| Anno | 2020 |
| Genere | Documentario |
| Produzione | Italia, USA |
| Durata | 82 minuti |
| Regia di | Emanuele Mengotti |
| Tag | Da vedere 2020 |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: V.M. 14 |
| MYmonetro | 4,18 su 1 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento mercoledì 12 febbraio 2025
Nel deserto californiano, un gruppo di persone incapaci di integrarsi nella società, raccontano e vivono la loro post-apocalittica idea di libertà. In Italia al Box Office West of Babylonia ha incassato nelle prime 5 settimane di programmazione 5,7 mila euro e 3 mila euro nel primo weekend.
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ASSOLUTAMENTE SÌ
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Slab City. Sudest del deserto californiano. Tende, camper e roulotte distribuite su una vasta area danno alloggio a persone di età e origini differenti. Possono essere artisti, neonazisti, hippy o patrioti. Hanno in comune il desiderio di stare alla larga dalla società degli States che definiscono con un solo vocabolo: Babylonia.
Forse qualcuno ricorda di aver visto in un videoclip di Sfera Ebbasta un piccolo rilievo artificiale tutto colorato e un muro fatto di televisori con scritte sovrapposte.
Il videoclip era "Figli di papà" e il luogo era proprio Slab City. Emanuele Mengotti ha fatto propria la lezione di Roberto Minervini ed è penetrato in questo 'mondo a parte' senza alcuna sovrapposizione ma ottenendo la fiducia di chi veniva ripreso, indipendentemente da quale ideologia professasse o che, comunque, risultasse evidente. Perché l'elemento che maggiormente colpisce di questa realtà, insieme al fatto che gli afroamericani non sembrano esserne attratti, è che la Babilonia, nel senso di mescolanza di letture della vita e della società antitetiche, vi è di fatto presente. Però è mutata di segno perché la convivenza risulta possibile. Chi vi abita si trova a poca distanza da una base militare in cui si testano ordigni, ne ha la consapevolezza ma non lascia che questo influenzi la sua vita. Mengotti non fa interviste, non raccoglie dichiarazioni (tranne in un caso). Si limita ad osservare senza giudicare queste persone e questi spazi che sono stati anche attraversati da Christopher McCandless che gli appassionati di cinema avevano potuto incontrare in Into the Wild - Nelle terre selvagge. Offre così allo spettatore la possibilità di entrare a contatto con modi di vita eterogenei e con una comunità in cui sono nati e cresciuti anche ragazzini e ragazzine che prima o poi si troveranno a loro volta a compiere delle scelte che, a differenza di coloro che vivono in sette chiuse, sembrano avere un maggiore ventaglio di opzioni. Perché se c'è chi ha tatuata la svastica sul petto e ha un mostro che lo divora da dentro c'è anche chi ascolta Elton John o i Grateful Dead. Senza che l'uno abbia a che ridire dell'altro. Non dev'essere facile ma sembra che sia possibile.
In uno stile documentaristico d'osservazione, Mengotti ci porta a scoprire una realtà che non si vede comunemente sul grande schermo. Nonostante la tendenza a giudicare, in un primo momento, le scelte di vita di questi bizzarri personaggi, con il passar del tempo li andiamo a scoprire più nel profondo rendendosi conto che infondo le similitudini umane sono molteplici.