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L’imperatrice Vicky Krieps

In possesso di un'empatia dolente e capace di trasmettere ai suoi personaggi gli strati più segreti e profondi della sua personalità, l’attrice lussemburghese veste i panni sfarzosi di Sissi d’Austria in Il corsetto dell’Imperatrice, premiato a Cannes e dal 7 dicembre al cinema.
di Giovanni Bogani

Vicky Krieps - Bilancia. Interpreta Elisabeth nel film di Marie Kreutzer Il corsetto dell'Imperatrice.
venerdì 2 dicembre 2022 - Celebrities

In Il corsetto dell’Imperatrice, al cinema dal prossimo 7 dicembre, riesce a vestire il suo viso di tutta l’infelicità, la mestizia, la sensualità, il lasciarsi andare, di tutta la disperazione silenziosa, di tutta l’empatia dolente che uno spettatore possa immaginare. Non stupisce che sia stata premiata, all’ultimo Festival di Cannes, come Miglior Attrice di Un certain regard.

Vicky Krieps, del resto, incarna la Mitteleuropa un po’ come Sissi, l’imperatrice che interpreta nel film. Sissi, l’imperatrice triste, era nata in Baviera, era divenuta imperatrice d’Austria, parlava tedesco, francese e italiano. Vicky Krieps è nata a Lussemburgo, che è un po’ il centro nascosto dell’Europa, minuscolo Stato incastonato fra Belgio, Francia e Germania. Recita in inglese, francese e tedesco; vive a Berlino con i suoi due figli, avuti dall’attore Jonas Laux: Elisa, nata nel 2011, e Noah, nato nel 2015. Cinematograficamente, ha un piede negli Stati Uniti e un altro nel cinema francofono e in quello tedesco.

L’abbiamo vista, prima di Il corsetto dell’Imperatrice, in un film di Mia Hansen-Løve, Sull’isola di Bergman. Uno strano film, girato nell’isola di Fårö, dove Bergman visse e girò molti dei suoi ultimi film. Se non ci fossero stati lei e Tim Roth nei ruoli di due artisti in crisi artistica e sentimentale, sarebbe sembrato un film pretenzioso, fasullo. Lei riesce a sfaccettare un personaggio intelligente, appassionato, a volte rabbioso. È difficile mostrare gli slittamenti progressivi di un amore, e anche la frustrazione di una donna che sente di non ricevere la necessaria attenzione dal suo uomo, sia come compagna che come artista. Vicky Krieps riesce a farci sentire in ogni momento l’ansia, la frustrazione del suo personaggio, ma in modo sottile, mai banale.

In un capolavoro come il film di Paul Thomas Anderson Il filo nascosto, doveva sostenere il confronto con un Daniel Day-Lewis immenso – che, fra l’altro, aveva appena annunciato il suo ritiro dalle scene. Doveva incarnare la donna che il personaggio minuzioso, maniacale e solitario interpretato da Day-Lewis aspettava da una vita intera, la donna il cui arrivo ha oscurato tutto il resto. Una responsabilità non da poco. Beh, anche in quel film sottile e terribile Vicky Krieps riesce a vestire i suoi sguardi di ambiguità, riesce a essere fragile e forte. Ha quello sguardo, che sembra non nascondersi mai, e insieme nascondere tante cose.

Dopo quel film, tante offerte da Hollywood, compreso un action movie a grande budget. Lei preferisce declinare gli inviti, torna nella casa di famiglia, vecchia di secoli, nel Lussemburgo rurale. Ero traumatizzata dall’essere finita al centro di un’attenzione così esasperata, confesserà al “New York Times”, mentre le recensioni americane al Filo nascosto erano entusiastiche.

Preferisce due film europei: oltre al film girato sull’isola di Bergman, recita per Mathieu Amalric in Stringimi forte, che le vale la prima nomination ai César. E poi, il film che segna la fine del suo volontario esilio da Hollywood, Old, la favola horror di M. Night Shyamalan, in cui recita al fianco di Gael Garcia Bernal. E di nuovo, quella strana sensazione.

Il pensiero che Old fosse visto da così tanta gente, in così tante sale, mi faceva paura, confessa. Vivo sempre questo paradosso: sono un’attrice, ma non vorrei essere vista – lo so, è insensato, ma è così. Ed è forse questo il segreto delle sue performance tanto intime, potenti, dense di emozione e di sottotesti: quando recita, pensa di non essere vista da nessuno. E riesce a far risuonare il suo volto delle vibrazioni, delle emozioni più recondite e sottili. Riesce a rivelarsi così vulnerabile, riesce a darci gli strati più segreti, profondi della sua personalità, proprio perché inconsciamente pensa che, di là dall’occhio della telecamera, non ci sia nessuno.
 


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