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La fattoria dei nostri sogni racconta il cinema di noi stessi

Il film di John Chester non rivela solo un processo di crescita e auto-miglioramento ma un superamento attivo delle barriere personali. Al cinema.
di Tommaso Tocci

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John Chester . Interpreta Se stesso nel film di John Chester La fattoria dei nostri sogni. Al cinema da giovedì 5 settembre 2019.
giovedì 5 settembre 2019 - Focus

Ciò che La fattoria dei nostri sogni ha di diverso da tanti altri documentari a tema ambientalista, che spesso svolgono funzione di ispirazione e guida morale, è la capacità di rivelare un processo non solo di crescita e auto-miglioramento, ma di un superamento attivo delle barriere personali.

Nella storia di John Chester e di sua moglie Molly, che per anni fantasticano di mettere su una fattoria dal microscopico salotto del loro appartamento di Los Angeles, e che all'improvviso si ritrovano a farlo davvero una volta spronati dal malessere cittadino del loro cane Todd, la componente di difficoltà dell'impresa non è soltanto studiata a tavolino per aggiustare l'arco drammatico della sceneggiatura. Nello scetticismo di John, che è anche voce narrante dell'intero documentario, c'è una durezza quasi psicanalitica che finisce per aggiungere una dimensione drammatica complementare a ciò che vediamo sullo schermo. Viene quasi il dubbio che quest'uomo sia un narratore inaffidabile, investito del compito di raccontare le gesta straordinarie di due persone di cui lui è il primo oppositore.

La storia principale è del resto una successione appassionante di ostacoli a cui, pian piano, i nostri due eroi sanno individuare una soluzione in base al principio che un ecosistema naturale si basa sull'equilibrio. Dalle mosche ai coyote, dalle lumache alle talpe: tutti gli antagonisti che varcano la soglia di Apricot Lane Farm presentano un problema ma si trasformano alla fine in risorsa grazie alla loro abilità di eliminare uno degli altri ostacoli, in una catena infinita di reciproca utilità cara al mentore Alan York, guru della coppia di protagonisti.

Lontano dall'occhio lungo della macchina da presa, però, è proprio John a figurare in cima a quella lista di creature dannose, mettendosi di traverso di fronte all'entusiasmo contagioso di Molly. Per metà del film, lei è la foglia e John è la lumaca che la riempie di buchi, tra mille obiezioni (pur comprensibili, considerando il cambiamento di vita radicale che la fattoria richiede) e dubbi.

In una storia già intrigante per la semplicità positiva del suo messaggio, è interessante indagare i non-detti: John si trasforma rapidamente in risorsa con la sua abilità registica, lui che come cameraman e filmmaker aveva già alle spalle numerosi progetti di riprese naturali, su tutti per il National Geographic.
Tommaso Tocci

E nelle bellissime inquadrature che vanno a stanare animali minuscoli nel paesaggio, con lampi di dettaglio all'improvviso estremi nel mezzo di un contesto più caotico e amatoriale, La fattoria dei nostri sogni spesso stupisce lo spettatore. La presenza di John è progressivamente più centrale nel film, mettendo Molly ai margini in un modo che - ancora una volta - non rende giustizia al vero motore della storia. Se si aggiunge il fatto che Molly si defila anche a causa della nascita del primo figlio della coppia, la situazione appare ancora più problematica come racconto invisibile dell'ecosistema umano.

Rimane però, con tutti i suoi spigoli e i suoi punti dolenti, un livello ulteriore dell'analisi documentaristica, che attraverso i monologhi di John mette in scena un processo di convincimento individuale senza darlo troppo a vedere. È un film in questo senso dialogico, che non si chiude nel suo discorso principale ma lascia spazio alla crescita - più o meno accidentale - di altri organismi, che viaggiano poi paralleli alla narrazione primaria. La capacità di incorporare diversi movimenti al suo interno rende l'opera dei due registi estremamente ricettiva, un work in progress che sembra non sapere quale sia la sua destinazione anche una volta iniziato a raccontare il percorso. Un atto di fiducia olistica nel progetto che renderebbe orgoglioso anche Alan York.


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In foto una scena del film La fattoria dei nostri sogni.
In foto una scena del film La fattoria dei nostri sogni.
In foto una scena del film La fattoria dei nostri sogni.
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