L’amore succede e non puoi fermarlo, nemmeno quando fa paura. In Concorso.
di Paola Casella
New York, primi anni Ottanta. Jimmy George è un perfomer omosessuale colpito da quella malattia che avrebbe devastato la comunità gay per tutto il decennio in corso (e oltre): una malattia in quel momento ancora senza un nome, men che meno una cura. Il suo compagno Dennis lo accudisce con amore. Nonostante la malattia Jimmy, sopravvissuto a una recente ospedalizzazione, cerca di mettere in piedi uno spettacolo musicale di cui sarà protagonista. E quando in un appartamento vicino al loro si trasferisce Vincent, la routine di Jimmy e Dennis viene stravolta.
The Man I Love è il ricordo doloroso di un uomo gay, il regista e sceneggiatore statunitense Ira Sachs, che ha vissuto a New York l'arrivo dell'AIDS vedendo morire amici e compagni nell'indifferenza della "società civile". Ira Sachs riprende l'energia indie del suo precedente Passages per raccontare un universo parallelo in cui le regole non contano.
Il problema nasce nella seconda parte del film, quando il melodramma prende la mano dell'autore e di Rami Malek, che diventa eccessivo e autocompiaciuto nella sua mimesi, e quando la storia smette di muoversi in avanti per ripiegarsi su se stessa. Solo la conclusione con Vincent che balla sul suo destino (forse) segnato come sul Titanic riprende la forza delle prime scene.