L'ufficiale e la spia

Un film di Roman Polanski. Con Jean Dujardin, Louis Garrel, Emmanuelle Seigner, Grégory Gadebois, Hervé Pierre.
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Titolo originale J'Accuse. Drammatico, Ratings: Kids+13, durata 126 min. - USA 2019. - 01 Distribution uscita giovedì 21 novembre 2019. MYMONETRO L'ufficiale e la spia * * * * - valutazione media: 4,05 su 52 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
   
   
   

Il processo non fu tutto l'affaire Dreyfus Valutazione 2 stelle su cinque

di AlfioSquillaci


Feedback: 1266 | altri commenti e recensioni di AlfioSquillaci
lunedì 25 novembre 2019

 Visto il film "L'ufficiale e la spia",

 titolo sotto il quale è sviluppata la clamorosa vicenda politico-giornalistico-culturale che occupò la scena pubblica francese per un quindicennio dal 1894 al 1909 che va sotto il nome di  "affaire Dreyfus". La pellicola parte dalla scena grandiosa nel cortile settecentesco  dell'École militaire della degradazione dell'ufficiale ebreo alsaziano Dreyfus a seguito di un processo non lineare che lo aveva dichiarato colpevole di spionaggio e di intendenza  col nemico. 
 
Subito dopo prende avvio l'inchiesta del colonnello Georges Picquart egli stesso non simpatizzante degli ebrei ma ufficiale probo che, rovistando tra gli incartamenti processuali archiviati, accerta l'assoluta innocenza di Dreyfus e la colpevolezza dell'ufficiale Esterházy e consegnando un rapporto ai suoi superiori determina così la revisione del processo in capo a Dreyfus, che con colpi di scena si concluderà nel 1909 com l'assoluzione  del capitano alsaziano (esito finale non narrato qui).
 
Il film tecnicamente si sviluppa après coup, a cose fatte, dopo il primo processo, quello del dicembre 1894, conclusosi con la condanna del capitano e il suo confinamento all'Isola del Diavolo, ricorrendo ad ampi flashback o analessi come la chiamano i narratologi. Questa scelta compositiva di portare il racconto a ritroso fa sì che tutto il focus della pellicola si concentri sulla vicenda processuale, che non è poco, ma non è tutto, ahimè.
 
L'affaire Dreyfus non fu un "semplice" processo. Fu una sorta di cerniera ideale tra i campi semantici di "destra" e "sinistra",  cleavage non ancora scomparso nella  nostra epoca. Fu uno degli ultimi incendi ideologici fra sinistra e destra infatti, i due campi ideali che da un lato affondano nelle trincee politico-ideali apertesi  in Francia  con la grande Rivoluzione del 1789 (e i suoi sussulti del 1830, 1848, 1870)  e quelle che si apriranno da lì a poco con l'avvento delle ideologie socialiste, comuniste da un lato e  nazionaliste e nazifasciste dall'altro che aprirono l'epoca nuova.
 
Se fu quel caso clamoroso che giustamente e coraggiosamente  il produttore italiano Barbareschi e il regista americano-polacco Polanski (presenti nella pellicola con un buffo cammeo) rammemorano riportandolo sul grande schermo, di esso tuttavia non vengono neanche dati per accenno i riferimenti testuali e contestuali di quella lotta ideale intercorsa tra i due blocchi, e che fu accesa, furibonda, lacerante nella Francia fin-de- siècle. Non solo Zola col suo celebre "J'accuse" ma tutta una costellazione di intellettuali dreyfusards (sinistra: radicali, progressisti, primi socialisti) e anti-dreyfusards (destra: antisemiti, cattolici, nazionalisti) si schierarono con veemenza l'uno contro l'altro per tutta la durata del processo e dopo.
Da una parte Zola, Clemanceau, Octave Mirbeau, Joseph Reinach dall'altra pezzi grossi del "partito" conservatore-reazionario con a capo il brillante intellettuale  Maurice Barrès, o il centrale Charles Maurras monarchico nazionalista, come il sintomatico Edouard Drumont antisemita  unitamente a Jules  Guérin  ecc . Questa tempesta ideale resta sullo sfondo. 
 
Ma forse la scelta di concentrarsi su personaggi idealtipici attrattivi come "l'ufficiale e la spia", più evocativi di un romanzo che di una secca cronaca politica, sono più accessibili al largo pubblico di oggi aduso a  proiezioni di personaggi idealtipici, piuttosto che a barbogi intellettuali, scrittori e giornalisti. Figure di cui peraltro abbiamo perso i grandi riferimenti iconici esemplari (ma anch'essi mitopoetici se saputi interpretare), totalmente fuori portata per noi abituati a vedere tali figure proiettate a rovescio in "personaggetti" che sulla nostra scena politica, giornalistica e televisiva si sfidano con le loro mossette tutti i giorni e che portano i nomi di Sgarbi,  Gramellini, Travaglio y Padellaro y Gomez, Giordano, ecc.
 
Insomma non abbiamo più  gli schemi, l'attrezzatura intellettuale, la temperatura stilistica, l'atmosfera politica e morale per poter  interpretare al meglio un viluppo di tale sorta, una lotta ideale furibonda come quella. Sibaritici  e spettriti spettatori televisivi non abbiamo più i codici per decrittare i grandi drammi intellettuali ed epocali,  e allora vai con la mitopiesi filmica -  di grande nitore formale eh, ma un po' asfittica, ritratta com'è in ambienti cupi e pieni di fumo-, delll'ufficiale e della spia; noi restiamo qui, al di qua dello schermo,  in compagnia di Scanzi, giornalista-teatrante,  sommelier e assaggiatore di formaggi.
Alfio Squillaci

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alex2044 giovedì 28 novembre 2019
americano-polacco ? Valutazione 0 stelle su cinque
67%
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33%

Polanski è nato a Parigi e ci risiede da lungo tempo ed ha anche la cittadinanza francese . Aver lavorato e vissuto negli Stati Uniti per alcuni anni non lo trasforma in un americano -polacco . Per di più il suo cinema è profondamente europeo e molto poco americano .

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giovedì 21 novembre 2019
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