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Han Solo, un corpo da gangster in un abito da cowboy

Il personaggio sagomato da Lucas e Kasdan è tanto unico da mantenere ancora lo stesso livello di leggendarietà a quarant'anni dalla sua prima apparizione.
di Leonardo Strano, vincitore del Premio Scrivere di Cinema

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Alden Ehrenreich (Alden Caleb Ehrenreich) (28 anni) 22 novembre 1989, Los Angeles (California - USA) - Scorpione. Interpreta Han Solo nel film di Ron Howard Solo: A Star Wars Story. Al cinema da mercoledì 23 maggio 2018.
giovedì 24 maggio 2018 - Scrivere di Cinema

Han. Han come? Figlio di un collage di generi differenti (come poi succederà anche a un certo archeologo part-time), figura cinematografica eccellente del 900 pop e personaggio sagomato da George Lucas e Lawrence Kasdan sulla base dell'incrocio di influenze fittizie e ispirazioni reali: Han... Solo. È in lui che confluiscono gli aspetti visivi fondanti della figura più rappresentativa dell'epica americana, quella del cavaliere del west dotato di umanità rude, coraggio, spirito d'iniziativa e certo anche di armamentario tecnico da pistolero instivalato.

Ed è sempre in lui che si condensano le caratteristiche avventurose di un guascone dalla personalità sfuggente ma comunque ben definita da certi punti cardinali: lungimiranza da spaccone, lingua veloce quanto la mano e buon cuore sotto le ammaccature della diffidenza.
Leonardo Strano

In poche parole, un corpo da gangster in un abito da cowboy, capace di reinterpretare le componenti di entrambi i generi grazie a un cocktail tanto originale - cavalcherà navicelle e sparerà con un blaster - da risultare vincente sia nel tessuto analogico di Una Nuova Speranza e che in quello digitale di Solo: A Star Wars Story (guarda la video recensione), tanto unico da mantenere ancora lo stesso livello di leggendarietà a quarant'anni di distanza dalla sua prima apparizione.

Non sorprende che quest'ultimo spin-off dedicato alle origini del contrabbandiere corelliano sfrecci su un doppio nastro magnetico: da una parte la superficie bollente del western - il colpo al treno coi comprimari, le fondine incrociate, le partite a carte nell'ombra - e dall'altra quella fumosa del gangster movie - i covi, i soldi, i doppi giochi impreziositi dal sentimento -, cucite assieme sulla pelle di un personaggio ancora grezzo, inesperto e quindi malleabile. Solo: A Star Wars Story d'altra parte tratta il suo personaggio principale come lo scopo del suo sistema, il punto focale su cui costruire il lavoro di ingranaggi narrativi precisi: perché determinati da canoni di genere altrettanto specifici e studiati per intagliare la personalità del giovane personaggio fino alla forma che abbiamo conosciuto grazie alla saga originale.


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