Una cosa la scopri vedendo Coppia aperta, quasi spalancata. Che Chiara Francini è una personalità più complessa di quello che potevi immaginare. Aggressiva, fragile, narcisista, insicura, verbosa, ombrosa, una, nessuna, centomila. E uno, nessuno e centomila è anche il film. Un puzzle, un mosaico che mescola finzione e realtà, con una predominanza di quest’ultima.
Tutto parte da “Coppia aperta quasi spalancata”, la pièce di Dario Fo e Franca Rame portata a teatro dalla Francini insieme ad Alessandro Federico. Vediamo riprese dello spettacolo. E vediamo le persone che commentano, dopo che si è chiuso il sipario. Coppia aperta o coppia chiusa? Duro, e non banale, lo scontro con ragazzi che hanno visto lo spettacolo, e criticano proprio il concetto di monogamia, sia chiusa che aperta. Bisogna andare oltre. Sì, ma dove, come?
Ma in mezzo a tutto questo, c’è sempre lei. Lei, Chiara, che fa il suo ingresso dopo lo spettacolo, e catalizza l’attenzione di tutti. Bastano poche inquadrature, per mostrare quanto la personalità di Chiara sia forte, e quanto possa essere aggressiva, per l’altro, la sua sola presenza. Alessandro Federico, il coprotagonista della pièce, su un divano, solo, mentre tutti i telefonini sono per lei.
È brava e coraggiosa Chiara Francini a mostrare quel dèmone che la possiede, il bisogno di attirare l’attenzione su di sé. Che poi è sempre la materia prima di cui sono fatti gli attori. Ma lei sembra vivere questa dimensione anche quando si trova di fronte a sua mamma: imperdibili le scene di incontro/scontro con la madre, che non piega la testa nel confronto con la figlia famosa, che le rivendica di avere avuto più successo: “Oh, io fatturo!”. E la madre che non perde l’aplomb, e controbatte parola su parola, in fiorentino (campigiano, a essere precisi) ordinato, logico e caustico.