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Il Traditore, un Bellocchio tra performance e crime internazionale

Il regista si muove tra due registri per dare vita ad un prodotto contemporaneo. Al cinema.
di Roy Menarini

Il traditore

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Pierfrancesco Favino (49 anni) 24 agosto 1969, Roma (Italia) - Vergine. Interpreta Tommaso Buscetta nel film di Marco Bellocchio Il traditore.
lunedì 27 maggio 2019 - Focus

Fin dalla prima sequenza, dove la vecchia mafia e la nuova Cosa Nostra stanno cercando di accordarsi sul traffico di droga, nel contesto della festa palermitana di Santa Rosalia, Marco Bellocchio esplicita il suo intento. Quello di lavorare sulla dimensione teatrale del gesto mafioso. In effetti, uno dei criminali afferma da subito, rispondendo ai dubbi di Buscetta sulla credibilità del patto che si stava stringendo, "è tutto teatro".

In effetti, tutto Il traditore (guarda la video recensione) sembra possedere due anime, talvolta imperscrutabili. La prima è quella della "performance".
Roy Menarini

I personaggi - e non è certo la prima volta in Bellocchio - recitano continuamente una parte, sia all'interno della comunità criminale sia nei luoghi pubblici dove devono esplicitare un'identità. In questo modo, il tribunale - che occupa quasi metà del film, come set e come arena - è il luogo performativo per eccellenza, non importa se sia aperto al pubblico o chiuso in un bunker.

Il confronto a due tra il "traditore" Buscetta e i giudici, o tra Buscetta e gli ex compagni, o persino tra Buscetta e Riina, diventano segni recitativi enfatici e lirici (altra tradizione, quest'ultima, nel DNA di Bellocchio, che ne utilizza il repertorio e la tradizione per esprimere alcune delle immagini più trasparenti, potenti del film, come la lettura delle sentenze del maxi-processo coperte dal Va' pensiero).

Questo per il teatro. Per il cinema, invece, si apre un confronto molto più complesso, e certamente meno previsto per Marco Bellocchio. Il regista piacentino ha confessato in pubblico che Il traditore doveva essere inizialmente una mini-serie - e chissà che non sia questo il motivo per la scelta di focali corte e piani ristretti, oltre che per il tipo di immagine utilizzata, volutamente piena di aloni ed effetti televisivi. Poi che si è trasformato in un singolo film, che al primo montaggio era molto lungo, quindi tagliato fino a raggiungere le due ore e mezza con cui lo vediamo oggi nelle sale.


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