Enzo |
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Un film di Robin Campillo.
Con Pierfrancesco Favino, Élodie Bouchez, Malou Khebizi, Vladislav Holyk.
continua»
Drammatico,
durata 103 min.
- Francia 2025.
- Lucky Red
uscita giovedì 28 agosto 2025.
MYMONETRO
Enzo
valutazione media:
3,34
su
-1
recensioni di critica, pubblico e dizionari.
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Troppe buone intenzioni
di Fabio Ferzetti L'Espresso
Un adolescente sospeso tra due mondi e due età per un film diviso a sua volta in due. Tragicamente. Un film di Laurent Cantet realizzato da Robin Campillo, recitano i titoli. Scomparso nel 2024 a soli 63 anni, Cantet era lo straordinario regista francese che dopo essersi rivelato con "Risorse umane" ci aveva dato altri film memorabili come "La classe", Palma d'oro a Cannes 2008, o il sottovalutato "L'atelier", con Marina Fois docente di scrittura creativa a La Ciotat che scopre sgomenta di avere un allievo dotatissimo ma fascista. Due storie di studenti (o apprendisti, come questo "Enzo"), in lotta contro ambienti ostili e anche contro se stessi. Mentre Campillo, montatore e sceneggiatore prima che regista, a lungo complice dello stesso Cantet, è noto in Italia solo per il suo "120 battiti al minuto".
Ed ecco "Enzo", firmato a quattro mani anche se girato dal solo Campillo, che cova come una ferita la sua scissione originaria. Poggiando sulle spalle del protagonista, grazie a una regia più timida del dovuto, un peso a tratti eccessivo. Mani delicate e gesti maldestri, il sedicenne Enzo (Eloy Pohu) sgobba infatti in un cantiere edile nel Sud della Francia con risul tati inferiori al suo impegno.
Sarà che non è tagliato e farebbe meglio a dedicarsi al disegno, come fa ogni tanto quasi vergognandosene. Sarà che viene da una famiglia altoborghese dotata di mega villa con piscina (i genitori sono Pierfrancesco Favino e Elodie Bouchez). La lunga scena in cui il capocantiere scopre dove abita il suo apprendista è uno dei momenti migliori del film, anche se riesce difficile accordare le professioni dei genitori a quel lusso esibito.
Ma "Enzo" giustamente non si perde in spiegazioni, si limita a fornire, con accuratezza, il misto di stupore e preoccupazione riservato dalla madre e soprattutto dal padre a quel secondogenito strambo. Che ha un solo sogno, confuso ma ostinato. Sfuggire a una vita già disegnata. Evitare il percorso prestabilito del figlio di famiglia (quello in cui pare adagiarsi il fratello maggiore). Magari cercando un impossibile Altrove nelle vite così diverse dei suoi compagni di lavoro. Anche se il suo preferito, Vlad, un giovane ucraino che deve decidere se tornare al suo Paese per combattere o restare in Francia, è un po' troppo palesemente sexy per non rendere il tutto un po' telefonato e a tratti improbabile (l'interprete, Maksym Slivinskyi, sem- 2 bra il giovane Paul Newman). E quella guerra remota, w che Enzo tenta di capire e fare sua disegnandola, evocata con troppa disinvoltura per appassionarci come poteva. Un vero peccato.
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