|
L'arte che imita la vita o è la vita che imita l'omicidio?
Premessa interessante come i protagonisti Uma Thurman e Samuel L.Jackson, vagamente tarantiniani, non solo sul piano dell’umorismo nero ma anche dal punto di vista realizzativo.
Perché diciamocelo, la storia non è qualcosa di originalissimo, un heist per dirla breve, ma fa dialogare due mondi come la criminalità organizzata e il riciclaggio del denaro sporco con l'arte.
Che c'entri la purezza e la bellezza è presto detto se una gallerista, Patrice (Thurman) è sull'orlo del baratro e oltre che pesantemente dipendente da anfetamine, si appoggia, per risollevare le sue sorti, a una coppia mica da ridere: lo yiddish afroamericano Gordon (il bravo Samuel Jackson) titolare di un negozietto e l'esecutore Reggie (Manganiello) entrambi al soldo della mafia con tanto di fatture di quadri appositamente creati per l'occasione da The Bagman, misteriosa star new entry che col suo stile "raffazzonato" incanta i compratori del mondo. Peccato che dietro la sua mano si celi lo scannagatti Reggie, che prima timidamente come copertura, poi pure lui addicted al mondo dell'arte, finirà per prenderci gusto, utilizzando i sacchetti della spesa con cui soffoca le vittime come pezzi da collezionismo.
Commedia nera di Nicol Paone, acida al punto giusto, La stanza degli omicidi, ha il pregio di far trascorrere un'oretta e mezza scacciapensieri, condendo tante salse, dal drammatico al thriller con sano humour nero grazie alla performance di Jackson in una pellicola che prodotta dalla stessa Thurman, palpita di clichè e superficialità. Ma è qualcosa che si perdona, e che con qualche apparizione curiosa nel mondo alla Fargo dei Cohen, fa sorridere amaramente. Almeno quanto un Bansky falso.
[+] lascia un commento a eugenio »
[ - ] lascia un commento a eugenio »
|