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paolorol
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domenica 20 luglio 2025
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operazione ambiziosa e fallimentare
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No ho espresso il voto perché ho visto il film nella versione doppiata, il che non mi ha permesso di apprezzare la recitazione di Hopkins che, si dice, sia l'unica nota meritevole di plauso. L'attore è stato doppiato da Bianchi che gli ha incollato una vocetta irritante, quassi molesta, simile a quella dei "vecchietti dei film western" d'antan.
Per il resto non ho trovato nulla di salvabile in questa operazione caratterizzata da un massimalismo imbarazzante. Sceneggiatura piatta e noiosa, incapace di dare anima ad una storia artificiosa ed inutile.
Chi non conosce Freud avrà l'impressione di assistere ad una noiosa operazione didattica.
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No ho espresso il voto perché ho visto il film nella versione doppiata, il che non mi ha permesso di apprezzare la recitazione di Hopkins che, si dice, sia l'unica nota meritevole di plauso. L'attore è stato doppiato da Bianchi che gli ha incollato una vocetta irritante, quassi molesta, simile a quella dei "vecchietti dei film western" d'antan.
Per il resto non ho trovato nulla di salvabile in questa operazione caratterizzata da un massimalismo imbarazzante. Sceneggiatura piatta e noiosa, incapace di dare anima ad una storia artificiosa ed inutile.
Chi non conosce Freud avrà l'impressione di assistere ad una noiosa operazione didattica. Chi, come il sottoscritto, ha letto e conosce a menadito tutti i suoi scritti, non può che considerare questo film una imbarazzante messa in scena hollywoodiana.
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alceste perrone
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venerdì 13 dicembre 2024
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bellissimo
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Da vedere. Hopkins immenso
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cardclau
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lunedì 2 dicembre 2024
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il surrogato della pillola al cianuro
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Chi glielo ha fatto fare a Matt Brown di mettersi in un ginepraio? Scegliere di rappresentare un genio che ha rivoluzionato il pensiero occidentale sarebbe già stata una impresa titanica nella sua complessità. Ma farlo nel momento del suo gioco a scacchi con la morte (sempre con la pastiglia di cianuro a portata di mano), e nello stesso tempo impegnato in una discussione filosofica (più che analisi) sull’esistenza di Dio con un A. C. Levis impermeabile, insopportabilmente British, è quasi un suicidio. Ma qualcuno ama trovarsi delle sfide che sono ben più impegnative delle proprie capacità. Certamente scegliersi come attore Anthony Hopkins, sperando che sia capace, lui, di togliere le castagne dal fuoco, non penso abbia funzionato.
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Chi glielo ha fatto fare a Matt Brown di mettersi in un ginepraio? Scegliere di rappresentare un genio che ha rivoluzionato il pensiero occidentale sarebbe già stata una impresa titanica nella sua complessità. Ma farlo nel momento del suo gioco a scacchi con la morte (sempre con la pastiglia di cianuro a portata di mano), e nello stesso tempo impegnato in una discussione filosofica (più che analisi) sull’esistenza di Dio con un A. C. Levis impermeabile, insopportabilmente British, è quasi un suicidio. Ma qualcuno ama trovarsi delle sfide che sono ben più impegnative delle proprie capacità. Certamente scegliersi come attore Anthony Hopkins, sperando che sia capace, lui, di togliere le castagne dal fuoco, non penso abbia funzionato. Ma vediamo come Hopkins ha interpretato il personaggio. Un Freud ridacchiante, con il continuo intercalare tedesco “ja” (verrebbe voglia di sentirlo in vos, per vedere se sia o no una trovata del doppiatore Italiano), confondendo “il po’ saputo” con il bisogno di affermare le proprie tesi scaturite dall’esperienza diretta con i propri pazienti (in una continua dialettica con l’antitesi), con molte sue teorie pronunciate fuori contesto ma che tanto piacciono nella loro “assolutezza” all’immaginario collettivo. Infine l’emergenza del suo rapporto “incestuoso” con la figlia Anna, perfino omosessuale, è la ciliegina che stuzzica. Ma forse la comprensione su quest’uomo ci sfugge, sebbene con lui condividiamo, almeno, la fragilità.
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gionni47
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lunedì 2 dicembre 2024
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freud stile hollywood
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Mi aspettavo di più da un film tanto propagandato! La figura di Freud si esaurisce in un dibattito teologico neanche tanto profondo. La sua interpretazione è un po' sbruffona e ricorda lo stile hollywoodiano. Penso che la personalità e le teorie dello studioso siano state messe un po' in disparte, considerando che è considerato una delle menti che più hanno influenzato la cultura dell' epoca contemporanea. Sufficiente.
[+] un confronto interessante tra due notevoli figure
(di antonio montefalcone)
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salvatore caforio
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sabato 30 novembre 2024
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anziani al cinema
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Ottimo film ma come tanti altri i sottotitoli dovrebbero apparire alcuni secondi in più per dare il giusto tempo di lettura.
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mauro@lanari
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mercoledì 15 maggio 2024
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chiacchiericcio
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Prendete un ateo e un teista e metteteli a confronto. A esempio Jack Nicholson vs Morgan Freeman in "The Bucket List" (Reiner 2007), Tommy Lee Jones vs Samuel Jackson in "The Sunset Limited" (2011), tratto dall'omonima pièce scritta da Cormac McCarthy, Steve Coogan vs Judi Dench in "Philomena" (Frears 2013), Anthony Hopkins vs Matthew Goode, ossia Freud vs C.S. Lewis in questo "Freud's Last Session", altro adattamento cinematografico dell'omonima opera teatrale di Mark St. Germain, un incontro completamente inventato, pura fantasia tranne Tolkien stesso. Fateli discutere con chiacchiere da bar, apericena o chat aziendale, gli spettatori incolti lo considereranno un dibattito serio mentre quelli con una minima conoscenza della materia si chiederanno che fine abbiano fatto l'argomentazione d'Epicuro sul problema del male e il rasoio d'Occam sul principio d'immanenza.
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Prendete un ateo e un teista e metteteli a confronto. A esempio Jack Nicholson vs Morgan Freeman in "The Bucket List" (Reiner 2007), Tommy Lee Jones vs Samuel Jackson in "The Sunset Limited" (2011), tratto dall'omonima pièce scritta da Cormac McCarthy, Steve Coogan vs Judi Dench in "Philomena" (Frears 2013), Anthony Hopkins vs Matthew Goode, ossia Freud vs C.S. Lewis in questo "Freud's Last Session", altro adattamento cinematografico dell'omonima opera teatrale di Mark St. Germain, un incontro completamente inventato, pura fantasia tranne Tolkien stesso. Fateli discutere con chiacchiere da bar, apericena o chat aziendale, gli spettatori incolti lo considereranno un dibattito serio mentre quelli con una minima conoscenza della materia si chiederanno che fine abbiano fatto l'argomentazione d'Epicuro sul problema del male e il rasoio d'Occam sul principio d'immanenza. E ciò giusto per iniziare il "mythos-logos debatte" ancora in corso di svolgimento.
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