Il segreto di una famiglia

Film 2018 | Drammatico, Thriller 112 min.

Titolo originaleLa Quietud
Anno2018
GenereDrammatico, Thriller
ProduzioneArgentina, Francia
Durata112 minuti
Regia diPablo Trapero
AttoriMartina Gusman, Bérénice Bejo, Edgar Ramirez, Joaquín Furriel, Graciela Borges .
Uscitagiovedì 4 luglio 2019
DistribuzioneBim Distribuzione
MYmonetro 2,85 su 24 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

Regia di Pablo Trapero. Un film con Martina Gusman, Bérénice Bejo, Edgar Ramirez, Joaquín Furriel, Graciela Borges. Titolo originale: La Quietud. Genere Drammatico, Thriller - Argentina, Francia, 2018, durata 112 minuti. Uscita cinema giovedì 4 luglio 2019 distribuito da Bim Distribuzione. - MYmonetro 2,85 su 24 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Due sorelle molto legate che si ritrovano dopo molto tempo e che saranno costrette a fare i conti con alcune ferite ancora da rimarginare. In Italia al Box Office Il segreto di una famiglia ha incassato nelle prime 6 settimane di programmazione 70,5 mila euro e 41,9 mila euro nel primo weekend.

Consigliato sì!
2,85/5
MYMOVIES 3,00
CRITICA 2,70
PUBBLICO N.D.
CONSIGLIATO SÌ
Empatico e tattile, un racconto sulla sensualità segreta e una fisicità utilizzata come forma primaria di comunicazione. Con doppiofondo a sorpresa.
Recensione di Paola Casella
lunedì 3 settembre 2018
Recensione di Paola Casella
lunedì 3 settembre 2018

Eugenia e Mia sono due sorelle argentine: ma mentre Mia è rimasta nella loro terra, presso la sontuosa proprietà di famiglia chiamata La quiete, Eugenia ha scelto di vivere a Parigi, dove il padre delle due donne aveva lavorato come diplomatico. Proprio un ictus capitato a papà richiama Eugenia verso La quiete, dove la aspetta a braccia aperte la madre Esmeralda. Mia è felice di rivedere la sorella maggiore con cui ha un legame strettissimo, ma è anche gelosa dell'affetto con cui Eugenia viene riaccolta in casa da "figliola prodiga": tanto più che la sorella maggiore rivela di essere incinta, ed Esmeralda non vedeva l'ora di fare la nonna.

Nulla in questa famiglia al femminile è come sembra, e sotto La quiete si agitano tensioni e verità nascoste.

Dopo il Leone d'Argento alla regia per Il clan, che raccontava un'altra famiglia piena di segreti e di contrasti interni, Pablo Trapero si misura con una forma d'amore assoluto - quello fra due sorelle - incastonata in una cornice ambigua e mendace. Le prime scene del film sono dedicate a mostrarci quanto sia intima la relazione fra Eugenia e Mia - al punto da filmare a distanza ravvicinata la loro masturbazione in coppia - e quanto il loro legame sia viscerale e fisico: The Quietude è infatti soprattutto un film di pelle, di mani, di corpi che si toccano, si abbracciano, si aggrediscono e si consolano. Ma dietro tanta esclusiva intimità incombe la presenza divisiva della madre Esmeralda, vera prima donna della famiglia, con cui Mia ha un rapporto a dir poco conflittuale. Gli uomini che girano intorno a questa trimurti rimangono satellitari e in qualche misura subiscono l'esclusività di rapporti famigliari tanto stretti e (anche sessualmente) voraci.

Trapero dirige la loro storia cambiando più volte registro, dal melodramma alla commedia nera, dal politico al romantico, dal grottesco al farsesco, accompagnando l'intera vicenda con canzonette che confermano la scelta di mantenersi accessibile e popolare.

Per aderire alla femminilità imperiosa delle protagoniste, il regista gira "come una donna": in modo empatico e tattile, raccontando una sensualità segreta e una fisicità utilizzata come forma primaria di comunicazione. "Eravamo sempre arrapate", ricorda Eugenia parlando dell'adolescenza vissuta insieme alla sorella, ma questo arrapamento costante non è una scusa per fare del soft porn autoriale, bensì il ritratto della necessità di scaricare un surplus di energia vitale che le sorelle non riuscirebbero altrimenti a contenere. Anche la rivalità fra le due donne scansa lo stereotipo, rivelandosi più una forma di reciproco possesso che un desiderio di prevaricazione.

Naturalmente Trapero non perde l'occasione per riferire parte del racconto al passato ingombrante e malamente rimosso del suo Paese, e regala alla storia di Eugenia e Mia più di un doppiofondo a sorpresa, più di un'ombra tridimensionale. Questo perché ciò che distorce l'intera vicenda - privata e pubblica - è l'occultamento della verità, che crea "distanze reali e dolorose".

Berenice Bejo e Martina Gusman, moglie e produttrice di Trapero oltre che ottima attrice, sono assai somiglianti e assai credibili nei panni di due bellissime sorelle che sembrerebbero avere tutto dalla vita, e invece hanno bisogno l'una dell'altra per ricostruire il loro intero. Trapero si incanta davanti ai loro corpi espressivi e si inchina all'altare della sorellanza, cui fa da controcanto amaro e sarcastico l'egocentrismo doloroso di Esmeralda, ben canalizzata dalla diva veterana Graciela Borges.

Sei d'accordo con Paola Casella?
PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
domenica 2 settembre 2018
ROBERT EROICA

#Venezia75 - LA QUIETUD - Fuori Concorso - Due sorelle segretamente rivali in amore affrontano la malattia del padre nella fazenda di famiglia. Una vive a Parigi ed e' sposata con l'antico fidanzato dell'altra che sopporta a mala pena una madre dittatoriale (in ogni senso, lo si scoprira' pian piano). Tropero e' un regista consapevole della propria abilita' (con The Clan ha vinto un premio da queste [...] Vai alla recensione »

sabato 13 luglio 2019
FabioFeli

Mia (Martina Guzmàn, bravissima) è una giovane argentina molto legata al padre; accompagna il genitore dall’avvocato, perché la madre, Esmeralda (Graciela Borges) si rifiuta di farlo. Mentre il vecchio sta per rispondere ad una domanda dell’avvocato, viene colto da un ictus; Mia raccoglie la cartella del padre che contiene importanti documenti riservati.

martedì 9 luglio 2019
nadia meden

Ho potuto assistere a un film che a me proprio non è piaciuto. Purtroppo ho trovato una trama molto ingarbugliata, non ho saputo cogliere come meritevoli tutte le questioni di sesso che il regista ha voluto farci conoscere attraverso le vicende personali  delle due sorelle, Mia e Eugenia, gay?  L'amore incondizionato di Mia per suo padre e che invece la madre svela di aver odiato, [...] Vai alla recensione »

FOCUS
FOCUS
domenica 7 luglio 2019
Roy Menarini

Pablo Trapero è tra i pochi cineasti argentini la cui filmografia è abbastanza conosciuta anche in Italia. Non è stata una sorpresa vederlo, oltre che selezionato alla Mostra del Cinema di Venezia 2018, anche distribuito in sala, si spera con un qualche interesse da parte del pubblico. Il segreto di una famiglia (ma il titolo originale, La Quietud, riferito alla villa di famiglia, innescava migliori contraddizioni) si pone in discontinuità con i precedenti e si offre esplicitamente come melodramma, spingendo - man mano che il racconto procede - sul pedale dell'acceleratore passionale. Trapero non è certo il primo, negli ultimi trent'anni, a rileggere il melodramma classico in senso autoriale e colto. Basti pensare alle filmografie di Fassbinder e Almodovar per trovare maestri ben più illustri.

Tuttavia, ciò che piace del suo tentativo è il ricorso all'erotismo diffuso. La sequenza che ha già fatto parlare di sé - ci scusiamo per la franchezza: una masturbazione simultanea tra due sorelle nello stesso letto - viene posta a inizio film, scuotendo decisamente la platea. Perché e come Trapero ha deciso di inserire una scena a rischio tabù dopo pochi minuti? Il perché è presto detto: si tratta di un incipit che serve a chiarire un rapporto speciale, intenso e quasi proibito tra due giovani donne, destinato a riverberarsi per tutto il film (fino a un finale che non sveleremo, ma anch'esso perfettamente melodrammatico).

Il come ci interessa forse di più. Per quanto forte e sessuale sia la sequenza saffica, Trapero la rende particolarmente gioiosa, quasi scherzosa. Le due sorelle ricordano lo sconvolgimento che procurava loro, anni prima, un bel ragazzo e come cercavano di gestire, da sole in camera, il desiderio che sprigionava. Tornare a quella memoria col sorriso sulla bocca significa anche liberarsi dai freni inibitori della vita sociale, e ritornare nella cameretta significa ritrovarsi attraverso il piacere, pur senza superare completamente il limite invalicabile dei reciproci corpi. Una risata segue allo sforzo, e tutto è infantile più che morboso.

Se insistiamo sulla dimensione erotica di Il segreto di una famiglia è perché non si tratta di un accessorio, una civetteria o una strategia per attirare pubblico, quanto piuttosto di un ingrediente principale del melodramma. Il melodramma a sfondo erotico ne rappresenta la quintessenza - e infatti le due sorelle dimostrano durante il film la loro passionalità, a più riprese, incrociando l'oggetto del loro desiderio, e mantenendo una sostanziale solidarietà femminile, una sorellanza dura a morire, anche nei momenti di maggior crisi interpersonale. I due personaggi si riconoscono a vicenda, con uno sguardo, e Trapero sa che il sesso è uno dei molti tabù che il cinema melodrammatico deve sfidare.

Il "fosco secreto", l'indicibile, il proibito, l'osceno, il sussurrato tra le mura e taciuto fuori dalle mura... tutto questo è materia incandescente, che Trapero gestisce con autorevolezza, giocando con un pubblico che - in casi come questi - deve semplicemente decidere se starci oppure no. Stare al gioco significa anche godere senza sensi di colpa della bellezza abbacinante delle due attrici Bérénice Bejo e Martina Gusman, e dei loro maschi. Dei colpi di scena, persino quelli più smaccati e prevedibili. Sorridere degli stereotipi latini, rappresentati in abbondanza. Divertirsi per le innecessarie connessioni storiche (dove però Trapero sembra ripescare la coscienza politica di altri suoi titoli precedenti). Appunto, Il segreto di una famiglia forse va apprezzato proprio senza prenderlo troppo sul serio.

FOCUS
venerdì 28 giugno 2019
Ilaria Ravarino

Due sorelle, una madre inquieta, un padre malato e una tenuta in campagna dove ritrovarsi, di nuovo, tutto insieme. I rapporti stretti, persino morbosi, esplodono. E lasciano emergere segreti inconfessabili e frustrazioni a lungo sopite. Il segreto di una famiglia di Pablo Trapero, al cinema dal 4 luglio, è un dramma familiare che affonda le radici in una tradizione precisa del cinema: quella delle parentele fatali.

"Tutte le famiglie felici si somigliano - scriveva Lev Tolstoj - ogni famiglia infelice è invece disgraziata a modo suo". Sarà per questo che il cinema, dall'albore dei tempi, nutre un interesse speciale per il dramma familiare, declinato in generi e sottogeneri ma sempre all'insegna di un motto: meglio soli che male imparentati.

Da Il segreto di una famiglia di Pablo Trapero a I segreti di Osage County di John Wells, storia di una riunione familiare in Oklahoma nata sotto i peggiori auspici, passando per il lugubre tintinnio di bicchieri nell'archetipo della famiglia infelice, quella di Festen - Festa in famiglia di Thomas Vinterberg, sono tantissimi i titoli che (mal)trattano i legami familiari, con alcuni topos che rimbalzano da un film all'altro: conflitti che esplodono alla morte/sparizione/malattia del capofamiglia; problemi di alcool o dipendenze di altra natura; tentati suicidi, omicidi, sensi di colpa rimossi e mai sopiti.

Ha raccontato i conflitti familiari in chiave psicanalitica Wes Anderson, analizzando la famiglia sghemba e disfunzionale de I Tenenbaum, lo fece Woody Allen in Interiors - storia di un nucleo familiare instabile e sbilanciato negli affetti - e più recentemente se ne è occupato Noah Baumbach, con il padre ingombrante che soffoca i figli di The Meyerowitz Stories. Recente il film di Valeria Bruni Tedeschi I Villeggianti, ispirato alle dinamiche conflittuali di una famiglia vera (la sua), e quello di Gabriele Muccino A casa tutti bene, in cui lo spunto per farsi del male è dato dalle nozze d'oro di una coppia di pensionati. Ma meglio di tutti aveva già fatto Mario Monicelli nel 1992, con Parenti Serpenti, declinando in chiave di commedia gli ingredienti per un perfetto dramma familiare: un nonno affatto da demenza senile, nipoti nevrotiche e depresse, uomini inquieti e, sullo sfondo, il cenone di Natale.

Tema molto presente ne Il segreto di una famiglia, quello della sorellanza è un archetipo che ricorre in molti film "familiari", di volta in volta simbolo di un'armonia incrollabile o di un dissidio violento e fratricida. Opposte nei caratteri come le Kate e Maura della commedia Le sorelle perfette, o identiche come le gemelle siamesi di Indivisibili, tutte le sorelle del grande schermo rispondono a un modello di riferimento, quel Piccole donne portato così spesso sul grande schermo, per la prima volta già nel 1918. Celeberrime le tre sorelle di Hannah e le sue sorelle di Woody Allen, unite fino alla fine quelle di Sofia Coppola ne Il giardino delle vergini suicide, insieme nella follia quelle di Mistress America, di Noah Baumbach. E anche l'orrore ha le sue campionesse, con le instabili sorelle del thriller The Uninvited, quelle originali di Two Sisters e le indimenticabili gemelle di Shining sul podio di categoria.

A complicare i rapporti, ne Il segreto di una famiglia, contribuisce un elemento del tutto esterno al nucleo familiare, che Pablo Trapero aveva già affrontato nel film precedente, Il Clan: la dittatura argentina. Un periodo storico che ritorna anche in altri film in cui la famiglia è il punto di partenza per la narrazione, come Figli/Hijos di Marco Bechis, che prende le mosse da un parto gemellare avvenuto nell'Argentina del 1977 e prosegue nella Milano dei primi anni del 2000, o Infanzia Clandestina di Benjamín Ávila, in cui la dittatura viene vista, e raccontata, con gli occhi di un bambino costretto all'esilio.

INCONTRI
lunedì 24 giugno 2019
Paola Casella

Non ha peli sulla lingua Pablo Trapero, il regista argentino che ha firmato film politici come Mondo Grua (vincitore della Settimana della Critica a Venezia nel 1999), Elefante blanco e Il clan, Leone d'Argento per la Miglior Regia alla Mostra del cinema di Venezia del 2015. Anche il suo ultimo film, Il segreto di una famiglia, è stato presentato al Lido, Fuori Concorso, e vede protagoniste Berenice Bejo e Martina Gusman, moglie e musa del regista-sceneggiatore.

Il segreto di una famiglia è la storia di due sorelle, Eugenia e Mia, che si ritrovano nella tenuta di famiglia dopo la morte del padre e riscoprono antiche rivalità e profonde intese. Sullo sfondo c'è un'Argentina passata attraverso tante traversie politiche e custode di molti segreti, alcuni dei quali riguardano anche la famiglia di Eugenia e Mia.

? Al centro della storia c'è dunque la famiglia.
È il primo nucleo sociale ed è quello fondamentale. Quando finisci gli studi o ti licenzi da un lavoro quell'esperienza si conclude, ma i genitori, i fratelli, restano sempre, e se non ci sono bisogna fare i conti con la loro assenza. Anche se non vi parlate più il legame resta, e questo, in termini drammaturgici, è un potenziale immenso. Ogni tragedia tratta dei legami, del nostro modo di relazionarci agli altri: senza non c'è azione drammatica, e se i legami sono di sangue tutto diventa più intenso.

Perché ha scelto sua moglie e Berenice Bejo per il ruolo delle due sorelle?
Innanzitutto perché si assomigliano fisicamente. Ognuna di loro ha una sorella nella vita reale, ma non c'è con loro somiglianza altrettanto evidente! Entrambe sono attrici generose: in questo film dovevano mettersi completamente a nudo, non solo fisicamente, e dovevano rischiare parecchio, come due acrobate senza rete. Anche Graciela Borges, che interpreta il difficile ruolo della madre delle due donne, è stata impavida: in Argentina Graciela è un'icona, mostrare un lato sgradevole al pubblico è stato un vero atto di coraggio.

Come ha fatto a raccontare così bene la loro psicologia femminile?
Quando scrivo ho sempre bisogno di capire a fondo i personaggi che racconto, indipendentemente dal fatto che siano uomini o donne, e li amo tutti, anche se nella vita probabilmente sarebbe più facile odiare qualcuno di loro. Nello scrivere la sceneggiatura inoltre mi ha aiutato moltissimo mia moglie, fin dalla prima stesura. Poi in corso d'opera tutti gli attori hanno contribuito, soprattutto ai dialoghi. Martina, Berenice e Graciela hanno contribuito a creare questo universo femminile che per me era un pianeta sconosciuto. E credo che tutti sul set abbiano imparato qualcosa.

C'è una scena molto sensuale in cui le due sorelle si masturbano insieme.
È un modo per contrastare un certo pregiudizio maschile. Tutti ci immaginiamo che gli uomini possano masturbarsi collettivamente - l'abbiamo visto anche al cinema, ad esempio in Amarcord - la masturbazione femminile invece è sempre raccontata come una pratica solitaria, confinata alla sfera più intima.

Qui però, a masturbarsi non sono solo due donne, ma due sorelle....
Sì, ma molto particolari! Quella scena rivela il loro bisogno di essere amate. Anche se entrambe sembrano molto disinibite, la loro sessualità è davvero libera solo in quella scena: per il resto è apparenza, condizionata dal loro passato e dai segreti di famiglia. Queste sorelle sono due sopravvissute che si aggrappano disperatamente l'una all'altra. Il loro legame non è necessariamente erotico, ma attraverso il sesso mettono in scena l'amore e il rispetto che provano l'una per l'altra. Per loro l'amore è cercare di dare all'altra ciò di cui ha bisogno, perché sanno di poter contare davvero solo l'una sull'altra.

STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
martedì 2 luglio 2019
Paola Zonca
La Repubblica

"Amor inquieto, amor drogado, amor completo": sono i versi di una canzone melodica che risuona all'inizio e sui titoli di coda. E solo alla fine si comprende che l'unico amore vero, totalizzante, assoluto, è quello tra le due sorelle protagoniste, legate a doppio filo da un rapporto morboso ai limiti dell'incesto. Parliamo del nuovo film di Pablo Trapero, che dopo El clan torna a concentrarsi su quel [...] Vai alla recensione »

martedì 9 luglio 2019
Silvana Silvestri
Il Manifesto

Il segreto di una famiglia di Pablo Trapero, presentato fuori concorso alla Mostra di Venezia 2018, dal titolo originale La Quietud a quello italiano perde un po' della pacata serenità che non lascia indovinare il feroce il ribaltamento del racconto. «La quiete», nome adatto alla residenza di campagna della famiglia alto borghese di Buenos Aires con i suoi misteri.

sabato 6 luglio 2019
Valerio Caprara
Il Mattino

"Il segreto di una famiglia" inizia in una trasognata atmosfera di splendore agreste, come suggerirebbe il titolo originale "La Quietud". Ma il film dell'argentino Trapero ha in serbo ben altri ingredienti per consegnare agli spettatori la sua (ennesima) versione di un torbido intreccio di odi, segreti e ignominie incistato nel tessuto di una dinastia di proprietari terrieri.

sabato 6 luglio 2019
Elisa Grando
Il Piccolo

Il cinema ha osservato spesso storie di sorelle, complici o rivali, simili o agli antipodi. Poche volte però abbiamo incontrato sullo schermo una "sorellanza" viscerale e avvolgente come quella raccontata da Pablo Trapero in "Il segreto di una famiglia". Il regista argentino ritrae la storia del suo paese, fra nuove e antiche contraddizioni, partendo da una vicenda privata.

sabato 6 luglio 2019
Marco Contino
Il Mattino di Padova

Pablo Trapero - Leone d'argento alla regia nel 2015 per "Il clan" - firma con "Il segreto di una famiglia" (Fuori concorso a Venezia lo scorso anno) un'opera quasi speculare alla precedente, declinando al femminile una storia di solidarietà, tradimenti e drammi del passato (intimi e di una nazione intera) che irrompono nelle vite dei protagonisti. La prospettiva patriarcale del film precedente viene [...] Vai alla recensione »

sabato 6 luglio 2019
Enrico Danesi
Il Giornale di Brescia

Due sorelle tanto simili fisicamente quanto (in apparenza) lontane sotto il profilo caratteriale, si ritrovano al capezzale del padre, in fin di vita a causa di un ictus. Nella magione poco fuori Buenos Aires, frequentata anche da amici e congiunti, si definiscono rapporti sospesi e strane alleanze, si riscoprono antichi rancori, si svelano tradimenti.

venerdì 5 luglio 2019
Silvio Danese
Quotidiano Nazionale

Per la famiglia alto borghese argentina proprietaria della sontuosa tenuta La Quetud (titolo originale) i segreti sono tanti. Forse troppi, con un carico di torbide distonie dell'affetto parentale da para incesto tra sorelle, un paio di adulteri, una gravidanza alienante e poi una violenza carnale insorta dal passato a spiegare e, giustamente, a non risolvere l'astio tra madre e una figlia.

giovedì 4 luglio 2019
Alessandra Levantesi
La Stampa

Dall'Argentina anni '80 di Il clan, che gli guadagnò il Leone d'argento a Venezia nel 2015, all'Argentina odierna di Il segreto di una famiglia, da un microcosmo patriarcale a un microcosmo matriarcale: per Pablo Trapero sempre di affari di famiglia si tratta. E di torbide connessioni con la Storia di un Paese uscito fra rimozione e disincanto dal tunnel di una terribile dittatura militare.

giovedì 4 luglio 2019
Emiliano Morreale
La Repubblica

"Segreti di famiglia borghese": un genere del film d'autore. Si tratti di sesso o di intrecci con la Storia e la politica, il nido di vipere non manca mai a ogni festival (in questo caso, a Venezia fuori concorso). Di solito è occasione per uno sguardo misantropo, specie in registi centro- o nordeuropei. Invece nel caso dell'argentino Pablo Trapero (autore di Mondo Grua e Il clan) la temperatura sale, [...] Vai alla recensione »

giovedì 4 luglio 2019
Alice Sforza
Il Giornale

Eugenia e Mia sono due sorelle argentine che si ritrovano nella tenuta di famiglia, dopo l'ictus del padre. La madre ha una evidente predilezione per la figlia maggiore, che è anche incinta. Una famiglia al femminile, dove nulla è quello che appare, dalla forte carica sensuale, tra segreti e contrasti interni. Trapero conduce lo spettatore in un viaggio di generi, tra commedia, thriller, dramma, denuncia [...] Vai alla recensione »

giovedì 4 luglio 2019
Luisa Morandini
Dizionario Morandini

Dopo una lunga assenza, Eugenia torna da Parigi nella natia Argentina per dare l'ultimo saluto al padre, colpito da un grave ictus. Si ritrova nella fazenda di famiglia "La quietud" con la madre Esmeralda e la sorella Mia, tuffata nel passato. Come sempre accade in vicende di riunioni familiari, emergono rancori, gelosie, e tante cose non dette. Ma Trapero ha anche il merito di rinfrescare la memoria [...] Vai alla recensione »

giovedì 4 luglio 2019
Sergio Sozzo
Sentieri Selvaggi

Ci deve essere un motivo dietro il reiterato gioco delle crudeltà familiari e amorose che i personaggi de Il segreto di una famiglia si infliggono l'un l'altro senza mai un accenno di pietà, per anni: piccole cattiverie tra sorelle, madri anaffettive, gelosie, dispetti e tradimenti. Trapero si butta a capofitto negli intrecci di letto della famiglia di Eugenia e Mia, manco fosse un Paolo Genovese argentino: [...] Vai alla recensione »

giovedì 4 luglio 2019
Marina Visentin
Cult Week

Eugenia e Mia, due sorelle legate da un rapporto tanto forte quanto inquietante, sono le protagoniste di Il segreto di una famiglia, il nuovo film del 47enne regista argentino Pablo Trapero. Eugenia (Bérénice Bejo) è appena tornata a casa, nella sterminata tenuta di famiglia immersa nella pampa argentina. Da molti anni vive a Parigi, la città in cui aveva abitato anche da adolescente, seguendo il padre [...] Vai alla recensione »

martedì 2 luglio 2019
Davide Di Giorgio
Duels.it

"Un film intimo sull'universo femminile", nella dichiarazione che lo ha accompagnato Fuori Concorso alla Mostra di Venezia: ma innanzitutto, La quietud, nono lungometraggio di Pablo Trapero, è la storia di una famiglia, come quella de Il clan che tanta fortuna aveva procurato al regista argentino sempre al Lido nel 2015. Un nucleo apparentemente solido, chiuso quel tanto che basta da permettere la [...] Vai alla recensione »

martedì 2 luglio 2019
Valeria Vignale
Tu Style

La quietud è la maison dove Mia ed Eugenie, sorelle e rivali, sono cresciute in Argentina. Ma "la quiete" nasconde tensioni e segreti, personali e politici, sullo sfondo della dittatura. Tutto riemerge quando Eugenie torna dopo anni da Parigi: l'amore morboso, la gelosia. Sguardo del regista di Il Clan nelle relazioni femminili. Da Tu Style, 2 luglio 2019

martedì 2 luglio 2019
Alessandro Uccelli
Cineforum

La Quietud, la quiete, e? il titolo originale del film e il nome della hacienda che, fin dall'inizio del film di Trapero si mostra distesa e assopita tra le verdi pianure della pampa, un piccolo paradiso per quella che scopriremo presto essere una famiglia di privilegiati che passa gran parte della vita in pigiama. Ma la quiete e? anche quella della cenere sotto la quale certi tizzoni stentano a spegnersi, [...] Vai alla recensione »

martedì 25 giugno 2019
Roberto Manassero
Film TV

Nell'ultimo film dell'argentino Pablo Trapero, che arriva dopo lo straordinario successo in patria del precedente Il clan, biografia dei famigerati Puccio - famiglia di sequestratori protetta negli anni 80 dai resti della dittatura militare nella neonata democrazia - il segreto indicato dal titolo italiano è ciò che cova sotto "la quiete" del titolo originale.

giovedì 6 settembre 2018
Daria Pomponio
Quinlan

Dopo lunghi anni di assenza, e a seguito dell'ictus di suo padre, Eugenia ritorna a La Quietud, la tenuta di famiglia vicino a Buenos Aires, dove ritrova la madre e la sorella. Le tre donne sono costrette ad affrontare i traumi emotivi e gli oscuri segreti del passato che hanno condiviso sullo sfondo della dittatura militare. Emergono rancori sopiti da tempo e gelosie, il tutto amplificato dall'inquietante [...] Vai alla recensione »

martedì 4 settembre 2018
Jay Weissberg
Variety

Two sisters from an affluent family re-explore their unusually close bonds in "The Quietude," Pablo Trapero's beautifully crafted multilayered drama that's also his most enjoyable film in years. Boasting a trio of actresses at the top of their game and cinematography that constantly impresses with its confident yet unshowy fluidity, the movie deftly enters into the bosom of a family harboring multiple [...] Vai alla recensione »

domenica 2 settembre 2018
Deborah Young
The Hollywood Reporter

Argentine-born actresses Berenice Bejo (The Artist) and Martina Gusman (Leonera) could almost pass for twins in Pablo Trapero's daringly modern The Quietude (La Quietud), set on the sprawling ranch of a wealthy family with many skeletons in the closet. When a family emergency brings everybody back home, old relationships are resumed and unresolved tensions explode.

NEWS
VIDEO RECENSIONE
martedì 2 luglio 2019
A cura della redazione

Eugenia e Mia sono due sorelle argentine: mentre Mia è rimasta presso la sontuosa proprietà di famiglia chiamata La quiete, Eugenia ha scelto di vivere a Parigi, dove il padre aveva lavorato come diplomatico.

TRAILER
lunedì 3 giugno 2019
 

Eugenia e Mia sono due sorelle argentine: ma mentre Mia è rimasta nella loro terra, presso la sontuosa proprietà di famiglia chiamata La quiete, Eugenia ha scelto di vivere a Parigi, dove il padre delle due donne aveva lavorato come diplomatico.

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