Marty Supreme |
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Un film di Josh Safdie.
Con Timothée Chalamet, Gwyneth Paltrow, Odessa A'zion, Kevin O'Leary.
continua»
Biografico,
durata 149 min.
- USA 2025.
- I Wonder Pictures
uscita giovedì 22 gennaio 2026.
MYMONETRO
Marty Supreme
valutazione media:
3,60
su
-1
recensioni di critica, pubblico e dizionari.
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L Oscar ad Anora e il paradosso Marty Supreme
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| giovedì 5 febbraio 2026 | |||||||||||||||||||||||||||||||||||||
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Volete sapere perché lo scorso anno Anora ha vinto l’Oscar come miglior film e Marty Supreme non lo vincerà? Perché Marty Supreme non è attuale, non è ruffiano, non è politicamente corretto e non ha la pretesa di piacere a tutti. Un po’ come accadrà a marzo, quando Another Battle After Another, una delle migliori produzioni dell’anno, finirà per aggiudicarsi la statuetta più ambita per gli stessi e prevedibili meccanismi. La storia, ambientata negli anni Cinquanta, ha come protagonista Marty Mauser, uno sfigatello dei sobborghi newyorkesi che, tra scappatelle, scommesse ed espedienti, coltiva il sogno di diventare il miglior giocatore di ping pong al mondo, in un’epoca in cui questo sport non aveva ancora la dignità mediatica odierna. Marty girovaga per il globo inseguendo il suo obiettivo, partecipando a tornei, esibendosi e truffando senza troppi scrupoli pur di racimolare il denaro necessario a continuare la corsa. Più che a La ricerca della felicità, si ha la sensazione di trovarsi davanti a una versione ‘grezza’ del Lupo di Wall Street. Marty è arrogante, talentuoso, affamato. É “Supreme”, ma la verità è che lo è fin dall’inizio. Ed è proprio qui che il film spiazza: non c’è una vera parabola morale, non c’è una crescita rassicurante. Solo una leggera incrinatura emotiva nel finale, quasi un accenno di empatia. Josh Safdie si muove controcorrente rispetto al cinema contemporaneo. Lo fa con l’uso della pellicola, con dialoghi dissacranti, con personaggi che manipolano, mentono e non vengono puniti per questo. Safdie non è interessato a rendere Marty “giusto”, né a trasformarlo in un simbolo. Lo lascia libero di essere ambiguo, contraddittorio, spesso sgradevole. Ed è proprio questa libertà a rendere il film vivo. Le ambizioni del protagonista vanno a braccetto con quelle di Timothée Chalamet, qui anche produttore. La sontuosa campagna pubblicitaria e la sua ricerca ossessiva nel diventare un vero giocatore di ping pong (senza ricorrere a controfigure), non sono passate inosservate. Questo ruolo rischia di restargli addosso a lungo, proprio come la sua onnipresenza sullo schermo per 150 minuti, o come quei baffetti e quegli occhiali che indossa in ogni scena, o ancora come la sequenza iniziale sulle note di Forever Young, dichiarazione d’intenti tanto sfacciata quanto coerente. Quando in sala si sono spente le luci e il pubblico si è alzato dalle poltrone, sono stato avvolto da una sensazione rara: non di conforto ma di fiducia. In definitiva, Marty Supreme avrebbe potuto uscire negli anni Ottanta come fra vent’anni e risultare comunque impattante. Un film talmente incisivo che, col tempo, sarà ricordato come uno dei successi più interessanti del decennio. A differenza di Anora non verrà ricordato come il vincitore della più prestigiosa statuetta, ma come un film libero, vivo, imperfetto e brillante. Per la sua scrittura, per i dialoghi, per i costumi, per il coraggio di non chiedere scusa. Ci sono film che si dimenticano una settimana dopo averli visti. Altri restano, anche quando smettono di essere comodi.
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