Pinocchio

Un film di Matteo Garrone. Con Federico Ielapi, Roberto Benigni, Gigi Proietti, Rocco Papaleo, Massimo Ceccherini.
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Fantastico, Ratings: Kids, durata 125 min. - Italia, Gran Bretagna, Francia 2019. - 01 Distribution uscita giovedì 19 dicembre 2019. MYMONETRO Pinocchio * * * - - valutazione media: 3,21 su 77 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
   
   
   

Freddo e sbrigativo, ansiosamente fedele al libro

di Luca Scialo


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venerdì 3 gennaio 2020

Di Matteo Garrone si può dire tutto, ma non che non sia un regista ambizioso. Che intraprenda progetti basati su storie di non facile trasposizione cinematografica. Il primo film di un certo impegno è stato Gomorra, molto attinente al libro e lontano parente della serie Tv. Dotato di una morale e ben lungi dal produrre pericolosi miti per il popolino. Poi arrivarono Reality, critica ad un format televisivo capace di adulterare la visione della realtà nelle persone; il Fantasy internazionale Il racconto dei racconti; ed ancora Dogman, racconto Noir di un vero caso di cronaca della periferia romana anni '80.
Ed ora il regista romano, forse accodandosi al rinato filone hollywoodiano che sta riportando in auge le mitiche favole della nostra infanzia, ci prova con una sua versione di Pinocchio.
Sua per modo di dire, visto che si attiene fedelmente al libro originale. Anzi, la sua trasposizione pecca di una ansiosa devozione al libro, finendo per presentarci un prodotto finale freddo e distaccato. Senza alcun approfondimento e narrazione dei personaggi. Limitandosi al compitino, con la garanzia di potersi avvalere di attori di tutto rispetto (su tutti, Roberto Benigni e Gigi Proietti), senza però dar loro il giusto peso e la giusta importanza.
Ad aiutarlo anche la fotografia di una Toscana già favolistica di suo. Mentre è da apprezzare lo scarso utilizzo della tecnologia, in favore del trucco vecchio stile. Il che ben si integra alle ambientazioni, evitando di produrre artifizi hollywoodiani o sorrentiniani.
Ciò nonostante, restano lontani sia la tenerezza della versione Disney, che il calore dello sceneggiato di Comencini. Inutile poi il paragone con il Pinocchio del 2002, diretto ed interpretato proprio da Benigni. Che comunque vestiva bene i panni del discolo burattino, essendo all'epoca ancora in gran forma giullaresca ed aizzato come simbolo dell'anti-berlusconismo (sebbene a distribuire quel film fu proprio Medusa, del gruppo Mediaset). Dato che anche quel film non convinse e scaldò più di tanto.
La pellicola pecca anche di sbrigatività e lo si evince subito dal fatto che dopo un quarto d'ora dall'inizio già vediamo Pinocchio bello che creato, dare grane a Geppetto. Presentato in un paio di minuti (in particolare, con la scena dell'osteria dove tenta buffamente di far aggiustare porta e sedia per guadagnarsi un pasto).
La scena che resta impressa è quella della trasformazione di Pinocchio e Lucignolo in asini. Drammatica nella sua violenza pedagogica. Ma è l'unico momento, per quanto segnante, realmente pedagogico del film. La fata finisce sempre per perdonarlo, mentre il Grillo (interpretato da Davide Marotta, il mitico Ciripì Kodak dello spot anni '80) sembra più una macchietta anni '80. Anziché un saggio consigliere. Ed invece Pinocchio, attraverso le tante disavventure del burattino senza fili, è proprio la favola classica più istruttiva e moralistica di tutte.
Più che alle tre versioni cinematografiche precedenti succitate, forse questo Pinocchio si avvicina di più a La vita è bella. Sarà per la presenza in entrambi i casi di Benigni nel ruolo di padre, che cerca di difendere il figlio dalle insidie del mondo esterno. Lo strumento utilizzato è sempre l'immaginazione, per combattere nel primo caso la solitudine, e nel secondo la bruttura della realtà.

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Uscita nelle sale
giovedì 19 dicembre 2019
Distribuzione
Il film è oggi distribuito in 99 sale cinematografiche:
Showtime
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