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Selfie di famiglia: imperfetta e generosa, ecco cos'è una donna

La Héloïse di Sandrine Kiberlain è capace di accettare le sconfitte, assorbirle e trovare un rimedio, perché la vita possa andare avanti. Dal 19 settembre al cinema.
di Giovanni Bogani

Selfie di famiglia

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martedì 17 settembre 2019 - Focus

Accidenti. Accidenti se Lisa Azuelos sa raccontare che cos'è una donna. Racconta una madre, che però è anche una figlia, che però è anche un'amica che ha voglia di ballare con le sue amiche, che è capace di finire a letto con un tipo con il quale ha scambiato tre parole; e che però è capace di svegliarsi, con sensi di colpa grandi come ciambelle, e correre a casa dai figli. E che è capace di accettare la vita, assorbirla, assorbirne le sconfitte e trovare un rimedio, un modo per aggiustare, per metterci una pezza, per fare in modo che la vita vada avanti.

Se poi aggiungi che questa donna imperfetta, sveglia, intelligente, pasticciona, generosa, sexy, vitale è interpretata da Sandrine Kiberlain, che si trascina addosso il film e attira la macchina da presa in una continua danza, spingendola a staccare il meno possibile, in scene che sembrano avere anche qualcosa di improvvisato e molto, molto di vero, ecco: hai un'idea del film. E del perché valga la pena vederlo.

Gli eroi dei film "maschili" vincono o perdono. La protagonista di questo film rammenda, rimedia, gioca con gli attacchi della vita come un judoka gioca con l'energia dell'avversario, facendosela scivolare addosso e, semmai, usandola per contrattaccare.
Giovanni Bogani

La donna di Selfie di famiglia viene a patti con tutto, con ogni scalfittura della vita, e riesce a rimanere in piedi. È come se spiegasse a tutti noi un piccolo segreto: nella vita si vince, si perde, talvolta si pareggia. E in ogni caso si va avanti, finché ce n'è.

Se c'è una parola chiave per questo film, è accettare. Non si può controllare quasi niente: una figlia che se ne va a studiare in Canada, il giorno in cui decide di fare l'amore, come andrà l'operazione di tuo padre, o se ritroverai o no il telefonino che hai perduto. La Héloise del film comprende che quasi niente si può controllare, che il corso delle cose non lo si può gestire, non lo si può dominare: ed è quello che insegna anche a noi. In un film che racconta un'educazione difficile, e preziosa, alla felicità.

Diciamolo di nuovo: fra i punti di forza del film, l'interpretazione di una Sandrine Kiberlain pazzesca: fragile e forte, ironica, drammatica e sdrammatizzante, che sembra abitare il film come se fosse vita vera, e non finzione. Accanto a lei la regista Lisa Azuelos - è quella di LOL, enorme successo in Francia, e di un biopic su Dalida - mette la sua vera figlia, Thais Alessandrin. Nel ruolo del fratello troviamo invece Victor Belmondo, nipote di Jean-Paul. Uno strano affare di famiglia, che però funziona.

La trama narrativa è molto esile, vive di aneddoti. Anche emotivamente, si sta più spesso nel mezzo, fra il sorriso e la tenerezza, piuttosto che agli estremi, fra la risata e il pianto. Ma non è detto che sia un male: anche la vita è così. E ci sono momenti di assoluta tenerezza, e di verità spesso sfiorata, nel film. Il nodo centrale del film - accettare che i propri figli se ne vadano, e per i figli accettare che la propria madre abbia pulsioni e desideri - è tenuto stretto e raccontato bene, con tenerezza e con charme. Ci sono freschezza, sincerità, purezza in questo film. E possono bastare.


In foto una scena del film Selfie di famiglia.
In foto una scena del film Selfie di famiglia.
In foto una scena del film Selfie di famiglia.
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