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City Hall, cinema civile nel suo grado più alto, patriottico nel suo senso più laico e pacifista

Quella di Wiseman è un’ode, misurata nei toni e smisurata nell’estensione, a quella laboriosa contrattazione tra esigenze, idee e risorse che è elemento costitutivo della vita comunitaria democratica. Da lunedì 18 ottobre al cinema.
di Raffaella Giancristofaro

giovedì 14 ottobre 2021 - Recensioni

Il municipio di Boston, durante gli anni dell'amministrazione Trump. Il sindaco è Martin J. Walsh, in carica dal 2013 al 2021, e la macchina da presa fissa e tenace del bostoniano Frederick Wiseman (1930) ne cattura e riassume i molteplici, estremamente variegati, impegni istituzionali. Nel seguirlo, documenta il suo costante sforzo di comunicazione al pubblico dei servizi che la municipalità ha come compito di fornire alla cittadinanza, in vari ambiti e scale di grandezza. «La stampa deve iniziare a dire non "chi paga?" ma "è necessario farlo"», dichiara. E contemporaneamente, il regista mostra il processo di negoziazione costante tra le parti coinvolte. Perché il cittadino è sempre (chiamato a fare la sua) parte. Tutto è politica, tutto ci riguarda, tutto è migliorabile, tutto è interconnesso: concetti che Walsh non fa che sottolineare.

In un organismo complesso, magmatico e faticoso come un grande centro urbano, delle questioni primarie – programmare il budget per (almeno) i cinque anni a venire, l’attività di lobbying su Washington, la pianificazione edilizia, gli investimenti sul lavoro, la riduzione delle disparità di reddito e accesso – bisogna preoccuparsi senza trascurare quello che può sembrare secondario e non lo è: un incontro con gli anziani per parlare di truffe e del costo dei farmaci, l’uso dell’arte civica, la semina delle piante per i parchi, la celebrazione di un matrimonio che ha come unico testimone un ufficiale di stato civile, le scorte di sale per l’emergenza neve e di sabbia per i lavori stradali, o la possibilità di contestare verbalmente le multe.  

Cinema civile nel suo grado più alto, e patriottico nel suo significato più laico e pacifista, City Hall è una sinfonia di voci che partecipano ai meccanismi decisionali e di rapidi ma incisivi scorci urbani. Un’ode, misurata nei toni e smisurata nell’estensione, a quella laboriosa contrattazione tra esigenze, idee e risorse che è elemento costitutivo della vita comunitaria democratica. Fuori concorso a Venezia 2020 e in concorso nello stesso anno al Toronto e al New York Film Festival. 
 

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