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Easy Living, una piccola storia che parla di migranti con la giusta leggerezza

Non mancano le ingenuità ma l'opera prima dei fratelli Miyakawa raggiunge i suoi obiettivi: affrontare un tema delicato senza retorica. Da giovedì 24 settembre al cinema.
di Giancarlo Zappoli

martedì 22 settembre 2020 - Recensioni

Ventimiglia. È qui che incontriamo Don, un maestro di tennis americano che seduce signore over cinquanta e ha una passione per la pittura; Camilla ,una contrabbandiera di medicinali ed alcolici e Brando suo fratello quattordicenne. I tre finiranno con l'entrare in azione insieme per aiutare Elvis, un migrante clandestino, a passare in Francia per ricongiungersi con la moglie incinta.


L'opera prima dei fratelli Miyakawa non è priva di problemi di scrittura (tutta la prima parte del film dà l'impressione di essere un assemblaggio di scene che dovrebbero avere lo scopo di caratterizzare i protagonisti) nonché di ingenuità (si veda la scena dell'incontro/scontro tra Don in bicicletta e un uomo con un enorme mazzo di fiori decisamente inutile nel momento in cui la tensione dovrebbe stare per crescere). Ma proprio in questa ingenuità e freschezza sta il pregio di questa piccola storia che ha un obiettivo che riesce a raggiungere: parlare di migranti senza retorica e senza virare forzatamente nel dramma.

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