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The Farewell è senz'altro un film americano. Ed è tra i migliori dell’anno

Il sorprendente film di Lulu Wang dice indubbiamente molto sugli USA di oggi, anche se la sua voce arriva dalla Cina. Da martedì 24 dicembre al cinema.
di Tommaso Tocci

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Awkwafina (Nora Lum) (31 anni) 2 giugno 1988, New York City (New York - USA) - Gemelli. Interpreta Billi nel film di Lulu Wang The Farewell - Una bugia buona.
venerdì 13 dicembre 2019 - Focus

Lulu Wang, la regista di The Farewell - Una bugia buona, è americana come la protagonista del film, Billi, entrambe emigrate negli Stati Uniti dalla Cina al seguito dei genitori quando avevano sei anni. Che ci sia molto di autobiografico in questa agrodolce meditazione sulle differenze culturali e sulle responsabilità familiari non stupisce più di tanto. Wang aveva già usato la sua esperienza di vita come base per un episodio del podcast "This American Life", ed è naturale che in seguito alla buona ricezione del suo esordio alla regia Posthumous (che, ambientato a Berlino e incentrato sulla figura di un artista, era invece quanto di più lontano dal tema si possa immaginare) sia tornata sull’argomento per sviscerarlo ancor più in profondità.
 

Fin dal suo debutto, ormai un anno fa al Sundance, era chiaro che The Farewell fosse destinato al successo, con la sua attenta capacità di descrizione psicologica, la delicatezza emotiva e l’agile posizionamento a cavallo dei generi.
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Prima è arrivato il sigillo di qualità di A24, la casa di distribuzione più cool del momento che ne ha immediatamente preso i diritti. Poi l’uscita sugli schermi statunitensi in estate, battendo addirittura la media per sala di Avengers: Endgame. E ora, mentre il film arriva piano piano in tutti gli altri paesi (compreso un interessante e coraggioso posizionamento natalizio in Italia con Bim), il dibattito si è spostato inevitabilmente sulla awards season.

È qui che è venuto fuori il vero problema strutturale di come The Farewell si posizioni nel nuovo cinema americano, finalmente più inclusivo, eterogeneo, e attento alle voci autoriali delle minoranze. Il pluri-citato Crazy & Rich (da cui Wang ha preso la sua protagonista, Awkwafina, e la differenza tra i due ruoli è essa stessa affascinante) rimane un fenomeno culturale enorme, la cui commedia di grana grossa apre però le porte a storie dai contorni più sfumati. 

Proprio come The Farewell, che però ora si trova escluso da alcuni premi per via delle stringenti regole sulle percentuali di dialogo in inglese presenti nel film. Nelle nomination dei Golden Globes, il film è relegato al gruppo dei migliori film stranieri, e non può competere nella cinquina principale come miglior commedia. Si rilancia quindi la domanda: come si quantifica l’americanità di un’opera? E in che modo certe regole elementari e puramente tecniche finiscono per diventare un riflesso di una non totale accettazione?

La stessa Lulu Wang lo aveva dichiarato mesi fa, con un post sul blog di A24 dal titolo “Il mio film americano”. Sul saper resistere alle pressioni di renderlo un film più “vicino”, cambiando l’ambientazione o usando più inglese, o più “lontano”, rimuovendo l’ibridazione tra le due culture e confezionando un film più semplice e colorato su un matrimonio e sugli stereotipi dell’Altro. 

E invece The Farewell è importante oggi per come reclama quello scomodo spazio di coscienza a metà, parlando di una nonna cinese e di come le tradizioni cinese vogliono che si affronti la morte. Ma facendolo attraverso la prospettiva di una protagonista, Billi, che si sente americana proprio perché non capisce quel mondo.

O, in altre parole: come si fa a parlare di identità in un mondo contemporaneo quando le categorie che abbiamo a disposizione sono ormai obsolete? La questione della lingua in The Farewell è ironicamente lo specchio di quanto avvenuto poche settimane prima con le liste presentate agli Oscar dai vari paesi non americani; il film nigeriano Lionheart è stato rimandato a casa perché contiene troppo inglese per essere un film “straniero”, nonostante l’inglese sia una lingua ufficiale in Nigeria.

Ecco perché è importante guardare The Farewell attraverso il prisma dell’identità a stelle e strisce, senza espellerlo dal sistema culturale attraverso la componente esotica.

Se di solito a Natale ci sono troppi prodotti hollywoodiani a darsi battaglia con le commedie nostrane, stavolta si potrà consigliare senza esitazione di scegliere quel film americano, che è tra i migliori dell’anno e dice molto sugli USA di oggi, anche se la sua voce arriva dalla Cina.


THE FAREWELL - UNA BUGIA BUONA: VAI ALLA SCHEDA COMPLETA
In foto una scena del film The Farewell - Una bugia buona.
In foto una scena del film The Farewell - Una bugia buona.
In foto una scena del film The Farewell - Una bugia buona.
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