amici e nemici: anche padre No è finito con gli scissionisti e segue in guerra i suoi devoti. Un'immagine surreale, quasi oniríca che invece appartiene alla più profonda realtà. Questa è la forza dei film che Matteo Garrone ha tratto da "Gomorra", il romanzo-inchiesta di Roberto Saviano: un racconto visivo che esce dal libro e sì immerge, come dice il regista, nell'apocalisse quotidiana della criminalità campana.
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