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Michelle Yeoh, una regina di levità e grazia nel frenetico multiverso di Everything Everywhere All at Once

Attraversando senza sosta centinaia di realtà parallele, l’attrice può dispiegare tutte le sue capacità artistiche, dalle acrobazie alla commedia passando per il mélo. Dando vita al personaggio magnifico di un’anti-super-eroina perfettamente incompetente. Dal 6 ottobre al cinema.
di Marzia Gandolfi

Michelle Yeoh (Chu-Khen Yeoh) (60 anni) 6 agosto 1962, Ipoh (Malesia) - Leone. Interpreta Evelyn Wang nel film di Dan Kwan, Daniel Scheinert Everything Everywhere all At Once.
venerdì 30 settembre 2022 - Celebrities

È il 1997 quando il pubblico internazionale la scopre ‘ammanettata’ a Pierce Brosnan (Ildomani non muore mai). Un Bond di più e una mano tesa verso la Cina, dove Michelle Yeoh è già una star. Se Brosnan assicura la flemmatica continuità di Bond, Yeoh soffia un’aria nuova e affronta gli avversari ad armi pari.

Nata in Malesia nel 1962, l’attrice esplode negli anni Ottanta, diventando con Maggie Cheung uno dei volti faro del cinema d’azione hongkonghese. Diretta da Sammo Hung (Bambole e botte), David Chung (Caccia spietata, Magnificent Warriors), Stanley Tong (Supercop) o Johnnie To (The Heroic Trio e Executioners), Michelle Yeoh è dinamismo e astrazione insieme, un’attrice credibile nel dramma intimo (The Lady) e nello scontro epico (La Tigre e il Dragone).

Regina di levità e grazia, rivela le sue capacità atletiche nei film di arti marziali, l’equivalente asiatico dei musical. E il suo è davvero un corpo che balla, che sfida la forza di gravità, correndo verticalmente sui muri, volando dentro foreste di bambù e posandosi in perfetto equilibrio su un ramo. Ballerina classica di formazione, studia ‘coreografia’ a Londra e corre al cinema a vedere tutti i film di James Bond. Ma “il domani non muore mai” e può aspettare.

Al debutto degli anni Ottanta diventa Miss Malesia ed è corteggiata ‘dalla pubblicità’. Il suo primo spot, girato a Hong Kong, segna il suo destino di attrice. Il suo partner è Jackie Chan ed è subito kung fu. O quasi. Assoldata dalla D&B Films, interpreta l’infermiera, l’assistente sociale, l’insegnante che si prodiga per il prossimo e viene invariabilmente minacciata dai cattivi di turno, fino a stufarsi e passare letteralmente all’azione. Apprende le arti marziali e si allena dodici ore al giorno per padroneggiare i movimenti e le regole del combattimento cinematografico, colpire l’avversario senza rompergli le ossa. Supercop le vale l’ammirazione incondizionata di Quentin Tarantino e un biglietto di sola andata per Hollywood, dove elabora uno ‘stile’ proprio e lontano da un genere codificato come il wuxiapian. Del resto il talento ‘marziale’, che l’ha resa celebre e la rende immediatamente riconoscibile non è la sola qualità di Yeoh, capace di creare ponti tra più storie e più mondi. 


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In foto Michelle Yeoh in una scena del film Everything Everywhere All at Once.

Everything Everywhere All at Once è coreograficamente improntato al kung fu movie, terreno familiare per l’attrice, ma la frenesia incessante del film le permette di dispiegare le sue capacità artistiche, dalle acrobazie alla commedia passando per il mélo. La ‘commedia familiare’ di Daniel Kwan e Daniel Scheinert gioca intelligentemente con la sua aura e comincia come un racconto realista. Al centro una protagonista di origine cinese che vorrebbe essere una buona moglie, una buona madre, una buona figlia. Evelyn Wang ha aperto una lavanderia automatica in America, ha sogni frustrati, un marito gentile che vuole gentilmente divorziare, un padre che non l’ha mai amata, una figlia con cui non comunica e il fisco alle calcagna. Evelyn non conta più gli scacchi e vede il sogno americano restringersi coi lavaggi. Poi un giorno scivola in un’altra dimensione e una versione alternativa del marito le annuncia mondi paralleli ed esistenze più gloriose per lei.

In un altro mondo, in altri mondi, Evelyn scopre di essere una star del cinema, una chef sopraffina, una lesbica con gli hot dog al posto delle dita…ma una misteriosa forza entropica si aggiunge al quadro e minaccia l’integrità del multiverso. Si chiama Jobu Tupaki ed è la versione plurale di sua figlia. Se le famiglie regolano i conti a tavola, la famiglia Wang lo farà in centinaia di universi differenti, evocando di volta in volta il risentimento familiare, la depressione, i non detti e la necessità di esprimere un amore troppo a lungo taciuto. In materia di rappresentazione, i Daniels compensano decenni di invisibilità con un’eroina orientale e un cast 100% sino-americano, che riscopre Ke Huy Quan (Indiana Jones 2, I Goonies), qui gentlemen melanconico sorto dalle rime visive e sonore di Wong Kar-wai. Non è un dettaglio che la famiglia al cuore dell’intrigo sia sino-americana e quella scelta influenza il tono di numerose sequenze.


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In foto Michelle Yeoh in una scena del film Everything Everywhere All at Once.

Scritto per Jackie Chan, Everything Everywhere All at Once cambia assetto in corsa e trova, nella sua bulimia di referenze, generi e strati narrativi, una linea emozionale forte: Evelyn Wang, un personaggio magnifico e un’anti-super-eroina perfettamente incompetente. Nel multiverso è la versione peggiore di se stessa, probabilmente la più triste, ma ha la chiave per salvarci tutti.

Michelle Yeoh passa con lei da un mondo all’altro dando fondo alle sue capacità e godendosi tutto il piacere di essere una, nessuna e centomila. Teen-movie, animazione, arti marziali, soap family, dramma… tutto risposa sul corpo di un’attrice che tiene alta con la sua performance l’attenzione sulle donne, sulla storia di una donna che è tutto insieme e in tutte le direzioni. Un personaggio concepito dagli autori come una dichiarazione d’amore a Michelle Yeoh, che sublimano scoprendo il suo gioco e le sue impressionanti competenze marziali. Ma nel delirio dei Daniels, l’attrice della Tigre e il Dragone è più di questo, è metonimia, la parte per il tutto, il singolare per il plurale. La regina del cinema hongkonghese che fu, filosofia ed azione in una sola storia.


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