Ritorno a Seoul

Film 2022 | Drammatico, 117 min.

Titolo originaleRetour À Séoul
Titolo internazionaleReturn to Seoul
Anno2022
GenereDrammatico,
ProduzioneFrancia, Cambogia
Durata117 minuti
Al cinema35 sale cinematografiche
Regia diDavy Chou
AttoriJi-min Park, Kwang-rok Oh, Guka Han, Kim Sun-Young, Yoann Zimmer Louis-Do de Lencquesaing, Hur Ouk-Sook, Emeline Briffaud, Lim Cheol-Hyun, Son Seung-Beom.
Uscitagiovedì 11 maggio 2023
TagDa vedere 2022
DistribuzioneI Wonder Pictures, Mubi
MYmonetro 4,14 su 20 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

Regia di Davy Chou. Un film Da vedere 2022 con Ji-min Park, Kwang-rok Oh, Guka Han, Kim Sun-Young, Yoann Zimmer. Cast completo Titolo originale: Retour À Séoul. Titolo internazionale: Return to Seoul. Genere Drammatico, - Francia, Cambogia, 2022, durata 117 minuti. Uscita cinema giovedì 11 maggio 2023 distribuito da I Wonder Pictures, Mubi. Oggi tra i film al cinema in 35 sale cinematografiche - MYmonetro 4,14 su 20 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Ultimo aggiornamento martedì 23 maggio 2023

Selezionato a Un Certain Regard, la storia di una giovane donna alla ricerca dei suoi genitori biologici. Il film ha ottenuto 1 candidatura a Spirit Awards, In Italia al Box Office Ritorno a Seoul ha incassato nelle prime 3 settimane di programmazione 219 mila euro e 117 mila euro nel primo weekend.

Consigliato assolutamente sì!
4,14/5
MYMOVIES 4,50
CRITICA 3,78
PUBBLICO
ASSOLUTAMENTE SÌ
Una perla cesellata nel minimalismo sentimentale, un film capace di commuovere senza retorica né speranza.
Recensione di Archimede Favini
lunedì 2 gennaio 2023
Recensione di Archimede Favini
lunedì 2 gennaio 2023

Freddie ha 25 anni, da molto piccola è stata adottata da una coppia francese che l'ha cresciuta amorevolmente, ma per qualche recondito motivo le sue origini coreane rimangono per lei un nodo irrisolto. In maniera piuttosto fortuita è costretta a trasferire il suo viaggio da Tokyo a Seoul, luogo in cui non riuscirà a ignorare il richiamo delle sue radici e finirà per mettersi alla ricerca della sua famiglia biologica. Nel giro di anni, fatti di silenzio, freddezza e poi riavvicinamenti, Freddie prova a ricostruire i pezzi sparsi della sua identità, cercando di comunicare con un padre alcolizzato che non parla nemmeno la sua lingua e una madre che non vuole farsi trovare.

Una famosa frase di Antonioni dice che talvolta il personaggio può anche non guardare l'altro, conosce la sua faccia, sa perfettamente cosa pensa; per capirsi davvero è necessario guardare oltre, bisogna guardare nel vuoto.

Freddie Benoit cammina a testa alta per le strade piovose di Seoul, sembra trafiggere spavaldamente gli occhi dei passanti con il suo sguardo freddo, quando in realtà si sta guardando dentro, sta fissando il vuoto che lentamente la inghiottisce. Nemmeno lei ha idea di come sia possibile tentare di colmare questo vuoto, viene da chiedersi se l'effettivo ricongiungimento con i genitori biologici e con le sue radici perdute sia abbastanza. Forse, semplicemente ci sono persone piene e persone vuote, e Freddie fa parte delle seconde.

Ma non può fare a meno di sentirsi così, come un buco nero ambulante che annienta tutto ciò che tocca, e se niente può davvero appagarla allora non vale neanche la pena tentare di creare legami durevoli o condividere qualcosa con qualcuno. Come l'ultima bufera invernale spazza via tutti i bucaneve che timidamente cercano di bucare il manto nevoso, Freddie sopprime ogni relazione o rapporto che richieda un minimo di amore e pazienza. La sua vita sembra come in pausa, Freddie si lascia vivere, errando, osservando, sbagliando e facendo finta di divertirsi mentre attende una risposta della sua madre biologica, che nella sua psiche straziata si presenta come l'unica possibile speranza di rinascita.

Come il Boccadoro di Herman Hesse, ossessionato dall'assenza della figura materna che lui eleva nei suoi deliri a madre-natura e senso ultimo dell'arte, Freddie Benoit proietta nel feticcio assente della madre biologica tutto l'amore che non ha, tutte le persone che non sarà mai, il doppelganger opposto della sé stessa che proprio non riesce ad amare.

Davy Chou, filtrando la sua stessa esperienza di immigrato, compone un meraviglioso ritratto giocato sulla riduzione e sul minimalismo emotivo, che ha l'incredibile pregio di risultare toccante e illibato pur essendo imbevuto di un'irrimediabile disperazione di fondo.

In un panorama cinematografico ma non solo, che fa dell'ottimismo e della politica del lieto fine la sua cifra, Davy Chou ci mette davanti all'incapacità di risolvere certi nodi identitari o dissidi, senza neanche suggerire una via per poterci convivere: questa è la vera grandezza di Retour a Seoul, riesce ad essere vero senza rinunciare alla delicatezza e alla sensibilità.

Tuttavia, anche nei suoi esiti più struggenti ed emotivamente destabilizzanti, Chou ha il pregio di riuscire a donare compattezza e spessore drammatico all'opera, attraverso una sapiente gestione del ritmo, che per quanto composito si mantiene sempre coinvolgente.

Davy Chou con la sua finezza sentimentale e il suo stile, si conferma sempre di più un astro nascente del panorama cinematografico internazionale.

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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
lunedì 29 maggio 2023
gabriella

 Freddie è una venticinquenne che per un contrattempo sul volo diretto in Giappone, si trova a fare uno scalo forzato a Seoul, che in realtà sarebbe la sua terra d’origine, essendo stata abbandonata alla nascita dai genitori coreani e adottata da una famiglia francese, Dopo aver fatto amicizia con dei ragazzi del luogo che la indirizzano alla Hammond, un’ agenzia che [...] Vai alla recensione »

mercoledì 24 maggio 2023
Lorenzo Massagli

Già il titolo originale del film (All The People I'll Never Be, lett. "tutte le persone che non sarò mai") è indicativo della tematica di fondo affrontata da Davy Chou, cioè la difficoltà di relazionarsi con un mondo che non è mai stato nostro ma in cui siamo nati. Freddie è una ragazza naturalizzata francese nata da una famiglia coreana che non ha mai conosciuto.

FOCUS
FOCUS
sabato 13 maggio 2023
Giovanni Bogani

Ritorno a Seoul. Un ritratto di giovane donna decisa, determinata, sfrontata, coraggiosa, potente. Ma anche smarrita, alla ricerca di se stessa attraverso due continenti, e attraverso varie possibili vite. Una giovane donna adottata, dunque sospesa fra due mondi, l’Asia dei suoi genitori biologici, la Francia della sua cultura, della lingua che parla, della disinvoltura che esibisce, che porta addosso come una seconda pelle. Una donna, allo stesso tempo, fragilissima, che continua a chiedersi la domanda più crudele. Se sua madre la abbia amata, se sua madre abbia pensato a lei. È tutto questo e molte altre cose Ritorno a Seoul, film che nello stile è imprevedibile, fatto di sequenze che bruscamente passano da una situazione ad un’altra, da un tempo ad un altro – “due anni dopo”, “cinque anni dopo” – senza perdere tempo in spiegazioni. Tutto accade, quasi sempre in modo diverso da come lo immaginavamo. 

In tutto questo, c’è la scrittura di Davy Chou, che scrive la storia a partire da una vicenda reale, quella di Laure Badufle. Ma c’è anche la forza espressiva dell’attrice Park Ji-minh, che in realtà non è un’attrice professionista ma un’artista, una scultrice coreana che vive in Francia dall’età di nove anni, al suo debutto sullo schermo. 

Ne viene fuori un film stranamente affascinante. Già dalla prima scena: la protagonista si affaccia alla reception di una guest house, la receptionist coreana sta ascoltando della musica nelle cuffie, non si accorge dell’arrivo dell’altra. E la ragazza le dice, in francese, “posso ascoltare?”. C’è un bisogno feroce, in Frédérique, di sconvolgere le abitudini di tutti, di entrare in gioco e sparigliare le carte: come quando in un locale va da un gruppo di ragazzi, si siede al loro tavolo, poi chiama i propri amici a raggiungerla, e infine ad un altro tavolo trascina nel gioco anche due ragazze che stanno conversando fra loro.

Spariglia le carte, le carte della società coreana, in cui è un corpo estraneo, una presenza aliena, che ricorda le colpe di chi si è sbarazzato di lei. Ma è sempre lei che non esita ad affascinare, sedurre e poi lasciare scie di desiderio, di dolore, di sbigottimento dietro di sé. Spietata con se stessa, ma anche con gli altri, con il padre biologico, con la madre adottiva che la aspetta in Francia, con gli uomini che si innamorano di lei. 

È una ricerca, in cui la ragazza si lancia con foga alla ricerca delle sue origini, facendo oscillare la propria vita in direzioni nuove e inattese. Senza nessuno scrupolo neppure a sostenere col suo lavoro il traffico di armi, il commercio di missili, come se non ci fosse nessun confine morale a ciò che si può o non si può fare. Così come può mettersi a ballare, da sola, una danza in cui non ci sono seduzione, erotismo, invito, ma solo l’esplosione di una collera sorda, di un colpire feroce il vuoto, che fa salire il cuore in gola.

Dieci anni dopo il documentario Le sommeil d’or, sette anni dopo il suo affascinante Diamond Island sulla nuova gioventù cambogiana, Davy Chou segna un grande ritorno con il secondo lungometraggio di finzione, Ritorno a Seoul. Il regista franco/cambogiano si ispira alla storia di un’amica, nata in Corea del Sud ma adottata in Francia quando aveva soltanto un anno. E che, 23 anni più tardi, era tornata per la prima volta nel suo paese natale, dove aveva incontrato il proprio padre biologico. Un incontro difficile, al quale non ne sarebbe dovuto seguire un altro. E invece, il destino ha cambiato idea. Al secondo incontro fra la ragazza e il padre biologico, ha assistito il regista Davy Chou. Il quale finisce per l’essere toccato, quasi sconvolto dall’incontro. “In questo incontro si mescolavano mille emozioni, tristezza, amarezza, incomprensioni, rimproveri. C’era una traduttrice, che si dannava l’anima per tradurre con la gentilezza richiesta dalla tradizione coreana gli slanci di collera della mia amica…”.

Quello è stato il nucleo originario del film, e non si stenta a crederlo. L’incontro fra la protagonista e il padre biologico, la famiglia di lui, è una mappa di tutte le emozioni del mondo, dalla riconoscenza, la gratitudine della famiglia, alla rabbia della ragazza, al timore nel parlare con lei, alla sua collera sorda. 

STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
venerdì 12 maggio 2023
Clarisse Fabre
Le Monde

Freddie (Park Ji-min) è una ragazza fuori dagli schemi, che vive sul filo delle sue provocazioni e dei suoi colpi di testa. Nata in Corea del Sud, è stata poi adottata da una coppia francese. Arrivata quasi casualmente a Seoul, per curiosità si mette sulle tracce dei suoi veri genitori. Non ci vuole molto a rintracciarli e qui cominciano i problemi.

venerdì 12 maggio 2023
Andrea Chimento
Il Sole-24 Ore

Un weekend all'insegna del cinema dell'Estremo Oriente: nelle nostre sale questa settimana spazio a "Ritorno a Seoul" di Davy Chou e all'animazione di "The First Slam Dunk" di Takehiko Inoue. Regista franco-cambogiano, Chou racconta la storia di Freddie, una ragazza francese di 25 anni, che torna in Corea del Sud per riconnettersi con le sue origini.

venerdì 12 maggio 2023
Adriano De Grandis
Il Gazzettino

Bisognerà segnarsi questo nome: Davy Chou. Regista franco-cambogiano, oggi 40enne, scrittore, regista e produttore, si era fatto notare come autore alla Semaine di Cannes nel 2016 con "Diamond island", ma è soprattutto con questo "Ritorno a Seoul", anch'esso passato l'anno scorso a Cannes, ma promosso alla sezione Un certain regard, che ha mostrato una qualità non indifferente di narratore, una padronanza [...] Vai alla recensione »

giovedì 11 maggio 2023
Giovanni Spagnoletti
Close-up

I genitori più importanti o decisivi sono quelli "naturali", di sangue oppure quelli acquisiti che si sono occupati di crescerti e darti un'educazione e un futuro? È su questa semplice, "basica" domanda, su questo dilemma a cui in genere si risponde con la seconda opzione, che ruota tutto il bel film di Davy Chou, ispirato all'esperienza autobiografica di Laure Badufle, una amica del regista franco-coreano [...] Vai alla recensione »

giovedì 11 maggio 2023
Marina Visentin
Cult Week

Freddie, protagonista di Ritorno a Seoul di Davy Chou, ha venticinque anni e non parla coreano. Abbandonata dai suoi genitori biologici in un orfanotrofio di Seoul, è stata adottata quando aveva pochi mesi di vita ed è cresciuta in Francia. Amorevolmente accudita dai suoi genitori adottivi, sicura di sé e curiosa del mondo, non ha mai pensato alle sue origini, fino al giorno in cui, per un caso fortuito [...] Vai alla recensione »

giovedì 11 maggio 2023
Francesco Costantini
Cinematographe

Il cinema migliore è puro nelle intenzioni e denso come la vita. Non è ragionevole attendersi risposte semplici da Ritorno a Seoul, regia di Davy Chou, nelle sale italiane l'11 maggio 2023 dopo il passaggio felice a Cannes 2022, Un Certain Regard. Un film che nasce al punto d'intersezione tra una verità umana forte e la carica espressiva di un linguaggio capace di domarla.

giovedì 11 maggio 2023
Silvio Danese
Quotidiano Nazionale

Quando la peripezia del «ritorno» (a casa?) della ribelle 25enne coreana Freddie, adottata neonata da famiglia parigina, è (forse) conclusa, resta una radicale questione sulla nostra capacità di regolare l'identità da «quale» famiglia, quale cultura, quale Paese. Già abile ad attraversare livelli sociali e culturali in racconti ellittici e taglienti (Diamond Island), Davy Chou ha trovato nell'energica [...] Vai alla recensione »

giovedì 11 maggio 2023
Stefano Giani
Il Giornale

Diciamolo subito. Attualmente quella coreana è una delle migliori cinematografie al mondo. E quando si accompagna a un partner francese-altro fuoriclasse, ma questo è risaputo - la miscela dell'eccellenza à garantita. L'ennesima conferma viene da questo Ritorno a Seoul. presentato un anno fa a Cannes nella sezione «Un certain regard», fucina di tesori e talenti.

giovedì 11 maggio 2023
Alessandra De Luca
Avvenire

Freddie, 25 anni, impulsiva e testarda, torna in Corea del Sud per la prima volta da quando, appena nata, è stata adottata da una coppia francese. Nella ricerca dei genitori che l'hanno abbandonata, tra incontri, nuove amicizie e l'assenza di una madre biologica che non vuole farsi rintracciare, la ragazza comincerà a fare i conti con una cultura molto diversa dalla sua, intraprendendo un viaggio che [...] Vai alla recensione »

giovedì 11 maggio 2023
Cristina Piccino
Il Manifesto

Freddie ha venticinque anni, è nata in Corea del Sud ma è stata adottata molto presto da una famiglia francese, la Francia è dunque il posto in cui è cresciuta, ma a un certo punto eccola a Seoul; per caso, dice lei, perché il maltempo le ha impedito di arrivare in Giappone, e quel viaggio rivela ben presto una ricerca, quella dei suoi genitori biologici, e di un Paese che non conosce, che la sorprende [...] Vai alla recensione »

giovedì 11 maggio 2023
Daniele D'Orsi
Sentieri Selvaggi

Davanti ad un film come Ritorno a Seoul così attento a costruire la storia attorno ai tempi morti, si resta sempre sorpresi dai suoi rari attimi di follia: da quei movimenti improvvisi nello spazio, che come saette nel buio, squarciano i ritmi regolari dell'attesa, per illuminare una verità che la sola macchina da presa, nella staticità del suo sguardo, non è in grado di - o non può - rivelare.

mercoledì 10 maggio 2023
Roy Menarini
Roymenarini.it

Basterebbero i primi due minuti, con lo scambio di soggettiva sonora e una canzone struggente, a dire del talento di Davy Chou (regista franco-cambogiano, ultra cinefilo e cosmopolita). Anche la protagonista, interpretata con formidabile umanità da Ji Min-Park, è sospesa tra Europa e Oriente, Francia e Corea, con tutti i problemi di ritorno alle radici e alle origini.

mercoledì 10 maggio 2023
Manuela Santacatterina
The Hollywood Reporter Roma

"Quante notti intende restare?". Freddie (Ji-Min Park), venticinquenne francese di origine coreana, dopo che il suo volo per il Giappone viene cancellato all'ultimo minuto, si ritrova in un piccolo albergo della Corea del Sud. Da qui parte il viaggio, fisico ed emotivo, della protagonista di Ritorno a Seoul alla ricerca della sua identità perduta. Con sé la ragazza ha una vecchia fotografia di lei [...] Vai alla recensione »

martedì 9 maggio 2023
Massimo Causo
Film TV

Si muove come una scheggia impazzita, Freddie: atterra a Seoul coi suoi 25 anni e una foto in cui, neonata, è in braccio a una donna coreana. Viene da Parigi e i suoi lineamenti asiatici dicono che è arrivata lì in cerca di se stessa, del suo passato, dei suoi genitori biologici. Lo fa con la foga supponente e un po' rabbiosa di chi sa che, quand'anche trovasse le sue tracce, in realtà non troverebbe [...] Vai alla recensione »

martedì 9 maggio 2023
Gian Luca Pisacane
La Rivista del Cinematografo

Spesso il cinema ambientato in Corea del Sud è un "eterno ritorno". Si lavora sulla memoria, sul tempo perduto, sulla violenza della Storia, sull'impossibilità di comunicare. I registi più famosi di Seoul e dintorni rielaborano il presente, si specchiano nel passato, spezzano ogni canone connesso ai legami famigliari. È interessante lo sguardo che hanno gli autori stranieri sulla Corea.

lunedì 8 maggio 2023
Michele Anselmi
Cinemonitor.it

"Il giorno del mio compleanno mi faccio sempre la stessa domanda. Mia madre, da qualche parte, starà pensando a me?". Ruota attorno a questo dilemma "Ritorno a Seoul" (non era meglio Seul?), il bel film di Davy Chou che esce giovedì 11 maggio targato I Wonder Pictures in collaborazione con Mubi. Alla base c'è una storia vera, accaduta a Laure Badufle, artista coreana adottata in Francia da piccola, [...] Vai alla recensione »

domenica 7 maggio 2023
Fabio Ferzetti
L'Espresso

Ci sono parabole che sembrano così lineari da far venire voglia di contraddirle, di tirarle giù dai binari su cui sembrano poggiate per cercarne il senso più profondo. A costo di incassare qualche scossone, o qualche salto di racconto imprevisto. Quella di Freddie, nome coreano Yeon-Hee (cioè "Docile e gioiosa"), è una di queste parabole che sembrano seguire un percorso obbligato solo per discostarsene [...] Vai alla recensione »

venerdì 28 aprile 2023
Vittorio Renzi
Quinlan

La perdita. L'abbandono. Gli incontri mancati. Il vagare da un luogo a un altro cercando il proprio posto nel mondo. Sono questi i temi principali di cui si occupa Davy Chou, nato in Francia da genitori cambogiani, espatriati per sfuggire al regime dei Khmer rossi. Se il suo Golden Slumbers (Le sommeil d'or, 2011) era un documentario "identitario" sul cinema cambogiano, un cinema di cui non sopravvivono [...] Vai alla recensione »

giovedì 26 maggio 2022
Alice Catucci
Sentieri Selvaggi

La venticinquenne Freddie, spinta dall'impulso di riconnettersi con le sue origini, torna per la prima volta in Corea del Sud, dove è nata prima di essere adottata e cresciuta in Francia. È una ragazza testarda e grazie ad un'associazione che si occupa di aiutare gli orfani alla ricerca dei loro genitori biologici, riesce a trovarne il contatto. Presentato a Un certain regard, Retour à Séoul di Davy [...] Vai alla recensione »

NEWS
VIDEO
giovedì 4 maggio 2023
 

Un film che esplora il tema dell’adozione internazionale, con una travolgente protagonista alla ricerca di sé stessa. Dall'11 maggio al cinema. Guarda la clip »

TRAILER
mercoledì 26 aprile 2023
 

Presentato in Un Certain Regard e al Torino Film Festival, è il secondo film del regista franco cambogiano dopo Diamond. Dall'11 maggio al cinema. Guarda il trailer »

NEWS
mercoledì 19 aprile 2023
 

Presentato nella sezione Un Certain Regard del 75° Festival di Cannes e in anteprima italiana al Torino Film Festival, è il secondo film del regista franco cambogiano Davy Chou, che trae ispirazione dalla sua storia personale. Vai all'articolo »

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