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luisa
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venerdì 20 febbraio 2026
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finalmente una riflessione articolata sull?ia
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Un film documentario molto interessante e davvero necessario. Da non perdere.
"Wider than the Sky" arriva nei cinema in un momento in cui il dibattito sull’intelligenza artificiale oscilla tra entusiasmo acritico e timori apocalittici. Il film sceglie una strada diversa, proponendo una riflessione visiva e concettuale su cosa significa davvero "intelligenza": come possiamo comprendere le macchine se non conosciamo bene il funzionamento della nostra mente?
Attraverso un montaggio che alterna esperimenti scientifici, coreografie di danzatori e interventi di neuroscienziati, il documentario costruisce un racconto in cui la creatività collettiva diventa metafora di un’intelligenza che non è solo individuale o artificiale, ma frutto di un sapere condiviso.
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Un film documentario molto interessante e davvero necessario. Da non perdere.
"Wider than the Sky" arriva nei cinema in un momento in cui il dibattito sull’intelligenza artificiale oscilla tra entusiasmo acritico e timori apocalittici. Il film sceglie una strada diversa, proponendo una riflessione visiva e concettuale su cosa significa davvero "intelligenza": come possiamo comprendere le macchine se non conosciamo bene il funzionamento della nostra mente?
Attraverso un montaggio che alterna esperimenti scientifici, coreografie di danzatori e interventi di neuroscienziati, il documentario costruisce un racconto in cui la creatività collettiva diventa metafora di un’intelligenza che non è solo individuale o artificiale, ma frutto di un sapere condiviso. l’IA, alimentata dall’umano, non é quindi solo calcolo, ma anche espressione di una capacità creativa che nasce dall’incontro di menti, corpi e culture.
È il risultato di un processo umano collettivo, accumulati nel tempo. La domanda centrale, allora, non riguarda tanto le potenzialità tecnologiche, quanto l’uso che ne faremo: per accentrare il potere o per costruire una società più equa, in cui tecnologia e empatia possono coesistere?
“Wider than the Sky" non fornisce risposte definitive, ma invita a una riflessione: l’IA non è un destino inevitabile, ma uno strumento che possiamo e dobbiamo ancora plasmare. Un invito a guardare alla IA non con paura o entusiasmo acritico, ma con consapevolezza e responsabilità.
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taha
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giovedì 19 febbraio 2026
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wider!
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Dove sta il confine tra l’umano e il cibernetico? Fin quanto possiamo spingerci e soprattutto è possibile replicare il cervello umano, con una matassa di cavi elettrici e qualche chip? La coscienza che non sappiamo dove sia collocata, che spesso attribuiamo ai nostri consimili come un superlativo, è un ramo che cresce solo se si è intelligenti e strabordanti di nozioni e dati?
Molti film nel passato si sono addentrati in queste strade buie, con una torcia teneramente fievole, lo stesso fa Jalongo con “Wider than the skaj”. Questo documentario da una parte ci ricorda le nostre peculiarità di umani, seguendo una compagnia di danza contemporanea nell’atto della creazione dello spettacolo, succede allora che le interazioni tra i danzatori, e la coreografa progressivamente strutturano all’unisono movimenti di un’armonia collettiva, consimile al volteggiare degli stormi nel cielo.
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Dove sta il confine tra l’umano e il cibernetico? Fin quanto possiamo spingerci e soprattutto è possibile replicare il cervello umano, con una matassa di cavi elettrici e qualche chip? La coscienza che non sappiamo dove sia collocata, che spesso attribuiamo ai nostri consimili come un superlativo, è un ramo che cresce solo se si è intelligenti e strabordanti di nozioni e dati?
Molti film nel passato si sono addentrati in queste strade buie, con una torcia teneramente fievole, lo stesso fa Jalongo con “Wider than the skaj”. Questo documentario da una parte ci ricorda le nostre peculiarità di umani, seguendo una compagnia di danza contemporanea nell’atto della creazione dello spettacolo, succede allora che le interazioni tra i danzatori, e la coreografa progressivamente strutturano all’unisono movimenti di un’armonia collettiva, consimile al volteggiare degli stormi nel cielo. Chissà se anche le nostre relazioni neuronali sono delle danze. Anche la musica sembra figlia di un riverbero lontano nel tempo, partita da un grande ancestrale bisogno di bellezza che sfugge le odierne nenie claustrofobiche delle serie tv netflixiane. D’altra parte però il regista ci ammonisce, ci ricorda che l’intelligenza artificiale è uno strumento come tanti, uno strumento che si è sviluppato nel seno del turbo capitalismo avanzato e che se ne deleghiamo l’espansione ai potenti lobbisti o ai multimilionari occhialuti nerd della Sillicon Valley che hanno passato la loro vita rinchiusi in una stanza davanti ad un schermo o alle multinazionali degli armamenti, o alle corporazioni pubblicitarie che ogni giorno affinano le loro armi per indurci a un consumo senza coscienza, ci ritroveremo a lasciare ai nostri figli un deserto più vasto di quello che abbiamo ereditato.
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no_data
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martedì 17 febbraio 2026
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wider than the sky
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“Wider than the Sky” è un’affascinante viaggio visivo e sonoro che, partendo da prospettive e rischi dell’intelligenza artificiale, offre spunti su argomenti complessi come i processi conoscitivi, la coscienza, l’intuizione artistica, i valori democratici.
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“Wider than the Sky” è un’affascinante viaggio visivo e sonoro che, partendo da prospettive e rischi dell’intelligenza artificiale, offre spunti su argomenti complessi come i processi conoscitivi, la coscienza, l’intuizione artistica, i valori democratici. Valerio Jalongo riprende in parte temi che erano già presenti nel precedente “Il senso della bellezza” del 2017, ma “Wider than the Sky” risulta più strutturato nell'amalgama di interviste che coinvolgono scienziati, artisti ed esperti con sequenze di videoarte, danza, arti pittoriche, paesaggi.
La colonna sonora è raffinata ed efficace, sia nei brani di grande energia composti da Daniela Pes e Katy Fusco, che nel repertorio - bello l’inserimento di una canzone melodica tedesca anni 50 che regala alla sequenza di addestramento dei robot un sapore vagamente inquietante: l'intelligenza artificiale viene addestrata, accumula dati, impara, impara, impara, attraverso i robot e i droni che pilota si estende nello spazio fisico, ma le manca ancora qualcosa…
Questo però non è un film di fantascienza. Anzi, va detto che gli ultimi film di Jalongo sono piuttosto apparentati alla poesia di Emily Dickinson e al senso di meraviglia di fronte alla natura e alle potenzialità del genere umano. Tra l'altro "Wider than the Sky" non è l'unico film il cui titolo abbia tratto spunto dai versi della poetessa americana, ormai si potrebbe individuare un piccolo filone di "Dickinson titles" da "Buongiorno notte" di Bellocchio ("Good Morning - Midnight" in Dickinson) al recente "The Thing with Feathers" di Dylan Southern con Benedict Cumberbatch, passando per altri film dello stesso Jalongo.
Bello che Valerio abbia dedicato ai suoi genitori questi due documentari su arte e scienza.
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luisa
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venerdì 13 febbraio 2026
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l?intelligenza artificiale oltre all?algoritmo
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“Wider than the Sky" arriva nei cinema in un momento in cui il dibattito sull’intelligenza artificiale oscilla tra entusiasmo acritico e timori apocalittici. Il film sceglie una strada diversa, proponendo una riflessione visiva e concettuale su cosa significa davvero "intelligenza": come possiamo comprendere le macchine se non conosciamo bene il funzionamento della nostra mente?
Attraverso un montaggio che alterna esperimenti scientifici, coreografie di danzatori e interventi di neuroscienziati, il documentario costruisce un racconto in cui la creatività collettiva diventa metafora di un’intelligenza che non è solo individuale o artificiale, ma frutto di un sapere condiviso.
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“Wider than the Sky" arriva nei cinema in un momento in cui il dibattito sull’intelligenza artificiale oscilla tra entusiasmo acritico e timori apocalittici. Il film sceglie una strada diversa, proponendo una riflessione visiva e concettuale su cosa significa davvero "intelligenza": come possiamo comprendere le macchine se non conosciamo bene il funzionamento della nostra mente?
Attraverso un montaggio che alterna esperimenti scientifici, coreografie di danzatori e interventi di neuroscienziati, il documentario costruisce un racconto in cui la creatività collettiva diventa metafora di un’intelligenza che non è solo individuale o artificiale, ma frutto di un sapere condiviso. l’IA, alimentata dall’umano, non é quindi solo calcolo, ma anche espressione di una capacità creativa che nasce dall’incontro di menti, corpi e culture.
È il risultato di un processo umano collettivo, accumulati nel tempo. La domanda centrale, allora, non riguarda tanto le potenzialità tecnologiche, quanto l’uso che ne faremo: per accentrare il potere o per costruire una società più equa, in cui tecnologia e empatia possono coesistere?
“Wider than the Sky" non fornisce risposte definitive, ma invita a una riflessione: l’IA non è un destino inevitabile, ma uno strumento che possiamo e dobbiamo ancora plasmare. Un invito a guardare alla IA non con paura o entusiasmo acritico, ma con consapevolezza e responsabilità.
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luisa
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venerdì 13 febbraio 2026
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un film necessario nel dibattito sull?a.i
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?Wider than the Sky" arriva nei cinema in un momento in cui il dibattito sull?intelligenza artificiale oscilla tra entusiasmo acritico e timori apocalittici. Il film sceglie una strada diversa, proponendo una riflessione visiva e concettuale su cosa significa davvero "intelligenza": come possiamo comprendere le macchine se non conosciamo bene il funzionamento della nostra mente? Attraverso un montaggio che alterna esperimenti scientifici, coreografie di danzatori e interventi di neuroscienziati, il documentario costruisce un racconto in cui la creativit? collettiva diventa metafora di un?intelligenza che non ? solo individuale o artificiale, ma frutto di un sapere condiviso. l?IA, alimentata dall?umano, non ? quindi solo calcolo, ma anche espressione di una capacit? creativa che nasce dall?incontro di menti, corpi e culture.
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?Wider than the Sky" arriva nei cinema in un momento in cui il dibattito sull?intelligenza artificiale oscilla tra entusiasmo acritico e timori apocalittici. Il film sceglie una strada diversa, proponendo una riflessione visiva e concettuale su cosa significa davvero "intelligenza": come possiamo comprendere le macchine se non conosciamo bene il funzionamento della nostra mente? Attraverso un montaggio che alterna esperimenti scientifici, coreografie di danzatori e interventi di neuroscienziati, il documentario costruisce un racconto in cui la creativit? collettiva diventa metafora di un?intelligenza che non ? solo individuale o artificiale, ma frutto di un sapere condiviso. l?IA, alimentata dall?umano, non ? quindi solo calcolo, ma anche espressione di una capacit? creativa che nasce dall?incontro di menti, corpi e culture. ? il risultato di un processo umano collettivo, accumulati nel tempo. La domanda centrale, allora, non riguarda tanto le potenzialit? tecnologiche, quanto l?uso che ne faremo: per accentrare il potere o per costruire una societ? pi? equa, in cui tecnologia e empatia possono coesistere? ?Wider than the Sky" non fornisce risposte definitive, ma invita a una riflessione: l?IA non ? un destino inevitabile, ma uno strumento che possiamo e dobbiamo ancora plasmare. Un suggerimento a guardare alla IA non con paura o entusiasmo acritico, ma con consapevolezza e responsabilit
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laura nanni
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venerdì 13 febbraio 2026
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sperimentare l''esistenza ? molto interessante
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Wider than the sky.
Personalmente ho un rapporto di polarità con il tema complesso dell'intelligenza artificiale: da un lato una forte attrazione di fronte alla possibilità di una esplorazione più espansa della realtà, dall'altro la paura che la stessa realtà possa essere maneggiata pericolosamente fino a minacciare l'unicità e l'esercizio del potenziale creativo umano.
Il film "Wider than the sky" di Valerio Jalongo affronta con immagini meravigliosamente poetiche e contenuti scientifici approfonditi, il rapporto tra IA neuroscienza e umanità.
Una visione in parte pacificante, grazie al ritmo lento e coinvolgente e alla musica di Daniela Pes, che conferisce una marcia quasi meditativa allo scorrere delle immagini.
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Wider than the sky.
Personalmente ho un rapporto di polarità con il tema complesso dell'intelligenza artificiale: da un lato una forte attrazione di fronte alla possibilità di una esplorazione più espansa della realtà, dall'altro la paura che la stessa realtà possa essere maneggiata pericolosamente fino a minacciare l'unicità e l'esercizio del potenziale creativo umano.
Il film "Wider than the sky" di Valerio Jalongo affronta con immagini meravigliosamente poetiche e contenuti scientifici approfonditi, il rapporto tra IA neuroscienza e umanità.
Una visione in parte pacificante, grazie al ritmo lento e coinvolgente e alla musica di Daniela Pes, che conferisce una marcia quasi meditativa allo scorrere delle immagini.
Come immersa in un mare in tempesta ho buttato l'ancora sull'espressione "intelligenza collettiva" che mi ha risollevata un po' ricordandomi che, a partire dal dipinto antico del piccolo homo al centro dell'universo, siamo stati e possiamo continuare ad essere ancora protagonisti, naturalmente augurandoci un uso funzionale e consapevole dell'AI affiancata dalle componenti cooperative ed empatiche che spero continuino a caratterizzarci come genere umano.
Dal documentario ho estratto due pensieri che sicuramente arricchiranno il mio sguardo sulla complessità del tema.
Il primo è di Kingson Man : "Non siamo macchine pensanti che si emozionano, ma macchine emotive che pensano"
Forse mantenendo un contatto col corpo e con le emozioni, cosa poco scontata di questi tempi, potrà essere garantito, o almeno facilitato, il nostro vigilare consapevole attraverso ogni inevitabile cambiamento.
Il secondo pensiero si riferisce a quando, nel dialogo con il suo programmatore, il robot umanoide Ameca afferma che "sperimentare l'esistenza è molto interessante come prospettiva."
Così, a fianco alla paura, è comparsa una punta di ottimismo e fiducia e sono uscita dal cinema pensando che, anche nei momenti in cui i nostri valori e riferimenti consueti si modificano, possiamo continuare a sentire la vita come "una prospettiva sempre interessante" a patto che l'umanità, intesa come sostantivo e aggettivo allo stesso tempo, resti comunque il centro di un dipinto, anche se non più antico, ma digitale e tridimensionale.
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laura nanni
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giovedì 12 febbraio 2026
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sperimentare l''esistenza ? molto interessante
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Wider than the sky.
Personalmente ho un rapporto di polarità con il tema complesso dell'intelligenza artificiale: da un lato una forte attrazione di fronte alla possibilità di una esplorazione più espansa della realtà, dall'altro la paura che la stessa realtà possa essere maneggiata pericolosamente fino a minacciare l'unicità e l'esercizio del potenziale creativo umano.
Il film "Wider than the sky" di Valerio Jalongo affronta con immagini meravigliosamente poetiche e contenuti scientifici approfonditi, il rapporto tra IA neuroscienza e umanità.
Una visione in parte pacificante, grazie al ritmo lento e coinvolgente e alla musica di Daniela Pes, che conferisce una marcia quasi meditativa allo scorrere delle immagini.
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Wider than the sky.
Personalmente ho un rapporto di polarità con il tema complesso dell'intelligenza artificiale: da un lato una forte attrazione di fronte alla possibilità di una esplorazione più espansa della realtà, dall'altro la paura che la stessa realtà possa essere maneggiata pericolosamente fino a minacciare l'unicità e l'esercizio del potenziale creativo umano.
Il film "Wider than the sky" di Valerio Jalongo affronta con immagini meravigliosamente poetiche e contenuti scientifici approfonditi, il rapporto tra IA neuroscienza e umanità.
Una visione in parte pacificante, grazie al ritmo lento e coinvolgente e alla musica di Daniela Pes, che conferisce una marcia quasi meditativa allo scorrere delle immagini.
Come immersa in un mare in tempesta ho buttato l'ancora sull'espressione "intelligenza collettiva" che mi ha risollevata un po' ricordandomi che, a partire dal dipinto antico del piccolo homo al centro dell'universo, siamo stati e possiamo continuare ad essere ancora protagonisti, naturalmente augurandoci un uso funzionale e consapevole dell'AI affiancata dalle componenti cooperative ed empatiche che spero continuino a caratterizzarci come genere umano.
Dal documentario ho estratto due pensieri che sicuramente arricchiranno il mio sguardo sulla complessità del tema.
Il primo è di Kingson Man : "Non siamo macchine pensanti che si emozionano, ma macchine emotive che pensano"
Forse mantenendo un contatto col corpo e con le emozioni, cosa poco scontata di questi tempi, potrà essere garantito, o almeno facilitato, il nostro vigilare consapevole attraverso ogni inevitabile cambiamento.
Il secondo pensiero si riferisce a quando, nel dialogo con il suo programmatore, il robot umanoide Ameca afferma che "sperimentare l'esistenza è molto interessante come prospettiva."
Così, a fianco alla paura, è comparsa una punta di ottimismo e fiducia e sono uscita dal cinema pensando che, anche nei momenti in cui i nostri valori e riferimenti consueti si modificano, possiamo continuare a sentire la vita come "una prospettiva sempre interessante" a patto che l'umanità, intesa come sostantivo e aggettivo allo stesso tempo, resti comunque il centro di un dipinto, anche se non più antico, ma digitale e tridimensionale.
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laura nanni
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giovedì 12 febbraio 2026
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wider than the sky
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Personalmente ho un rapporto di polarit? con il tema complesso dell'intelligenza artificiale: da un lato una forte attrazione di fronte alla possibilit? di una esplorazione pi? espansa della realt?, dall'altro la paura che la stessa realt? possa essere maneggiata pericolosamente fino a minacciare l'unicit? e l'esercizio del potenziale creativo umano. Il film "Wider than the sky" di Valerio Jalongo affronta con immagini meravigliosamente poetiche e contenuti scientifici approfonditi, il rapporto tra IA neuroscienza e umanit?. Una visione in parte pacificante, grazie al ritmo lento e coinvolgente e alla musica di Daniela Pes, che conferisce una marcia quasi meditativa allo scorrere delle immagini.
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Personalmente ho un rapporto di polarit? con il tema complesso dell'intelligenza artificiale: da un lato una forte attrazione di fronte alla possibilit? di una esplorazione pi? espansa della realt?, dall'altro la paura che la stessa realt? possa essere maneggiata pericolosamente fino a minacciare l'unicit? e l'esercizio del potenziale creativo umano. Il film "Wider than the sky" di Valerio Jalongo affronta con immagini meravigliosamente poetiche e contenuti scientifici approfonditi, il rapporto tra IA neuroscienza e umanit?. Una visione in parte pacificante, grazie al ritmo lento e coinvolgente e alla musica di Daniela Pes, che conferisce una marcia quasi meditativa allo scorrere delle immagini. Come immersa in un mare in tempesta ho buttato l'ancora sull'espressione "intelligenza collettiva" che mi ha risollevata un po' ricordandomi che, a partire dal dipinto antico del piccolo homo al centro dell'universo, siamo stati e possiamo continuare ad essere ancora protagonisti, naturalmente augurandoci un uso funzionale e consapevole dell'AI affiancata dalle componenti cooperative ed empatiche che spero continuino a caratterizzarci come genere umano. Dal documentario ho estratto due pensieri che sicuramente arricchiranno il mio sguardo sulla complessit? del tema. Il primo ? di Kingson Man : "Non siamo macchine pensanti che si emozionano, ma macchine emotive che pensano" Forse mantenendo un contatto col corpo e con le emozioni, cosa poco scontata di questi tempi, potr? essere garantito, o almeno facilitato, il nostro vigilare consapevole attraverso ogni inevitabile cambiamento. Il secondo pensiero si riferisce a quando, nel dialogo con il suo programmatore, il robot umanoide Ameca afferma che "sperimentare l'esistenza ? molto interessante come prospettiva." Cos?, a fianco alla paura, ? comparsa una punta di ottimismo e fiducia e sono uscita dal cinema pensando che, anche nei momenti in cui i nostri valori e riferimenti consueti si modificano, possiamo continuare a sentire la vita come "una prospettiva sempre interessante" a patto che l'umanit?, intesa come sostantivo e aggettivo allo stesso tempo, resti comunque il centro di un dipinto, anche se non pi? antico, ma digitale e tridimensionale.
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