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Alessandro Borghi: «Sulla mia pelle è un film necessario, lo prova la reazione del pubblico»

Presentato a Venezia, il film sulla vicenda Cucchi sarà dal 12 settembre al cinema e su Netflix.
di Giancarlo Zappoli

Sulla mia pelle

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Alessandro Borghi (32 anni) 19 settembre 1986, Roma (Italia) - Vergine. Interpreta Stefano Cucchi nel film di Alessio Cremonini Sulla mia pelle. Al cinema da mercoledì 12 settembre 2018.
giovedì 30 agosto 2018 - Incontri

Quando incontri Alessio Cremonini, Jasmine Trinca e Alessandro Borghi ti accorgi subito dal clima che si respira che tra loro c'è una forte consonanza che è quella poi che costituisce la forza del film che offre, come recita l'ipersintetica sinossi del pressbook: 'l'emozionante racconto degli ultimi giorni di via di Stefano Cucchi e della settimana che ha cambiato la vita della sua famiglia".

È Alessandro Borghi il primo a dire che si tratta di un film necessario perché lui cerca di partecipare a lavori come quello che lo ha fatto conoscere (Non essere cattivo) e la risposta del pubblico in sala a Venezia ne è stata una conferma.
Giancarlo Zappoli

Jasmine Trinca ha 'sentito' in modo netto la partecipazione di chi aveva assistito ai dettagli di una storia che conosceva probabilmente solo in parte e ne avvertiva la misura dell'approccio. Il lavoro di mimesi è proprio dell'attore ma qui era necessario restituire una dimensione privata della sorella di Stefano a cui l'attrice si è accostata con poche informazioni ma con un profondo rispetto. È il cinema che entrambi gli attori prediligono: prendere parte a storie che restituiscano al pubblico uno sguardo capace di stare un passo indietro ma proprio per questo carico di onestà.

Fa poi piacere sentire affermare da Alessio Cremonini che per una sceneggiatura di circa 50 pagine su un tema non facile ha trovato subito una porta che si è aperta senza difficoltà o remore. Olivia Musini l'ha letta e nel giro di una settimana c'era l'ok a cui seguiva l'appassionata adesione di Netflix con l'uscita anche nelle sale con Lucky Red.

Quello che stupisce è l'uso della voce, oltre che del corpo, da parte di Borghi con un'adesione che non ha voluto essere un tentativo di imitazione e che lo spettatore avrà modo di confrontare alla fine di un film in cui non si sono fatte prove preventive ai ciak ma semmai aggiustamenti solo quando si rivelava necessario. Favorendo così quel senso di verità che dallo schermo si trasferisce a chi guarda e che non può lasciare tranquilli. Con un'annotazione importante: al termine dell'incontro uscendo ho incontrato un folto gruppo di colleghi della stampa internazionale che attendevano di entrare: un ottimo segnale.


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