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jolly
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domenica 2 dicembre 2018
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per non dimenticare
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Finalmente, dopo tanti anni, il velo si sta sollevando per rivelare una triste ed amara verità storica, negata ed occultata per troppo tempo perché ritenuta scomoda e "politicamente non corretta".
Un riconoscimento doveroso alla memoria di tante vittime innocenti troppo a lungo dimenticate.
Dopo Porzus, questo film mostra nella sua cruda realtà cosa è stato commesso dall' "altra parte".
Ben fatto !
SDL
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simona
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mercoledì 28 novembre 2018
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un frammento di storia negata
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Un film da vedere assolutamente, dopo una prima parte introduttiva, necessaria per poter comprendere il clima dell'epoca, si snoda tutto il dramma di Norma Cossetto. Un simbolo del martirio subito da migliaia di italiani come lei infoibati, con la sola colpa di essere italiani. Le prime scene nel bosco sono subito d'impatto e gli spari di sottofondo rimbombano in sala e nei cuori. È un film forte, ma senza esagerazioni con scene splatter. Il pathos è raccontato, nel dialoghi, nella fotografia è insito nella storia stessa.
È un film che gli studenti dovrebbero vedere per conoscere un pezzettino di storia negata.
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giulianaz
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lunedì 26 novembre 2018
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dopo aver visto il film
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“RED LAND” = “ROSSO ISTRIA” film
….. alla fine si rimane proprio impietriti sulle poltroncine della sala cinematografica, le luci si accendono ma la forza di alzarsi viene a mancare, le “ferite” nello stomaco e nel cuore ricevute lo impediscono. Ci si sente soli e sgomenti, senza parole. Si può solamente abbracciare il vicino di posto riconosciuto nel dolore per ritrovare un po’ di coraggio e solidarietà. Pur non essendo personalmente nata in Istria, è come se fossi vissuta là avendo entrambi i genitori istriani che mi hanno trasmesso uno straziante amore per la loro meravigliosa e perduta Terra. Aveva tutti i colori dell’arcobaleno: cominciando dal rosso proprio il colore delle zolle della sua terra, il bianco delle sue famose pietre, il verde dei suoi uliveti, viti e pini marittimi, il blu dello stupendo mare limpido e cristallino con tutte le sue infinite gradazioni fino ad arrivare addirittura al viola e all’indaco, uniti all’azzurro del cielo che alle volte poteva trasformarsi minaccioso in tutti i grigi e neri, per arrivare poi al giallo del sorridente sole con i suoi incantevoli tramonti dalle mille sfumature di arancioni per completare la gamma dei colori.
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“RED LAND” = “ROSSO ISTRIA” film
….. alla fine si rimane proprio impietriti sulle poltroncine della sala cinematografica, le luci si accendono ma la forza di alzarsi viene a mancare, le “ferite” nello stomaco e nel cuore ricevute lo impediscono. Ci si sente soli e sgomenti, senza parole. Si può solamente abbracciare il vicino di posto riconosciuto nel dolore per ritrovare un po’ di coraggio e solidarietà. Pur non essendo personalmente nata in Istria, è come se fossi vissuta là avendo entrambi i genitori istriani che mi hanno trasmesso uno straziante amore per la loro meravigliosa e perduta Terra. Aveva tutti i colori dell’arcobaleno: cominciando dal rosso proprio il colore delle zolle della sua terra, il bianco delle sue famose pietre, il verde dei suoi uliveti, viti e pini marittimi, il blu dello stupendo mare limpido e cristallino con tutte le sue infinite gradazioni fino ad arrivare addirittura al viola e all’indaco, uniti all’azzurro del cielo che alle volte poteva trasformarsi minaccioso in tutti i grigi e neri, per arrivare poi al giallo del sorridente sole con i suoi incantevoli tramonti dalle mille sfumature di arancioni per completare la gamma dei colori. Solo questo volevano sempre ricordare. Tutto questo gli era stato strappato dal cuore e dall’anima proprio nel momento migliore della loro gioventù, quando dovevano cominciare appena a vivere il loro futuro. Capisco i loro silenzi, il terrore, volevano solo rimuovere tante brutture senza senso subite, impossibili da dimenticare. Solo ora mia madre di 93 anni non ricorda veramente più: ha l’alzheimer. Non ho potuto portarla a vedere il film, sarebbe morta di dolore: lei che è sempre stata una grande sostenitrice dell’italianità semplice, senza politiche. Quando poteva, portava orgogliosamente a testimonianza i suoi puri ma forti sentimenti. Sarebbe un sogno rendere finalmente giustizia alla Vera Storia per le persone che non ci sono più o che ormai sono in via di estinzione per età e malattie: non avere più “etichette” sbagliate.
Giuliana
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giovanni luigi manco
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martedì 27 novembre 2018
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rosso sangue
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Ho assistito ieri a Udine alla proiezione di Red Land. La sala era colma, nessun posto vuoto. Un silenzio assoluto mentre scorrono le incantevole riprese dei boschi istriani e dei cervi, tra gli alberi, dai grandi occhi, attoniti e fermi, quasi in aspettazione. Ancora occhi, grandi e lucidi di Geraldine Chaplin, spalancati nel terribile abisso di un dramma senza fine. Il sole che splende nel cielo è sempre lo stesso ma sulla Terra tutto si muta in inferno.La campana di una chiesa batte al penzolare del corpo del sacerdote impiccato alla fune campanaria. Quante volte abbiamo pensato e letto dello stupro di un branco su una povera donna ma il vedere, sia pure nelle ombre, l'impotenza della vittima e la ferocia esultante degli aguzzini; il sentire, nel sottofondo di un pianto e grida di dolore, il fragore di uno sguaiato deridere, ridere, pesante come una pioggia di pietre su un capanno a valle.
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Ho assistito ieri a Udine alla proiezione di Red Land. La sala era colma, nessun posto vuoto. Un silenzio assoluto mentre scorrono le incantevole riprese dei boschi istriani e dei cervi, tra gli alberi, dai grandi occhi, attoniti e fermi, quasi in aspettazione. Ancora occhi, grandi e lucidi di Geraldine Chaplin, spalancati nel terribile abisso di un dramma senza fine. Il sole che splende nel cielo è sempre lo stesso ma sulla Terra tutto si muta in inferno.La campana di una chiesa batte al penzolare del corpo del sacerdote impiccato alla fune campanaria. Quante volte abbiamo pensato e letto dello stupro di un branco su una povera donna ma il vedere, sia pure nelle ombre, l'impotenza della vittima e la ferocia esultante degli aguzzini; il sentire, nel sottofondo di un pianto e grida di dolore, il fragore di uno sguaiato deridere, ridere, pesante come una pioggia di pietre su un capanno a valle. Quante volte abbiamo letto e parlato del dramma delle foibe, ma il vedere la paura, l'impotenza, il terrore di giovani e vecchi, uomini e donne, dai polsi legati con filo di ferro, scaraventati a gruppi, uno dopo l'altro, con un colpo di pistola alle tempie del primo che cadendo trascina i vivi ad egli legati nei tetri profondi anfratti carnici, è terrificante. Impossibile con il solo pensiero intendere la tragedia dei nostri fratelli istriani, fiumani, triestini, goriziani, dalmati, assassinati in un'apice di ricercata crudeltà. Finisce il film e comprendi: non sei stato uno spettatore, hai partecipato a quel dramma e avverti nell'anima una ferita profonda come una foiba.
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antrace
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mercoledì 23 gennaio 2019
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giusta memoria
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Una pagina cruenta della nostra Storia, raccontata senza veli, senza indulgere in toni faziosi, con dedizione alla verità degli eventi. La popolazione italiana d'Istria ha antiche radici nella regione, conserva l'eredità e la cultura dell'epoca romana e della repubblica di Venezia, convive con gli slavi evitando turbamenti e scontri . Alla fine della prima guera mondiale l'Istria viene annessa allo stato italiano, il fascismo ne accentua l'assimilazione , impone lo studio esclusivo della lingua italiana nelle scuole. Tra il '43 ed il '45, dopo l'armistizio di Badoglio, l'armonia si infrange di fronte all'avvento delle bande partigiane di Tito, che risalgono dai territori serbi e croati, compiendo stermini, razzie , stupri, mentre l'esercito italiano, privato di comandi, ripiega disordinatamente verso il confine di Trieste, scomponendosi fra disertori, volontari di Salò, aderenti alla Resistenza.
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Una pagina cruenta della nostra Storia, raccontata senza veli, senza indulgere in toni faziosi, con dedizione alla verità degli eventi. La popolazione italiana d'Istria ha antiche radici nella regione, conserva l'eredità e la cultura dell'epoca romana e della repubblica di Venezia, convive con gli slavi evitando turbamenti e scontri . Alla fine della prima guera mondiale l'Istria viene annessa allo stato italiano, il fascismo ne accentua l'assimilazione , impone lo studio esclusivo della lingua italiana nelle scuole. Tra il '43 ed il '45, dopo l'armistizio di Badoglio, l'armonia si infrange di fronte all'avvento delle bande partigiane di Tito, che risalgono dai territori serbi e croati, compiendo stermini, razzie , stupri, mentre l'esercito italiano, privato di comandi, ripiega disordinatamente verso il confine di Trieste, scomponendosi fra disertori, volontari di Salò, aderenti alla Resistenza. La campagna di odio e violenza dei comunisti slavi ha culmine nelle stragi delle foibe, cavità carsiche in cui migliaia di vittime innocenti vengono fatte cadere, legate fra loro con filo di ferro, individui assassinati a bruciapelo trascinano corpi in vita nelle gole profonde, in un macabro destino comune. Il film descrive il dramma istriano con cura dei dettagli, ed esemplare trasparenza, non eccede in commenti, sottotitoli e indicazioni dell'autore fra le pieghe dei dialoghi dei protagonisti. Resta l'amara considerazione che una vicenda così dolorosa, e lo stesso esodo quasi unanime degli italiani dall'Istria sia stato argomento a lungo nascosto nelle documentazioni di storia e nelle cronache sullo schermo.
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cinemavero
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sabato 2 febbraio 2019
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uno dei migliori film storici
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Fare un film storico che non fosse un documentario, che non fosse una fiction, che non fosse uno scimmiottare altre pellicole, non era davvero compito facile. Ma Red Land-Rosso Istria, non solo ci riesce, ma va ben oltre, supera lo stereotipo, accomuna scelte filmografiche originali, presenta una fotografia straordinaria, interpretazioni magistrali, tenendo alto il valore espressivo e comunicativo anche dei non protagonisti e delle comparse, musica originale e ansiosamente coinvolgente, regia e montaggio davvero notevoli, ma soprattutto, tiene incollato lo spettatore riuscendo infine a calarlo per intero nelle complessità di quel momento, facendogli vivere lo smarrimento, le emozioni, le paure, le contraddizioni, sbattendogli infine in faccia tutta l'amara realtà di una storia nascosta.
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Fare un film storico che non fosse un documentario, che non fosse una fiction, che non fosse uno scimmiottare altre pellicole, non era davvero compito facile. Ma Red Land-Rosso Istria, non solo ci riesce, ma va ben oltre, supera lo stereotipo, accomuna scelte filmografiche originali, presenta una fotografia straordinaria, interpretazioni magistrali, tenendo alto il valore espressivo e comunicativo anche dei non protagonisti e delle comparse, musica originale e ansiosamente coinvolgente, regia e montaggio davvero notevoli, ma soprattutto, tiene incollato lo spettatore riuscendo infine a calarlo per intero nelle complessità di quel momento, facendogli vivere lo smarrimento, le emozioni, le paure, le contraddizioni, sbattendogli infine in faccia tutta l'amara realtà di una storia nascosta. Complimenti a Maximiliano Hernando Bruno e a tutto lo staff. Un film che segna una svolta, che rimarrà nella storia del cinema italiano e non solo.
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giuliano
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martedì 1 gennaio 2019
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perché 1919?
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Perché far partire dal 1919 la storia dei rapporti tra slavi e neolatini? Facciamola iniziare da quando, nel 640, in quei territori abitati da popoli (neo)latini arrivarono gli slavi e si annunciarono distruggendone quasi tutte le città e massacrandone gli abitanti. Le rovine di Salona, la capitale, non ci parlano dell'amore degli slavi ma della loro brutalità. Facendo un salto di più di mille anni ricordo che a metà dell'800 il fascismo non c'era ma Lijudevit Vulicevic scriveva libri propagandando la necessità della pulizia etnica nei confronti dei non slavi e Vasa Cubrilovic arrivava a scrivere un manuale su come attuarla. Ed è tra il 1770 e il 1880 che gli slavi, su esplicito mandato dell'Austria, misero in atto efferate violenze nei confronti degli italiani costringendoli all'esodo in massa.
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Perché far partire dal 1919 la storia dei rapporti tra slavi e neolatini? Facciamola iniziare da quando, nel 640, in quei territori abitati da popoli (neo)latini arrivarono gli slavi e si annunciarono distruggendone quasi tutte le città e massacrandone gli abitanti. Le rovine di Salona, la capitale, non ci parlano dell'amore degli slavi ma della loro brutalità. Facendo un salto di più di mille anni ricordo che a metà dell'800 il fascismo non c'era ma Lijudevit Vulicevic scriveva libri propagandando la necessità della pulizia etnica nei confronti dei non slavi e Vasa Cubrilovic arrivava a scrivere un manuale su come attuarla. Ed è tra il 1770 e il 1880 che gli slavi, su esplicito mandato dell'Austria, misero in atto efferate violenze nei confronti degli italiani costringendoli all'esodo in massa. Nel 1850 la Dieta del Regno di Dalmazia era composta da 28 membri del partito filo italiano e 12 del partito filo slavo; nel 1910 i membri del partito filo italiano,a causa dell'esodo, erano ridotti a 6. Tra il 1900 e il 1910 l'Austria ha fatto affluire a Trieste masse di slavi per indebolirne la componente italiana. Allo scoppio della Prima guerra mondiale decine di migliaia di istriani e di dalmati furono deportati nei campi di concentramento e alcune migliaia morirono di fame e di stenti, quando tornarono la maggior parte trovò la sua casa occupata da slavi; se l'Austria avesse vinto la guerra che fine avrebbero fatto? Per quanto riguarda l'italianizzazione dei cognomi, dei toponimi e l'uso della lingua, documentatevi meglio e non partite dal 1919.
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mystica86
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mercoledì 6 febbraio 2019
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film altamente egocentrico e propagandistico
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Film storico-drammatico, ambientato nell'Istria del 1943 dopo l'arresto di Mussolini. Descrive le barbarie perpetrate da parte dei partigiani comunisti jugoslavi ai danni dei civili italiani, abbandonati a se stessi dall'esercito italiano e tedesco sprofondati nel caos. Argomento a mio parere interessante, perché di solito ignorato dai film ambientati durante la seconda guerra mondiale, concentrati più che altro sulle deportazioni e sulle barbarie naziste. Di fatto però il film è un continuo susseguirsi di insistenti scene di violenza gratuita e descritte nei minimi dettagli, intervallate da discorsi retorici sulla cattiveria e stupidità degli uomini.
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Film storico-drammatico, ambientato nell'Istria del 1943 dopo l'arresto di Mussolini. Descrive le barbarie perpetrate da parte dei partigiani comunisti jugoslavi ai danni dei civili italiani, abbandonati a se stessi dall'esercito italiano e tedesco sprofondati nel caos. Argomento a mio parere interessante, perché di solito ignorato dai film ambientati durante la seconda guerra mondiale, concentrati più che altro sulle deportazioni e sulle barbarie naziste. Di fatto però il film è un continuo susseguirsi di insistenti scene di violenza gratuita e descritte nei minimi dettagli, intervallate da discorsi retorici sulla cattiveria e stupidità degli uomini. Un film altamente egocentrico e propagandistico, dove i partigiani slavi sono i mostri cattivi, e gli italiani i martiri senza colpa, senza però analizzare le discriminazioni razziali e le violenze subite precedentemente dagli slavi, di cui le vicende descritte sono solo una naturale conseguenza. È più semplice prendere lo spettatore "per lo stomaco", anziché indurlo a ragionare su una visione d'insieme. In un cinema che ricorre sempre più spesso a scene di violenza e sesso gratuiti per nascondere trame mediocri, mi aspettavo da questo film "serio" e premiato dalla critica qualcosa di un po' più raffinato.
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luci benni
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martedì 16 febbraio 2021
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prima del ''43, il diluvio
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Un tributo all'Italia che ha svoltato a destra, una ricostruzione faziosa che vorrebbe entrare nelle scuole, facendo dimenticare completamente le responsabilità italiane. Nessun cenno alla italianizzazione forzata, allo sputo in bocca ai bambini che parlavano sloveno, alle fucilazioni dei civili, agli incendi dei paesi da parte dell'esercito italiano. Nè fa conto di accennare all'invasione della Jugoslavia da parte della Germania, alleata dell'Italia: la storia ha inizio l'8 settembre del 1943, e il prima non conta. Gli slavi sono naturalmente, cotituzionalemente, violenti e stupratori, gli italiani sono operosi e buoni: luoghi comuni su luoghi comuni. Il fascismo è un accidente della storia, il nazismo un utile alleato contro gli slavocomunitsti.
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Un tributo all'Italia che ha svoltato a destra, una ricostruzione faziosa che vorrebbe entrare nelle scuole, facendo dimenticare completamente le responsabilità italiane. Nessun cenno alla italianizzazione forzata, allo sputo in bocca ai bambini che parlavano sloveno, alle fucilazioni dei civili, agli incendi dei paesi da parte dell'esercito italiano. Nè fa conto di accennare all'invasione della Jugoslavia da parte della Germania, alleata dell'Italia: la storia ha inizio l'8 settembre del 1943, e il prima non conta. Gli slavi sono naturalmente, cotituzionalemente, violenti e stupratori, gli italiani sono operosi e buoni: luoghi comuni su luoghi comuni. Il fascismo è un accidente della storia, il nazismo un utile alleato contro gli slavocomunitsti. Non bastava una ricostruzione assai dettagliata dello stupro di Norma, si aggiunge l'omicidio di un italiano costretto esso stesso a farsi stupratore: solo una mente malata può concepire una roba del genere. Un personaggio come il capo partigiano non esce dalla penna di uno storico, ma da quella di uno scrittore di fiction horror. Pessimo da tutti i punti di vista. Ci vuole equilibrio e tanto studio per affrontare un tema così delicato: rimestare nel torbido non fa bene a nessuno. I politici di tutte le bandiere dovrebbero rigorosamente astenersi dal partecipare alla gestione delle istituzioni culturali, portandosi dietro il loro carico ideologico e la RAI dovrebbe fare ammenda per un prodotto tanto scadente, dal punto di vista della ricostruzione storica e da quello prettamente cinematografico.
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lorenzo fattor
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sabato 9 febbraio 2019
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un'occasione sprecata
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Partiamo dalla tecnica; Fotografia inesistente, come se bastasse togliere un pó di saturazione per fare Cinema. Credo che faró causa al direttore della fotografia per avermi rovinato la cornea con certa luce sparata a mille nelle esterne. Per non parlare di quella grana che nemmeno mio zio negli anni '80 cpn la Phillips Explorer. Audio come sopra, con dialoghi appena bisbigliati accompagnati da urla assordanti, sará lo stesso fonico che cura le musiche a Celentano. Registicamente parlando siamo a livelli di una telenovelas venezuelana, tranne per l'inizio, in cui assistiamo ad un'i clusione (non voluta, credo), di un barlume di cinema horror si serie B. Sceneggiatura e dialoghi difficili da commentare, per 2 ore assistiamo al nulla per poi arrivare alla scena che hià tutti conoscevamo, senza la minima affezione per nessun personaggio.
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Partiamo dalla tecnica; Fotografia inesistente, come se bastasse togliere un pó di saturazione per fare Cinema. Credo che faró causa al direttore della fotografia per avermi rovinato la cornea con certa luce sparata a mille nelle esterne. Per non parlare di quella grana che nemmeno mio zio negli anni '80 cpn la Phillips Explorer. Audio come sopra, con dialoghi appena bisbigliati accompagnati da urla assordanti, sará lo stesso fonico che cura le musiche a Celentano. Registicamente parlando siamo a livelli di una telenovelas venezuelana, tranne per l'inizio, in cui assistiamo ad un'i clusione (non voluta, credo), di un barlume di cinema horror si serie B. Sceneggiatura e dialoghi difficili da commentare, per 2 ore assistiamo al nulla per poi arrivare alla scena che hià tutti conoscevamo, senza la minima affezione per nessun personaggio. I buoni, italiani, innocenti fascisti vittime dei poteri forti, da una parte e gli slavi, barbari ignoranti, bestie stupratrici dall'altra; come se il mondo seguisse le regole della superficialitá qualunquista. Tipo Pomeriggio 5. Scherzi a parte, c'é chi propone di proiettare questa roba nelle scuole, rendiamoci conto. Un film dove i fascisti e i nazisti sono la salvezza, nel 2019, in un mondo che dovrebbe puntare alla democrazia. Scialbo, senza spina dorsale, con una violenza insensata e pure edulcorata, nemmeno il coraggio di puntare all'orrore, quello dell'anima. Storicamente inesatto e propagandistico dalla parte sbagliata, non si salva nulla, forse qualche battuta involontariamente ironica. Franco Nero c'avrá da pagare le bollette poverino, idem la Chaplin. Zero assoluto su tutta la linea, un'orribile spreco di una buona occasione per riportare alla luce fatti storici orribili che pochi in Italia conoscono. Le vittime sono sempre vittime, senza colori e bandiere. Dovremmo analizzare la Storia e costruire ponti, sopratutto con i mezzi potenti come il Cinema. Invece si é puntato alla superficialitá, che si questi tempi non fa che amplificare l'odio ed il rancore. Un aborto
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