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thomas
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domenica 25 gennaio 2026
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ma mi faccia il piacere ...
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Negli anni 40 e 50 il Cinema americano ha regalato all'umanit? personaggi indelebili come George Bailey (La vita e meravigliosa), Atticus Finch (Il buio oltre la siepe), il memorabile Tom Joad (Furore), e potremmo continuare ancora per molto. Era una America cinematografica che, pur nella sua impareggiabile capacit? di spettacolarizzazione e nella attitudine sua propria ad imprimere un ritmo alle storie che non annoiasse lo spettatore, sapeva trasmettere quegli ideali che, se un minimo condivisi, quantomeno garantiscono una sana convivenza. Quei personaggi di celluloide erano modelli a cui chiunque poteva ispirarsi e le storie in cui erano calati spiegavano al pubblico mondiale che il futuro poteva essere migliore per tutti se tutti avessero scelto di essere migliori.
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Negli anni 40 e 50 il Cinema americano ha regalato all'umanit? personaggi indelebili come George Bailey (La vita e meravigliosa), Atticus Finch (Il buio oltre la siepe), il memorabile Tom Joad (Furore), e potremmo continuare ancora per molto. Era una America cinematografica che, pur nella sua impareggiabile capacit? di spettacolarizzazione e nella attitudine sua propria ad imprimere un ritmo alle storie che non annoiasse lo spettatore, sapeva trasmettere quegli ideali che, se un minimo condivisi, quantomeno garantiscono una sana convivenza. Quei personaggi di celluloide erano modelli a cui chiunque poteva ispirarsi e le storie in cui erano calati spiegavano al pubblico mondiale che il futuro poteva essere migliore per tutti se tutti avessero scelto di essere migliori. Poi questa America cinematografica ha iniziato a spostarsi verso modelli diversi negli anni 60 e 70 e Don Vito Corleone (Il Padrino), Travis Bickle (Taxi Driver), persino la deliziosa Holly Golightly (Colazione da Tiffany) erano personaggi in chiaroscuro; gli alti ideali avevano cessato di essere il vero motore dell'industria cinematografica, la Guerra mondiale era oramai alle spalle, adesso occorreva fare i conti con se stessi ed il messaggio era che, anche se vi era una parte oscura dentro di se, occorreva comunque saper avere un codice di onore come orizzonte e limite nella propria vita. Sulla America raeganiana e post reaganiana degli 80 e 90 stendiamo un velo pietoso, visto che i vari Rambo e compagnia hanno ammorbato le sale cinematografiche per un ventennio circa, in perfetta sintonia con il messaggio americano del tempo, quello secondo cui gli USA avrebbero garantito muscolarmente la giustizia nel mondo ovunque vi fosse stata - secondo i loro interessi ? - ingiustizia. I primi due decenni di questo secolo hanno detto davvero poco, oramai l'industria cinematografica americana ha iniziato a disorientarsi e, come prosciugata di idee e valori, ha preferito dirigersi verso eroi di carta, ma capaci di generare alti ritorni quanto a business; attingendo a piene mani nel mondo dei fumetti e dei romanzi eccoci ai vari Iron Man, Batman e Gandalf, che hanno imperversato in lungo e largo. E allora arriviamo alla America di questi anni 20 del nostro secolo, in cui il suo cinema ha da offrirci sempre meno; raschiando il fondo del barile adesso c'? un proliferare di innocui biopic come quello sui Queen, Elton John, Bob Dylan o Bruce Springsteen. Spettacolo fine a se stesso, business e poco altro. E i critici costretti a dover trovare qualcosa di positivo in prodotti di qualit? oramai standardizzata. In questo lago piatto e per certi versi stagnante, ecco che arriva Marty Supreme e a tutti i critici non pare vero che qualcosa si muova, e quindi arrivano i battimani e le critiche eccelse, entusiastiche. Ma Marty Supreme vale poco o nulla, in tutti i sensi. Il personaggio va nella direzione della America trumpiana, anzi pare essere il manifesto ideologico della nuova America di Trump, secondo cui non esistono regole, ma soltanto obiettivi, da raggiungere ad ogni costo, anche calpestando brutalmente chi si trova di mezzo. Qualcuno ha scritto che il film si dirige alla Generazione Zeta, ma va spiegato agli Z di tenersi lontani da questo veleno in quanto se tutti ci comportassimo in questo modo si tornerebbe alla violenta legge della jungla in cui ognuno tenta di sopraffare l'altro. Artisticamente il film vale davvero poco visto che ? una interminabile carrellata di primissimi piani ad uso del bello di turno ? i fans di Chalamet ne saranno entusiasti - conditi da frasi banalissime, il tutto sottolineato da una colonna sonora sfondatimpani e pure fuori tempo. La storia ha davvero poco da dire e, per tenere lo spettatore sulla poltrona, i tempi dei dialoghi sono perennemente concitati, rapidissimi, quasi finalizzati a non dar tempo a chi assiste al film di pensare che sta vedendo il nulla. In questo contesto di vuoto assoluto riempito da situazioni irreali al limite della favoletta imperversa il viso di Cahalamet, ripreso da una regia da scuola elementare del Cinema sempre in primissimi piani, quasi fosse uno di quegli spot pubblicitari che, ripetendo il messaggio in maniera ossessiva, alla fine te lo fanno entrare in testa e piacere. L'imbarazzante finale alla Karate Kid con gli USA ancora una volta trionfatori in uno sventolio di bandierine a stelle e strisce brandite da soldati in divisa costituisce il giusto epitaffio di un film inutile, se non tossico. Il cinema americano sta morendo purtroppo, credetemi.
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silvano bersani
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domenica 25 gennaio 2026
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iperrealista e surreale
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Un film bello. Un’opera che oltre la apparenza formale della commedia, o del noir, si sa imporre con autorevolezza per il suo linguaggio e per la cifra stilistica decisamente nuova e fresca. A tratti grottesco, altre volte quasi iperrealista, eppure al contempo sognante e surreale. Un plot narrativo semplice, la volontà di rivalsa verso le asperità di una vita avara, un moderno Don Chisciotte in lotta contro i mulini a vento che sono i suoi stessi fantasmi, ma talmente soverchiato dalle proprie ambizioni da non essere mai attraversato dall’ombra del dubbio. Ma al contempo è un film di grande complessità e con un orizzonte narrativo estremamente vasto e articolato.
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Un film bello. Un’opera che oltre la apparenza formale della commedia, o del noir, si sa imporre con autorevolezza per il suo linguaggio e per la cifra stilistica decisamente nuova e fresca. A tratti grottesco, altre volte quasi iperrealista, eppure al contempo sognante e surreale. Un plot narrativo semplice, la volontà di rivalsa verso le asperità di una vita avara, un moderno Don Chisciotte in lotta contro i mulini a vento che sono i suoi stessi fantasmi, ma talmente soverchiato dalle proprie ambizioni da non essere mai attraversato dall’ombra del dubbio. Ma al contempo è un film di grande complessità e con un orizzonte narrativo estremamente vasto e articolato. E con un ritmo narrativo serrato e quasi nevrotico. Per queste ragioni, pur essendo ambientato nel 1952, è un film che parla e si rivolge esplicitamente alla generazione zeta, come evidente già dalle primissima sequenza, col coro di bambini che canta Forever Young e dunque si gioca fin da subito la carta dello straniamento temporale.
Mi sono dovuto ricredere per la mia iniziale diffidenza, dovuta al potente apparato di marketing con cui si presenta nelle sale italiane. E’ un’opera ambiziosa, ma che mantiene le proprie promesse, proprio in virtù del saper parlare un linguaggio contemporaneo e originale.
Come ho dovuto ricredermi sul talento dell’attore protagonista, che non mi aveva tanto convinto nel suo precedente film su Bob Dylan, ma che invece qui ne esce alla grande, meritatamente, con una prova di talento indiscutibile, segno evidentemente che se un bravo attore incontra un bravo regista ciò che ne viene fuori è roba buona.
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michele prencipe
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domenica 25 gennaio 2026
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marty supremo
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Poco da dire. Ho 70 anni. Da ragazzo ho visto il laureato quel pomeriggio di un giorno da cani un uomo da marciapiede taxy driver il cacciatore. Ecco oggi ho visto Marty supreme. Un paio di mesi fa ho visto lui in Bob Dylan: una piccola riflessione mi e’ balenata nella testa. Oggi ho avuto conferma . E’ lui . E’ tanto che lo aspettavo . Finalmente. Del film non dico niente salvo che mi e’ sembrato tanto un carattere rappresentato in tanti film italiani. Vedetelo.
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claudio giletta
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sabato 24 gennaio 2026
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una volta avevamo i buoni doppiatori
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Probabilmente la versione doppiata non rende come dovrebbe,non mi ha entusiasmato,se riesco a vederlo in lingua originale magari cambier? valutazione
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goldy
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sabato 24 gennaio 2026
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insopportabile
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Primo film dellk'era Trumpiana, Si smarrisce il senso del limite e si sfocia in un mare di esagerazioni grossolane dove il l'inveramento delle proprie ambizioni autorizza qualsiasi mezzo anche il più scorretto e e indecente pur di raggiungere il proprio scopo. Il protagonista ce la fa ma nessuno esulta per il suo successo.
Una colonna sonora che spacca i timpani confeziona un prodotto da dimenticare.
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(di mauro.t)
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[+] trump???
(di silvano bersani)
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