Untitled Elvis Presley Project

Film 2020 | Biografico, Drammatico, Musicale

Regia di Baz Luhrmann. Un film con Tom Hanks, Austin Butler. Genere Biografico, Drammatico, Musicale - USA, 2020,

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Il regista Baz Luhrmann si dedica alla vita della grande rockstar Elvis Presley.

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Il biopic su Elvis Presley firmato da Baz Luhrmann.
Pino Farinotti
martedì 16 luglio 2019
Pino Farinotti
martedì 16 luglio 2019

Austin Butler è un 28enne che si è fatto conoscere nel ruolo di Derek nella serie Disney Channel Hannah Montana ed è stato scelto da autori importanti come Jarmusch (I morti non muoiono) e Tarantino (C'era una volta a... Hollywood, dove non sfigura al fianco di mostri sacri come Brad Pitt e Leonardo DiCaprio). Ebbene Austin è stato scelto per dare corpo e volto a Elvis Presley. Nel cast anche Tom Hanks, nella parte di Tom Parker, il manager olandese che organizzò la carriera di Presley, tutelandolo anche da amico. Sono scarse le notizie trapelate, ma sembra che il focus sarà sui decenni fondamentali del fenomeno, gli anni sessanta e settanta.

Credo che nessun artista sia stato più raccontato di Elvis. La massa è troppo grande, dunque occorre fare delle scelte e fissare dei punti fermi. Perché Presley è stato proprio tutto, un inventore, un modello, un ribelle, naturalmente un mito.

Il suo abbrivio, l'eredità, le modalità, la traiettoria non hanno avuto soluzione di continuità. Presley è non è mai assente. Giusto una citazione: credo che in Mahmood, con la sua canzone, Soldi, a Sanremo, ci fosse qualcosa di Elvis. Dunque non occorre riavvolgere il nastro e tornare a tempi lontani, quando gli emuli si chiamavano Celentano, Bobby Solo e Little Toni. In Francia Johnny Halliday e in Inghilterra Billy Fury.

Sopra dicevo "decenni fondamentali", in realtà ancora più decisivi sono stati gli anni cinquanta. Quando il cantante è esploso, quando "rock" era roba nuova e rivoluzionaria, che fece anche delle vittime, illustri. Improvvisamente gente Bing Crosby, Perry Como, Dean Martin, lo stesso Sinatra erano sorpassati. Elvis, con quei suoi movimenti del bacino e delle gambe, in jeans, umiliava la staticità di cantanti che, in abito elegante, spesso in smoking, muovevano solo le mani.

Negli anni sessanta di Presley prevale il cinema. La Metro-Goldwyn-Mayer gli fece un contratto importante. L'idea era quella di rinverdire la stagione dell'epoca precedente, quella di Gene Kelly e Fred Astaire, quando il musical si era accreditato come l'unica vera forma d'arte tutta americana, con qualità altissima, con titoli come Un americano a Parigi, Cantando sotto la pioggia e Sette spose per sette fratelli. Quando il musical aveva persino toccato Shakespeare, rifacendo testi "seri" come 'La bisbetica domata' e 'Romeo e Giulietta'. Quei fasti non furono rinverditi, ma Elvis fece il suo. Nei suoi musical non occorrevano plot particolari, bastava che cantasse. E certo valeva la sua presenza, come nell' "Idolo di Acapulco", dove bello e atletico, si tuffava dagli scogli subito dopo avere sedotto la bellissima con una canzone.

È doveroso contestualizzare la nascita artistica di Presley, che cominciò nel 1954 quando aveva 19 anni. Viveva nella cittadina di Tupelo, contea di Lee, Mississippi. Luogo decentrato, ma dalle metropoli delle coste, soprattutto da New York arrivava l'onda potente delle rivoluzioni di quel decennio, che toccavano tutte le discipline, dalla pittura, al jazz e nella musica pop. La gente si incontrava nei night, nei loft e nelle strade. Un mondo composito e ricco, una bella miscela alternativa che si imponeva. E poi attori del metodo, ballerini, pubblicitari, architetti, fotografi, stilisti, scrittori naturalmente. E tanto altro. Tutto. Broadway splendeva di luce abbagliante, con proposte diverse: dai musical di Porter e Berlin, ai drammi di Williams, Inge e Miller.

La televisione si stava espandendo con mezzi cospicui, per contrastarla il cinema evolveva qualità e spettacolo. Ed è probabile che Elvis non fosse consapevole delle prime teatrali o delle uscite dei romanzi di Faulkner o Mailer, ma quel sortilegio che tutto stava cambiando, quella smania di creare, non c'è dubbio che arrivasse a lui. E poi c'è l'altra faccia della medaglia: l'America, così entusiasta e ricettiva, era pronta per accogliere qualcosa di nuovo, il rock. Era pronta per Elvis Presley.

E veniamo agli anni Settanta, che sono quelli del declino. I video ce lo hanno mostrato tante volte, negli studi o ai concerti, appesantito, affaticato, con quei suoi costumi esagerati, col sudore che pareva sprizzare dallo schermo. E poi è morto. Quel 6 agosto del settantasette.

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lunedì 12 agosto 2019
Pino Farinotti

Nessun artista sia stato più raccontato di Elvis. Occorre dunque fare delle scelte e fissare dei punti fermi. Di Pino Farinotti. Vai all'articolo »

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