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Good Omens, l’attualità dell’Apocalisse raccontata da Neil Gaiman

Lo scrittore e showrunner presenta la serie TV tratta dal suo romanzo. Disponibile da oggi su Amazon Prime Video.
di Andrea Fornasiero

Good Omens

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Michael Sheen (50 anni) 5 febbraio 1969, Newport (Gran Bretagna) - Acquario. Interpreta Aziraphale nel film di Douglas Mackinnon Good Omens.
venerdì 31 maggio 2019 - prime video

Un angelo, un demone e l'anticristo alle porte. Le alte sfere del paradiso non vedono l'ora che si arrivi all'apocalisse, per vincere finalmente la guerra sospesa con l'inferno. Satana da parte sua aspetta questo momento per godersi la caduta dell'umanità, Dio invece commenta non senza ironia la storia - e ha la voce femminile di Frances McDormand. Tutto parte del resto delle profezie di Agnes Nutter, una strega che - in barba ai Monty Python - aspetta che l'inquisizione spagnola le bussi alla porta, ed è l'unica ad aver visto esattamente il futuro, solo in modo così minuzioso da essere a volte inutile.
Neil Gaiman, che abbiamo incontrato a Londra, l'ha definita:

Una storia sugli opposti che imparano ad andare d'accordo: le streghe e i loro cacciatori, l'inferno e il paradiso, gli angeli e i demoni.

Nonostante questo ottimismo però i suoi toni biblici sono per lo scrittore più attuali oggi di quanto lo fosse trent'anni fa, quando è stata pubblicata: «Quando abbiamo scritto il romanzo il mondo era in un momento molto pacifico, tanto che quando abbiamo finito la prima stesura ci siamo chiesti se l'eventualità di un Armageddon fosse almeno vagamente credibile. Aggiungemmo infatti una frase, pronunciata da un anchorman di un notiziario, su come fosse strano che tante tensioni si stessero sollevando mentre tutti sembravano andare d'accordo.
Vorrei poter usare quella battuta anche ora, ma nella serie non c'è, perché oggi le tensioni internazionali dilagano. Avrei voluto dover aggiornare più cose - invece sono stati soli piccoli dettagli - perché avrebbe voluto dire che abbiamo fatto passi avanti, ma purtroppo non abbiamo risolto questioni come la deforestazione in Amazzonia o la caccia alle balene. Le questioni più tragiche sono rilevanti ancora oggi e lo sono più che trent'anni fa».

Nonostante questo rammarico sulle sorti del mondo, c'è moltissimo dello humour paradossale del compianto Terry Pratchett in questa miniserie di sei episodi in arrivo su Amazon Prime Video il 31 maggio, del resto Neil Gaiman, showrunner e coautore del romanzo l'ha scritta e prodotta pensando proprio all'amico, scomparso nel 2015: «Era il 2014 e la salute di Terry stava peggiorando. Non mi aveva mai chiesto niente negli anni della nostra amicizia, anche se gli devo molto, e così quando mi ha detto che avrebbe voluto facessi una serie di Good Omens, per vederla prima che si spegnesse la luce, ho accettato.
Purtroppo i tempi sono stati impietosi: lui è morto non molto tempo dopo e quello è diventato il suo ultimo desiderio. Dopo essere tornato dal funerale ho iniziato a scrivere il primo episodio. Gli avevo promesso che avrei fatto una serie Tv che lui avrebbe voluto vedere e dalle mia precedenti esperienze nel piccolo schermo, alcune di grande successo e altre no, sapevo che il risultato non dipende solo dalla qualità della sceneggiatura. Quindi avevo bisogno di essere in una posizione in cui potevo controllare il risultato finale, avere un regista con cui potessi lavorare, che condividesse la mia visione, poter scritturare gli attori che immaginavo in quelle parti... insomma dovevo smettere di fare il romanziere per un po' e fare lo showrunner».


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In foto una scena della serie TV Good Omens.
In foto una scena della serie TV Good Omens.
In foto una scena della serie TV Good Omens.

Lo showrunner è una sorta di incrocio tra uno sceneggiatore capo e un producer che supervisiona tutti gli aspetti del processo realizzativo, dal casting alle riprese fino al montaggio. Insomma è il vero autore di una serie, per quanto possa avere senso la parola autore in un processo ancora più collettivo di quello cinematografico. Gaiman descrive così la necessità di prendere per sé questo ruolo e lo sprone che ha avuto dal materiale di Pratchett: «Credo che i produttori non capiscano le sceneggiature, escluse rare eccezioni. Spesso pensano a risparmiare e a tagliare scene costose senza capire gli effetti che avrebbe rimuovere quel passaggio dalla storia, ed è così da sempre. Per fare questa cosa per Terry dovevo poter dire no a quel tipo di richieste. Se fossi lo showrunner di un adattamento di una mia opera non credo che sarei molto bravo, perché sono una persona che ama andare d'accordo con gli altri e quindi accetterei proposte di vario tipo. Avere invece la responsabilità di dover difendere la visione di Terry, di cercare di pensare come avrebbe fatto lui, mi ha portato a essere più deciso. Per esempio ho difeso strenuamente la scena con il rogo di Agnes Nutter, perché sapevo che Terry la amava e avrebbe voluto vederla».

Gaiman ricorda divertito anche le preoccupazioni condivise con Pratchett: «Quando stavamo scrivendo il libro, Terry e io eravamo preoccupato di come i cristiani avrebbero reagito. Era il periodo in cui Salman Rushdie viveva sotto protezione e ci chiedevamo se avremmo potuto finire a fargli compagnia. Ricordo lo stupore e la gioia quando siamo stati nominati, qualche mese dopo la pubblicazione, per un premio sulla fiction religiosa e abbiamo anche scoperto che l'arcivescovo di Canterbury era un fan del libro!»

Infine la serie è stata un'occasione per lo scrittore di lavorare con Martin Sheen, grandissimo attore inglese di cui ci racconta un aneddoto che li lega: «In un'intervista durante il tour promozionale di Twilight (guarda la video recensione) hanno chiesto a Michael Sheen se fare una storia così "di genere" non fosse al di sotto di lui. Michael si è lanciato in una educata ma accorata replica sul fatto che molta della miglior letteratura degli ultimi decenni era stata scritta da Stephen King e da me. Non ero mai stato difeso in modo così entusiasta. Michael non è semplicemente qualcuno che ha detto di aver apprezzato i miei libri: ha difeso il mio onore! Gli ho subito fatto mandare un pacco con tutti i miei libri autografati e con una dedica "da un fan a un altro fan", ma non pensavo ne sarebbe venuto altro e invece eccoci qui!»


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