House of Gucci

   
   
   

Una storia perfetta senza magia ma Lady Gaga è la star

di Natalia Aspesi La Repubblica

Ce lo ricordiamo noi milanesi di allora quel delitto oscuro, quella mattina ventosa del marzo 1995 quando uno sconosciuto sparò tre colpi di pistola contro l' elegante signore che stava entrando nel palazzo di via Palestro, nella zona di antica nobiltà e ricchezza della città: l' assassinato aveva un cognome prestigioso diventato un marchio internazionale del lusso, faceva parte di una vasta famiglia litigiosa di imprenditori fiorentini, era appena stato estromesso dalla celebre azienda ed espropriato dal suo marchio, da parte di un fondo arabo: Maurizio Gucci, anni 47, divorziato dalla un tempo amatissima moglie Patrizia Reggiani, due figlie adolescenti, una nuova compagna ex modella, Paola Franchi. Con tutto il suo mistero, la soluzione e la condanna dei responsabili nel 1998, era la storia perfetta per farne un film di amore, tradimento, morte, affari sporchi e borsette, nella famosa Milano da bere, negli anni trionfali della moda italiana. Sono passati invece 23 anni e una storia molto italiana che avrebbe potuto essere diretta da Luca Guadagnino con finezza spettacolare ( Io sono l' amore) oggi, regista l' americano Ridley Scott, è diventato uno di quei filmoni roboanti, in cui gli italiani sono come li immaginano gli americani, cioè un po' volgari, un po' mafiosi, un po' mangioni, un po' rumorosi, un po' avidi. Il film è tratto da una corposa storia di Sara Gay Forden, pubblicata da Garzanti, e adesso House of Gucci con tutto il suo impressionante carico di superstar, arriva nei nostri cinema (dal 16 dicembre con Eagle Pictures), stremati dagli strascichi della pandemia; e c' è un gran fermento, come si trattasse del ritorno, finalmente, del famoso film di Natale, in questo caso destinato soprattutto a code di spettatrici entusiaste, un successone di sicuro. Quindi: anno 1970, Patrizia Reggiani (Lady Gaga), 22 anni, tipo Elizabeth Taylor, adottata da un piccolo imprenditore dei trasporti, conosce Maurizio Gucci (Adam Driver) studente di legge che gira in bicicletta però erede di una dinastia industriale; amore a prima vista, il capofamiglia Rodolfo Gucci (Jeremy Irons), un tempo fascinoso attore cinematografico col nome di Maurizio D' Ancora, proibisce le nozze ma la passione sbattendosi contro i muri trionfa e la coppia va a vivere a New York dove lo zio Gucci Aldo (Al Pacino) ha dei suoi traffici e finirà anche in galera, però dopo averli introdotti nella gran vita milionaria e su e giù per i negozi di famiglia dove Patrizia si copre di zibellini e altre meraviglie. Ma a lei non basta e tormenta il povero marito perché ritorni a essere un vero Gucci e a prendere in mano la sua azienda. Hanno due figlie (nel film una, non so perché), lui va a Saint Moritz e si innamora di Paola Franchi, ex modella signorile (la bellissima nasona Camille Cottin) e divorzia. Due le scene interessanti: quella dove Patrizia con l' amica fattucchiera Giuseppina Aurigemma passa un borsone zeppo di milioni a due sicari. E l' altra dopo l' assassinio e prima del processo, quando Patrizia entra nella casa dell' appena ammazzato Maurizio, abbraccia piangendo la di lui compagna e poi ordina al suo seguito di cacciarla immediatamente. Il valore al film, se ne ha, lo dà Lady Gaga, anche qui attrice straordinaria, e addirittura più bella che dal vero: forse dovrebbe sul serio farsi bruna, chissà. Interminabile, quasi tre ore, il film è appassionante per chi da questa storia si aspetta sesso e gelosia, delitto e castigo, un po' meno per chi associa alla parola Gucci un po' di Gucci: non si pretende, perché di oggi, un gingillo di Alessandro Michele, l' attuale superpremiata iperstar del marchio che in gonna e diadema ci delizia con le sue apparizioni di massima inclusione (Postgender Geek-Chic!), ma neppure una sfilata di Tom Ford, il fascinoso misterioso texano con coniuge scrittore, che entrò nell' azienda quando ancora a capo c' era lui, Maurizio, l' ultimo padrone Gucci, e a Milano scoppiò la rivoluzione perché tutte le signore scoprirono il potere dell' abbigliamento porno chic, che per almeno un decennio le trasformò in divoratrici di maschi. I quali poi, di questo furono incolpati dal MeToo. L' unica sfilata accennata ricorda quella di Paolo Gucci figlio di Aldo (Jared Leto mostruosizzato) di abiti orribili come pare successe in realtà, quasi a voler separare definitivamente la Gucci dai Gucci: l' indice dei personaggi nel testo originale del libro ne indica una quarantina, ma pare che solo gli eredi di Aldo (che Al Pacino ridicolizza) pensano di adire le vie legali, almeno per ora. L' impresa fondata nel 1921 a Firenze da Guccio Gucci, nonno di Maurizio, è passata nel 1993 al fondo arabo d' investimento Investcorp e dal 1999 al gruppo francese Kering, il cui attuale presidente e ceo è François-Henry Pinault: ma a lui che importa dei Gucci quando la sua Gucci ha 487 negozi, 18 mila dipendenti, nel 2019 ha venduto per 9,628 miliardi di euro. Ad House of Gucci deve aver dato la sua benedizione se sua moglie Salma Hayek ne interpreta la maga sederona. E appare un po' voluta la riedizione di un profumo Gucci del 2010 proprio adesso: nome 'Guilty', colpevole!
Da La Repubblica, 2 dicembre 2021


di Natalia Aspesi, 2 dicembre 2021

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