A Knight of the Seven Kingdoms

Film 2025 | Fantasy, Azione, Drammatico 60 min.

Titolo originaleA Knight of the Seven Kingdoms
Anno2025
GenereFantasy, Azione, Drammatico
ProduzioneUSA
Durata60 minuti
Regia diOwen Harris, Sarah Adina Smith
AttoriDaniel Ings, Sam Spruell, Finn Bennett, Bertie Carvel, Dexter Sol Ansell Edward Ashley, Shaun Thomas, Daniel Monks, Danny Webb, Tom Vaughan-Lawlor, Youssef Kerkour.
TagDa vedere 2025
MYmonetro Valutazione: 4,00 Stelle, sulla base di 1 recensione.

Regia di Owen Harris, Sarah Adina Smith. Una serie Da vedere 2025 con Daniel Ings, Sam Spruell, Finn Bennett, Bertie Carvel, Dexter Sol Ansell. Cast completo Titolo originale: A Knight of the Seven Kingdoms. Genere Fantasy, Azione, Drammatico - USA, 2025, Valutazione: 4 Stelle, sulla base di 1 recensione. STAGIONI: 1 - EPISODI: 6

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Ultimo aggiornamento lunedì 23 febbraio 2026

L'adattamento della prima delle tre novelle pubblicate, "The Hedge Knight", ovvero la storia di come Dunk & Egg si sono incontrati per la prima volta durante un torneo ad Ashford Meadow.

Consigliato assolutamente no!
n.d.
MYMOVIES 4,00
CRITICA
PUBBLICO
ASSOLUTAMENTE SÌ
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Cinema
Trailer
Una prospettiva dal basso, quasi proletaria, lontana dai castelli e dalla nobiltà, sul mondo fantastico di George R.R. Martin.
Recensione di Andrea Fornasiero
lunedì 23 febbraio 2026
Recensione di Andrea Fornasiero
lunedì 23 febbraio 2026

Alla morte del suo mentore, Ser Arlan di Pennytree, Duncan è stato fatto cavaliere. Si reca così, con sogni di gloria e di accettazione da parte dei suoi pari, a un grande torneo nei pressi di Ashford. Strada facendo, in una taverna, un ragazzino dalla testa rasata, che si fa chiamare con il soprannome Egg, insiste per fargli da scudiero e viaggia con lui fino al torneo. Duncan rivede se stesso nel ragazzo e ricorda spesso il suo mentore, i suoi insegnamenti e la loro vita insieme. Duncan, come Ser Arlan. è un cavaliere errante, senza una nobile casata di appartenenza, mentre Egg nasconde un segreto. Ad Ashford i due fanno la conoscenza di nobili e poveri, assistono alla brutalità delle tenzoni e cercano di iscriversi alla gara. Il destino ha però in serbo una sorte particolare per loro.

La terza serie ambientata nel continente fantastico di Westeros ideato da George R.R. Martin dimostra che è possibile raccontare questo mondo con registri diversi da quello dell'epica.

A Knight of the Seven Kingdoms lo mette infatti in chiaro immediatamente: subito dopo che Duncan ha deciso ad alta voce di recarsi al torneo di Ashford, parte la marcia della sigla de Il trono di spade e di House of the Dragon. Viene però interrotta dopo poche note e, con un brutale stacco, vediamo Duncan chino a defecare. Questo spiazzante incipit scatologico e dissacrante segna immediatamente la distanza dalle altre due serie e viene ribadito negli incipit dei due episodi successivi.

Nel secondo infatti vedremo Ser Arlan orinare tenendo in mano un membro di dimensioni ridicole, quasi a dire che la nobiltà dei cavalieri è letteralmente una cavolata. Nel terzo sarà poi un cavallo a defecare copiosamente, anziché ubbidire ai comandi di Egg.

Il registro della serie cambia però alla fine di questa puntata e infatti le successive si spostano verso la tragedia e infine affrontano l'elaborazione di un lutto terribile. Il taglio resta comunque distinto da quello delle altre serie anche solo per il formato scelto: puntate da circa mezz'ora e stagioni da solo sei episodi, che concludono una storia anziché essere capitoli di una lunga e complessa saga.

Il passato dei personaggi ci rimane oscuro per alcune puntate ma viene svelato prima della fine della stagione, senza diventare un mistero irritante e permettendo alla vicenda di andare oltre. Nel caso di Duncan, questa rivelazione avviene con dinamiche quasi da anime - e del resto è da Dragon Ball in poi che gli anime del filone shonen raccontano tornei. Duncan infatti è a terra e il racconto della lotta viene spezzato da un flashback lungo almeno una mezza puntata, prima di tornare a dove avevamo lasciato l'eroe che, rinvigorito dai ricordi si rialza carico di nuova energia. Anche la quantità di ferite che subisce senza cadere spezza il registro realistico della serie per farne qualcosa di più eroico, forse anticipando future grandi gesta o forse semplicemente per la volontà di stupire il pubblico con qualcosa di inatteso. Il vero colpo di scena sarà però alla fine della puntata, che riporterà la storia alla brutalità dei romanzi di Martin, dove anche i grandi condottieri come Kal Drogo possono morire per le cause più banali.

La cosa che rende A Knight of the Seven Kingdoms particolarmente felice è la prospettiva dal basso, quasi proletaria, lontana dai castelli e dalla nobiltà. Tanto che, anche quando questa viene introdotta, resta comunque una parentesi. La serie, dopo l'ossessione di House of the Dragon per personaggi lontanissimi dal popolo, risulta persino riparatoria e ci riporta all'atmosfera delle scene con il Mastino e Arya o di Jon Snow tra i Corvi de Il trono di spade.

L'altra novità è che il protagonista è un cuore puro, che crede nei valori del cavalierato anche se li vede costantemente traditi o ignorati dai suoi pari. Allo stesso modo il suo scudiero, nonostante già possa vantare ampia cultura, ha ancora l'ingenuità di un fanciullo. I due costituiscono una coppia di outsider, oltre che una coppia spesso comica nelle loro differenze, e sono sono figure che portano un sorriso in un mondo di cui abbiamo spesso visto solo il lato più cupo. La serie è dedicata a loro e quindi non è un segreto che non possano morire - per lo meno non prima del finale - dunque, anche sapendo che il mondo è crudele e probabilmente li ferirà, non faranno la brutta fine di chiunque ne Il trono di spade non agisse con cinica astuzia. Duncan ed Egg rappresentano la resilienza dell'umanità, la risata nei momenti peggiori, il coraggio di fare la scelta giusta, la speranza che sopravvive alle avversità, sono insomma gli eroi più genuini del mondo di Martin, non a caso quelli che lo scrittore ha ammesso di amare di più.

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