Ho Rubato la Marmellata - Vita di un Artista Politicamente Scorretto

Film 2018 | Documentario 59 min.

Regia di Gioia Magrini, Roberto Meddi. Un film Genere Documentario - Italia, 2018, durata 59 minuti.

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a cura della redazione
lunedì 12 febbraio 2018
a cura della redazione
lunedì 12 febbraio 2018

Il film è un omaggio a Remo Remotti, l'artista eclettico e irriverente che ha spaziato dalla pittura al teatro, dal cinema alla letteratura e alla musica, fino a diventare alla fine della sua lunga vita idolo underground dei giovani, realizzando spettacoli in teatri off e centri sociali in cui declamava i suoi monologhi in bilico fra volgarità, follia, sfida alla morale comune, e ricerca spirituale del senso della vita.
Ad accompagnare i ricordi personali di Remotti, tratti da filmati realizzati da Roberto Meddi nel corso degli anni, il documentario si avvale delle testimonianze dello scrittore Michele Serra, del critico d'arte Gianluca Marziani, del drammaturgo e regista Giampiero Solari, dell'attore e regista Massimiliano Bruno, nonché di quelle della moglie di Remotti, Luisa Pistoia, e della figlia Federica.
In un susseguirsi di ricordi e aneddoti, intessuti di brani dei suoi spettacoli teatrali e concerti dal vivo, e dal materiale d'archivio dell'Istituto Luce che restituisce l'atmosfera storica degli avvenimenti vissuti nel corso della vita dell'artista, conosciamo la storia professionale e umana di un personaggio sopra le righe, curioso e disponibile, affamato di vita e pronto a ripartire in direzioni sempre diverse per cercare di arrivare ogni volta un po' più vicino a se stesso.
Nei suoi racconti Remotti parla della sua infanzia a Roma durante il fascismo; del padre "fiumarolo", che gli ha insegnato ad amare il Tevere e il canottaggio ed è morto quando lui era ancora un bambino; del rapporto "edipico" con la madre vedova che lo voleva laureato in legge e sperava per lui un futuro di dirigente d'azienda; della sua fuga in Perù, in odio alla Roma borghese degli anni '50; della scoperta della pittura, della scultura, dell'arte; della sua esperienza nella Berlino delle rivolte studentesche nel '68; dei ricoveri in manicomio; del suo amore per le donne e l'ossessione per il sesso; del suo mestiere di attore, dapprima in teatro, grazie all'amico Renato Mambor, e poi al cinema, con registi come Marco Bellocchio, Nanni Moretti, Francis Ford Coppola; e del rapporto con Roma, città amata e odiata e fonte di ispirazione per la memorabile «Mamma Roma addio», la sua poesia-invettiva forse più famosa, in cui vengono elencati tutti i difetti della Roma degli annni '50, borghese, fascistoide e impiegatizia, stigmatizzando le manie, il lassismo e i lati negativi che in molti ancora attribuiscono alla capitale.

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