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Il giro del mondo in 80 giorni è tornato... animato e capovolto!

Ispirato alla grande avventura creata da Jules Verne, il film di Samuel Tourneaux ricalca lo schema originale ma si prende anche molte licenze. 
di Pino Farinotti

martedì 12 ottobre 2021 - Focus

George Francis Train. Chi era costui si chiederanno in molti. In realtà è stato un uomo, un americano, decisamente importante. Un imprenditore geniale, nato nel 1829 e morto nel 1904. Fra le  sue iniziative l’organizzazione della linea di navi Clipper, che partiva da Capo Horn e arrivava a San Francisco dando impulso esponenziale a quel segmento di commercio. Dopo il mare si dedicò ai binari e inventò la Union Pacific Railroad, la compagnia ferroviaria che operava nella zona centro-occidentale degli USA. E opera ancora. Negli anni della guerra civile si trasferì in Inghilterra, dove, per non perdere l’abitudine, diede vita a una compagnia di tram. Nel 1870 divenne l’uomo più popolare d’America dopo aver viaggiato intorno al mondo. Tanto popolare da ottenere, due anni dopo, la candidatura a Presidente.  

Come può accadere che una vicenda, partita 150 anni dall’America del dopoguerra civile,  riesca ad approdare a Il giro del mondo in 80 giorni, film d’animazione, diretto da Samuel Tourneux, uscito quest’anno?  Può accadere, perché Jules Verne, il grande, visionario scrittore francese, fu talmente colpito dal personaggio Train da costruire su di lui il modello di Phileas Flogg, il flemmatico nobile inglese che per scommessa, nel 1872, riesce a fare il giro del mondo in ottanta giorni, secondo il romanzo omonimo. Ma non era soltanto il frenetico George Francis Train a ispirare Verne, era tutta l’epoca. Erano i progressi tecnologici di quegli anni, era la rivoluzione industriale che aveva tutto cambiato e accelerato: treni veloci, navi a vapore e poi il canale di Suez con tutti, gli enormi benefici che portò.   

Flogg, in compagnia del fedele Passepartout, viaggiando su piroscafi, treni, dorso d’elefante, palloni, slitte, golette, parte da Londra, raggiunge Suez passando da Brindisi, tocca Bombay, Calcutta, Hong Kong, Yokohama, San Francisco, New York, per rientrare a Londra stremato, ma nel tempo utile per vincere le ventimila sterline della scommessa. Il romanzo divenne un... superbestseller. Fa senz’altro parte della più bella formazione di tante generazioni. Come poteva il cinema ignorare una fonte così generosa.

Fa testo l’edizione del 1956 diretto da Michael Anderson, con David Niven. Film che fa parte della memoria del cinema quasi come il romanzo. Grande sforzo produttivo, cammei suggestivi a nobilitare e tutto il resto che funziona alla perfezione. Il tutto accreditato da ben 5 Oscar, compreso quello assoluto al titolo e quello alla rapinosa canzone composta da Victor Young. Citabile anche un remake del 2004, firmato da Frank Coraci, con Jackie Chan.

E così si arriva all’edizione di quest’anno che naturalmente può solo ispirarsi alla vicenda secondo le regole dell’animazione. Protagonista è la scimmietta Passepartout che chiusa nella sua stanza sogna di emulare l’impresa del suo idolo Juan Frog De Leon, primatista del giro del mondo in novanta giorni. Le difficoltà sono enormi, ma ad aiutarlo ecco palesarsi nientemeno che il vero Fileas Frog. I ruoli sono dunque capovolti. Ma il cinema, l’animazione soprattutto, può permettersi ogni licenza.


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