Da 5 Bloods - Come fratelli

Un film di Spike Lee. Con Chadwick Boseman, Paul Walter Hauser, Jean Reno, Giancarlo Esposito, Clarke Peters.
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Drammatico, - USA 2020. MYMONETRO Da 5 Bloods - Come fratelli * * * - - valutazione media: 3,09 su 6 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
   
   
   

L’apologo dell’America secondo Lee Valutazione 4 stelle su cinque

di Eugenio


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giovedì 19 novembre 2020

Denso, lungo, delirante a tratti, un fiume in piena come Apocalpse Now, un film che come diceva Kubrick narra la guerra (soprattutto quella vissuta contro i propri demoni interiori) per dire no alla guerra.  
1971, Vietnam. Immagini confuse, rievocate sapientemente tramite flashback a seguito della documentaristica presentazione che caratterizza molti dei film iniziali di Spike Lee. Cinque soldati afroamericani in territorio Vietcong scoprono che il contenuto di un aereo della CIA lì precipitato contiene una cassa di lingotti d'oro. E’ la loro ricompensa, il risarcimento di cui decidono di impadronirsi, una sorta di riscatto per il trattamento da loro subito per la bandiera a stelle e strisce. Tuttavia, il loro caposquadra e figura di riferimento Norman viene ucciso in uno scontro a fuoco e il sito viene successivamente livellato da un bombardamento al napalm, rendendo impossibile il ritrovamento dell'oro.
45 anni dopo la pace a Saigon, i quattro superstiti, gli ex commilitoni ritornano in Vietnam, dopo aver scoperto che parte dell'aereo è riemersa in seguito ad uno smottamento del terreno, intenzionati a ritrovare l'oro e i resti di Norman, per una sepoltura degna del suo nome. Ognuno di loro ha preso strade differenti con risultati non propriamente positivi: chi soffre di disturbi post-traumatici, abbracciando gli ideali trumpiani, Paul (un bravissimo Delroy Lindo), chi di alcolismo (Melvin), chi vorrebbe ricongiungersi con la sua vecchia fiamma del posto Tiên (Otis- Clarke Peters, il più savio forse); chi è sul lastrico dopo il fallimento della sua società.
Disperati e disperanti, i quattro (col figlio di uno di loro, Paul), a supporto, giungono a Ho Chi Minh e con l’aiuto del francese Desroche (un imbolsito Jean Reno), ottengono il supporto “illegale” per trafficare l'oro negli Stati Uniti.
Dovranno solo inoltrarsi nella giungla e cercare di ritrovare quel maledetto oro e in fondo quel perduto legame, sopito ma mai morto, che li avvicinerà al cadavere di Norman, anticipando, tuttavia una triste fine.
Tutto questo è Da 5 bloods di Spike Lee. E bloods ovvero fratelli di sangue, è un po’ il tema di fondo di una pellicola molto simbolica, carica, passionale, rabbiosa e ricca di spunti sulla cupidigia e il dolore umano. Un film che per tutti i suoi 155 minuti, non molla un colpo rivelandosi, come già BlacKkKlansman un ampio spaccato della storia americana recente con le sue contraddizioni e tormenti, ben riflessi nei quattro protagonisti. E come non definire contraddittorio un conflitto sanguinoso che è stato il Vietnam? Una guerra immorale, che non era nostra, per diritti che non avevamo. Con centinaia di migliaia di morti, innocenti da una parte all’altra del trentottesimo parallelo?
La storia la scrivono i vincitori, dicono, eppure non è difficile rimanere freddi dinanzi a un monologo che travolge ogni cosa: governo, amici, ed insieme parla di ciò che sa avvenendo in questi giorni nello stato dell’opportunità. Che discrimina ancora chi è diverso, che vuole ergere un muro, come fossimo in un romanzo distopico di Lanchester, ma che ha votato, lui Paul, lui il nero, Donald Trump per rabbia, per rivalsa contro Otis, la ragione, il “Biden”, la mente del gruppo.
Sta tutto là Da 5 bloods. Fa ragionare sul difficile e complicato parallelismo tra storia moderna e passata, con stile, con una sarabanda di sparatorie per un pugno di lingotti, tra morti di ogni nazionalità, figure solitarie alla Marlon Brando in Apocalypse Nowpassando poi per i Buffalo Soldiers, Muhammad Ali, Edwin Moses, Martin Luther King, parole profetiche, parole lapidarie. E, in fondo, farci fermare, star là.
Là in quel tempio vietnamita in mezzo alla foresta. Per capire cosa ha fatto l’America ai vietnamiti e cosa agli afroamericani. Per capire dove voler andare. E soprattutto, per riconciliarsi e scoprire, senza pregiudizi sociali, il futuro senza aver timore di guardare al passato.

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