| Anno | 2023 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Cina |
| Durata | 140 minuti |
| Regia di | Deng Chao, Baimei Yu |
| Attori | Alan Aruna, Yida Cai, Deng Chao, Guansen Ding, Duan Bowen Sun Li, Timmy Xu, Wu Jing, Chao Liang, Haoming Yu, Lele Dai, Guoqiang Feng, Bowen Wang, Xian-Zi, Yue Guan, Gianluca Zoppa. |
| Uscita | giovedì 14 novembre 2024 |
| Distribuzione | Imago Communication |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 2,30 su 6 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento giovedì 14 novembre 2024
Un film che trasferisce al cinema la forza e le emozioni dello sport nella sua competizione agonistica. In Italia al Box Office Ping Pong - Il ritorno ha incassato 2,7 mila euro .
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CONSIGLIATO NÌ
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Alla fine degli anni '80 la nazionale cinese di ping pong perde contro la Svezia, disorientata da una nuova tecnica di colpi top spin elaborata in Europa. L'allenatore Dai Minjia viene quindi richiamato dall'Italia, dove era stato erroneamente scambiato per un ladro, per affidargli la preparazione di una riscossa storica. Dai pone da subito degli obiettivi ambiziosi e mette insieme un gruppo di giocatori apparentemente improbabile, con ragazzi molto giovani e talenti smarriti e bollati come perdenti. Attraverso una severa disciplina, saprà infondere le giuste motivazioni alla squadra.
Il titolo italiano potrebbe ingannare e far pensare a un sequel del delizioso film giapponese Ping Pong, storia adolescenziale di campioni in erba del tennis da tavolo. Ma in comune c'è solo lo sport praticato.
Ping Pong: il ritorno, infatti, ha come titolo internazionale Ping Pong: The Triumph e come titolo originale uno che allude ironicamente a Star Wars per il riscatto cinese in uno degli sport simbolo della nazione. Un tocco di humour che, complice il passato del regista e attore Deng Chao, potrebbe far pensare a una deriva comica, ma le risate terminano qui in un film che si prende decisamente (troppo?) sul serio.
Non è una biografia in senso stretto quella diretta da Deng insieme al sodale Yu Baimei: seppur ispirata alle gesta dell'allenatore Cai Zhenhua, è una versione romanzata e tendente all'eccesso di quanto avvenuto nella prima metà degli anni '90 nel mondo del ping pong. Nel goffo incipit a Roma, in cui il protagonista si trova al centro di un episodio di razzismo della polizia italiana, gli attori sembrano recitare senza una direzione che li corregga, come spesso capita quando sorgono difficoltà linguistiche di comprensione tra regista e cast.
Dopo il ritorno in Cina di Dai Minjia ha inizio il più classico dei film sportivi, che mette in sequenza tutti i cliché del caso. Un allenatore testardo e narcisista, che trascura la famiglia e sceglie giocatori su cui non punta nessuno, portandoli al successo tra lo scetticismo generale; antieroi in cerca di riscatto, ognuno con la sua difficile storia personale; rivalità che si trasformano in amicizia in difesa dei colori della bandiera nazionale. Tornano così gli antichi vizi del cinema di genere cinese - e prima di lui hongkonghese - in cui il patriottismo è profuso a piene mani, con enfasi sui duelli individuali e su personaggi europei ritratti come "diavoli bianchi", grandi e grossi quanto crudeli e insensibili.
Gli allenamenti massacranti non possono che condurre gli atleti sulla Grande Muraglia, equivalente cinese dei gradini di Philadelphia scalati da Rocky Balboa, attraverso un percorso che ricorda più la preparazione dei marines al Vietnam che il training per una finale di Coppa del mondo di ping pong. Ma l'eccesso fa parte del gioco, e probabilmente è quel che si attende lo spettatore medio di Ping Pong: il ritorno, pronto a sostenere con gioia 137 minuti di escalation emozionale, in cui almeno 20 sono di troppo.
Quando il cinema cinese saprà sfuggire a queste smanie di gigantismo, ne gioverà l'attenzione ai dettagli e la caratterizzazione di personaggi credibili e non caricaturali. Le scene dei match di ping pong sono prevedibilmente le migliori, benché le riprese da film d'azione, spesso in ralenti, da tempo non rappresentino una novità.
Sono rimasto molto soddisfatto del film e lo scrivo da pongista semi - amatoriale. Bella la storia e belle le inquadrature, anche gli scambi di gioco sono di una certa qualità. Giudizio molto positivo
Cinefili e amanti del tennistavolo di tutti i paesi, unitevi! E correte al cinema. Innanzitutto, poiché non è affatto consueto imbattersi in tale disciplina sportiva, peraltro così avvincente (certi scambi tra i giocatori, oltre a essere imprevedibili, rocamboleschi, si trasformano in pura giocoleria) e divertente da seguire, su uno schermo cinematografico.
Pare sia stato direttamente Mao Zedong, alla nascita ufficiale della Repubblica Popolare di Cina, a intuire che il ping pong o tennistavolo che dir si voglia sarebbe potuto diventare lo sport nazionale per una nazione geograficamente immensa che già all'epoca della sua fondazione contava su quasi cinquecentocinquanta milioni di cittadini. La perspicacia non difettava al "quattro volte grande", anche [...] Vai alla recensione »
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Dai 70 della Diplomazia del ping pong ai 90 dell'economia socialista di mercato, mettendo da parte Tienanmen e focalizzandosi sulla figura di Cai Zhenhua, storico coach della nazionale cinese di tennistavolo. Ping pong - Il ritorno, sfavillante sport drama cinese di Deng Chao e Yu Baimei, sta tra il 1992 in cui il protagonista torna in patria, lasciando una fumettistica Roma, e il 1995 in cui batte [...] Vai alla recensione »