Notti magiche

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Un film di Paolo Virzý. Con Mauro Lamantia, Giovanni Toscano, Irene Vetere, Roberto Herlitzka, Marina Rocco.
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Commedia, Ratings: Kids+13, durata 125 min. - Italia 2018. - 01 Distribution uscita giovedý 8 novembre 2018. MYMONETRO Notti magiche * * 1/2 - - valutazione media: 2,62 su 43 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
   
   
   

Provaci ancora, Paolo! Valutazione 3 stelle su cinque

di Lizzy


Feedback: 1006 | altri commenti e recensioni di Lizzy
domenica 17 marzo 2019

 Ammetto di essermi stavolta approcciato al film di Virzì in maniera abbastanza neutrale, quasi spassionato.

Benchè a me piaccia Virzì come regia in alcuni film non riesco proprio ad approvare tutto quel che fa.

Virzì non finisce mai un lavoro con un finale positivo (secondo me). Di solito sono tutti spaccati, anche fin troppo realistici, della vita quotidiana dove ne escono tutti (chi più, chi meno) con le ossa rotte.

Non ci sono eroi, principi azzurri che vengono a soccorrere la donzelletta in grave periglio, non esistono risolvitori di problemi, ma piuttosto viene preso l’ uomo, denudato degli orpelli inutili e messo di fronte alla sua miseria senza limiti.

Virzì, a mio immodesto avviso, sta prendendo la calata autolesionista di Pupi Avati che, benchè grande regista ed ottimo conoscitore della psiche umana, è finito a fare sempre lo stesso film cambiando solo qua e la gli attori ed ormai annoiando anche quelli come me che accetterebbero (quasi) di tutto da uno come lui.

Per questo non avevo fretta di visionare “Notti Magiche”.

 

Di seguito la trama presa da Wikipedia (più stringata possibile: si evince chiaramente che, almeno per ora, il film non ha lasciato il segno, altrimenti sarebbe stata chilometrica!).

 

“Roma. Nell'estate del campionato del mondo 1990, precisamente il 3 luglio durante la semifinale fra Italia e Argentina, un noto produttore cinematografico viene trovato morto nelle acque del Tevere. I principali sospettati dell'omicidio sono tre giovani aspiranti sceneggiatori: nel corso di una notte in caserma viene ripercorso il loro viaggio trepidante, sentimentale e ironico nello splendore e nelle miserie di una gloriosa stagione del cinema italiano ormai al tramonto.”

 

Ecco: letto così il canovaccio sembrerebbe una mezza minchiata, e vedendo il trailer anche peggio.

Eppure… poi, potendolo visionare, sebbene sia un film fatto con troppo autocompiacimento e facile leggerezza (certi personaggi e certe situazioni sono troppo caricaturali e carichi di aspettative non corrisposte), credo che non sia poi così male.

Al botteghino in effetti è stato un disastro: non è certo un film “da cassetta”, ma manco da “Essai”.

 

Nel film troviamo le solite macchiette del giovanotto siciliano “di belle speranze” (che tanto fotocopia il Tanino di “My name is Tanino”, appunto) così acculturato quanto tonto ed imbranato, il solito toscanaccio ribelle ed erotomane (altra icona classica di una certa italietta becera e materiale) e la sfigata figlia di papà che vive solo perchè è stata messa al mondo e tira a campare perchè altro non può fare (quante ne ho conosciute di eguali!).

La trama, onestamente, è messa li tanto per creare un sostegno a quel che il regista vorrebbe raffigurare, proprio come accade nel porno dove a nessuno interessa la storia, ma tutti attendono “l’ azione” degli attori.

E quel che ci raffigura, appunto, il Virzì è il solito sottobosco truffaldino, caciarone e volgarotto della cinematografia italiana, dove si mescolano pezzi da novanta con scartine trascurabili, dove si promettono capolavori succulenti, ma poi si finisce con spezzatini insipidi nel piatto, dove si ci fa strada immancabilmente con letterine, raccomandazioni, prostituzione e anonimato forzato (il far firmare gli altri al posto tuo…).

Ma qua tutto è molto, troppo, tirato per i capelli. La “ragazza coccodè” (compagna del produttore cinematografico volato nel Tevere con la propria auto) ad esempio è la quintessenza dell’ oca giuliva: anche la scena della mezza fellatio “en passant” con il sicilianino è proprio tirata per i capelli.

La protagonista, ricca, ma allucinata (vive anche aiutandosi con pastigliette legali e non), pare non capire manco le basi del comune vivere civile e accoglie a casa emeriti sconosciuti, si fa abusare dal primo attore ubriaco che incontra, affronta una falsa gravidanza senza nessuna cognizione del caso.

Per non parlare delle solite “muse ispiratrici” (ad ogni anziano regista/produttore deve esser messa a lato la ragazzina imbambolata dal grande nome) e delle figure retoriche, ma senza originalità, degli “scrittori e sceneggiatori” (uno su tutti lo “Zappellini” / “Scarpelli” di Herlitzka, anche fin troppo pompato).

Continuando col capitano/filosofo che, quasi da bravo padre di famiglia tollerante, ti confeziona tutto un predicozzo, finendo col congedare i convocati con un benevolo (virtuale) scappellotto (le pillole levate alla ragazza).

Fino a debordare nella scena della “Diva Federica” (una Muti ormai a livello “trans”) che, come da amara rima, fa vedere la…. va beh, ci siam capiti!

Il risultato è un tragicomico polpettone dove alla fine quel che si mastica è il solito amaro “alla Virzì”: tutto è in balia del caso, la gente vive come capita senza capire veramente quel che vive ed alla fine restano solo rimpianti e perdite.

Non siamo nemmeno lontanamente nei dintorni di “Higlander” dove, almeno, “ne resterà solo uno”.

Qua, man mano che la trama si dipana… non ne resta nessuno. E pietoso è il regista che si ferma alla scomparsa finale della protagonista per un non precisato ed anonimo “incidente stradale”.

Per dire: la tipa come ha vissuto se ne è andata…senza lasciar traccia, se non una figlia, anch’essa fotocopia (ma della madre), sicuramente complessata e tormentata.

Si chiude con la solita supercazzola tanto cara alla commedia all’ italiana: “Bisogna guardare fuori dalla finestra…sempre.”…e… “Cosa volesse dire…boh?”.

 

Oh suvvia, la poteva andar anche di molto meglio, Paolino!

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