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Memory House, realismo magico sugli strascichi del colonialismo in Brasile

Un uomo di colore si trasferisce nelle aree più ricche del Brasile dove entra in contatto con le frange più conservatrici del Paese. In Concorso al 38TFF.
di Emanuele Sacchi

lunedì 23 novembre 2020 - Torino Film Festival

L'anziano Cristovam si trasferisce dal nord al sud del Brasile a seguito della chiusura di un caseificio del gruppo austriaco Kainz: non è licenziato, ma la sua paga è sensibilmente ridotta. Nel sud del Paese, in una comunità popolata principalmente da discendenti di coloni austriaci, Cristovam è isolato e apertamente emarginato: in una casupola abbandonata ritrova oggetti della tradizione più antica del Brasile, che scatenano in lui una strana metamorfosi.

La prima inquadratura, che dal bianco assoluto si trasforma gradualmente in una focalizzazione dei contorni di un caseificio, per soffermarsi sul foro in un guanto della tuta decontaminante, dice subito quanto il colore conti nel primo lungometraggio di João Paulo Miranda Maria. Sono intensissimi i toni utilizzati dal direttore della fotografia Benjamin Echazarreta, già collaboratore fidato di Sebastian Lelio in Una donna fantastica e Gloria, perché attorno alla contrapposizione tra toni chiari - il colore della pelle degli austriaci e della fabbrica - e scuri - il colore della pelle di Cristovam e del toro mitologico che diverrà protagonista della vicenda - si gioca molto del senso di Memory House.

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