Nel Nome di Antea

Film 2018 | Documentario 75 min.

Anno2018
GenereDocumentario
ProduzioneItalia
Durata75 minuti
Regia diMassimo Martella
AttoriLetizia Ciampa, Massimo Wertmüller .
Uscitavenerdì 8 giugno 2018
DistribuzioneCinecittà Luce
MYmonetro Valutazione: 3,00 Stelle, sulla base di 2 recensioni.

Regia di Massimo Martella. Un film con Letizia Ciampa, Massimo Wertmüller. Genere Documentario - Italia, 2018, durata 75 minuti. Uscita cinema venerdì 8 giugno 2018 distribuito da Cinecittà Luce. Valutazione: 3,00 Stelle, sulla base di 2 recensioni.

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Il ritratto di Alessandro Manzoni e quello di una giovane donna, detto Antea: due opere d'arte italiane prendono voce. In Italia al Box Office Nel Nome di Antea ha incassato nelle prime 7 settimane di programmazione 5,5 mila euro e 4,3 mila euro nel primo weekend.

Consigliato assolutamente no!
n.d.
MYMOVIES 3,00
CRITICA N.D.
PUBBLICO N.D.
CONSIGLIATO SÌ
Una resistenza artistica raccontata con il linguaggio sobrio e secco del documentario.
Recensione di Marzia Gandolfi
mercoledì 6 giugno 2018
Recensione di Marzia Gandolfi
mercoledì 6 giugno 2018

"Salvare un po' della bellezza del mondo". Le parole di Rose Valland riassumono da sole le motivazioni di una giovane donna in prima linea durante la Seconda Guerra Mondiale. Come lei, resistente dell'arte impiegata al museo Jeu de Paume di Parigi, Fernanda Wittgens, prima donna direttrice della Pinacoteca di Brera (dal 1940 al '44), e Palma Bucarelli, sovrintendente alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma (dal 1942 al '57), salvarono un patrimonio culturale dalla voracità nazista. Una missione delicata che mise in pericolo le loro vite e che fa di loro oggi delle eroine. E a loro, come a ogni 'partigiano' che si è fatto carico di tutelare il patrimonio artistico nazionale, è idealmente grata l'Antea del Parmigianino. Il ritratto frontale della giovane donna conservato nelle gallerie del Museo di Capodimonte introduce l'incredibile storia del ricovero e del salvataggio delle opere d'arte italiane nel corso del Secondo conflitto Mondiale.

Massimo Martella, lontano dall'avventurosa e ridondante caccia al tesoro dei Monuments Men di George Clooney, che recuperano in una miniera umida (anche) la nostra Antea, sceglie il linguaggio sobrio e secco del documentario per raccontare una resistenza artistica.

Non sono stati gli americani a "salvare il mondo", a loro questa volta è toccato il ruolo di esecutori testamentari. L'autore rintraccia l'impegno discreto, appassionato e incredibilmente efficace di Pasquale Rotondi, Rodolfo Sivieri, Emilio Lavagnino, Fernanda Wittgens, Pamela Bucarelli e ancora dei monaci dell'Abbazia di Montecassino, dei sovrintendenti, dei volontari e di tutti coloro che permisero con la loro azione minuziosa e determinata di salvare milioni di opere d'arte durante e dopo la guerra. Uomini e donne d'eccezione, innamorati dell'arte semplicemente, che hanno corso innumerevoli rischi per organizzare il salvataggio delle collezioni dalla distruzione o dal saccheggio.

All'indomani dell'entrata in guerra prepararono ciascuno a suo modo e nel proprio territorio di competenza l'evacuazione di milioni di opere a bordo di vetture o di camion di grandi magazzini. Centinaia e centinaia di casse furono traslocate verso ricoveri sicuri, prima di essere ripartite tra picchi e vallate, castelli e palazzi isolati, fin sotto i letti di case private per contrastare l'avanzare dell'esercito tedesco. Per tutta la guerra, questi guardiani preziosi del tesoro resisteranno al loro posto, opponendosi agli appetiti di Göering, grande e ingordo collezionista, approfittando dell'inerzia burocratica e qualche volta potendo contare sulla protezione di ufficiali tedeschi contrari al traffico d'arte. A narrarci dei miracolosi salvataggi dei capolavori di Caravaggio, Giorgione, Michelangelo o Raffaello è la voce di Antea a Napoli a cui replica il Manzoni di Hayez a Milano.

In un dialogo 'estetico' tra Nord e Sud, che gioca coi limiti di tutte le ricostruzioni, Nel nome di Antea comprende l'Italia tutta e celebra un paesaggio artistico sfregiato che piange ancora lo splendore perduto di Montecassino e gli affreschi in frantumi del Mantegna a Padova. Sul filo di una storia (quasi) sconosciuta e di una meditazione umanista sull'arte, Massimo Martella disegna un ritratto dei nostri musei e una riflessione sulla vulnerabilità dell'arte e della sua importanza nella nostra vita. Come Aleksandr Sokurov prima di lui (Francofonia - Il Louvre sotto occupazione), Martella compie un viaggio struggente lungo le gallerie di ieri e di oggi, combinando finzione, documentario e immagini d'archivio, mescolando epoche e luoghi, riflettendo sul ruolo dei musei e sulla potenza trascendente dell'arte.

La redenzione degli uomini passa per la cultura, la stessa che i nazisti avevano crudelmente danneggiato. Opera poetica e artigianale, Nel nome di Antea mette in luce e in rilievo quello che lega le società e gli uomini, i paesi e le sensibilità: l'arte come lingua franca della civilizzazione occidentale.

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RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
martedì 9 ottobre 2018
M.SALVAGGIO

Antea ci porta per mano e ci tende consapevoli di quello che ognuno di noi prova davanti alle opere d'arte: abbiamo una forte identità di popolo e sappiamo lasciare l'impronta del bello nella storia! Film -documentario ben costruito, delicato e raffinato come un merletto.

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