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Stringimi forte, un cinema in frammenti che unisce a doppio filo realtà e sogno

Mathieu Amalric adatta l'opera teatrale di Claudine Galea e si conferma un grande autore, oscurato soltanto dal suo essere un grande attore. Da giovedì 3 febbraio al cinema.
di Marzia Gandolfi

Vicky Krieps - Bilancia. Interpreta Clarisse nel film di Mathieu Amalric Stringimi forte.
lunedì 24 gennaio 2022 - Recensioni

Adattato liberamente da una pièce teatrale di Claudine Galéa (“Je reviens de loin”), Stringimi forte è la storia di “una donna che parte” o che sembra partire. La storia destrutturata di una sposa che custodisce un segreto ‘musicato’ a turno da Chopin, Debussy, Rameau, Ravel, Beethoven, Mozart, Rachmaninov. Le note musicali, onnipresenti, sono il filo conduttore dell’emozione, dirigono il film verso una ‘montagna’ di dolore, svolgono un film che ne contiene due. Due film che raccontano la stessa fuga ma nel primo una donna fugge dalla casa dove vive con suo marito e i suoi figli, nel secondo fugge la loro assenza.

Difficile venire a capo della nuova e radicale opera di Mathieu Amalric senza rivelare troppo allo spettatore. Non si tratta di twist o di rivelazioni, ma del momento in cui comprendiamo cos’è davvero Stringimi forte.

Mathieu Amalric si conferma un grande autore, oscurato soltanto dal suo essere un grande attore. Ma quello del comédien è forse il punto osservazione migliore per nutrire il regista che vuole essere prima di tutto.
 

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