Sola al mio matrimonio

Un film di Marta Bergman. Con Alina Serban, Tom Vermeir, Rebeca Anghel, Marie Denarnaud, Marian Samu.
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Titolo originale Seule à mon mariage. Drammatico, Ratings: Kids+13, durata 121 min. - Belgio 2018. - Cineclub Internazionale uscita giovedì 1 ottobre 2020. MYMONETRO Sola al mio matrimonio * * * - - valutazione media: 3,03 su 12 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
   
   
   

La giovane rom in cerca di un futuro

di Paola Zonca La Repubblica

Il mondo dei rom, e il degrado in cui spesso vivono, non sono molto conosciuti dagli occidentali, che preferiscono voltarsi dall'altra parte, salvo quando si verificano episodi di criminalità. E così anche il cinema - se si escludono le immaginifiche e grottesche trasfigurazioni di Emir Kusturica alla fine degli anni Novanta - non ha mai raccontato la loro condizione di marginalità con crudo realismo. Da qualche tempo l' interesse è maggiore: prima c'è stato il film Arantxa Echevarría Carmen y Lola, storia d'amore tra due ragazze ambientata nella rumorosa e pittoresca comunità gitana alla periferia di Madrid, ora Sola al mio matrimonio ( l' uscita di dopodomani è rimandata in Lombardia per l'emergenza coronavirus), prima opera di finzione della cineasta romena Marta Bergman vissuta in Belgio, già autrice di documentari sulle discriminazioni e le difficoltà di integrarsi di un'etnia da sempre vista con ostilità. Proprio durante i suoi sopralluoghi in diversi villaggi in Transilvania e nei dintorni di Bucarest, alla regista è venuta l'idea di narrare una storia che indaga i sogni di una ragazza rom alla ricerca di un' esistenza diversa in una " terra promessa". Apprezzato al Rome Independent Film Festival e presentato in anteprima a Cannes 2019 nella sezione " Acid", ci trasporta in un universo dove le donne non hanno accesso all' istruzione e sono costrette a stare a casa a occuparsi di figli o fratellini. La protagonista Pamela è bella, esuberante, insolente, mal vista dalla sua stessa gente. Vive con la nonna e la sua bambina di due anni ma è insofferente alle costrizioni e insegue disperatamente la libertà e un futuro migliore, magari grazie a un matrimonio con un francese ("perché i francesi sono carini e gentili"). Ma soprattutto vuole l'amore, quella scintilla che potrebbe darle nuove emozioni. Ricorre allora a un'agenzia specializzata nel mettere in contatto donne dell'est Europa con uomini di paesi ricchi, e conosce Bruno, un quarantenne di buona famiglia che vive in Belgio (Tom Vermeir). Dopo i primi contatti su Skype, e nonostante la fatica di comunicare con lui, la giovane fugge in piena notte dal suo paesino romeno innevato con un bagaglio di poche parole straniere e abbandona la sua piccola. Non sarà semplice imparare le nuove regole del gioco in un contesto diverso come la grigia Liegi, anche perché Bruno è educato, per bene, ma noioso, inibito, poco focoso, e la rende ancora più infelice. La camera a spalla insegue Pamela ricorrendo a primissimi piani e dettagli del volto - capelli, occhi, labbra - e l'attrice Alina erban, al suo debutto cinematografico dopo tanto teatro, è il centro pulsante del lungometraggio con la sua fisicità selvaggia e spavalda, infondendo al personaggio un'insaziabile fame di vita. Lo stile ricorda quello dei fratelli Dardenne, tanto che Pamela assomiglia a una Rosetta meno rassegnata, ma altrettanto sola. Una donna che non è certo senza colpe, che fa scelte a volte opportuniste e dissennate (vedi l'episodio con il giovane incontrato in discoteca, che suscita la reazione infuriata di Bruno), ma che quando ritrova se stessa e capisce di aver bisogno della sua bimba, nel frattempo affidata in patria all'unico amico Marian, fa scattare l'empatia e lascia intravvedere uno spiraglio di luce. Il finale è sospeso, il matrimonio è soltanto evocato da una canzone interpretata dalla nonna, morta durante la lontananza della ragazza. Se si esclude l'elemento onirico introdotto in un paio di scene, che stona con la forma espressiva realistica, quello di Bergman è un buon esordio che fa ben sperare nel suo scondo film già in preprazione.
Da La Repubblica, 3 marzo 2020


di Paola Zonca, 3 marzo 2020

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