Elegia Americana

Un film di Ron Howard. Con Amy Adams, Glenn Close, Haley Bennett, Freida Pinto, Sunny Mabrey.
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Titolo originale Hillbilly Elegy. Drammatico, durata 116 min. - USA 2020. MYMONETRO Elegia Americana * * - - - valutazione media: 2,43 su 9 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
   
   
   

storie americane Valutazione 3 stelle su cinque

di vanessa zarastro


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martedì 24 novembre 2020

“Hillbilly Elegy” è un film basato sull’autobiografia di J.D. Vance, pubblicata con il titolo Hillbilly Elegy: A Memoir of a Family and Culture in Crisis e che è stato un caso editoriale nel 2016. Probabilmente avendo portato alla ribalta una zona depressa e una situazione critica americana, non ebbe particolare accoglienza in generale negli Stati Uniti, e neanche nella comunità degli Appalchiani, gruppo da cui discendono i Vance descritti nel romanzo. Altrettanto è successo al film che non è stato apprezzato oltreoceano.
Con la voce narrante del protagonista fuori campo, che racconta a ritroso in prima persona, è mostrata la storia di tre generazioni di Appalachiani originari del Kentuky. Le montagne Appalachi si sviluppano per 2.500 km. parallelamente alla costa orientale dal sud dell’Alabama fino all’estremo nord, attraverso il confine arrivano in Canada. I nonni di J.D. Vance erano "sporchi, poveri e innamorati", ed emigrarono dalle regioni montane verso l'Ohio, con la speranza di una vita migliore, anche perché la nonna Mamaw (interpretata dalla splendida Glenn Close) era rimasta incinta a tredici anni. Ma quel sogno di benessere fu appena sfiorato, e il loro nipote fin da piccolo si troverà a lottare con la miseria e la violenza domestica. Infatti, il giovane J.F. scoprì presto che il nonno (interpretato da Bo Hopkins) era alcoolizzato e picchiava la moglie.
La vicenda si svolge a Middletown, Ohio, una piccola cittadina vicino a Cincinnati di poco più di 40.000 abitanti, tra il 1997 e il 2011. Durante quegli anni J.D. cresce senza padre mentre la madre Bev (una strepitosa Amy Adams), un ex infermiera diventata eroinomane, continua a cambiare diversi partner, talvolta alcolisti e nullafacenti, spesso vicini di casa che vivono con il welfare. Con la madre e con la sorella Lindsay (interpretata da Haley Bennet) cambiano continuamente casa andando ogni volta in quella dell’attuale compagno di Bev. Quella è una regione lontana dalle metropoli, in cui emergono i lati meno nobili e invidiabili di questa società e dove i tassi di disoccupazione continuano a crescere così come l'abbandono scolastico. Sono i bianchi poveri del nord degli Stati Uniti, i campagnoli poco sofisticati e che ristagnano nella provincia, chiamati con disprezzo redneck o “hillbilly” - titolo originale del film.
Elegia americana” è una prova attoriale impressionante di Amy Adams, ingrassata e gonfiata per le droghe e gli oppiacei e di Glenn Close, imbruttita e invecchiata per impersonare una donna rude.
Il film celebra un’America post industriale di bianchi ex operai o contadini che una volta lavorava nelle industrie, coltivava la terra e riempiva le chiese. Al posto di quel mondo oggi si riscontra solo rabbia e tanto vuoto.
J.D. Vance, diventa il testimone della crisi del sogno americano, dell’implosione di un modello di vita anche se, nonostante la sua famiglia (ma grazie alla nonna) riesce a salvarsi e a scappare da quel mondo con grande fatica e continui dubbi sul fare la cosa giusta. Dopo essere stato anche arruolato come marine in Iraq, J. D. prenderà la laurea in giurisprudenza a Yale.
Ron Howard e la sceneggiatrice Vanessa Taylor (“La forma dell’acqua”) insistono poco sull’aspetto sociale più presente nel romanzo e si concentrano di più sull’aspetto intimo del rapporto tra le tre generazioni. Così afferma il regista in un’intervista: «Il libro di J. D. mi ha colpito perché mi ha ricordato i miei. Il parallelo è tutto culturale, il modo di parlare, il lessico, il codice d’onore, l’abitudine a contare su se stessi. Io chiamavo mia nonna Mamaw, morta quando avevo sei anni, pensavo fosse solo il suo soprannome e non sapevo che in campagna si usa così. Il libro è molto complesso da adattare. Per trovare l’equilibrio tra rispetto della verità, empatia, elementi divertenti, J. D. ci ha fatto da consulente. Lui è passato attraverso cose terribili, overdose, tentativi di suicidio della madre tossicodipendente. È stato di grande aiuto, tutta la famiglia voleva che la memoria di Mamaw fosse rispettata. Ci hanno dato video, lettere, raccontato conversazioni, sono rimasti senza parole quando hanno visto come Glenn ha saputo cogliere il suo spirito».


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