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mauro.t
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venerdì 15 novembre 2024
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il compromesso storico secondo segre
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Un omaggio al segretario forse più amato della storia del PCI: la figura di Enrico Berlinguer in rapporto alla politica principale per cui viene ricordato: il compromesso storico nel periodo dal 1973 al 1978.
Il film riesce a miscelare in modo equilibrato la dimensione familiare con quella politica ed ha il merito di non scadere nella smaccata agiografia. Berlinguer viene rappresentato verosimilmente come un marito e padre di famiglia presente e affettuoso, oltre che un instancabile, serio e coraggioso dirigente politico, un segretario genuinamente vicino alla base, che dialogava direttamente con gli operai e che fin da bambino preferiva frequentare i sobborghi del popolo. Incredibile la prova di Elio Germano, soprattutto nella parte vocale: l’accento e persino il timbro di voce di Berlinguer sono imitati alla perfezione.
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Un omaggio al segretario forse più amato della storia del PCI: la figura di Enrico Berlinguer in rapporto alla politica principale per cui viene ricordato: il compromesso storico nel periodo dal 1973 al 1978.
Il film riesce a miscelare in modo equilibrato la dimensione familiare con quella politica ed ha il merito di non scadere nella smaccata agiografia. Berlinguer viene rappresentato verosimilmente come un marito e padre di famiglia presente e affettuoso, oltre che un instancabile, serio e coraggioso dirigente politico, un segretario genuinamente vicino alla base, che dialogava direttamente con gli operai e che fin da bambino preferiva frequentare i sobborghi del popolo. Incredibile la prova di Elio Germano, soprattutto nella parte vocale: l’accento e persino il timbro di voce di Berlinguer sono imitati alla perfezione.
Il senso del film sembra stare nella nostalgia di una figura di alto livello morale e nell’elogio del suo sogno/progetto di una via democratica al socialismo. Il termine “ambizione” porta lo spettatore ignaro di quegli anni a valutare come buono il progetto, inviso al PCUS e agli altri partiti comunisti dell’est, fermato solo dalla forza degli eventi drammatici esterni al partito stesso.
Ma è pericoloso addentrarsi in valutazioni storiche di un periodo molto complesso e controverso.
Il film infatti soffre della rimozione di alcuni atteggiamenti del PCI che accompagnarono la politica di quegli anni. Si ricorda l’avversione della sinistra radicale per il compromesso storico, ma si tace sulla politica del PCI nel governo di Solidarietà Nazionale del 1976/77 (complici la situazione economica ed il terrorismo), che portò il partito ad approvare una serie di provvedimenti di austerity, i quali causarono un diffuso malcontento negli strati popolari e anche dentro il partito. La rimozione viene rinforzata da un’omissione nei titoli di coda, dove si afferma che il PCI, dopo il 1976, rimase sempre attorno al 30% di consensi elettorali per tutto il periodo della segreteria Berlinguer. Sostanzialmente è vero, ma si tace sul netto calo che ebbe nelle amministrative del 1978, che rappresentò una inversione di tendenza dei consensi elettorali confermata dalle successive elezioni e un segnale che indicava probabilmente come la politica di Solidarietà Nazionale (con il compromesso storico) fosse stata disapprovata da molti elettori, e non solo dai giovani e dalla sinistra radicale. Nel film sembra inoltre che la pietra tombale sul compromesso storico sia stata decretata dalla fine di Aldo Moro, ma si ignorano i fatti sopra citati, e ci manca la controprova. In realtà l’idea non fu abbandonata subito dopo, ma fu sempre declinata dalla maggioranza della DC. In seguito, nel 1980, in occasione del deflagrare della questione morale, ci fu la svolta tattica del gruppo dirigente del partito comunista: la proposizione di una “alternativa democratica” con tutte le forze popolari, nella quale la DC non fosse l’asse (ma presente con le sue “forze sane”). Spiegava Reichlin: “Non è morto il compromesso storico, è fallita la caricatura che ne hanno fatto”. Sicuramente una maggiore presenza della questione morale avrebbe caratterizzato molto più incisivamente la figura di Berlinguer (al quale andrebbe attribuita una seconda ambizione impossibile: quella di riformare la DC dall’esterno).
Un regista che fa un film su un personaggio storico ha la responsabilità di quanto divulga. Il film dice sostanzialmente alle giovani generazioni: “Berlinguer aveva un sogno che era buono, ma si è scontrato con forze (cattive) più grandi di lui”. Semplice come un’equazione di primo grado, un po’ troppo.
Ciascuno ha il diritto di avere la propria opinione sul compromesso storico, ma la storia andrebbe raccontata in modo più corretto e complesso.
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vincenzo alfio motta
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domenica 10 novembre 2024
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le ambizioni del presente
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Qualcuno l'ha criticato, giudicandolo un' agiografia di cui non abbiamo bisogno. Chi afferma ciò, credo che abbia visto un film diverso. Perché il film "Berlinguer. La grande ambizione" è sì un omaggio, ma non il ritratto di un santo. Il fatto che sia un omaggio è particolarmente evidente dalla scena finale, quella dei funerali a cui partecipò un milione e mezzo di persone. È un omaggio a uno dei politici più amati dagli italiani, capace di essere vicino alla gente e di mettersi in suo ascolto. Ma, dicevo, non è il ritratto di un santo: semmai, è una descrizione molto verosimile dell'uomo dietro il politico, della sua dimensione famigliare, delle sue incertezze, ben rappresentate da un Elio Germano, perfettamente a suo agio nei panni del segretario del PCI.
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Qualcuno l'ha criticato, giudicandolo un' agiografia di cui non abbiamo bisogno. Chi afferma ciò, credo che abbia visto un film diverso. Perché il film "Berlinguer. La grande ambizione" è sì un omaggio, ma non il ritratto di un santo. Il fatto che sia un omaggio è particolarmente evidente dalla scena finale, quella dei funerali a cui partecipò un milione e mezzo di persone. È un omaggio a uno dei politici più amati dagli italiani, capace di essere vicino alla gente e di mettersi in suo ascolto. Ma, dicevo, non è il ritratto di un santo: semmai, è una descrizione molto verosimile dell'uomo dietro il politico, della sua dimensione famigliare, delle sue incertezze, ben rappresentate da un Elio Germano, perfettamente a suo agio nei panni del segretario del PCI. Tuttavia, anche le sue insicurezze non minano il sogno che si è posto: cambiare la società, cambiare il mondo, scegliendo, però, una via democratica ed europea per questo cambiamento. È questa la "grande ambizione" del titolo del film. Oltre ad essere il ritratto di un uomo, lo è anche di un' epoca: quei meravigliosi e terribili anni '70. Di un mondo in cui la politica si respirava nelle fabbriche, nelle piazze, ben lontana dal riflusso odierno. Di un mondo in cui l'operaio, il ristoratore sapevano che cosa fosse il compromesso storico, si interrogavano se fosse la via giusta e interrogavano il "compagno Berlinguer" dandogli del tu. Ma è anche l'epoca segnata dal terrorismo, non a caso il film si apre con il colpo di Stato in Cile e si chiude con il sequestro Moro. Ed è proprio alla luce di questi continui tentativi eversivi che si comprende quella strada impervia intrapresa da Berlinguer: collaborare con la DC affinché si formasse un governo di collaborazione, cercando di spegnere quella tensione crescente. È stato un tentativo fallimentare, oggi lo sappiamo, ma ciò non toglie che il sogno sia stato giusto e ambizioso. Colpisce un ultimo particolare: buona parte del film è dedicata alla preparazione o alla lettura dei discorsi di Berlinguer. Segno di una fiducia nella parola in politica, che oggi forse è venuta meno. Se confrontati con la comunicazione contemporanea, fatta di slogan vuoti e scritti dal team di social media manager, quei lunghi discorsi, pazientemente preparati e con altrettanta pazienza ascoltati durante i comizi, appaiono come un altro mondo, forse il più perfetto dei mondi possibili in politica. Ma anche questo è un sogno, determinato dalla nostalgia e dalla distorsione della memoria con il passare del tempo. Forse anche oggi c'è ancora tempo e spazio per questi lunghi discorsi e per queste grandi ambizioni, magari senza la scia di sangue che ha accompagnato quegli anni.
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gabriella
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domenica 10 novembre 2024
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eppure il vento soffia ancora
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Rappresentare la complessità sociale e politica degli anni 70 in Italia, non è impresa facile, così come non è facile descrivere un uomo e il suo sogno di democrazia, sicuramente il volto più rappresentativo della sinistra italiana, ma Andrea Segre, affidando il ruolo di Enrico Berlinguer a un appassionato Elio Germano, riesce a toccare corde profonde nello spettatore. Partendo da un arco temporale che inizia dal golpe in Cile nel 1973, fino all'omicidio di Aldo Moro nel 78, vediamo il segretario del partito comunista tra un febbrile lavoro nella sede del partito, i comizi in campagna elettorale, gli incontri con gli operai, e tra le mura domestiche, marito e padre , a mio avviso la parte più riuscita del film.
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Rappresentare la complessità sociale e politica degli anni 70 in Italia, non è impresa facile, così come non è facile descrivere un uomo e il suo sogno di democrazia, sicuramente il volto più rappresentativo della sinistra italiana, ma Andrea Segre, affidando il ruolo di Enrico Berlinguer a un appassionato Elio Germano, riesce a toccare corde profonde nello spettatore. Partendo da un arco temporale che inizia dal golpe in Cile nel 1973, fino all'omicidio di Aldo Moro nel 78, vediamo il segretario del partito comunista tra un febbrile lavoro nella sede del partito, i comizi in campagna elettorale, gli incontri con gli operai, e tra le mura domestiche, marito e padre , a mio avviso la parte più riuscita del film. C'è un accurato lavoro di archivio, che porta alla luce un pensiero, una visione talmente proiettata in avanti da suscitare perplessità all'interno di un PCI ancora tradizionalista, un'idea di libertà e di coesione che prende il nome di compromesso storico, l'unica via possibile per fare politica, e gli interessi della collettività. Uomo brillante, illuminato, perseverante e coerente, capace di parlare alla gente con un linguaggio semplice , fruibile e profondo, capace di ascoltare , incoraggiare a credere nel futuro. Le immagini si sovrappongono ai cortei nelle piazze, le lotte operaie, la nascita dei gruppi femministi, le feste dell'unità, tra volti e sguardi di gente comune che iniziano a coltivare un sogno di uguaglianza e rispetto, Berlinguer per primo riteneva utile confrontarsi con pensieri diversi dal proprio. Forse certi ideali adeso sono attenuati, assopiti, la visione romantica e idealista è stata sostituita da cinismo e rassegnazione, i giovani non si interessano più di politica perchè è troppo lontana , non coinvolge e non si interessa del mondo giovanile. E'un film aciutto, essenziale, rigoroso , che ben si addice al suo protagonista. Elio Germano riesce a dare quel valore aggiunto che commuove, non solo nell'interpretazione eccellente, sia nella postura, nel sorriso impacciato, le spalle ricurve e l'accento sardo, ma la convinzione, la passione e l'identificazione con il personaggio e i suoi discorsi, perchè esprime il reale pensiero dell'attore romano. Film di riflessione, una rivisitazione di storia italiana, di un uomo che ha tracciato un confine del quale si avverte nostalgia e rimpianto.
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(di ivan il matto)
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vittorio stano
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martedì 12 novembre 2024
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un berlinguer per il xxi secolo
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La grande ambizione di Enrico Berlinguer era quella di elevare una giovane nazione repubblicana che in quegli anni (1973-'78) provava a diventare adulta, nonostante la strategia della tensione che faceva di tutto per farla sprofondare nell'irrazionalità e cedere alla paura. Berlinguer è stato un politico lungimirante, coraggioso, un uomo serio,sobrio, competente, umile, deciso a realizzare la sua visione di società: elevare l'intera comunità italiana ponendosi alla guida di un Partito che rappresentasse tutti i lavoratori italiani e insieme costruire il socialismo senza uscire dalla democrazia. La sua lotta contro la degradazione della persona umana asservita alla produzione, sognava una politica non da utopisti, estremisti, schematici o opportunisti.
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La grande ambizione di Enrico Berlinguer era quella di elevare una giovane nazione repubblicana che in quegli anni (1973-'78) provava a diventare adulta, nonostante la strategia della tensione che faceva di tutto per farla sprofondare nell'irrazionalità e cedere alla paura. Berlinguer è stato un politico lungimirante, coraggioso, un uomo serio,sobrio, competente, umile, deciso a realizzare la sua visione di società: elevare l'intera comunità italiana ponendosi alla guida di un Partito che rappresentasse tutti i lavoratori italiani e insieme costruire il socialismo senza uscire dalla democrazia. La sua lotta contro la degradazione della persona umana asservita alla produzione, sognava una politica non da utopisti, estremisti, schematici o opportunisti. Soprattutto desiderava porsi alla guida di un Partito che rappresentasse tutti i lavoratori italiani. Berlinguer un politico di enorme caratura morale e istituzionale, serio e rigoroso nell'esercizio della sua funzione politico quanto caloroso e aperto nelle relazioni familiari e con i compagni, quelli di sempre e quelli incontrati per la prima volta. Il colpo di Stato in Cile e l'assassinio di Allende supportato dalla CIA lo costrinse a porsi una domanda:<<Basterà il 51% dei consensi a garantire un governo diretto dalleforze politiche di sinistra, americani e Nato permettendo?>> Il quesito fu sciolto dall'elaborazione della strategia del Compromesso Storico, di matrice togliattiana. Questo non era un patto per far vendere più merci ai padroni d'Italia, ma l'occasione per riformare le istituzioni e l'economia: dare ai cittadini servizi degni di un paese moderno: scuola, università,servizio sanitario nazionale, trasporti, giustizia. Sbloccare quindi l'anchilosato sistema Italia democristiano, azzoppato dai particolarismi e ammorbato dalla corruzione. Berlinguer voleva riformare l'economia, combattere lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo, contrastare il consumismo e realizzare una società migliore. Enrico svolse un ruolo di grande importanza nel movimento comunista internazionale con l'avvio di un processo di distanziamento dall'Urss e l'elaborazione di un modello alternativo che prese il nome di Eurocomunismo. Nello scenario italiano teorizzò e tentò di realizzare, collaborando con Aldo Moro il Compromesso Storico. Collaborare con la DC nella prospettiva di realizzare riforme sociali ed economiche indispensabili per il Paese. Dal 1973 al 1978 il film ci racconta la rottura del PCI con l'Urss, lo storico risultato che portò il Partito al 34% di consensi davanti alla DC, il sogno della trasformazione di un Paese subordinato non tanto all'idea del Compromesso Storico, quanto alla sua tragica conseguenza: l'uccisione di Moro che con Luciano Barca (a fare da supporto e ponte) stava cercando di far diventare realtà l'ingresso del PCI nella maggioranza di governo. Una pagina cruciale della nostra storia, uno snodo politico che ha visto "mani misteriose" spingere con la violenza di Brigate rosse dalla vergogna, il Paese in una direzione non naturale. Segre ha realizzato un film che rimarca l'eplicita differenza tra il passato e il nostro presente governato da nani politici rispetto al carisma di alcuni leaders di allora. Berlinguer svetta nello scenario politico degli anni '70e fa apparire il nostro presente piatto e arido, privo di figure capaci di dare una visione di società solidale e che infondano nelle masse popolari stremate e invecchiate la speranza di non essere lasciate sole a "parare" con nude mani lo tsunami politico-economico-sociale e demografico che si sta abbattendo su di esse. Servirebbe proprio un Berlinguer per il XXI secolo italiano. Nel film Elio Germano entra nel personaggio ridandoci molto credibilmente il pathos del leader più amato del XX secolo dagli italiani. Gradevole è stato il tratteggio del leader privato, il Berlinguer marito e padre autorevole, dialogante. Struggente la scena in cui Enrico consiglia i familiari come comportersi se "le forzedel male" avessero deciso di rapirlo e tenerlo in ostaggio come Aldo Moro:<<Se capita anche a me non trattate, anche se dovessi cambiare idea!>> Lo sgomento dei familiari è interrotto dalla commozione del figlio adolescente Marco:<<Ma non succederà, vero?>> E' l'amore di figlio che non vuole essere privato dell'amato papà dalla brutalità della delinquenza politica. A Enrico stava più a cuore la dimensione collettiva che quella privata. Il bene dello Stato più della sua vita. Il bene di un valore fondamentale che si chiama libertà. Al funerale più di un milione di di cittadini sfila da Via delle Botteghe Oscure a Piazza San Giovanni, rendendo palese l'ammirazione che una larga parte dell'opinione pubblica italiana aveva nei confronti di Enrico Berlinguer. L'estetica del filmci parla del passato e ce lo fa rimpiangere perchè ha lasciato poche tracce. Le nuove generazioni non sanno ciò che ha detto, nè ciò che ha fatto, nè chi era questo grande italiano. La grande ambizione mette sullo schermo, assieme al suo protagonista un'idea di politica alta, nobile, seria, capace di inseguire ideali di libertà e giustizia, mentre oggi la politica ha abbandonato ideologie e ideali, abbraaiando forme populiste per carpire il consenso dei cittadini. VITTORIO STANO
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felicity
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giovedì 29 maggio 2025
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un invito a non dimenticare le lezioni del passato
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Berlinguer, la grande ambizione, è un ritratto intenso e sfaccettato. Andrea Segre ci immerge in un periodo storico cruciale per l’Italia, raccontando la parabola ascendente e la tragica fine di Enrico Berlinguer, leader del PCI.
Il film non è una semplice biografia, ma un’indagine profonda nell’animo di un uomo che ha cercato di conciliare ideali comunisti e democrazia, in un contesto politico estremamente complesso.
Elio Germano è semplicemente straordinario nel ruolo di Berlinguer. La sua interpretazione va ben oltre la mera imitazione, trasmettendo la profondità intellettuale, l’umanità e la determinazione del leader comunista.
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Berlinguer, la grande ambizione, è un ritratto intenso e sfaccettato. Andrea Segre ci immerge in un periodo storico cruciale per l’Italia, raccontando la parabola ascendente e la tragica fine di Enrico Berlinguer, leader del PCI.
Il film non è una semplice biografia, ma un’indagine profonda nell’animo di un uomo che ha cercato di conciliare ideali comunisti e democrazia, in un contesto politico estremamente complesso.
Elio Germano è semplicemente straordinario nel ruolo di Berlinguer. La sua interpretazione va ben oltre la mera imitazione, trasmettendo la profondità intellettuale, l’umanità e la determinazione del leader comunista. I suoi occhi, ora pieni di speranza, ora segnati dalla preoccupazione, sono lo specchio di un’anima tormentata dalla responsabilità del potere.
Germano riesce a catturare l’essenza di Berlinguer, la sua pacatezza e la sua serietà, senza mai scadere nel caricaturale. Il suo Berlinguer è un uomo idealista, ma consapevole dei limiti della politica, una figura carismatica che, però, vive con un profondo senso di responsabilità morale. I momenti di silenzio e riflessione del personaggio sono forse i più potenti, con Germano che comunica il peso della leadership e della disillusione con sguardi e gesti minimali.
Paolo Pierobon nel ruolo di Andreotti è un contraltare perfetto. La sua interpretazione è sottile, ironica e al tempo stesso inquietante, sottolineando la complessità di un personaggio chiave della politica italiana.
Andrea Segre adotta un registro sobrio e meditativo. Il suo approccio alla figura di Berlinguer è di grande rispetto, ma non agiografico: mette in luce i successi e le sconfitte, senza idealizzare né demonizzare il protagonista. Segre usa spesso inquadrature fisse e tempi lunghi per creare un’atmosfera contemplativa, in cui lo spettatore è invitato a riflettere sulle scelte politiche ed esistenziali di Berlinguer.
Segre non giudica, ma ci invita a riflettere sulla complessità della storia e sull’attualità delle idee di Berlinguer e sull’attualità dell’agire politico contemporaneo. È un film per le giovani generazioni, per chi non ha conosciuto e non ha vissuto quel periodo storico del nostro Paese.
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mtom83
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domenica 3 novembre 2024
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la grande ambizione di rappresentare berlinguer
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Enrico Berlinguer è stato segretario del PCI dal 1972 al 1984, oltre 12 anni di una leadership in uno dei periodi più intensi e difficili della storia del nostro paese. Segre decide di raccontare questo pezzo di storia italiana sia realizzando un film che omaggia un politico di enorme caratura, sia provando contemporaneamente a raccontare quella fase convulsa e quel misto di aspirazioni, ideali, successi e fallimenti della sinistra italiana negli anni '70, tanto vicina al sorpasso contro i rivali storici della DC quanto drammaticamente bloccata nello sviluppo democratico del paese dal contesto internazionale.
Emerge dalla pellicola tutta la caratura di un leader politico dalle spalle apparentemente piccole e ricurve ma in realtà enormi sul piano morale per via della grande tenacia, forza di volontà e dalla capacità di assumersi enormi responsabilità nonostante si trovi stretto tra crisi economica, critica interna del partito, limiti dettati dell'Urss e la minaccia di un golpe simile a quello cileno, senza contare l'emergere a sinistra del terrorismo rosso.
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Enrico Berlinguer è stato segretario del PCI dal 1972 al 1984, oltre 12 anni di una leadership in uno dei periodi più intensi e difficili della storia del nostro paese. Segre decide di raccontare questo pezzo di storia italiana sia realizzando un film che omaggia un politico di enorme caratura, sia provando contemporaneamente a raccontare quella fase convulsa e quel misto di aspirazioni, ideali, successi e fallimenti della sinistra italiana negli anni '70, tanto vicina al sorpasso contro i rivali storici della DC quanto drammaticamente bloccata nello sviluppo democratico del paese dal contesto internazionale.
Emerge dalla pellicola tutta la caratura di un leader politico dalle spalle apparentemente piccole e ricurve ma in realtà enormi sul piano morale per via della grande tenacia, forza di volontà e dalla capacità di assumersi enormi responsabilità nonostante si trovi stretto tra crisi economica, critica interna del partito, limiti dettati dell'Urss e la minaccia di un golpe simile a quello cileno, senza contare l'emergere a sinistra del terrorismo rosso. Nonostante tutto questo Berlinguer riuscirà a portare il PCI a risultati elettorali insperati, tentando un'inedito smarcamento dall'Unione Sovietica e cercando una via alternativa, insieme ad Aldo Moro, per sviluppare la democrazia in Italia.
Un leader, Berlinguer, non populista ma autenticamente popolare: amato dalla folla che gli renderà omaggio durante i funerali con una partecipazione le cui immagini, a distanza di anni, ancora impressionano.
Se il film riesce a raccontare tutto questo e a rendere il giusto omaggio ad una personalità così iconica lo fa senza scadere mai nell'agiografia o nella mitizzazione: il finale, drammaticamente segnato dall'uccisione di Moro, rivela comunque la realtà di una sconfitta politica e umana lacerante non soltanto per Berlinguer stesso ma per tutta la politica italiana, lasciando oltre all'omaggio anche un senso di profonda malinconia per la fine di una fase storica segnata dalla grande passione politica di cui il segretario comunista è stato un inteprete di primo livello.
E' un film quindi equilibrato, completo, con poche se non nessuna sbavatura e che stilisticamente risulta coerente in tutte le sue parti, raggiungendo l'obiettivo di restituirci un uomo e un periodo storico nella sua- quasi- interezza.
Nota a parte l'interpretazione di Elio Germano, attore che - premetto - considero di assoluto livello: forse la sua intepretazione di Berlinguer è ciò che mi è piaciuto meno del film, avendola trovata un po' troppo carica e forzata in alcune mimiche del corpo e facciali che secondo me poco c'entrano con il Berlinguer reale, sempre dignitosamente composto e sobrio; Germano ha invece "isterizzato" a mio avviso un tantino troppo il personaggio distorcendone, a mio giudizio, l'immagine.
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nino pellino
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domenica 10 novembre 2024
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bravo il regista andrea segre
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Il film "Berlinguer - La grande ambizione" diretto dal regista Andrea Segre rappresenta una convincente e asciutta ricostruzione storica di quello che si può definire come uno degli uomini politici più stimati e più coerenti della nostra storia italiana degli ultimi 50 anni. Si parte dai fatti eversivi avvenuti agli inizi anni '70 in Cile con la caduta del governo di Allende come conseguenza di un colpo di Stato ad opera delle forze militari guidate da Augusto Pinochet, periodo nel quale lo stesso Berlinguer subì un attentato, fino all'uccisione dell'Onorevole Aldo Moro avvenjuto a Roma sul finire dello stesso decennio. Il film si presenta quasi come un fedele ritratto documentaristico di un uomo e del parallelismo pragmatico tra la sua vita privata e familiare con quella politica, ma sempre forte e coerente in entrambi gli aspetti della sua vita, ai suoi ideali e alle sue aspirazioni.
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Il film "Berlinguer - La grande ambizione" diretto dal regista Andrea Segre rappresenta una convincente e asciutta ricostruzione storica di quello che si può definire come uno degli uomini politici più stimati e più coerenti della nostra storia italiana degli ultimi 50 anni. Si parte dai fatti eversivi avvenuti agli inizi anni '70 in Cile con la caduta del governo di Allende come conseguenza di un colpo di Stato ad opera delle forze militari guidate da Augusto Pinochet, periodo nel quale lo stesso Berlinguer subì un attentato, fino all'uccisione dell'Onorevole Aldo Moro avvenjuto a Roma sul finire dello stesso decennio. Il film si presenta quasi come un fedele ritratto documentaristico di un uomo e del parallelismo pragmatico tra la sua vita privata e familiare con quella politica, ma sempre forte e coerente in entrambi gli aspetti della sua vita, ai suoi ideali e alle sue aspirazioni. Un uomo che è riuscito a conquistare la fiducia e la considerazione non solo delle masse di operai e di comuni cittadini che aveva deciso di difendere con tutto se stesso, ma anche da parte degli stessi politici che lo ritenevano persona moralmente ineccepibile e soprattutto sincera. Ad un passo dalla propria consacrazione politica sul finire degli anni '70, consistente nell'unire forze politiche per un'Italia democratica e socialmente giusta (anche a dispetto della stessa Russia dalla quale egli si era allontanato dalle ataviche idelologie sociali di questa Nazione) l'uccisione di Aldo Moro, militante della D.C. con il quale si erano iniziati ad intravedere accordi e dunque spiragli di un grande futuro, ha determinato un brusco freno a ciò che sarebbe meravigliosamente potuto accadere nel nostro Paese e che tuttora pare non sia mai avvenuto. Complimenti ancora una volta al bravissimo attore Elio Germano il quale con un tipo di interpretazione adeguata e mai troppo sopra le righe è riuscito a consegnarci il ricordo di una grande personalità della nostra storia politica.
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francesca meneghetti
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mercoledì 13 novembre 2024
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il triennio giacobino 1974-1976 e la fine della grande ambizione
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La grande ambizione è stata quella, indissolubile dal bene collettivo (Gramsci), di cambiare profondamente la società italiana avviandola verso una dimensione di riforme democratiche e socialiste, tutelando ogni libertà, eccetto quella di sfruttare gli esseri umani. Con una postilla: sotto l’ombrello della Nato. La grande ambizione, in cui almeno un italiano su tre ha creduto nel triennio 1974-1976, aveva la voce di Enrico Berlinguer, amatissimo leader del più grande partito comunista occidentale, intenzionato a marcare le proprie distanze dal totalitarismo sovietico (non a caso in Bulgaria subì un attentato che poteva essere fatale). Andrea Segre, nel biopic su Berlinguer, ha focalizzato proprio questa fase, partendo però con le immagini del golpe cileno del 1973 che convinsero il leader dell’alto rischio connesso ad un’eventuale alternativa di sinistra in Italia (già la Grecia aveva fatto scuola).
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La grande ambizione è stata quella, indissolubile dal bene collettivo (Gramsci), di cambiare profondamente la società italiana avviandola verso una dimensione di riforme democratiche e socialiste, tutelando ogni libertà, eccetto quella di sfruttare gli esseri umani. Con una postilla: sotto l’ombrello della Nato. La grande ambizione, in cui almeno un italiano su tre ha creduto nel triennio 1974-1976, aveva la voce di Enrico Berlinguer, amatissimo leader del più grande partito comunista occidentale, intenzionato a marcare le proprie distanze dal totalitarismo sovietico (non a caso in Bulgaria subì un attentato che poteva essere fatale). Andrea Segre, nel biopic su Berlinguer, ha focalizzato proprio questa fase, partendo però con le immagini del golpe cileno del 1973 che convinsero il leader dell’alto rischio connesso ad un’eventuale alternativa di sinistra in Italia (già la Grecia aveva fatto scuola). Al centro del film, il segretario del partito, la sua famiglia, i “grandi capi” sovietici, gli operai e i militanti, gli altri dirigenti comunisti (ma appena abbozzati, mentre mi pare eccessivo lo spazio dedicato ai viaggi nell’Est). A differenza del documentario realizzato anni fa da Veltroni (quando c’era Beringuer), viene evidenziata la dimensione privata: le relazioni affettuose con la moglie, con i figli, qualche cenno alle trasgressioni giovanili. Tutto ciò recupera una dimensione poco o affatto conosciuta di Berlinguer, per altro estremamente riservato, dal basso profilo. Tuttavia aver sostituito il suo volto, il suo corpo, con quelli di Elio Germano non è operazione che mi convince, né per quanto riguarda il fisico (se è ben difficile trovare in giro due occhi così intensi come quelli di Enrico, minuto poi, e magrissimo, non posso vedere il suo alter ego cinematografico con un cenno di pancetta), né per quanto riguarda l’interpretazione: discorsi pubblici troppo gridati, mentre la sua cifra erano la pacatezza, le pause riflessive, l’incisività dei ragionamenti. Ho invece apprezzato la scelta di non inquadrare le immagini del comizio padovano, troppo strazianti, lasciando solo quelle dei funerali (ma Veltroni aveva fatto di meglio, riproponendo i documenti su Pertini, che volle accompagnarlo come fosse un figlio). Il periodo che va dal 1978 (uccisione di Moro) fino al giugno del 1984 è raccontato con un passo diverso, troppo veloce rispetto al resto, con didascalie e documenti. Non si nomina l’assassinio da parte delle BR dell’operaio comunista Guido Rossa, si scivola fin troppo sulla strage di Bologna. Due emblemi degli anni di piombo e dell’involuzione che imboccò la società italiana dopo la morte di Aldo Moro e che sancì anche l’impossibilità di realizzare la grande ambizione. Tutti rimpiangono Berlinguer adesso, ma, al pari di Matteotti, quand’era in vita, non gli furono risparmiate critiche, specie a sinistra.
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[+] ritengo
(di gabriella)
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mauridal
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venerdì 22 novembre 2024
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piccolo grande uomo
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Quando il cinema affronta figure politiche contemporanee come Moro, Craxi o Andreotti, le opere dei vari registi tendono a rispondere alle aspettative di un pubblico che, basandosi su biografie, inchieste e informazioni giornalistiche, ha già un’opinione – anche informale – sui personaggi. In questo film, Andrea Segre, giovane all’epoca degli eventi narrati, si immerge nella figura storica di Enrico Berlinguer, raccontandone l’importanza politica e il ruolo chiave in un contesto italiano e internazionale tra i più complessi e drammatici, dagli anni Settanta alla fine degli anni Ottanta.
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Quando il cinema affronta figure politiche contemporanee come Moro, Craxi o Andreotti, le opere dei vari registi tendono a rispondere alle aspettative di un pubblico che, basandosi su biografie, inchieste e informazioni giornalistiche, ha già un’opinione – anche informale – sui personaggi. In questo film, Andrea Segre, giovane all’epoca degli eventi narrati, si immerge nella figura storica di Enrico Berlinguer, raccontandone l’importanza politica e il ruolo chiave in un contesto italiano e internazionale tra i più complessi e drammatici, dagli anni Settanta alla fine degli anni Ottanta. Si tratta di un’opera necessariamente storico-politica, che il regista ha voluto utilizzare per delineare non solo il politico Berlinguer, ma anche l’uomo: una figura umile, disponibile e dotata di grande umanità verso le masse lavoratrici, destinatarie delle sue politiche di progresso economico e avanzamento sociale.Colpiscono nel film la schiettezza e la determinazione di Berlinguer, che Segre ritrae non solo come leader del PCI, ma anche come uomo calato nella quotidianità. Attraverso il suo incarico di segretario del Partito Comunista Italiano, Berlinguer si trovò a confrontarsi con tutta la politica nazionale e, soprattutto, con le grandi potenze straniere, affrontando contrasti e avversità .Questo non è un semplice film biografico: offre un ritratto approfondito e poco scontato di Berlinguer, della sua ambizione – forse utopica, ma concreta – di unire diverse forze democratiche per costruire un’Italia più giusta e solidale. Tuttavia, i fatti storici e politici dell’epoca travolsero questa visione: il terrorismo, le interferenze delle grandi potenze e altre avversità vengono rappresentati nel film come ostacoli che Berlinguer tentò di affrontare e superare.Nonostante tutto, l’Italia democratica scelse di riporre fiducia in lui, votando in massa il PCI nella speranza di un governo capace di unire tutte le forze democratiche. Il rapimento e l’assassinio di Aldo Moro, così come la morte improvvisa di Berlinguer duranteuncomizio,segnarono però la fine di questa ambizione. Tuttavia, il film evidenzia come il popolo italiano, insieme a numerosi politici e al presidente della Repubblica Sandro Pertini, gli abbia reso un tributo sentito durante i suoi funerali, partecipando in massa al saluto finale.Il regista conclude con un taglio documentaristico, offrendo una testimonianza viva e preziosa per giovani e meno giovani. Berlinguer, piccolo e umile nell’aspetto, interpretato magistralmente da Elio Germano, emerge come un grande uomo politico dotato di una visione sociale e progressista che continua a ispirare.(Mauridal)
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jonnylogan
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lunedì 25 novembre 2024
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afflati di speranza
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La vita, le idee e le inevitabili paure di un uomo solo al comando del partito comunista più grande del blocco occidentale (con quasi due milioni di iscritti) analizzata in uno dei periodi più lividi della nostra epoca recente e nel centro di una nazione che cercava di capire da quale parte schierarsi; se con gli Stati Uniti, e il blocco occidentale, o con il blocco sovietico, più volte visitato dall'Onorevole Berlinguer nel corso del suo lungo periodo di segretariato.
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La vita, le idee e le inevitabili paure di un uomo solo al comando del partito comunista più grande del blocco occidentale (con quasi due milioni di iscritti) analizzata in uno dei periodi più lividi della nostra epoca recente e nel centro di una nazione che cercava di capire da quale parte schierarsi; se con gli Stati Uniti, e il blocco occidentale, o con il blocco sovietico, più volte visitato dall'Onorevole Berlinguer nel corso del suo lungo periodo di segretariato.
Nel mezzo la vita di un uomo capace di unire alla passione politica totalizzante, la normalità della vita ritirata e in famiglia. Una famiglia composta da tre figlie e un figlio e affidata alle cure di Letizia, la moglie, schiva al punto di sparire dalla visione pubblica.
Il veneziano Andrea Segre, più avvezzo al mondo documentaristico, ma qua al suo quinto lungometraggio, ma al primo film di grande impatto sia in termini di cast, sia di temi trattati; e lo sceneggiatore Marco Pettenello, recuperano molte ore di filmati d'epoca e ricostruiscono alla perfezione il clima che si respirava negli anni di piombo. Svolgendo quasi solamente in interni le riprese e i dialoghi che ci riportano indietro di oltre cinquant'anni, fino a quegli ideali e a quella grande ambizione, storica e mai taciuta, alla quale Berlinguer aveva da sempre lavorato. Ovvero la speranza di creare una vera alternativa, tutta italiana, ai due blocchi politici dell'epoca, vedendo naufragare il proprio sogno nel momento dell'omicidio dell'onorevole Aldo Moro.
Al centro della narrazione un uomo dedito in maniera ossessiva alla propria missione e contornato da collaboratori, tutti i membri del PCI dell'epoca, fra i quali si possono riconoscere: Francesco Acquaroli, Andrea Pennacchi, Paolo Calabresi, Giorgio Tirabassi rispettivamente nei ruoli di Pietro Ingrao, Luciano Barca, Ugo Pecchioli e Alberto Menichelli. A questi si aggiunge ovviamente Elio Germano, nella parte del protagonista. Tutti quanti capaci di restituire una narrazione divisa per scene e momenti storici debitamente scelti, per dare un quadro d'insieme a chi non poteva essere presente, perché troppo giovane, e a chi dotato di ricordi sbiaditi dai troppi anni trascorsi.
Nota di evidente merito per Elio Germano, premiato alla Festa del cinema di Roma quale miglior attore, e la cui sovrapposizione con la figura dell’onorevole Berlinguer è perfettamente riuscita. Mentre il resto del cast si limita ad affiancarlo cedendogli lo scettro di protagonista in solitaria.
Pellicola che piacerà, e molto, a chi ama le rivisitazioni storiche forse di parte, ma ben confezionate seppur ai margini dell'agiografia. Astenersi tutti gli altri.
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