The Staggering Girl

Film 2019 | Cortometraggio 35 min.

Titolo originaleThe Staggering Girl
Anno2019
GenereCortometraggio
ProduzioneItalia
Durata35 minuti
Regia diLuca Guadagnino
AttoriJulianne Moore, Mia Goth, Kyle MacLachlan, KiKi Layne, Alba Rohrwacher, Marthe Keller .
TagDa vedere 2019
MYmonetro Valutazione: 3,50 Stelle, sulla base di 2 recensioni.

Regia di Luca Guadagnino. Un film Da vedere 2019 con Julianne Moore, Mia Goth, Kyle MacLachlan, KiKi Layne, Alba Rohrwacher, Marthe Keller. Titolo originale: The Staggering Girl. Genere Cortometraggio - Italia, 2019, durata 35 minuti. Valutazione: 3,50 Stelle, sulla base di 2 recensioni.

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Una donna torna in Italia per stare con la madre.

Consigliato assolutamente no!
n.d.
MYMOVIES 3,50
CRITICA N.D.
PUBBLICO N.D.
CONSIGLIATO SÌ
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Cinema
Trailer
Un mediometraggio sperimentale da ammirare, tanto impeccabile quanto immobile.
Recensione di Tommaso Tocci
sabato 18 maggio 2019
Recensione di Tommaso Tocci
sabato 18 maggio 2019

Francesca è una scrittrice italo-americana di New York, dove insegna all'università e dove vive sola in un appartamento di Manhattan, ignorando telefonate e trovando difficoltà nella scrittura. A un ricevimento elegante, un'amica le presenta un uomo che sostiene di avere qualcosa per lei. È un dipinto fatto dalla madre, che vive a Roma. Anziana e malata, la donna non può più rimanere sola; Francesca torna quindi in Italia per convincerla a trasferirsi a New York con lei. Il ritorno ai luoghi del passato fa scattare qualcosa nella memoria di Francesca, che nel rapporto con la madre cerca la risposta alla propria infelicità.

Nello spazio ristretto di un mediometraggio, Luca Guadagnino si muove, ancora una volta, alla ricerca di qualcosa di perennemente smarrito: quel punto di contatto tra la bellezza del tangibile e la fragilità di un sentimento.

Lo fa in un progetto all'apparenza minore, con un cast notevole a partire dalla protagonista Julianne Moore, e commerciale per natura, data la partnership con Valentino che ha permesso al regista e al suo co-sceneggiatore Michael Mitnick di costruire la storia sulla base delle creazioni di Pierluigi Piccioli, creative director della maison di moda. L'insistenza di Guadagnino nel reclamare la purezza artistica del progetto tradisce forse un eccesso di sicurezza.

La sua capacità di amalgamare le due anime del film non arriva a tal punto, ma è pur vero che il regista di Chiamami col tuo nome merita di più di altri il beneficio del dubbio, avendo teso i limiti del suo cinema nel corso degli anni in un impeto parafilmico che ha toccato l'architettura, l'interior design, e la moda stessa in modo anche più diretto. Chi meglio di lui, dunque, per un esperimento che rovescia lo status quo e tratta il tessuto non come un rivestimento della materia narrativa, ma come il filo fantasma che scrive la storia?
Come i volumi curvi e imponenti degli abiti di Piccioli (deliziosamente citati uno per uno nei crédits, con tanto di dettagliata descrizione individuale), The Staggering Girl non mostra facilmente i suoi confini, ripiegandosi e replicandosi su se stesso, in una costruzione frammentaria in cui il presente è tormentato dal passato, e il passato invaso dal presente. Come in Suspiria, c'è un mondo esclusivamente al femminile in cui gli uomini sono una maschera di lattice, o un singolo volto icona (Kyle MacLachlan) che gravita attorno alle protagoniste come marito, padre o maggiordomo.

Laddove i consueti riferimenti del racconto (personaggi, livelli temporali, consequenzialità) diventano inaffidabili come un aneddoto di gioventù, sono i costumi a dare le coordinate, trascinando Francesca e i suoi neri newyorchesi verso un mondo romano che si apre alle chiazze di colore. Se il cast è impreziosito da Alba Rohrwacher, Mia Goth e Marthe Keller, dietro la macchina da presa non manca il talento, con il fidato direttore della fotografia Sayombhu Mukdeeprom e il compositore Ryuichi Sakamoto a guidare Francesca verso l'epifania di una vita intera.

Sono tutti, a loro modo, ennesimi orpelli di una ricerca parossistica per Guadagnino, che in questo esperimento è libero di trasferire tutta l'energia umana verso le superfici che la circondano. Non lo farà in modo altrettanto radicale nei suoi prossimi film, ma è una tendenza di certo intrigante, pur se criptica.
C'è molto del regista, del resto, in Alba Rohrwacher che racconta di aver vissuto il suo peggior incubo: quello di rientrare a casa e trovarla completamente spoglia. "Indovina cosa è successo" chiede ridendo. Come per il cinema di Guadagnino, la risposta possibile è soltanto una: "Avevi sbagliato piano".

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STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
sabato 18 maggio 2019
Carlo Valeri
Sentieri Selvaggi

Alla ricerca del tempo perduto. Dei vestiti indossati, immaginati o ricordati. Ecco un cinema che si nutre di oggetti e sensazioni senza perdere di vista l'intensità dell'emozione. Ecco il cinema di Luca Guadagnino, elegante, avvolgente, stavolta breve (37?) ma incredibilmente "pieno". Sembrerebbero lontanissime nel budget e nelle dimensioni le due ore e trenta del precedente Suspiria, ma in realtà [...] Vai alla recensione »

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